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Il signore delle mosche


Lord of the Flies (UK, 1954)
di William Golding

“L’uomo produce il male come le api producono il miele.”

Parlare di un classico della letteratura, per di più scritto da uno a cui poi han dato il Nobel, beh, mette un po’ in imbarazzo. Francamente, non credo di possedere strumenti critici adeguati e, più in generale, fatico ad andare oltre il livello di lettura maggiormente “terra terra”. Intendiamoci, che Il signore delle mosche sia un libro della madonna me ne accorgo pure io. Anzi, diciamola tutta: entra ufficialmente nel Club del libro di giopep, lo metto pure fra i preferiti nel profilo qui su Blogger. Però, che posso dire di più?

Posso dire che è un ritratto agghiacciante della natura umana. William Golding non aveva proprio una grande opionione di noi bipedi, e non è che gli si possa dare troppo torto. E allora ci racconta questo gruppo di ragazzini e bambini, che si ritrovano soli e abbandonati su un’isola deserta. E la loro avventura rispecchia per filo e per segno il ciclico imbastardimento della razza umana.

Inizialmente i ragazzi più grandi cercano di organizzarsi, formano una struttura gerarchica, si assegnano compiti necessari per assicurarsi la sopravvivenza e per cercare una via di salvezza. Tentano, insomma, di gestire la situazione, pensando fra l’altro anche a stare dietro ai bimbi più piccoli. Poi, però, qualcosa va storto. Per la precisione, la natura umana.

E piano piano tutto va a catafascio, si creano rivalità fra i capetti, ognuno inizia a perseguire i suoi interessi, le responsabilità vanno a farsi benedire e inevitabilmente scoppia la violenza, che potrà essere arrestata solo da un intervento esterno. Il signore delle mosche, comunque, oltre ad avere questo simpatico, ottimista e svolazzante sottotesto, è soprattutto un libro scritto mostruosamente bene. Scorrevole, appassionante e credibile nel modo in cui tratteggia i vari personaggi e concatena gli eventi. Una roba davvero agghiacciante, insomma.

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