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I morti non muoiono

Leviamoci subito il dente: I morti non muoiono è poca cosa, o quantomeno lo è rispetto alle – comprensibili – aspettative che in molti si sono creati di fronte all’annuncio (e al trailer) di un film sugli zombi  scritto e diretto da un autore come Jim Jarmusch, oltre che popolato dal cast d’eccezione che solo gente come lui può permettersi in produzioni di questo tipo. Ebbene, il problema è che il risultato non va oltre questa cosa qui: un film di Jim Jarmusch, con l’atmosfera stralunata, compassata, da risate a denti stretti, dei film di Jim Jarmusch, con un cast da film di Jim Jarmusch e che alla fin fine vive quasi solo su quel cast, sul farti sorridere perché guarda quanto è buffo avere il film con gli attori famosi che diventano/combattono zombi. E in questo, bisogna dargliene atto, è sincero e spregiudicato, al punto di abbracciare completamente la sua natura “meta” con gag che rompono il quarto muro e trasformano per brevi attimi il film in una sorta di Deadpool al bromuro.

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Ricomincio da capo

Groundhog Day (USA, 1993)
di Harold Ramis
con Bill Murray, Andy McDowell, Chris Elliott

Cosa ci vuole per prendere una semplice rielaborazione del Canto di Natale e farla diventare un film di culto, un piccolo gioiello adorato da generazioni di spettatori e ricordato quindici anni dopo come una roba divertentissima e geniale? Beh, avere un Bill Murray all’apice della forma certo aiuta, specie se lo si piglia e gli si permette di fare sostanzialmente quel che vuole, dandogli in mano le redini del film.

Parecchi anni prima di trasformarsi in quella specie di vecchio rincoglionito tanto adorabile e ammiccante a cui tutti vogliamo bene, Murray era un rincoglionito di mezz’età tanto adorabile e ammiccante, ma anche un po’ stronzo, a cui tutti volevamo bene. In Ricomincio da capo viene infilato in una situazione assurda (rivivere continuamente lo stesso giorno, essendo però consapevole di quel che sta accadendo), che lui interpreta alla sua splendida maniera.

Phil è un personaggio fantastico, un pezzo di merda colossale, perso nella sua malinconica boria, convinto di essere superiore a chiunque gli stia attorno, incattivito e inacidito nei confronti della propria vita. Un uomo detestabile, che Bill Murray interpreta meravigliosamente, non limitandosi a una macchietta sbraitante, ma lavorando invece sulle piccole cose, sull’espressività, sul tono di voce, sul fare ammiccante e, ovviamente, su una sceneggiatura azzeccatissima.

Insomma, Ricomincio da capo è soprattutto una bella prova d’attore, che tiene in piedi un film fatto di tanti piccoli sketch e di tante splendide idee. Nel giro di cento minuti Murray e Ramis raccontano tutte le possibili reazioni che un uomo può avere in una situazione folle, dal panico iniziale al cinico approfittarsene, dal disperato tentativo di uscirne in tutti i modi al delirio d’onnipotenza, fino alla triste rassegnazione.

Un continuo turbine di idee, tenero, malinconico e divertentissimo, il cui tratto principale sta forse nella capacità di seguire le regole senza tradirsi. Ricomincio da capo racconta una parabola di crescita morale, regala un lieto fine in tema col genere e col racconto, ma non mostra un fastidioso voltafaccia. Phil cresce e cambia, ma rimane anche fondamentalmente se stesso, fino in fondo, fino all’ultimo. Un se stesso migliore, certo, una persona migliore. Ma non un’altra persona.