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Silent Hill


Silent Hill (Giappone/USA/Francia, 2006)
di
Cristophe Gans
con
Radha Mitchell, Sean Bean, Jodelle Ferland, Laurie Holden, Deborah Kara Unger, Alice Krige

L’adattamento cinematografico della saga horror Konami è esattamente ciò che, pur con tutte le buone speranze alimentate dal trailer, era lecito attendersi da quel mediocre narratore di Christophe Gans: una lunga serie di belle, pacchiane e vuote cartoline dalla città di Silent Hill, confezionate a regola d’arte, ma prive di qualsiasi senso cinematografico.

L’immaginario visivo dei videogiochi, grazie soprattutto allo splendido lavoro dell’ormai fedele Dan Lautstsen, è riprodotto alla perfezione, con una fedeltà notevole. La cura con cui personaggi, ambienti, situazioni e mostri visti nei giochi sono realizzati è impressionante, ma tutto sommato prevedibile, vista la fedeltà quasi maniacale con cui Gans si era occupato un decennio fa di Crying Freeman. E splendide ed evocative sono molte delle immagini messe assieme dal regista francese, che svolge alla perfezione il compitino e rende giustizia alla sua fonte di ispirazione. Il problema, però, è che manca il film.

La sceneggiatura di Roger Avary zoppica in maniera tremenda, racconta personaggi poco credibili, le cui scelte illogiche e i cui tristi dialoghi tolgono qualsiasi credibilità alla vicenda. Credibilità minata anche dal design di creature che, francamente, mi sembra funzionino tanto bene in un videogioco nipponico quanto male in un film americano. Ma più che altro in Silent Hill manca la carne, il sangue, la voglia di sconvolgere per davvero lo spettatore.

Troppo patinato e leccatino per attanagliare le budella, troppo legato a meccanismi narrativi da videogame per funzionare altrettanto bene sul grande schermo. Se l’utente PS2 vive il terrore di lasciarci le penne (e doversi rifare chilometri di gioco a piedi), lo spettatore cinematografico segue le vicende di una protagonista che non sembra mai realmente in pericolo, che non riesce a generare angoscia o trasporto.

I problemi di Silent Hill, comunque, stanno tanto nella fredda messa in scena quanto in una sceneggiatura troppo didascalica, impacciata nel fornire spiegazioni superflue, attenta a regalare omaggi e strizzatine d’occhio per gli appassionati del videogioco senza rendersi conto di quanto poco funzionino su pellicola. Il risultato è un film magari non brutto, ma di sicuro largamente imperfetto. Un horror privo di attributi, innocuo e incapace di mordere. Ma anche un’affascinante e barocca esperienza visiva, che merita comunque una visione e, anzi, la esige da parte degli appassionati di videogiochi.

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