Venezia/Locarno a Milano


Primo giorno, l’unico dedicato a Locarno
I pardi di domani
Ora o mai più
di Lucio Pellegrini
Un gruppo di ragazzetti tiran su un centro sociale, coinvolgono uno che ci azzecca poco perché fa l’università assieme al compagno di stanza un po’ stronzo e fighetta ma alla fine tanto buono, però poi alla fine questo che non ci capisce un cazzo di lotta e politica diventa forte fico e cazzuto, tira fuori le palle e diventa il capo, anche perchè il capo si ricorda di essere il prila toscano di Ovosodo e gli cede posto e la donna, e allora dopo anni di astinenza si tromba, e poi il centro sociale di quattro sfigati diventa grosso e importante, si fanno i soldi, si fuma si tromba si beve, la vita è bella, si va al G8, i celerini son fascisti, ci picchiano ci stuprano ci sbattono nel lager, tu stronzo non sei venuto perché avevi l’esame, no, il cazzo, sono venuto e mi hanno pure menato, ma non te lo dico perché sennò pare che mi vanto, ma allora non è tutto gioia, c’è anche il dolore, dai picchiamo i fascisti e accoltelliamo per sbaglio il tuo vecchio amico, così almeno il film finisce, che vita di merda, finiamo a fare i pirla qualunque con una carriera lavorativa normale, sì però alla fine siamo tutti bravi belli e buoni e poi nel mondo c’è sempre speranza.
Bah.

Concorso, suppongo
Maria
di Calin Netzer
Miglior attore
Miglior attrice
Menzione speciale della giuria

Una madre di famiglia ha un marito stronzo, vive in Romania e non ce la fa a mantenere i figli, quindi decide di vendersi ai camionisti. La vita migliora, poi peggiora, poi va tutto a puttane quando sembra che stia per esserci il lieto fine. Solita roba di degrado, qualche risata, niente di particolarmente significativo, a parte le prove degli attori effettivamente molto bravi.

Concorso, suppongo
Khamosh Pani
di Sabiha Sumar
Pardo d’oro
Miglior attrice
Film pakistano di politica, religione, condizione difficile delle donne, conflitti d’amore e d’onore, qualche piccola tragedia e un po’ di allegria che si spegne mano a mano. Tante belle immagini.

Concorso, suppongo
Il dono
di Michelangelo Frammartino
80 minuti di splendide cartoline che raccontano una storia cui non avrei francamente dato più di mezz’ora. Se non mi sono annoiato è perché volevo sapere dove sarebbe andato a parare, ma penso soprattutto perché al primo giorno di festival sono molto tollerante. La Repubblica lo indica come vera rivelazione del festival. Non so, può essere, ma siamo troppo lontani dalla mia idea di cinema perchè me ne renda conto.

Concorso, suppongo
Calendar Girls
di Nigel Cole
Full Monty, Lucky Break (Venezia 2001), Sliding Doors, Svegliati Ned, L’erba di Grace, giusto all’ultima Cannes c’era La grande seduction: siamo sempre lì, commediole allegre e felici, spensierate ma, cazzo, che ti fanno riflettere, perché il mondo non è solo gioia, c’è anche il dramma e noi sappiamo raccontartelo. E allora, fra una risata e l’altra, riesci anche a soffermarti sulle cose brutte della vita, ma sempre in maniera intelligente e lieta, perché sdrammatizzare è importante, e poi questi grandi vecchi attori sono troppo bravi e in fondo, dai, per essere uno di quei film è anche ben curato sul piano dell’immagine.
Boh, non so, in genere sono pellicole che non mi piacciono, anche se qualche risata ogni tanto la strappano, e finisco per rompermi le palle verso metà. Appunto quello che è successo ieri sera: dopo un’ora circa, quando fra l’altro potevano tranquillamente chiudere la storia invece di tirare avanti, ho cominciato a non poterne più. E poi non è possibile che finalmente smette di fare caldo a Milano e devo sudare al cinema.


Secondo giorno
Controcorrente – Concorso
The five obstructions
di Jorgen Leth e Lars Von Trier
Immane pippa mentale sotto forma di conversazione fra i due registi, che si sprecano in complimenti a vicenda e si divertono a dir vaccate guardando i cortometraggi che il primo realizza sotto indicazioni del secondo. Divertenti i dialoghi, molto belli almeno un paio dei cortometraggi.

Fuori concorso
Matchstick Men
di Ridley Scott
Lontanissimo dalle atmosfere cupe e fumose dei suoi primi film e da quelle epiche e baraccone degli ultimi, Ridley Scott, con questa deliziosa commedia agrodolce, realizza un po’ il suo Catch me if you can. Un amore di film, con un Nicolas Cage davvero bravo e in generale un cast molto buono. Non mi aspettavo nulla e non sapevo nulla, ho finito per adorarlo.

Concorso
The Floating Landscape
di Lai Miu Set
Romanzetto rosa in salsa di soia, con due protagonisti azzeccati che sanno subito catturare simpatia (carinissima lei, fra l’altro), qualche momento molto bello e qualche momento invece un po’ pacchiano. Comunque gradevole, anche perchè, da bravo film cinese da festival, ha una notevole cura per l’immagine.

Controcorrente – Concorso
Il ritorno di Cagliostro
di Daniele Ciprì e Franco Maresco
Delirante e surreale racconto di un’immaginaria casa di produzione cinematografica degna del peggior Ed Wood. E in effetti il film sembra un po’ un misto fra Ed Wood di Burton e Forgotten Silver di Jackson, solo rielaborato in chiave Cinico TV. Personalmente, mi sono ammazzato dalle risate.


Terzo giorno
Fuori concorso
Once Upon a Time in Mexico
di Robert Rodriguez
Il terzo film della trilogia sta al secondo più o meno come il secondo stava al primo. Più pulitino, più perfettino, girato meglio, più esagerato e curato, sembrerebbe con più soldi, di sicuro con più personaggi e storia, però forse anche meno bello e divertente (magari pure perchè arriva dopo, boh… ). Verso metà, subito prima del mega scontro finale, quasi mi annoiavo. Peccato, perchè, per assurdo, il film è un filo troppo lungo, ma i tanti (divertentissimi) personaggi magari meritavano più spazio. Il meglio è l’inseguimento da incatenati (ma poi perchè li incatenano e se ne vanno?).

Concorso
Les Sentiments
di Noemie Lvovsky
La classica commedia francese da festival, che comunque è sempre meglio del classico film francese da festival. Commediola spumeggiante, che sdrammatizza, ma non nasconde un pesante retrogusto di amarezza e dramma, pronto a esplodere nel finale. Sa un po’ (tanto) di già visto, ma scorre via liscia, fra una botta di moralismo e l’altra.

Controcorrente, Concorso
Lost in Translation
di Sofia Coppola
Premio per la miglior attrice a Scarlett Johansson
Non sono un fan de Il giardino delle vergini suicide, che trovo bellissimo da vedere, ma scritto maluccio (problemi miei, immagino, visto come lo osannano tutti), ma questo film è stupendo. Bill Murray è adorabile, voglio assolutamente andarci pure io, in Giappone assieme a lui, e in generale questo sì, che ha una sceneggiatura coi controcazzi. Un’amicizia bella e intensa, seppur da una manciata di giorni, raccontata con un garbo fuori dal comune. Divertentissimo e struggente. Finora il meglio, assieme a Scott.

Controcorrente, Concorso
Vodka Lemon
di Nineer Saleem
Premio S.Marco per il miglior film
Tragicommedia sulla vita (dei parenti) dopo la morte (dei cari estinti) in un paesotto curdo (se non ricordo male). Divertente, ma un po’ lento nella parte iniziale, cosa che cozza proprio male con la digestione di un double whopper cheese menu medio + nuggets da 6. In ogni caso non mi è sembrato ‘sta gran roba ed è folle che abbia vinto nella stessa sezione del film della Coppola.

Concorso
Segreti di stato
di Paolo Benvenuti
Ricostruzione appassionante, schietta e fredda di cosa è effettivamente successo a Portella della Ginestra. Basato su testimonianze e documenti assortiti, Segreti di stato è totalmente privo di enfasi o esagerate drammatizzazioni: non si simpatizza particolarmente per l’uno o per l’altro personaggio e ci si limita ad assistere a un racconto dei fatti. Non so quanto si possa considerare attendibile e francamente non mi interessa, il punto è che si tratta di un bel film.


Quarto giorno
Fuori concorso
Red, White & Blues
di Mike Figgis
A ogni rassegna c’è il film musicale blueseggiante che danno all’Anteo. Questo, in particolare, si sofferma a raccontare la storia del blues americano tramite la voce e gli strumenti di numerosi pezzi grossi dell’ambiente. Visione ovviamente piacevolissima, si distingue dal solito per quel look da Sony Digital Camera che piace tanto a Figgis.

Concorso
Sjaj u ocima
di Srdjan Karanovic
Divertente e delicata commedia sentimentale con due protagonisti un po’ folli (bella manza lei), che vedono la gente morta (e non solo). Entrambi parlano e conversano con parenti e amici vari lontani o morti, immaginandoseli ben presenti al loro fianco. Il delirio comincia quando i rispettivi “fantasmi” cominciano a interagire fra di loro.

