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Usenet Amarcord #12

Riprendo in mano una rubrica morta e sepolta da oltre un anno per chiudere una trilogia rimasta mestamente, ingiustamente, ingiustificabilmente aperta. La trilogia del curriculum, che nel mondo al di fuori di questo blog si era chiusa a giugno 2007 e che oggi trova compimento anche qui, per il piacere di chi l’aveva seguita su queste pagine e non nella sua sede originale. Per chi non sappia di cosa sto parlando, qui trovate la prima parte e qui la seconda. Senza averle lette, ve lo dico, non si capisce un cazzo di quanto segue. Leggerle, ve lo dico, è molto divertente.

Ah, ovviamente tutto questo non viene pubblicato oggi per caso: auguri, vecchio.

Quedex, 14 giugno 2007

teenage wasteland

Cane, io capisco che tu avevi una attività avviata.

un cospicuo numero di dipendenti, un datore di lavoro demente che adorava i tuoi servizi fotografici, una certa discrezionalità nel ricattaggio nei confronti delle giovani pulzelle

una inebriante sensazione di poter incutere sacro timore nei meschini scansafatiche che tu avresti certamente estirpato, guadagnandoti il giusto compenso.

perfino una macchina nuova

capisco che sia stato sgradevole il crollo con cui tutto è venuto giù, come neanche la torre di Sauron, tirandosi dietro dipendenti, fotoreportage, contratti pluriennali

il tutto per un rivolo di Glenlivet versato nel fiume fato

ma insomma, addirittura schiattare, mi pare una reazione eccessiva.

ora, se tu fossi morto un mercoledi mattina, di infarto, di overdose, di una delle tante cazzate disfunzionali che mettono fine alle peripezie della razza tutta, avrei accolto la notizia con distaccato disinteresse.

anzi, forse mi sarebbe dispiaciuto non essermi goduto i momenti della tua dipartita (contrattuale), che avrei certamente condito con un bel tot di prese per il culo

ma tu amico, sei morto la domenica pomeriggio, e ti ha trovato solo Grissom tre giorni dopo sfondando la porta, richiamato dal puzzo.

tu amico, sei morto durante la finale del Roland Garros.

è solo quando ho collegato il momento alla notizia, ho aggiunto il sale alle tequila, che sono scoppiato in un incontrollabile ROTFL, di fronte agli occhi un pò sdegnati dei colleghi.

ahahaha, amico, il Roland Garros.

ci ho pensato un pò prima di scrivere questo post. ci sono comprensibili motivi per cui non è granchè prendere per il culo lo schiattamento, anche quello di un solitario pezzo di merda come te.

poi però ho deciso di scriverlo. ho messo su Baba O’riley in loop e l’ho buttato giù perchè mi andava di farlo. mi andava di farlo prima di morire un qualsiasi mercoledi mattina.

comunque, se ti può essere di conforto, visti gli sviluppi vorrei poter cambiare qualcosa. tornare indietro quel tanto da poter modificare lievemente lo scorrere degli eventi.

la finale, insomma, la rigiocherei.

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