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Ricomincio da capo

Groundhog Day (USA, 1993)
di Harold Ramis
con Bill Murray, Andy McDowell, Chris Elliott

Cosa ci vuole per prendere una semplice rielaborazione del Canto di Natale e farla diventare un film di culto, un piccolo gioiello adorato da generazioni di spettatori e ricordato quindici anni dopo come una roba divertentissima e geniale? Beh, avere un Bill Murray all’apice della forma certo aiuta, specie se lo si piglia e gli si permette di fare sostanzialmente quel che vuole, dandogli in mano le redini del film.

Parecchi anni prima di trasformarsi in quella specie di vecchio rincoglionito tanto adorabile e ammiccante a cui tutti vogliamo bene, Murray era un rincoglionito di mezz’età tanto adorabile e ammiccante, ma anche un po’ stronzo, a cui tutti volevamo bene. In Ricomincio da capo viene infilato in una situazione assurda (rivivere continuamente lo stesso giorno, essendo però consapevole di quel che sta accadendo), che lui interpreta alla sua splendida maniera.

Phil è un personaggio fantastico, un pezzo di merda colossale, perso nella sua malinconica boria, convinto di essere superiore a chiunque gli stia attorno, incattivito e inacidito nei confronti della propria vita. Un uomo detestabile, che Bill Murray interpreta meravigliosamente, non limitandosi a una macchietta sbraitante, ma lavorando invece sulle piccole cose, sull’espressività, sul tono di voce, sul fare ammiccante e, ovviamente, su una sceneggiatura azzeccatissima.

Insomma, Ricomincio da capo è soprattutto una bella prova d’attore, che tiene in piedi un film fatto di tanti piccoli sketch e di tante splendide idee. Nel giro di cento minuti Murray e Ramis raccontano tutte le possibili reazioni che un uomo può avere in una situazione folle, dal panico iniziale al cinico approfittarsene, dal disperato tentativo di uscirne in tutti i modi al delirio d’onnipotenza, fino alla triste rassegnazione.

Un continuo turbine di idee, tenero, malinconico e divertentissimo, il cui tratto principale sta forse nella capacità di seguire le regole senza tradirsi. Ricomincio da capo racconta una parabola di crescita morale, regala un lieto fine in tema col genere e col racconto, ma non mostra un fastidioso voltafaccia. Phil cresce e cambia, ma rimane anche fondamentalmente se stesso, fino in fondo, fino all’ultimo. Un se stesso migliore, certo, una persona migliore. Ma non un’altra persona.