Controcorrente concorso
Last life in the universe
di Pen-ek Ratanaruang
Premio per il miglior attore ad Asano Tadanobu
Credo sia la prima volta che vedo un film Thailandese, ma tanto la differenza con quelli giapponesi non si nota (e poi due dei personaggi son giapponesi e parlano giapponese). In ogni caso, un film molto particolare, malinconico, struggente, ovviamente, essendo orientale, capace di sdrammatizzare anche in maniera demenziale, ma molto, molto intenso. Effettivamente bravo lui, che fra l’altro interpreta un personaggio meraviglioso. Finale stupendo, praticamente un’edizione ridotta dell’interminabile pappardella che conclude l’altrimenti bellissimo La 25esima ora.

Concorso
Pornografia
di Jan Kakub Kolski
Due vecchi porci scommettono che riusciranno a far chiavare la strafiga ragazza di buona famiglia (promessa in sposa a un avvocato) con lo stalliere. Il tutto nello scenario di una Polonia occupata dai nazisti. Pare una cagata e invece è un film discreto, con una bella fotografia, dei personaggi intriganti e una sceneggiatura che acchiappa. Un po’ lento, toh.

Settimana internazionale della critica
Twist
di Jacob Tierney
Ok, lo ammetto, non ho mai letto Oliver Twist, per cui non so quanto possa essere fedele al libro. Comunque è una versione ammodernata, ai giorni nostri, in cui Oliver viene tirato dentro un giro di droga e prostituzione minoril/maschile. Bravi attori, ma direzione piatta e mediocre, per un film molto crudo e schietto, che non riesce purtroppo ad andare oltre la faccia da film verità Hallmark. Comunque si lascia guardare.

Controcorrente concorso
Antenna
di Kazuyoshi Kumakiri
Un ragazzo sconvolto dalla scomparsa della sorella minore avvenuta anni prima (Fox Mulder, praticamente) e da altri fatti spiacevoli familiari (tipo lo zio che si impicca dopo che per anni ha molestato sessualmente la bimba in questione) decide, ovviamente, di farsi psicanalizzare da una regina del sadomaso. Ne esce fuori un delirio horror/erotico, con ‘sto fesso che passa buona parte del tempo a farsi a fette il petto con una lametta e tirarsi un sacco di seghe. Sostanzialmente una cacata, ma ha qualche momento molto evocativo nella sua componente horror e alla fin fine sono rimasto a guardarlo tutto senza annoiarmi. A ‘sto giro mi sento tollerante.


Quinto giorno
Concorso
Baram-Nan Gajok
di Im Sangsoo
Nei film coreani, in particolar modo se da festival, ci devono sempre essere un sacco di sesso, sangue a profusione e morti violente. Non che mi lamenti, eh, anzi, poi ‘sto film è ottimo, proprio ben girato, divertente e a un certo punto quasi commovente. Di che parla? Un avvocato si tromba segretarie varie, sua moglie decide quindi di farsi un sedicenne del palazzo accanto. Si intreccia qualche tragedia.

[Inciso] A quinto giorno inoltrato ancora nessun film mi ha fatto irritare, addormentare, scappare dalla sala o anche semplicemente schifo. Ed è record.

Nuovi territori
L’ultimo piano
di Paolo Scarfò
Dita in gola. Sono scappato dopo venti minuti.

Concorso
Le cerf volant (l’aquilone)
di Randa Chahal Sabbag
Gran premio della giuria
Leone d’argento
Due villaggi da parti opposte del confine fra Libano e Israele “comunicano” a colpi di megafono. La bimbetta del villaggio deve sposarsi dall’altro lato, ma ovviamente si innamora di un militare della fazione opposta e finisce tutto in casino (ok, lo ammetto, non mi ricordo come funzionavano tutte le relazioni, stavo digerendo l’oscido panino francese del McDonald’s). Comunque, film furbetto, che fa un sacco ridere, ti sbatte in faccia una tragedia non troppo pesante, riesce a essere serio e impegnato senza menarsela troppo e, insomma, scorre via leggero. MI-TI-CA (Galeazzi) la madre panzona che interroga al megafono sulle dimensioni dell’uccello del futuro sposo di sua figlia.

Settimana internazionale della critica
Ballo a tre passi
di Salvatore Mereu
Il tipico film italiano (sardo, in realtà) da festival: medio in tutto. Non è brutto, ma francamente non mi sembra manco bello. Strappa qualche risatina, prova ad essere intenso qua e là, ma sostanzialmente scorre placido e piatto per quasi tutti e quattro gli episodi che lo compongono, senza annoiare, ma senza destare particolari emozioni. E poi ha quella faccia smunta, spenta, sciatta, tipica dei film italiani che “no, io non sono commerciale come Muccino”. Dopo tre raccontini abbastanza mediocri, sembra improvvisamente capace di diventare un bel film sull’ultimo episodio, ma poi si rende conto della cazzata che sta facendo e ci mette un finale letteralmente osceno, che riabbassa la media.


Sesto giorno
Concorso
Rosenstrasse
di Margarethe Von Trotta
Coppa volpi per la migliore attrice a Katja Riemann
Un film di ebrei. E la descrizione potrebbe fermarsi qua. Ora, io non è che voglia mettere in dubbio la buona fede della Trotta, ma è sul serio troppo facile fare ‘sti filmetti sciapi puntando sul fatto che tanto chi cazzo avrà mai il coraggio di criticarti. C’è tutto: la storiella strappalacrime, la mamma e la bimba scassacoglioni separate, i tre/quattro nazisti buoni per far vedere che non si stereotipa e non sono tutti macchiette (che poi i buoni son quasi tutti parenti/amici dei protagonisti, non vale col cheat!), la narrazione presente/passato (tra l’altro impacciatissima, con quel cambio di fotografia per sottolineare che altrimenti non si capirebbe un cazzo di cosa succede)… Poi per carità, non è osceno, anzi, è bello furbetto e accattivante, tant’è che sostanzialmente non annoia. Ma manco emoziona. Piatto. Nullo.

Settimana internazionale della critica
Ana y los otros
di Celina Murga
Solito film argentino con gente che non fa altro che parlare recitando dialoghi bruttarelli. Una sosia di Irene Grandi va in giro a parlottare del nulla coi suoi vecchi amici e fracassa le palle di noi poveracci che la guardiamo. Per fortuna dura poco e ha almeno un paio di dialoghi divertentissimi, come quello in cui Ana dà lezioni di tacchinaggio al bambino.

Nuovi territori
Mattatoio
di Akab Ok
I film italiani e il cinema Mexico formano un pessimo binomio.

Controcorrente concorso
Pitons (Pitone)
di Laila Pakalnina
Una strana commedia (lituana) che ha momenti di grande comicità surreale, affogati però in una totale assenza di ritmo. Probabilmente, se fosse stato il primo film della giornata, o se fossimo ancora ai primi giorni di rassegna, l’avrei visto fino in fondo. Invece me ne sono tornato a casina bella.


Settimo giorno
Nuovi territori
O prisioneiro de grade de ferro (auto-retratos)
di Paulo Sacramento
Interessante documentario sulla vita all’interno di un carcere brasiliano. Due ore recitate dagli stessi prigionieri, che nel finale mostrano un po’ la corda, ma appassionano abbastanza.

Proiezione speciale
Le chien, le Général et les Oiseaux (Il cane e il suo generale)
di Francis Nielsen
Un vero e proprio aborto. Un cartone animato che sfigurerebbe su Raisat Ragazzi, una sottoproduzione sceneggiata col culo e realizzata da degli incapaci, che cercano pure di darsi un tono con qualche fondale dipinto e due occhi stilizzati. Un’apocalittica troiata pseudoeducativa lenta, fastidiosa e moralista. Un vero schifo. In un’epoca ormai lontana a Venezia ci andò Ghost in the shell. Negli ultimi due anni abbiamo visto la puttanata di Dario Fo e ‘sta roba. Complimenti.

Concorso
Un filme falado (Un film parlato)
di Manoel de Oliveira
Questo vecchio stronzo portoghese ha sempre avuto la caratteristica di fare film statici ed incomparabilmente verbosi. Ero convinto che, nel farlo, fosse capace di passare abilmente dall’ottima pellicola alla mattonata nei coglioni. Adesso comincio a pensare che Ritorno a casa fosse solo la piacevole eccezione che conferma la regola. Un filme falado, oltre ad essere inseorabilmente lento (anche se non quanto altri film del maledetto iberico), è una clamorosa puttanata. Pare un documentario sponsorizzato da qualche ente del turismo, o una puntata di Turisti per caso privata di ogni elemento interessante. Una professoressa munita di scopa in culo e la sua insopportabile figlia girano per il mondo visitando siti storici importanti, con la prima che fa lezione alla seconda su ogni cosa che vedono. Se questo è ancora sopportabile, verso metà film arriva lo scandalo: una cena al tavolo del capitano della nave da crociera John Malkovich, con ospiti Catherine Deneuve, Stefania Sandrelli (inqualificabile e imbarazzante, la Bellucci è bravissima) e Irene Papas. Dicono solo ed esclusivamente stronzate insopportabili. A quel punto, fanculo, mi sono alzato e sono andato a cena.

