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Valerian e la città dei mille pianeti

Innamorato fin da bambino del fumetto di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, Luc Besson ha inseguito il sogno di girare Valerian e la città dei mille pianeti praticamente per tutta la vita e ha iniziato a pensarci seriamente già ai tempi de Il quinto elemento, anche se non riteneva che fosse tecnologicamente possibile. Vent’anni dopo, complice magari anche un ritorno di vendibilità garantito dal successo di Lucy, è riuscito a portare nelle sale questo suo mastodontico passion project. Per farlo, ha messo in piedi quella che è di gran lunga la più grossa produzione cinematografica della storia francese, con un budget da circa duecento milioni di euro, vale a dire oltre il doppio rispetto a chi si accontenta del secondo posto. Più forte di ogni ostacolo, Besson è addirittura riuscito a far modificare la legislatura sugli sgravi fiscali per i film girati in Francia, che in precedenza escludeva quelli in lingua straniera. Insomma, quella di Valerian e la città dei mille pianeti è una bella storia, facile da prendere in simpatia, fosse anche solo perché – pur nella consapevolezza che di Besson ne abbiamo solo uno – è bello vedere che si riesce a fare qualcosa del genere nel vecchio continente. E il film? È simpatico pure lui?

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La cura dal benessere

La cura dal benessere è una roba strana, un film che non è andato nemmeno vicino al convincermi fino in fondo ma la cui esistenza mi fa comunque piacere, perché vedere qualcosa di così bizzarro, sconclusionato e surreale partorito da un grosso studio hollywoodiano non è esattamente roba da tutti i giorni. Perlomeno non di questi tempi. È una specie di horror, o forse thriller, dai toni placidi ma inquietanti, che prova a lavorare su una lenta costruzione della tensione, a dipingersi addosso uno specchio di suggestioni eleganti, ma allo stesso tempo non si fa il minimo problema a sbracare nel macello quando scatta la mezz’ora finale. È un tripudio di sedute dentistiche sanguinarie, immersioni in acque popolate d’anguille, strani liquidi che ti infettano con creature ancora più strane, gente matta dalle abbronzature perfette e dai denti scintillanti, prigionia da incubo senza possibilità di fuga nonostante non si veda una catena lontana un miglio. È strano, incasinato e pieno di cose che non funzionano, ma mi sta simpatico.

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