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Cell


Cell (USA, 2006)
di
Stephen King

Nel suo ultimo libro Stephen King omaggia apertamente, fin dalla dedica iniziale, il Richard Matheson di Io sono leggenda e gli zombie di George Romero. Da entrambi prende lo spunto di partenza, con un’umanità messa alle corde da un’improvvisa e incomprensibile mutazione, in grado di trasformare buona parte di noi in bestie assetate di carne e sangue. E lo stesso sviluppo della storia sta a metà fra la deriva fantascientifico-futurista di Matheson e l’horror di forte satira sociale che caratterizza l’opera di Romero.

Non solo. King, dopo un avvio che ricorda tantissimo l’ottimo L’alba dei morti viventi diretto da Zack Snyder (che fra l’altro, apprendo da imdb, sembra aver preso in mano 300, Watchmen e Rainbow Six, figata!), abbraccia la visione “evoluzionistica” del Romero recente e dipinge stormi di umani mutati che sviluppano una coscienza collettiva e si avvicinano sempre più ad essere una versione deviata, malata, ma non poi così rincretinita, della razza umana. Le atmosfere sono palesemente quelle del cinema di zombie e non possono che far saltare di gioia chiunque ami il genere (figuriamoci, poi, a leggere il libro mentre si sta giocando, come il sottoscritto, Forbidden Siren, che mette in scena proprio un tipo di pseudo-zombie “quasi intelligenti”).

Insomma, finalmente Stephen King ha deciso di affrontare forse l’unica grande icona horror che gli mancava, e l’ha fatto eseguendo il compitino. In un certo senso si potrebbe dire che la storia raccontata da Cell si evolve in maniera simile alla quadrilogia cinematografica di Romero, partendo dalla sola e unica sensazione di panico iniziale, proseguendo con un tentativo di satira sociale e arrivando a mostrare degli zombie più “vispi” e intelligenti ma, forse proprio per questo, molto meno spaventosi. Proprio come quelli de La terra dei morti viventi.

La seconda parte del romanzo abbandona quasi completamente le atmosfere iniziali e diventa una sorta di racconto fantascientifico, che vede il classico gruppo di ribelli impegnati contro un oppressore onnipotente. Ma, forse anche a causa di un protagonista poco carismatico, viene un po’ a mancare la potenza del racconto. Cell, comunque, rimane un romanzo appassionante e divertente, con un incipit fenomenale e almeno un lungo episodio – il centinaio abbondante di pagine intitolato “Accademia di Gaiten” – davvero memorabile.

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