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[Cannes 2006] Tzameti 13 – Le temps qui reste – Jindabyne – Crónica de una fuga – El laberinto del fauno


Venezia 2005
Tzameti – 13 (Francia/Georgia)
di Gela Babluani

Premio miglior opera prima
Un interessante film noir, che omaggia gli stereotipi del genere con un bel bianco e nero e, pur zoppicando un po’ nella parte iniziale, diventa davvero appassionante quando entra nel vivo e si appoggia sulla bella idea alla base dello script. Molto bravi gli attori, compreso l’Aurélien Recoing già visto – e apprezzato – in A tempo pieno (Venezia 2001).

Cannes 2005 (Un certain regard)
Le Temps qui reste (Francia)
di François Ozon
Un fotografo di successo scopre di avere un tumore in stadio avanzatissimo e non la prende molto bene. Ozon ci racconta i suoi ultimi mesi di vita, mantenendo un apprezzabile distacco dalla retorica e dal sentimentalismo spinto, ma forse esagerando e finendo per non emozionare e non coinvolgere più di tanto. Il punto di vista “terra terra” è comunque apprezzabile, così come l’intensa interpretazione di Jeanne Moreau.

Quinzaine des Réalisateurs
Jindabyne (Autralia)
di Ray Lawrence

Sorta di riarrangiamento in salsa australiana dell’episodio dei pescatori visto in America Oggi, Jindabyne racconta delle tante possibili reazioni di fronte a una morte violenta e insensata. Lento nei ritmi, ma tutto sommato gradevole per un certo humor nero sottopelle e per l’ottima costruzione psicologica, il film di Ray Lawrence funziona anche grazie a un bel cast, con tanti bravi attori tutti in parte.

Crónica de una fuga
Crónica de una fuga (Argentina)
di Adrián Caetano

Il racconto della cattura, prigionia, tortura e fuga di quattro prigionieri politici (fra cui il calciatore Claudio Tamburini) nell’Argentina governata dall’esercito degli anni Settanta. Film di cassetta, confezionato con un impianto di genere e che non si concede alle fisime autoriali da festival. Nulla di entusiasmante, ma piacevolissimo.

In concorso
El laberinto del fauno (Messico/Spagna/USA)
di Guillermo Del Toro

Stupenda favola horror, che racconta in parallelo i rimasugli della guerra civile ispanica nel 1944 e il rapporto fra una bambina di dieci anni e una serie di creature fantastiche. Del Toro oscilla alla grande fra il fiabesco, le atmosfere angoscianti che conosce tanto bene e il crudo realismo “guerreggiante”. Splendidi effetti speciali, poesia, narrazione intensa e ritmo trascinante, quasi due ore e mezza vissute in scioltezza nonostante fosse il quinto film di una giornata lunghissima. Il primo reale momento d’entusiasmo della rassegna.

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