Settimana internazionale della critica
15
di Roston Tan
Filmetto discreto, che racconta le (dis)avventure di un gruppo di giovani teppistelli quindicenni in quel di Singapore. Divertente, crudo, intrigante, a tratti intenso. Ha il problema di non coinvolgere troppo a livello emozionale nelle vicende, perchè si finisce per essere distratti dai troppi giochetti registici e sfizi visivi (belli e piacevoli, per carità, ma alla fin fine fanno questo effetto). Comunque piacevole, anche se nel finale la tira un po’ per le lunghe.

Controcorrente concorso
La quimera de los heroes (La chimera degli eroi)
di Daniel Rosenfeld
Menzione speciale
Documentario su una piccola squadra di rugby argentina e, soprattutto, sul suo allenatore. Simpatico, eh, ma dupalle clamorose. Il tema non regge certo la durata di un lungometraggio e oltretutto mi si presenta al termine di una tregiorni sul serio pessima. Buonanotte, grazie.


Ottavo giorno
… ovvero, dopo tre giorni di sciorda, come rinconciliarmi col festival, il cinema, la vita, l’universo e tutto quanto.

Concorso
Vozvraschenie (Il ritorno)
di Andrei Zvjagintsev
Leone d’oro
Premio Luigi de Laurentis per la migliore opera prima
Bellocchio la deve smettere di rosicare: questo è un buon film e, soprattutto, è chiaramente il tipo di film che vince a Venezia, per il tipo di storia, di narrazione, di cura per l’immagine. I Leoni d’oro, perlomeno quelli recenti, hanno tutti la stessa faccia, questa. Insomma, c’era da aspettarselo. In più, ripeto, è un buon film, forse un po’ troppo tirato per le lunghe, ma intenso e scritto molto bene. Magari non da Leone d’oro in senso assoluto ma, considerati gli altri film in concorso, ci può tranquillamente stare (anche se non è quello che ho preferito).

Concorso
Zatoichi
di Takeshi Kitano
Premio speciale per la regia
Leone d’argento

Kitano il film per vincere l’ha fatto anni fa, ci è riuscito e adesso non si pone più il problema e fa il cazzo che vuole. Zatoichi è stupendo, merita senza alcuna riserva il premio che ha ricevuto ed è l’ennesima conferma per un autore che riesce a reinventarsi ogni volta pur mantenendo sempre una forte coerenza e identità stilistica. Fa schiattare dal ridere, rapisce con le sue atmosfere soffuse e la ricostruzione (quanto vorrei saperne di più per cogliere ogni sfumatura e dettaglio) e ha dei combattimenti secchi, immediati, privi di fronzoli, di una bellezza straripante. Intenso e imperdibile.

Concorso
Buongiorno, notte
di Marco Bellocchio
Premio per un contributo individuale di particolare rilievo per la sceneggiatura
Non ho capito, il premio alla sceneggiatura è perchè bella o perchè è “importante”? Boh, in ogni caso penso se lo meriti. Bellocchio mi piace, non adoro il suo modo di utilizzare la musica (e già avevo avuto questa impressione con L’ora di religione, visto a Cannes 2002) ma riesce ad appassionarmi e incollarmi allo schermo nonostante il mio odio viscerale per la cinematografia italiana recente. Ed è già molto.

Fuori concorso
Le divorce
di James Ivory
Bella commedia elegante, non esilarante, ma che ha il gran pregio di prendere per il culo i francesi e alla fin fine è decisamente più scorrevole e piacevole di quanto mi aspettassi dal vecchio James. E Naomi Watts è una gran topa.

Concorso
21 grams
di Alejandro Gonzales Inarritu
Coppa volpi per il miglior attore a Sean Penn
Bel film, che racconta una storia tutto sommato semplice (ma appassionante e sentita assai, perlomeno da me, grazie anche alle buone prove del trio di protagonisti) in maniera arzigogolata, saltando continuamente avanti e indietro fra tre/quattro momenti temporali e raccontandoli tutti assieme. Il risultato è che all’inizio non si capisce una fava e si formulano ipotesi strampalate, ma piano piano va tutto al suo posto. Nella parte finale si poteva forse stagliuzzare, più che altro perchè finisce a raccontare cose che ormai lo spettatore ha già capito, ma rimane un bel vedere. E Naomi Watts è una gran topa.


Nono giorno
Nuovi territori
Persona non grata
di Oliver Stone
Interessante documentario sulla Palestina, con Stone che va a stringere la mano ad Arafat e intervista vari importanti personaggi politici e un paio di terroristi troppo simpatici.

Concorso
Bu San (Arrivederci Dragon Inn)
di Liang Tsai Ming
Dopo venti minuti di macchina da presa fissa che inquadra una zoppa che sale e scende scalinate me ne sono andato.

Fuori concorso
Intolerable Cruelty
di Joel e Ethan Coen
Bel film, innocuo e divertente, fuori di testa (anche senza raggiungere i livelli di un Grande Lebowski), con un George Clooney irresistibile e tante invenzioni esilaranti. Un omaggio divertente e divertito alle commedie anni Cinquanta “traslate” al giorno d’oggi. Forse troppo piacione e buonista, ma si cerca il pelo nell’uovo.

Fuori concorso
Coffee and Cigarettes
di Jim Jarmush
Splendido e divertentissimo film a episodi con tantissimi nomi più o meno noti, fra attori (Cate Blanchett, Bill Murray, Alfred Molina… ) e cantanti (Iggy Pop, Tom Waits, perfino i White Stripes e due dei Wu Tang Clan) che si siedono a un tavolo chiacchierando fra caffè e sigarette. Non tutti i “corti” sono sullo stesso livello, ma almeno 4 sono piccoli capolavori. Imperdibile.

Controcorrente in concorso
Casa de los babys
di John Sayles
Pseudo-film-verità sull’adozione di bambini sudamericani da parte gente da tutto il mondo. Un gruppo di donne che vorrebbero essere mamme, costrette a un soggiorno forzato in Argentina per ottenere l’adozione. Scritto abbastanza bene, con brave attrici e almeno un paio di momenti molto belli (come il dialogo fra l’irlandese e la cameriera “indigena” che non si capiscono).


Epilogo
[Tema]
Ogni anno il festival sembra essere caratterizzato da un tema che percorre buona parte dei film. Ricordo in passato cose come “rapporti difficili padre/figlio” o “sesso perverso”. Non so se la cosa venga espressamente richiesta in un fantomatico modulo d’iscrizione che il regista deve compilare, ma mi sembra evidente che a ‘sto giro il tema portante era la masturbazione maschile. Antenna, 15, Last life in the Universe, The Dreamers, sono solo i primi che mi vengono in mente, ma ogni giorno c’è stato qualcuno che si sparava una sega o, almeno, parlava dell’atto.

[Top Five]
1. Lost in Traslation, di Sofia Coppola
2. Zatoichi, di Takeshi Kitano
3. Matchstick Men, di Ridley Scott
4. Coffee & Cigarettes, di Jim Jarmusch
5. 21 Grams, di Alejandro Gonzales Inarritu e Vozvraschenie, di Andrei Zvjagintsev

[Worst Five]
1. Mattatoio, di Akab
2. L’ultimo piano, di Paolo Scarfò.
3. Un filme falado, di Manoel de Oliveira
4. Le chien, le Général et les Oiseaux, di Francis Nielsen
5. Bu San, di Liang Tsai Ming

[Cult Five]
1. Bill Murray in coda per prendere il taxi che guarda Scarlett Johansonn mentre si allontana. (Lost in Translation)
2. Il duello fra Zatoichi e il ronin che fa la guardia del corpo. (Zatoichi)
3. Nicolas Cage che arriva a casa della ex moglie. (Matchstick Men)
4. La chiacchierata fra Iggy Pop e Tom Waits. (Coffee and Cigarettes)
5. La ricerca del palazzo da cui suicidarsi. (15)

[I miei premi]
Leone d’oro per il miglior film – Zatoichi, di Takeshi Kitano
Leone d’argento – Vozvraschenie, di Andrei Zvjagintsev
Gran premio della giuria – Baram-Nan Gajok, di Im Sangsoo
Premio Speciale per la regia – Takeshi Kitano, per Zatoichi
Premio per un contributo individuale di particolare rilievo per la sceneggiatura – boh, si, dai, Buongiorno, notte di Marco Bellocchio
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile – Sean Penn, per 21 Grams di Alejandro González Iñárritu
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile – Naomi Watts, per 21 Grams di Alejandro González Iñárritu
Premio “Marcello Mastroianni” a una giovane attrice emergente – Ma che ne so
Controcorrente Premio San Marco – Lost in Translation, di Sofia Coppola
Premio Speciale per la Regia – Pen-ek Ratanaruang, per Last life in the universe
Premio Controcorrente per la migliore attrice – Scarlett Johansonn, per Lost in Translation di Sofia Coppola
Premio Controcorrente per il miglior attore – Asano Tadanobu per Last life in the Universe di Pen-ek Ratanaruang e Bill Murray per Lost in Translation di Sofia Coppola
Menzione Speciale – Il ritorno di Cagliostro, di Daniele Ciprì e Franco Maresco.
Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Vozvraschenie, di Andrei Zvjagintsev.
Fine.

