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Il profumo


Das Parfum (Germania, 1985)
di Patrick Süskind

Ho avuto questo libro in casa, senza leggerlo, per quasi dieci anni. Preso in edicola, nel periodo in cui vi lavoravo, consigliato da colui che in edicola mi dava da lavorare. Nella mia testa, non so perché, doveva essere una specie di thriller in cui il detective era dotato di un olfatto superlativo. In realtà le cose non stanno proprio così, come ho scoperto di recente, quando finalmente, incuriosito dal film in uscita, mi sono deciso a leggerlo.

Il profumo parla di un uomo, Jean-Baptiste Grenouille, che potrebbe tranquillamente essere un mutante dei fumetti Marvel. Emarginato per scelta e necessità, graziato/maledetto da un naso straordinario, tramite il quale può localizzare qualsiasi odore a centinaia di metri di distanza, orientarsi nel buio più completo, distinguere al volo gli ingredienti che compongono un profumo. Eppure lui un odore non ce l’ha e non riesce ad avercelo. Tant’è che decide di dedicare praticamente tutta la sua vita alla ricerca del profumo perfetto, capace di perforare il cuore degli uomini con i suoi effluvi.

Süskind descrive le morbose vicende del suo protagonista in maniera appassionante, raccontando di un essere freddo, la cui unica ragione di vita sono gli odori. Grenouille non osserva, ascolta, tocca o scruta il mondo che gli sta attorno, si limita ad annusarlo. Vive di una percezione totalmente diversa dalla nostra, si invaghisce del profumo delle donne, trascurandone l’aspetto, anela solo a un obiettivo e non si concede praticamente nessuna passione. Addirittura, anche quando giunge a conquistare il tesoro tanto voluto, lo scopre vuoto, inutile, privo di alcuna soddisfazione.

Il profumo è un bel romanzo, breve e affascinante, che rapisce con le sue atmosfere morbose e con un paio di idee folgoranti, ben sviluppate dall’autore. Suskind costruisce un intreccio semplicissimo, ma di grande efficacia e soprattutto riesce ad accumulare molto bene la tensione emotiva, portando a un crescendo finale di grande impatto, che monta fino ad esplodere, per poi risolversi ina una specie di delusa e sfiatata stanchezza postorgasmica.

A questo punto sono davvero curioso di scoprire come Tykwer, un regista che, lo ammetto, non stimo molto, abbia scelto di portare su schermo un romanzo tanto particolare.