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Cars


Cars (USA, 2006)
di John Lasseter
con le voci di Owen Wilson, Paul Newman, Bonnie Hunt, Michael Keaton

Con Cars torna alla regia John Lasseter, mister Pixar in persona, che dopo aver diretto tre splendidi lungometraggi in quattro anni si era fatto da parte per dare spazio ai suoi colleghi e, addirittura, a un regista “esterno” come Brad Bird. Ed è proprio rispetto a Gli Incredibili, che Cars sembra francamente un grosso passo indietro.

Meno convincente nel tentativo di accontentare tutta la famiglia, Cars è inferiore a Gli Incredibili per ritmo, divertimento, idee… praticamente qualsiasi cosa, e questo rende ancora più insostenibile la solita, pedante e affossante morale attorno alla quale ruota l’intera pellicola. Si stava meglio quando si stava peggio? E ‘sticazzi, ce l’hanno raccontato troppi film e non basta citarli così apertamente e sfacciatamente per farsi perdonare. Tanto più che la voglia di omaggiare un certo cinema rende lo sviluppo della storia mostruosamente prevedibile e il risultato è che ci si trova davanti a una roba né carne né pesce, noiosetta per gli infanti (perlomeno a giudicare dalle reazioni in sala) e banalotta per chiunque altro.

A conti fatti, insomma, Cars è un film privo di mordente, che si trascina più che altro grazie allo stupore per la bellezza delle immagini, alla splendida caratterizzazione visiva dei personaggi e ad alcune idee sicuramente riuscite. Umanizzare le macchine offre spunto per tante gag e il film le sfrutta a fondo, con trovate splendide come l’antifurto della coppietta o i trattori-vacche. Peccato ci pensi un doppiaggio insostenibile a far cadere definitivamente i coglioni: passi la Ferilli, splendido come sempre Barbetti, ma il resto – coi due cronisti a svettare impettiti – è da mani nei capelli.

Bocciatura completa? No, perché alla fine son comunque due ore che van via all’insegna del divertimento, ma siam tornati ai livelli di inizio decennio, quando la Pixar partorì due film che, pur divertendomi, non mi hanno mai convinto fino in fondo. Solo che la cooperativa di mostri rappresentava un’idea più affascinante e i pesciolini erano personaggi più accattivanti, rispetto a queste macchine con occhioni e sorrisone.