Matrix Reloaded


The Matrix Reloaded (USA, 2003)
di Andy e Larry Wachowski
con Keanu Reeves, Carrie-Ann Moss, Laurence Fishburne, Hugo Weaving

Rispetto al primo episodio, in questo Matrix Reloaded mancano il senso di mistero e il gusto della novità, ma c’è un respiro più ampio, da episodio di una saga. C’è una maggiore visione d’insieme dell’universo narrativo creato dai Wachowski, con la concretizzazione di tante cose appena accennate nel primo film. C’è il soffermarsi su tanti piccoli personaggi, che popolano la matrice diventando quasi i veri protagonisti del film e la rendono fra l’altro ben più viva di Zion, forse unico vero punto debole, banale e scontata nel suo inevitabile essere la solita cittadella di riottosi con tanto di struttura gerarchica in stile Guerre Stellari.

E poi c’è la regola del sequel, con sequenze d’azione “di tutto, di più”. Travolgente la primissima, esilarante la rissa coi mille Smith (che è fra l’altro l’ennesima smascherata dichiarazione “si, abbiamo fatto un film di supereroi”, con Neo che sembra troppo un Devil o un Uomo-Ragno intento a sgominare la banda di criminali), splendida la sequenza in autostrada. E no, non le ho trovate per nulla lunghe, noiose o sterili, neanche alla seconda visione.

Oltre a tutto questo, c’è un sacco di lasciato in sospeso, di cenni e spunti che saranno risolti nel gran finale e che, dati in pasto al mezzo Internet, che adoro in molte sue forme, finiscono per donare al film forse anche più vita di quanta ne meriterebbe. Ora ditemi che cosa dovrei chiedere di più a un supercazzatone hollywoodiano.

Magari un degno terzo episodio…

L’acchiappasogni


Dreamcatcher (USA, 2003)
di
Lawrence Kasdan
con
Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Morgan Freeman, Tom Sizemore

Non ho letto il libro da cui è stato tratto il film e non so se la cosa possa valere quindi anche per l’originale, ma L’acchiappasogni mi è sembrato un po’ un enorme bigino di Stephen King: c’è la sua classica ironia, ci sono i suoi momenti angoscianti tipici (su tutti la sequenza del water e dello stuzzicadenti), c’è il parallelismo bimbi/adulti, per di più ambientato nella Derry di IT, c’è la classica e inevitabile lotta contro il male…

Il film in generale, poi, è quanto di più kinghiano si sia visto al cinema di recente, soprattutto nel suo saper mescolare molto bene tanti registri diversi, passando continuamente dall’uno all’altro in scioltezza, grazie alla sapienza di Kasdan, che gestisce tutto molto bene e sputa fuori a tratti momenti di ottimo cinema (il già citato stuzzicadenti, ma anche il magazzino mentale e la fuga degli animali, per esempio). Ed è proprio questo continuo ribaltone di stili che mi ha fatto diventare il film subito simpatico: c’è ironia, horror, fantascienza, satira, splatter… c’è il proseguimento di un trend recente nel genere horror, con film che (almeno a tratti) tornano a far paura e a mostrare sangue e budella in tutto il loro splendore, c’è la voglia di stupire e divertire, senza porsi limiti di “credibilità” e c’è infine un sottile strato agrodolce che percorre la pellicola dall’inizio alla fine e la rende un’adorabile, piccola perla.

Il *mio* festival di Locarno a Milano


One Hour Photo
di Mark Romanek [USA]
con Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Dylan Smith
Secondo del trittico di film con Robin Williams nella parte del villain in uscita nel 2002. Nel primo, Death to Smoochy, si prendeva comunque molto poco sul serio, nel prossimo, Insomnia (di Christopher Nolan, quello di Memento), passerà all’estremo opposto nel ruolo di un serial killer, e qui interpreta un povero vecchietto chiaramente affetto da turbe psichiche. Il film funziona abbastanza bene, pur perdendosi un po’ nel finale; soprattutto convince nel mettere in scena la triste vicenda del protagonista, che genera coinvoglimento e compassione, più che timore. Bravissimo Robin Williams a tratteggiare un uomo solo, triste e che, porello, tutto vuole tranne che fare del male.

Nuit de noces
di Olga Baillif [Francia]
Pardino d’oro
Le ragazzine francesi sono zoccole e si fanno trombare dal primo che passa. Questo sembra essere il messaggio del cortometraggio di questa Olga Baillif (che, essendo donna e francese, immagino sappia di cosa sta parlando). Buono a sapersi.

Personal Velocity
di Rebecca Miller [GB]
con Kyra Sedgwick, Parker Posey
Incredibile, un film scritto e diretto da una donna che non cerca di far capire all’umanità quali incredibilmente meravigliosi, incompresi e superiori (divini, direi) esseri siano le donne. Perlomeno non in maniera sfacciatamente bassa e didascalica, e questo nonostante la voce narrante maschile si presti all’opera [qualsiasi riferimento al pessimo What women want e al comunque visivamente splendido Il giardino delle vergini suicide è puramente voluto]. Peccato che il film, escludendo forse l’episodio centrale con Parker Posey, sia veramente poca cosa…

Tan de repente
di Diego Lerman [Argentina]
con Tatiana Saphir, Carla Crespo
Pardo d’argento
Menzione speciale al cast
Il classico film da festival, che mette in scena i drammi esistenziali di un gruppo di giovincelli (in questo caso giovincelle) in maniera cruda e secca, senza particolari vezzi stilistici. Il cast effettivamente azzeccato tiene in piedi la baracca per buona parte del tempo, ma alla lunga la sceneggiatura poco incisiva genera un discreto smarronamento.

Petit gestes
di Francois Rossier [Francia]
Menzione speciale
Non ricordo assolutamente nulla di questo brevissimo corto, se non che non mi era piaciuto. Nullificato nel ricordo dal successivo e bellissimo Swapped, si è completamente perso nella mia memoria (e Internet non aiuta). Interrogata al riguardo, RuMiKa dice: “ah c’era una bambina del cazzo…” e “non ricordo manco che faceva…”

Swapped
di Pierre Monnard [GB]
Pardino d’argento
Divertentissimo e surreale cortometraggio tratto dalla storia breve a fumetti di Neil Gaiman e Dave McKean The Day I Swapped My Dad for Two Goldfish (che sono quasi convinto di aver letto, ma chi se lo ricorda…). Probabilmente la cosa migliore vista in un festival parecchio mediocre.

Das Verlangen
di Iain Dilthey [Germania]
con Susanne-Marie Wrage, Klaus Grunberg
Pardo d’oro
La storia di una donna, della sua vita di merda in schiavitù matrimoniale e del suo tentativo di innamorarsi di qualcun altro (ovviamente pure lui con clamorosi problemi umano/esistenziali). Indescrivibilmente interminabile polpettone che ha di buono una splendida interpretazione della protagonista ma che francamente non mi sembra giustifichi il premio ricevuto. A ‘sto punto era meglio il film argentino…

Cuore Napoletano
di Paolo Santoni [Italia]
Un divertente e interessante documentario sulla canzone napoletana, che lascia parecchio spazio alle esibizioni dei cantanti protagonisti, dedicandosi fra un pezzo e l’altro all’approfondimento storico e sociologico del tema. Il climax si raggiunge nel finale, con un riarrangiamento misticheggiante di Tammuriata nera, che mi dicono essere pezzo molto famoso (so nulla di musica napoletana).

Il *mio* festival di Cannes a Milano


Mercoledì 12 giugno 2002
Ok si comincia.
Le finali NBA quest’anno sono una barzelletta [quelle vere sono state a ovest e sono finite], per cui non saranno un problema. Già più fastidio possono dare i mondiali di calcio in corso da un po’, anche perchè molte partite sono nel primo pomeriggio. Vedremo come fare. Di sicuro, per oggi, Slovenia/Paraguay e Sudafrica/Spagna me le posso perdere.

