Archivi tag: Gianluca Maria Tavarelli

[Venezia 2006] Zwartboek – Non prendere impegni stasera – Suely In The Sky – Le pressentiment


Concorso
Zwartboek (Paesi Bassi, Belgio, Germania, GB)
di Paul Verhoeven
Verhoeven racconta la lotta del suo paese contro il nazismo come se stesse girando il seguito brutto di Starship Troopers. Da una parte la resistenza/esercito terrestre, fatta di personaggi piatti e monodimensionali, con dialoghi imbarazzanti e comportamenti talvolta senza senso. Dall’altra i nazisti/aracnidi, massa di soldatini brutti e cattivi, con al posto del cervellone-madre un bel trio di capetti (il buono, che ovviamente è anche un figo della madonna, lo squallido infame, brutto, ciccione e con l’alopecia, e il cattivissimo, integerrimo e marziale). Questo è Zwartboek.

Ai tempi di Starship Troopers si diceva che i toni erano così esagerati, farseschi e volutamente stupidi perché l’intento era satirico. I protagonisti e il loro governo fascistoide erano insomma presi per il culo. Beh, applicando la stessa chiave interpretativa a Zwartboek, viene da pensare che Verhoeven abbia voluto prendere per il culo gli olandesi che lottarono contro gli invasori tedeschi. In realtà, un po’ perché i toni non sono altrettanto esagerati e smaccatamente satirici e un po’ per i crudi e interessanti sviluppi che la pellicola assume nel descrivere la conclusione del conflitto – dopo un’ora e mezza di film, però! – l’impressione è che il regista si sia preso maledettamente sul serio e, semplicemente, non sia più in grado di scrivere personaggi interessanti e sceneggiature di livello.

Zwartboek è un medio(cre) filmetto di genere, con brutte scene d’azione, con brutti personaggi, con un brutto intreccio e con colpi di scena telefonati mezz’ora prima. Se accanirsi sui dialoghi ha forse poco senso, quando si guarda un film in olandese sottotitolato, resta il fatto che a deludere non è solo la forma degli stessi, ma anche la sostanza. Certo, c’è un bel ritmo e Verhoeven ha sempre una gran cura per l’immagine. E queste son doti che sicuramente mettono Zwartboek al di sopra di robaccia inguardabile come Rosenstrasse (Venezia 2003). Ed è pure lodevole la voglia di non dipingere una realtà manichea fatta solo di buoni e cattivi, anche se francamente il tentativo appare impacciato, affondato a piene mani nella stereotipata banalità. Più che una visione davvero sopra alle parti, sembra di vedere qualcuno che tiene a sottolineare di esserlo, sopra alle parti. E allora ogni tanto spunta il nazista buono, il ribelle che sentenzia “siamo come loro” e il pentolone di merda rovesciato su quelli che lavoravano per i nazi.

Quando ho visto che Verhoeven era tornato a girare in Europa mi sono rallegrato. Ma se i risultati sono questi, beh, allora preferisco perfino L’uomo senza ombra, che perlomeno, pur nella sua ordinarietà, aveva una prima parte interessante e quella bellissima scena del congelatore.

Sezione Orizzonti
Non prendere impegni stasera (Italia)
di Gianluca Maria Tavarelli
Ennesimo “filmone” corale, senza i bei virtuosismi di Muccino e con un utilizzo osceno della musica, che Tavarelli piazza dovunque, in maniera didascalica, insistita, prevaricante. Ma il film è scritto abbastanza bene, una volta tanto con personaggi quasi tutti credibili e, soprattutto, capaci di esprimersi a parole, invece che sospirando frasi poetiche da scolpire nel marmo. Sulla distanza, però, il regista fatica a tenere in mano le redini del discorso e a trovare un filo conduttore che possa dare un senso compiuto al tutto. Peccato, sarebbe bastato poco per fare un bel film.

Sezione Orizzonti
Suely in the Sky (Brasile, Francia, Germania)
di Karim Ainouz

Una donna con figlio a carico torna a casa, ma vuole assolutamente fuggire e decide di darsi alla prostituzione “alternativa”, gestendo una riffa con in palio una notte da sogno assieme a lei. Se fosse stato ambientato in Europa, probabilmente sarebbe finito con la protagonista che cambia idea all’ultimo, viene stuprata e rapinata, finisce indebitata e si ritrova a lavorare in un bordello (con la figlia morta). Invece va tutto per il verso giusto e la storia si chiude con madre e figlia in viaggio sull’autobus. Non male.

Settimana internazionale della critica
Le pressentiment (Francia)
di Jean-Pierre Darroussin

Una storiellina dolce dolce, su un uomo solo e solitario, che si ritrova per una serie di eventi a badare alla figlia adolescente di una vicina. L’intreccio è buono per un cortometraggio, e infatti dura cento minuti solo grazie a tempi assurdamente dilatati. Gli appena accennati toni da commedia non bastano a tenere desta l’attenzione e, pur nella curiosità di sapere come andrà a finire, a tratti viene voglia di tagliarsi le vene.