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Baby Driver – Il genio della fuga

E dopo Valerian ieri, anche oggi sono qui a scrivere di un progetto a lungo sognato, immaginato tanti anni fa e portato finalmente sul grande schermo da un Edgar Wright alla sua prima esperienza completamente “solitaria” da sceneggiatore e regista. Baby Driver è un film d’azione e inseguimenti (per lo più in auto, uno a piedi), che reinterpreta questo filone sotto forma di musical, sposando azione e ritmo in maniera fortissima e costruendo quasi ogni singola sequenza come se fosse un balletto. Il protagonista, Baby, ha trascorso buona parte della sua vita con gli auricolari sparati nelle orecchie per ammortizzare un problema all’udito (ma, occhio, legge le labbra), se ne va in giro con l’iPod vecchio un po’ stile Peter Quill perché glie l’ha regalato la mamma ed esprime forte disagio nelle interazioni sociali. Ha però questa cosa di essere una cintura nera del volante che si ritrova a fare l’autista da rapina e quindi la sua è una storia a base di colpi, azione, inevitabile bella cameriera del diner e un po’ tutto quel che ci si aspetta da un film che omaggia e riverisce i classici cercando di aggiornarli ai tempi nostri.

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Mad Men – Stagione 1

Mad Men – Season 1 (USA, 2007)
creato da Matthew Weiner
con Jon Hamm, Elisabeth Moss, Vincent Kartheiser, January Jones, Christina Hendricks, John Slattery

“In the 1950s and 1960s, the advertising industry was based on Madison Avenue in New York City. In fact, “Madison Avenue” used to be slang for “the ad industry.” Madison/ad men was contracted into “mad men” (no women, of course) by the mad men themselves.”

Mad Men racconta le storie degli uomini che lavoravano nella fittizia agenzia pubblicitaria Sterling Cooper, e in particolare di Donald Draper, meraviglioso, intenso, carismatico protagonista. Uno che quasi mi scalza Cristian Troy dal trono di idolo assoluto e insostituibile. Uno che nei primi dieci minuti del primo episodio non riesci bene a capire che genere di personaggio sia, e ti viene anche il dubbio che sia un po’ uno sfigato, ma poi infila una serie uscite clamorose via l’altra e ora della fine sei in ginocchio che vorresti staccargli un soffocone. Uno così.

E uno così è il protagonista, ma i vari personaggi di Mad Men sono uno meglio dell’altro e popolano un drammone denso, solido, scritto da dio, perfettamente calato nell’epoca che racconta (almeno credo, io non è che l’abbia esattamente vissuta). Strepitoso per cura dell’immagine, regia, valori di produzione, con una ricerca maniacale di dettagli, sguardi, atteggiamenti, piccole cose che ti raccontano un mondo lontanissimo come meglio non si potrebbe.

E forse il maggior pregio di Mad Men è proprio questo. Il fatto che al centro del racconto, a dominare la scena, non sono i (bellissimi) personaggi, non sono le (splendide e appassionanti) storie e gli intrecci amorosi, non è tutto sommato neanche (il grandissimo) Don Draper. Sono, invece, gli anni sessanta. Fumosi, alcolici, ricoperti da una patina luccicante che prova a nascondere l’ansia, l’angoscia che popolava i cuori di quegli americani giovani e rampanti. Fallendo.