Quinzane des Réalisateurs
Angela
di Roberta Torre [Italia]
con Donatella Finocchiaro, Andrea Di Stefano, Mario Pupella
Finalmente la Torre ha deciso di cambiare, forse anche per essersi resa conto di aver fatto un mezzo tonfo col secondo film. Niente più musical super colorati e allegri, insomma, ma un netto cambio di direzione, con un melodrammone napoletano in bianco e nero triste e deprimente. Si lascia guardare, anche per la solita buona cura dell’immagine, ma nulla più.
[Napoletano]
3/5

Quinzane des Réalisateurs
Only the strong survive
di Chris Egedus, D.A.Pennebaker [USA]
con un sacco di Himself
Un divertente documentario sulla musica soul di Memphis. Tanto gossip sulle vite di musicisti e cantanti, tantissima splendida musica e due narratori adorabili.
[Negro]
3.5/5

Quinzane des Réalisateurs
Welcome to Collinwood
di Anthony Russo, Joe Russo [USA]
con William H.Macy, Isaiah Washington, Sam Rockwell, George Clooney
Prodotto da Soderberg e Clooney, questo film “de rapina” non si distacca troppo da Ocean’s eleven, perlomeno negli intenti. In questo caso il film preso a modello è I soliti ignoti e l’impostazione è sicuramente meno autoriale, avendo Soderbergh messo solo i soldi. Però alla fin fine funziona. Comunque una cacatiella divertente.
[Amarcord]
3.5/5

Selezione ufficiale – fuori concorso
Hollywood ending
di Woody Allen [USA]
con Woody Allen, Téa Leoni
Allen torna a parlare di cinema con una commedia che vuole essere graffiante e acida, che sicuramente diverte parecchio, ma che come la maggior parte dei suoi recenti film non sembra avere la forza dei bei tempi.
Nota di colore: Téa Leoni ha un sorriso bellissimo, Tiffani-Amber Thiessen delle tette pazzesche.
Nota di gossip: la proiezione era senza sottotitoli e Tifa continuava a chiedere il commento audio al povero Boba-Fett. Uno spettacolo indecoroso.
[Cotta]
3/5


Giovedì 13 giugno 2002
Mmm… Messico/Italia è da seguire, dai, anche se di ‘sti pipparoli azzurri mi sono già stancato, soprattutto di fronte allo splendore del nord e dell’estremo oriente. Comunque la seguo e faccio benissimo, perchè certi spettacoli di follia collettiva in redazione non capitano tutti i giorni. Rusconi che, sul gol di Del Piero, ovviamente, scatta in piedi urlando con la vena gonfia sul collo e infilandosi in corridoio mulinando le braccia rimarrà per sempre stampato a fuoco nella mia memoria. E poi oggi si riescono a vedere tutti i film anche cominciando più tardi…

Quinzane des Réalisateurs
Morven Callar
di Lynne Ramsay [GB]
con Samantha Morton, Kathleen McDermott
Un pretenzioso drammone esistenziale sulla vita, la morte e la mancanza di sensi di colpa, per una ragazza che si appropria del romanzo scritto dal suo ragazzo morto suicida (ma dimmi te) e ci tira su un pacco di soldi. Ben fotografato, ma fondamentalmente una gran rottura di palle.
[Fino alla fine del mondo]
2.5/5

Selezione ufficiale – concorso
Le fils
di Luc e Jean-Pierre Dardenne [Francia]
con Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart
Premio per il miglior attore a Olivier Gourmet
Menzione speciale della giuria ecumenica
Pallosissima parabola sul senso di colpa e sulla capacità di perdonare. Dalla mezz’ora circa in poi ho cercato di dormire, ma era difficoltoso perchè il grosso del film era ambientato in una falegnameria e, insomma, appena iniziavano a far casino con seghe e martelli mi svegliavo. Francesi di merda.
[Segaiolo]
2/5

Selezione ufficiale – concorso
L’ora di religione (Il sorriso di mia madre)
di Marco Bellocchio [Italia]
con Sergio Castellitto
Menzione speciale della giuria ecumenica
Cazzutissimo film di un regista fino adesso a me sconosciuto, che tratta in maniera asciutta, forte e toccante una serie di tematiche scomode e difficili, che in mano a uno qualsiasi degli stronzissimi registi italiani (compreso il mio omonimo) avrebbero generato l’ennesima pattumiera. L’ora di religione, invece, è fra i migliori film del festival e dell’anno, grazie soprattutto all’ottima sceneggiatura e alla spettacolare interpretazione di Sergio Castellitto.
Nota di colore: in Italia ha generato polemiche a non finire fondamentalmente per una bestemmia urlata da un personaggio verso metà; al festival di Cannes si è beccato la menzione speciale della giuria ecumenica. Bah…
[Vero credente]
4.5/5

Selezione ufficiale – fuori concorso
Carlo Giuliani, ragazzo
di Francesca Comencini [Italia]
Un documentario sulla tragedia del G8, che racconta i fatti dalla nascita alla morte secondo il punto di vista della madre di Carlo Giuliani, il ragazzo vittima di quei giorni. L’impressione mia è che si voglia un po’ strumentalizzare la cosa e comunque la visione della madre è ovviamente filtrata dalle emozioni e dalla rabbia, quindi tutt’altro che equilibrata. Se la cosa possa essere importante o meno non lo so, sta di fatto che alcuni passaggi mi hanno un po’ infastidito. Certo la cosa non è paragonabile alla ridicola appendice (che non credo sia giunta nelle sale all’uscita del film) costituita da interviste a chiunque avesse incontrato anche solo una volta in vita sua il ragazzo che, ovviamente, lo dipingono come il più grande dei santi.
[L’ultimo martire]
2.5/5 (0/5 all’appendice)


Venerdì 14 giugno 2002
Ok, i gironi stanno andando alla grande. Gli idoli danesi hanno liquidato i cretini d’oltralpe (dio, il cross di Tofting!) dominando il gruppo e i cugini svedesi hanno vinto pure loro il girone. I giapponesi hanno liquidato la tunisia conquistando anche loro il dovuto e adesso mi gusto coreani e statunitensi che fanno il loro dovere. Fanculo il primo film della giornata, non mi posso perdere le mie squadre che danno spettacolo…

Quinzane des Réalisateurs
Once upon a time in the Midlands
di Shane Meadows [GB/Germania]
con Robert Carlyle, Rhys Ifans, Kathy Burke
Problemi di donne e di lavoro, crisi esistenziali, un cast costituito quasi solo da macchiette, un pizzico di denuncia sociale e Robert Carlyle. Ovvero tutti gli ingredienti per realizzare la classica commediola britannica, innocua, scorrevole e divertente.
[La rivincita dei nerds]
3.5/5

Quinzane des Réalisateurs
Blue Gate Crossing
di Chih-yen Yee [Taiwan/Francia]
con Bo-Lin Che, Guey Lun Mei, Liang Shu Hui
Dei film che ho visto in rassegna, questo è senza dubbio il mio preferito. Una romantica commediola adolescenziale che a qualcuno ha ricordato i fumetti di Mitsuru Adachi. Nel paragone c’è del vero, ma lo sport e l’umorismo sono troppo poco presenti perchè le due cose siano veramente accostabili. Resta comunque un piccolo e poetico film, di una tenerezza quasi disarmante e con dei protagonisti bravissimi.
[Toccante]
4.5/5


Sabato 15 giugno 2002
Beh, ok, stamattina si è giocata la partita più noiosa della storia, ma adesso è il momento di farla, la storia. Gli idoli se la vedono con quegli stronzi alcolizzati degli inglesi e non sarà facile, anche perchè a quanto pare Tomasson e Tofting (lui, il dio greco) non si sono molto ripresi dagli infortuni. Ma vabbè, vedremo in campo. Di sicuro non mi perdo la partita per andare a vedere un film francese del cazzo, e poi devono venire Mensola e il Della a tifare…

… … … … … . .. .

No, ragazzi, non ce la faccio, sono distrutto, sono troppo depresso per fare qualsiasi cosa, figuriamoci uscire di casa e andare al cinema. Ne riparliamo domani, eh?


Domenica 16 giugno 2002
Ok, mi sto piano piano riprendendo dal Colpo. Certo, la depressione rimane: la mia squadra è uscita dai mondiali ed è uscita malamente. Almeno nel ’98 il Brasile lo si era messo sotto prima di crollare, ma qui… Rimangono parecchie formazioni per cui simpatizzo, ma non è più la stessa cosa. C’è da dire che i risultati di oggi non aiutano: i cugini svedesi sono usciti con gli afro, oltretutto dopo essere andati a un soffio dal golden gol, e l’Irlanda se l’è fatta mettere al culo dalla maledetta Spagna ai rigori. Vabbè, dai, magari al cinema mi ripiglio…

Selezione ufficiale – concorso
O principio da incerteza
di Manoel De Oliveira [Portogallo/Francia]
con Leonor Baldaque, Leonor Silveira, Isabel Ruth
E poteva mancare il polpettone di De Oliveira? Ovviamente no! Il solito interminabile sproloquio, questa volta incentrato su una serie di tradimenti e controtradimenti fra personaggi ultratricornuti. Il gradimento di un film di De Oliveira dipende forse un po’ troppo dallo stato d’animo con cui ci si pone. Non ero in quello adatto. Sono uscito con un gran mal di testa.
[Ma quando muore?]
1.5/5

Quinzane des Réalisateurs
Une pure coincidence
di Romain Goupil [Francia]
con Alain Cyroulnik, Romain Goupil, Olivier Martin
Un film/documentario che denuncia i soprusi subiti dagli immigrati in Francia e i ricatti e le estorsioni cui devono sottostare per ottenere la cittadinanza. Un po’ commedia, un po’ film verità, la pellicola scorre e diverte abbastanza grazie alla simpatia dei tre protagonisti (gli unici interpretati da attori per proteggerne l’identità), che organizzano una specie di rapina a un ufficio di cambio monetario che fa da copertura al traffico sporco. Nel farlo, riprendono con una videocamera le attività illecite e useranno il tutto come prova per smascherarle. Se sono riuscito a guardarlo tutto col mal di testa che avevo, qualcosa di buono deve pur averlo.
[Vabbè, meglio andare a casa adesso]
3/5


