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Condemned


Condemned: Criminal Origins (Sega, 2005)
sviluppato da Monolith Productions – Frank Rooke

Condemned è un’affascinante, disturbante, divertente, piacevole, grezza e rozza bozza del gioco completo che, credo e spero, sarà il secondo episodio, in uscita l’anno prossimo. Un curioso esperimento, una specie di picchiaduro in prima persona dal sistema di combattimento estremamente tattico e che mette raramente armi da fuoco in mano al giocatore. Condemned punta tutto sugli scontri all’arma bianca, su un’atmosfera inquietante e su un’intensa narrazione da film horror. A questo si aggiunge una fase investigativa stile C.S.I., molto gustosa e intrigante, ma forse un po’ troppo limitata e guidata (non a caso è fra gli aspetti che dovrebbero essere più ritoccati nel seguito).

La storia di Ethan Thomas si ispira alla tradizione di thriller “malsani” e subdoli come Se7en e Il silenzio degli innocenti. Racconta di personaggi costantemente in bilico fra bene e male, di investigatori accusati d’omicidio e assassini a caccia di serial killer. Mostra una vertiginosa discesa verso l’abisso e seduce il giocatore con la sua atmosfera cupa e la sua visione forte. Popola una città di creature demoniache, ma insinua il sottile dubbio che siano in realtà frutto della delirante mente di un protagonista combattuto e incapace di dare una rotta precisa alle sue azioni. Propone in ultimo una scelta, fra vendetta e perdono, ma sfuma nell’incertezza senza svelare tutti i suoi segreti.

Una storia disturbante e coinvolgente, che batte piste collaudate all’insegna del solido mestiere. Buono il doppiaggio, con la bella ed espressiva voce di Greg Grunberg a dar vita al protagonista, coinvolgenti le musiche, decoroso un motore grafico che mostra tutti i limiti di un gioco di lancio ma sa regalare qualche bel guizzo e convince grazie alle magari banali, ma sempre efficaci scelte di fotografia, con colori e toni cupi, forte rumore video nei momenti più angoscianti e tutti i classici trucchetti tipici del genere.

Il vero problema di Condemned è la sua linearità eccessiva, ma soprattutto “sbagliata”. Non c’è nulla di male in una serie di begli eventi scriptati ma, all’ennesimo pazzo scatenato che apre o sblocca una strada facendo cadere un barile o sfondando un muro, la sensazione di forzatura comincia a diventare fastidiosa. La linearità, poi, tarpa le ali soprattutto all’aspetto potenzialmente più intrigante del gioco.

Ethan Thomas ha a disposizione tutta una serie di gadget tecnologici, che può utilizzare per trovare indizi rilevando impronte, tracce di DNA e altro. Il giocatore, però, non può mai scegliere se e quando adoperarli e deve invece limitarsi ad eseguire gli ordini, in una struttura fastidiosamente recintata. Il tutto scade poi nel ridicolo quando viene imposto di utilizzare un rilevatore per trovare solo alcuni degli oggetti nascosti in giro per il gioco: perché mai dovrei poterlo fare solo in quelle occasioni e non quando voglio?

I limiti di queste imposizioni risultano ancor più evidenziati di fronte allo splendido penultimo capitolo, che propone una casa intera nella quale aggirarsi cercando ilberamente gli indizi ed evitando nel frattempo gli assalti delle creature annidate nel buio. Qui si mescolano alla perfezione le atmosfere da survival horror, le fasi di combattimento e la ricerca libera di indizi e vengono fuori brani di gioco entusiasmanti, tesi e inquietanti. Un bel trailer di quello che, con maggiore libertà offerta al giocatore, potrebbe diventare Condemned 2.