Lunedì 17 giugno 2002
Gli Stati Uniti mi hanno dato una grande giuoia. Finalmente una fra le poche squadre che mi sono rimaste ha passato il turno. Certo, poi il velo della tristezza è calato su di noi con la merda verdeoro che si è fatta nuovamente aiutare dagli arbitri contro il Belgio, ma vabbé, non si può avere tutto dalla vita. Intanto ho azzeccato la scommessa sul minutaggio del gol…

Selezione ufficiale – concorso
All or Nothing
di Mike Leigh [GB]
con Timothy Spall, Lesley Manville
Dramma familiare all’inglese, coi tipici problemi esistenzial/familiar/lavorativi, un protagonista un po’ stupido e tanto parlare a vuoto. Un cast molto azzeccato e molto ben diretto e una colonna sonora che a seconda dei momenti passa dal fastidioso all’irritante. ‘sti film hanno smesso di commuovermi (ammesso che l’abbiano mai fatto) da tempo, ma quando sono fatti bene si lasciano pur sempre guardare.
[Cinico TV]
3/5

Selezione ufficiale – concorso
Kedma
di Amos Gitai [Israele]
con Andrei Kashkar, Helena Yaralova
Si fottano Gitai e le sue merdate da festival. Un’ora e mezza abbondante di macchina a spalla che vaga senza meta in zona di guerra, mostrando esempi di bassa umanità, sbudellamenti “a sorpresa” e tanta sapida verità.
[Israeliano]
0.5/5

Selezione ufficiale – concorso
Russian ark
di Alexandr Sokourov [Russia/Germania]
con Sergei Dontsov, Leonid Mozgovoy
Un unico, lunghissimo (e a quanto pare privo di tagli) piano sequenza di 96 minuti che illustra un “tour” nel museo Hermitage di San Pietroburgo. Un affascinante viaggio nel tempo, con le ambientazioni che prendono vita e trasportano lo spettatore nel diciassettesimo secolo, grazie a una messa in scena mostruosa e a una cura per l’immagine impressionante. Un colossale esercizio di stile, una sega mentale per superdotati, sicuramente non da vedere in chiusura del sesto giorno di festival…
[Interminabile]
4/5


Martedì 18 giugno 2002
La tragedia è avvenuta: i turchi di merda (che giocano bene, va detto) hanno buttato fuori il Giappone. Tra l’altro il brasiliano importato ha pure preso l’incrocio dei pali con una punizione; sarebbe stato meraviglioso se li avesse salvati l’oriundo. Poco male, perchè adesso scendono in campo i geni del male contro gli stronzetti in vacanza.
“BENVENUTI ALL’INFERNO”

… … …

:DDDDDD ROTFL Bene, adesso il resto d’Italia si sente come mi sentivo io sabato. Anzi, forse anche peggio.
Molto bene, anzi. E’ decisamente valsa la pena di saltare un (o due, non ricordo) film anche oggi. E comunque le intersezioni fra mondiali e festival finiscono qua, dato che i quarti si giocano a partire dal 21 e la rassegna finisce domani.
Nota di colore: in metropolitana sale un orientale e si guarda intorno circospetto e terrorizzato… 😀

Quinzane des Réalisateurs
Japòn
di Carlos Reygadas [Messico/Spagna]
con Carlo Reygadas Barquín, Alejandro Ferretis, Magdalena Flores
Menzione speciale della giuria della Caméra d’or
Mmm… È passato del tempo e di questo film ricordo solo che dopo un inizio promettente si trasforma una palla mortale, che ho passato la maggior parte del tempo ai fatti miei e che verso la fine si vede un cinquantenne (circa) che fa sesso con una settantenne (circa).
[Mi viene da vomitare]
0/5

Semaine de la Critique
Respiro
di Emanuele Crialese [Italia/Francia]
con Valeria Golino
Vincitore della semaine de la critique
Un film ambientato in Sicilia, parlato quasi per intero da gente con un accento “leggermente” marcato, che racconta (se non ho capito male) una specie di mito del posto. Leggero e divertente, il film di Crialese riesce nel non facile compito di var sembrare Valeria Golino un’attrice; per il resto, se si esclude un finale forse un po’ troppo pretenzioso, si lascia guardare che è un piacere.
[Terrone]
3/5

Nota di colore: dopo respiro sono andato a casa perchè assalito da un feroce mal di testa (frutto del bellissimo Japòn, suppongo). RuMiKa, Boba e Tifa, invece, andavano a vedersi Ten, di Abbas Kiarostami. Arrivo a casa, mi connetto per scaricare la posta, mi soffermo a leggerla e dopo dieci minuti vedo attivarsi su ICQ il nick RuMiKa. Evidentemente non hanno gradito il film (che comunque è invece piaciuto parecchio a Babich)…


Mercoledì 19 giugno 2002
Beh, siamo arrivati all’ultimo giorno di festival. A ‘sto giro il fisico non mi ha proprio retto e ne sono uscito moribondo. Vediamo di chiudere…

Quinzane des Réalisateurs
Laurel Canyon
di Lisa Cholodenko [USA]
con Frances McDormand, Christian Bale, Kate Beckinsale, Natascha McElhone, Alessandro Nivola
Opera seconda di Lisa Cholodenko, autrice dalle origini televisive che si scrive i propri film (il primo è tale High Art, con la Radha Mitchell di Pitch Black e agli utenti di IMDB è piaciuto assai, per quel che può valere). Una gradevolissima commedia su drammi e controdrammi familiar-amorosi [lui sta con lei che si infatua dell’altro che va a letto con la madre del primo lui, che nel frattempo ha una storia con la sua collega], con un cast molto ben assemblato e il solito grandissimo Christian Bale a contendersi la scena con la moglie di non so più quale fratello Coen. Gli altri tre svolgono fondamentalmente il ruolo della carne e lo fanno bene. Sesso, droga, rock ‘n roll e ancora sesso.
[Seducente]
3.5/5

Quinzane des Réalisateurs
Sex is comedy
di Catherine Breillat [Francia]
con Anne Parillaud, Grégoire Colin, Roxane Mesquida
Quella gran zoccolona della Breillat si butta nel metacinema e realizza un film sulle sue esperienze personali dietro alla macchina da presa. Il tema del giorno: convincere i propri attori a girare scene di sesso integrale. Pretenzioso e, nonostante i soli 92 minuti di durata, interminabile, ha qualche momento divertente, frutto più che altro della tematica e delle situazioni che genera.
[Sessoso]
3/5

Selezione ufficiale – concorso
Mies vailla menneisyytta (L’uomo senza passato)
di Aki Kaurismaki
con Markku Peltola, Kati Outinen
Gran premio speciale della giuria
Premio per la miglior attrice
Gran premio della giuria ecumenica
E come per l’ultimo festival di Venezia, si chiude in gran bellezza, con questa commedia folle e schizoide, i cui personaggi parlano solo per frasi fatte e si atteggiano come star di un fotoromanzo. Tenero e straniante, adorabile nella sua “diversità”.
[Assurdo]
4/5

Ah, per chi non lo sapesse, i Mondiali li ha vinti il Brasile.

Blade II


Blade II (USA/Germania, 2002)
di
Guillermo Del Toro
con
Wesley Snipes, Kris Kristofferson, Ron Perlman, Thomas Kretschmann

La prima apparizione cinematografica del mezzo vampiro nato sulle pagine de La tomba di Dracula ha rappresentato un passo importante per la riscoperta del cinema-fumetto. È stato infatti il primo film tratto da un comic Marvel a convincere sul serio pubblico e critica, ritrovandosi a fare da apripista per gli adattamenti dalla Casa delle idee. Tant’è che, fra ragni, mutanti, mostri verdi e diavoletti cornuti, siamo e saremo presto invasi. Curiosamente, la pellicola diretta da Stephen Norrington (che pare averci preso gusto coi fumetti, dato che è al lavoro su League of Extraordinary Gentlemen) era anche un ottimo lavoro. Pur avendo ben poco a che vedere col fumetto originale, infatti, si era ritagliata una sua precisa identità, in precario equilibrio fra stranianti atmosfere da horror crepuscolare e dirompenti scazzottate degne dell’attore protagonista.

Quattro anni dopo, il seguito è stato messo nelle mani dell’abile horrormaker Guillermo del Toro (suoi il valido Mimic e un paio di film in lingua ispanica osannati come cult un po’ dovunque). Oltre al nome del regista, la presenza di un budget rimpolpato e il clamorosamente intrigante design dei mostri (al quale ha partecipato l’immenso Mike Mignola, il cui Hellboy, peraltro, sarà portato sul grande schermo proprio da Del Toro), promettevano bene e, tutto sommato, posso dire che hanno mantenuto.

Blade II, rispetto al primo episodio, punta un po’ meno sull’atmosfera e molto di più sull’azione: la struttura del film è la stessa, ma le scazzottate e in generale i momenti action sono decisamente più lunghi. Nel complesso è un po’ tutto un elevare a potenza gli elementi del primo film: più tamarritudine, più mazzate, più vampiri, più sangue, più tutto. Il risultato è un polpettone di sparatorie, battutacce che neanche Iena Plisskin, duelli, citazioni (perfino da Lo chiamavano Trinità) e squartamenti, che diverte per tutta la sua durata, a patto di essere nel “mood” giusto.

Il momento migliore del film, per paradosso sia suo maggior pregio che peggior difetto, è probabilmente la sequenza in discoteca, perfetta per coreografia e ritmo, ma allo stesso tempo talmente bella da rendere quasi inutile e superfluo tutto ciò che viene dopo. Tant’è che la pur bella parte nelle fogne e il successivo epilogo nella sede dei vampiri (a proposito: meravigliosa la visualizzazione in stile super mega corporazione mafiosa, con tanto di avvocato che fa il simpa) sanno a tratti di stanca.

Menzione d’onore per i validi effetti speciali: quasi inattaccabili nel mettere in scena la curiosa anatomia facciale dei vampiri mutati e putridi al punto giusto nelle numerose sequenze splatter (alleluiah! finalmente della carne in un film mainstream, è passato quasi un anno da Hannibal), deludono forse un po’ quando si tratta di far volteggiare i personaggi durante i combattimenti.

Ico

Ico (SCE, 2001)
sviluppato da Team Ico – Fumito Ueda

Fra le massime espressioni di minimalismo videoludico.
🙂

Grafica essenziale, con texture povere e sgranate, ma costruzioni poligonali immense, solide, vere. Ti affacci da una balconata e vedi il muro che scende giu fino all’abisso, le vertigini ti assalgono, devi allontanarti, non puoi guardare. Tutto è collegato, sei veramente in un immenso castello con le sue stanze e i suoi corridoi. Quella finestra, quella camera, quel piccolo punto che vedi da lontano e in cui vorresti arrivare, prima o poi li toccherai. La divisione in livelli, in [stanze], c’è, ma è ben nascosta dalla divisione in stanze. Sei li e passeggi per questa assurda prigione, stringendo per mano la ragazzetta da sogno che hai come unica compagna nel tuo tentativo di evasione (gran troia, fra l’altro, che fa fare tutto a te e non vuole manco sbattersi per arrampicarsi su da sola da un cazzo di muro). Ico corre sgraziato e bovino, ciondolando fra una scalinata e l’altra e urlando dietro a un fantasma etereo che lo segue fiducioso. Ed è tutto inutile, perchè le mura della prigione sono troppo spesse per lasciar passare entrambi. Yorda lo sa, ma non vuole crederci, non vuole convincersene e poi ormai si è troppo affezionata a questo ragazzino bicornuto che vuole a tutti i costi aiutarla.

In Ico non succede un cazzo dall’inizio alla fine. Giusto due filmatini e un paio di cagate per mandare avanti una storia che c’è e non c’è. La narrazione è fatta di silenzi, di pause, di atmosfere rarefatte e toccanti, che accompagnano per mano dal delirante prologo allo struggente finale. C’è pure il doppio finale carpiato, con happy ending forzato e insulso, infilato senza senso per far sorridere mentre si azzanna il melograno e si scaccia la tristezza. Ma va bene così, perchè in fondo siamo tutti sognatori e ci piace essere cullati da un minimo di speranza. I nippo nappo lo sanno e ce lo ribadiscono ogni volta.

In Ico non si fa un cazzo dall’inizio alla fine. Saltelli da una piattaforma all’altra con indifferenza, fai fuori un paio di ombre di Heart Of Darkness, spingi le casse di Tomb Raider sugli interruttori di Resident Evil, usi il bastoncino di Zelda per accendere le torce e risolvi enigmi di una semplicità imbarazzante. “Toh, c’è un quadrato per terra. Toh, c’è una cassa la cui base ha le stesse dimensioni. Chissà che devo fare?” Così dall’inizio alla fine, con qualche rielaborazione, ma senza mutare nella sostanza. Sai sempre cosa devi fare, al limite ci mettì un po’ a capire il come, ma è una questione di pochi minuti. Però non ci sono inutili ripetizioni [Resident Evil], non devi rifarti tre o quattro volte tutto il gioco avanti e indietro per allungare la brodaglia [Metal Gear Solid]. Ico scorre placido e pulito, un miracolo di design che riesce a non annoiare mai anche perchè a un certo punto finisce.

A Ico non avrebbe fatto male un playtester con un minimo di cervello. Le inquadrature saranno anche molto cool e cinematografiche (e fanno il grosso del lavoro nel creare quell’assurda e insostenibile sensazione di altezza e profondità delle costruzioni), ma io mi sarei anche rotto il cazzo di giochi in cui non vedo le mazzate che il mio personaggio sta pigliando perchè ho una colonna davanti agli occhi… Qualcuno gli spieghi che non stiamo parlando di cinema, ma di videogiochi, e che mettere un minimo la prima cosa al servizio della seconda sarebbe una cosa carina.

Alla fine, però, Ico vive e si nutre di debolezze.
Come tutti i capolavori, risplende grazie anche alle sue imperfezioni.
10 e lode.

Il festival di Venezia a Milano – La mia versione dei fatti


Tu, sì, proprio tu, tu che stai leggendo: questo messaggio non è espressamente indirizzato a te, alla mailing list a cui sei iscritto o al newsgourp che segui; per questo motivo, anche se io cercherò di evitarlo, potresti trovare battute o riferimenti che non capirai. Nel caso dovesse succedere, non preoccuparti, molto probabilmente è perchè non segui it.fan.studio-vit.
Procediamo.


Lunedì (Inizio felice e ricco di buoni propositi)
Lucky Break – GB/GER, 2001
di Peter Cattaneo
con James Nesbitt, Olivia Williams, Christopher Plummer
Il regista di Full Monty rifà lo stesso, mediocre, film, rompendo meno le palle col sociale ma facendo anche parecchio meno ridere.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5
Perché non è possibile che nei film ambientati in prigione c’è sempre il ritardato simpatico che fa una brutta fine per colpa del secondino stronzo.

Monsoon Wedding – India, 2000 [Leone d’oro]
di Mira Nair
con della gente indiana che non mi interessa
Commediola divertente e gradevole, che scorre via leggera come un carico di sciorda. La regista si impegna nel tentativo di infilare dappertutto movimenti di camera trendy che fanno molto grande autrice, ma ottiene l’unico risultato di farla abbondantemente fuori dal vaso.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5
Perché la devono finire di premiare film turco/afro/cubano/malesi con la scusa che sono cinematografie minori e il terzo mondo gli fa tanto pena (che poi, insomma, la cinematografia indiana proprio minore non è).

Agua e Sal – Portogallo/Italia, 2001
di Teresa Villaverde
con dei portoghesi abbastanza antipatici
Tutto ciò che temo quando leggo la parola Portogallo sulla scheda di un film si concretizza in questo polpettone di due ore. Nonostante il frantumamento di zebedei, però, ci sono bei momenti e la storia risulta interessante.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6
Perché il primo giorno posso sopportare anche i mattoni che credono di essere cinema.

Reines d’un Jour – Francia, 2001
di Marion Vernoux
con un mucchietto di maledetti francesi e Jane Birkin
Commediola francese divertente sullo stile fiabetta (à la Pane e Tulipani) con qualche interessante guizzo di regia e che si lascia guardare in tutta tranquillità.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5
Perché seguo la linea dura di mazzolare le commediette del cazzo, specialmente se si fanno le pippe autoriali.

Shojo – Giappone, 2001
di Eiji Okuda
con Eiji Okuda, Mayu Ozawa
Storia a tratti tragica, a tratti comica, a tratti tragicomica, dell’amore fra un poliziotto sui 50 e una studentessa sui 15. Senza dubbio la cosa più gradevole della prima giornata.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7
Perché mi ha divertito, c’era del sesso, la quindicenne era caruccia assai e i giapponesi mi stanno simpatici.


Martedì (Continuo soddisfatto e il fisico sembra reggere)
Waking Life – USA, 2001
di Richard Linkater
Un’ora e mezza di monologhi pipparoli che vertono sul sociale e il filosofico, esprimendo con pochezza disarmante il pensiero dell’ammerigano medio. I personaggi di Linkater (o lui stesso, fate voi) salgono sul podio ed elargiscono a noi comuni mortali le grandi verità che ci sfuggono. Apprezzabile che il regista voglia comunicarci qualcosa, depecabile che si sia dimenticato di girare un film. Ah, casomai interessasse, si tratta di un cartone animato realizzato filmando attori e disegnandoci poi sopra. Il risultato è ottimo e il modo in cui vengono utilizzati i vari simbolismi è l’unico elemento interessante del film. Peccato venga rovinato anch’esso dalla regia ridicola, che ispira quasi tenerezza, nel suo ossessivo ricopiare tutte le fighetterie che il regista ha probabilmente scoperto guardando gli spot della Nike.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 4
Perché “Intervistato dal sottoscritto sul perche’ di un film cosi’ elitario, Linklater risponde che lui e’ un’artista, che fa film per sperimentare. Giusto: il vero cinema intanto ce lo riservano altri (Amenabar e Spielberg).” George Kaplan

Flower Island – Corea/Francia, 2001
di Song Il Gon
Comincia l’insofferenza. Un film che non posso neanche commentare: mi stava talmente sulle palle che mi sono messo a pensare ad altro.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: ?
Perché non posso bocciarlo sulla fiducia, ma tranquilli che le parti a cui ho prestato attenzione facevano pena.

Dust – GB/Germania/Italia/Macedonia, 2000
di Milcho Manchevski
con Joseph Fiennes, David Wenham, Adrian Lester
Manchevski ci ha messo sette anni a consegnarci questa opera seconda. Evidentemente ha avuto di meglio da fare in tutto questo tempo. Beh, poteva continuare a fare quello che stava facendo. Un film imbarazzante, che sa tanto di “Sergio Leone vorrei ma non posso” e che ha l’unico pregio di divertire nei siparietti ambientati nel presente fra la vecchia (che racconta il grosso del film, ambientato nei primi del novecento) e il ragazzo nero (che non glie ne frega nulla di ascoltare ma vuole i soldi della vecia). Un po’ poco.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 2
Perché il western mi piace troppo per sopportare roba simile.

Thirteen Conversations About One Thing – USA, 2001
di Karen & Jill Sprecher
con Matthew McConaughey, John Turturro, Amy Irving, Alan Arkin
Bel film in stile Magnolia, con storie che si intrecciano quando meno te l’aspetti. Più divertente e meno pomposo del film di Paul T. Anderson, nonostante qualche lungaggine di troppo è senza dubbio una bella sorpresa.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7
Perché John Turturro è troppobBbello.

Sestry – Russia, 2001
di Sergej Bodrov Jr.
Divertente filmetto sulle disavventure di due ragazzine perseguitate da criminali che vogliono rapirle per fare il culo ai genitori.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6.5
Perché la ragazzina più grande era una bella figliola.


Mercoledì (Mmm… ci vediamo Heist o Training Day?)
Gege – Cina, 2001
di Yan Yan Mak
Insopportabile delirio di onnipotenza di un deficente semitrentenne a cui devono aver regalato la videocamera digitale per l’ultimo compleanno. Un’interminabile serie di paesaggi buttati lì come capita nella speranza che facciano poesia. Ma va bene così, tanto c’è ogni anno un film che si molla a metà per andare a fare un giro in fumetteria.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 0
Perché è l’unico film che non ho avuto la forza di vedere fino in fondo.

La fiebre del loco – Cile/Spagna/Messico, 2001
di Andrés Wood
L’equivalente sudamericano dei film à la Full Monty. Si ride uguale, si parla sempre di lavoro e problemi vari, ma non ci sono tutte le banalità e il manierismo di cui Cattaneo e compatrioti hanno fatto bandiera.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6
Perché il posto in cui è ambientato il film è bello assai.

Un moment de bonheur – Francia, 2001
di Antoine Santana
Canonico filmetto francese che racconta il quotidiano fra tragedie e momenti comici. Nulla di particolarmente nuovo o interessante, se si escludono le tette della protagonista.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5
Perché il bambino era insopportabile e speravo crepasse.

Training Day – USA, 2001 – giopep Best Of The Show
di Antoine Fuqua
con Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Tom Berenger, Eva Mendes
Il regista del divertente Costretti a uccidere (esordio cinematografico occidentale per l’immenso Chow Yun Fat), realizza un poliziesco teso, crudo, realistico e ricco di suspence, dal finale molto meno lieto di quanto possa sembrare. Magistrale l’interpretazione di Denzel Washington, gigione irresistibile.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7.5
Perché non è vero manco per il cazzo che nella seconda parte crolla.

Hundstage – Austria, 2001 [gran premio della giuria]
di Ulrich Seidl
Un regista di documentari mostra il degrado umano nella periferia di Vienna durante i più caldi giorni estivi. Un film grottesco, a mio parere troppo poco curato dal punto di vista formale, ma comunque interessante.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6
Perché è tutta roba già fatta, meglio, da altri.


Giovedì (Oh cazzo, oggi c’è il film del Maderna)
The Navigators – GB/Germania/Spagna, 2001
di Ken Loach
con Joe Duttine, Steve Huison, Tom Craig
Il classico film di Ken Loach: operai, problemi di lavoro, sindacati, amori sfortunati, un po’ di comicità (a tratti esilarante) e una bella tragedia. Comunque è un Ken Loach di quelli buoni, ottimi mi verrebbe da dire, ampiamente al di sopra di porcate come Terra e Libertà e Bread & Roses.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7.5
Perché il finale è bellissimo.

Abril despedacado – Brasile/Svizzera/Francia, 2001
di Walter Salles
L’autore del sopravvalutatissimo Central do Brasil realizza un compendio di tutti gli stereotipi che potete trovare in una telenovela sudamericana di Rete 4 e lo mette in scena sfruttando un’estetica da pubblicità delle Mentos.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 4.5
Perché il bellissimo inseguimento fra le frasche fa guadagnare al film almeno due punti.

Y tu mama tambien – Messico, 2001 [premio per la miglior sceneggiatura e premio Marcello Mastroianni a Gael Garcia Bernal e Diego Luna]
giopep Best Of The Show
di Alfonso Cuaron
con Maribel Verdu, Gael Garcia Bernal e Diego Luna
Splendido road movie additato come il film scandalo del festival (in realtà nella pellicola non succede nulla che non si sia visto a un qualsiasi raduno di it.fan.studio-vit). Divertentissimo, graziato da una sceneggiatura perfetta e un cast che più azzeccato non si poteva. Una perla, giunta oltretutto da un regista da cui, dopo il pessimo adattamento di Great Expectations, non mi aspettavo nulla del genere.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 8
Perché se non altro questi due premi sono meritatissimi.

Eccolo, eccolo…
L’amore imperfetto – Italia, 2001
di Giovanni Davide (sigh) Maderna
con Enrico Lo Verso, Marta Belaustegui
Il “ventiquattrenne che si crede Bergman” [CIT.], dopo l’abominevole pellicola d’esordio di due anni fa, sembra aver scoperto che per realizzare un film può essere utile occuparsi anche di fotografia e sceneggiatura. Peccato che nel farlo si sia palesemente ispirato a capolavori come Un medico in famiglia e La dottoressa Giò (ma è solo una mia supposizione). L’amore imperfetto è un film imbarazzante, nella sua pochezza visiva, nell’inutilità della sceneggiatura, che sciorina banalità e luoghi comuni uno dietro l’altro, e nell’atrocità del cast, all’interno del quale svetta senza dubbio la protagonista spagnola, ma che mostra un campionario di attori che fanno quasi fare bella figura a quel cane di Lo Verso.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 0
No comment.

La nobildonna e il duca (L’anglais et le duc) – Francia, 2001 [Rohmer è stato premiato col leone d’oro alla carriera]
di Eric Rohmer
con Lucy Russel, Jean-Claude Dreyfus
Adattamento cinematografico di una piece teatrale, messo in scena con una tecnica sperimentale, che utilizza dei quadri come sfondi per l’azione, integrandoli con gli attori tramite computer grafica (spesso si vedono comparse muoversi in profondità lungo le strade dei dipinti). Il risultato è molto bello, ma non rappresenta comunque l’unica attrattiva di un film dalla sceneggiatura solida, che riesce a interessare nonostante si basi quasi completamente sul dialogo. Purtroppo ero veramente devastato dalla stanchezza e sono stato sopraffatto dal sonno per i dieci minuti (cronometrati) subito precedenti alla sequenza finale. Ma vabbé…

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 8
Perché è veramente stupendo, ma niente bollino perchè è troppo lontano dal cinema che piace a me.


Venerdì (noncelafacciopiùvogliodormiremenomalechealmenogliarticolipe
rpiessemmelihofiniti)
Luna Rossa – Italia, 2001
di Antonio Capuano
Il canonico accrocchio di stereotipi e banalità melodrammatiche sula mafia che non può mancare a un festival di Venezia.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 3
Perché ho visto film con Mario Merola nettamente più belli.

Sabado – Argentina, 2001
di Juan Villegas
Divertente commedia degli equivoci con dialoghi che fanno impallidire quelli del sottoscritto quando vuole rompere le balle alla gente facendo il pignolo su ogni singola virgola. Peccato per alcune lungaggini di troppo che appesantiscono l’atmosfera.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6
Perché mi ci sono ritrovato.

Invincible – GB/Germania, 2001
di Werner Herzog
con Jouko Akhola, Anna Gourari, Tim roth, Udo Kier
L’atteso ritorno di Herzog delude assai e ha come unica fonte d’interesse l’interpretazione del gigione, ma divertente, Tim Roth. Retorico e manierista. Deludente, insomma…

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5
Perché non vorrei che Werner ci rimanesse troppo male.

Kruh in mleko – Slovenia, 2001 [Premio Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro]
di Jan Cvitkovic
Divertente, graffiante, surreale, grottesco e tragico. Un film intriso di umorismo nero che non si concede più di qualche secondo alla ricerca della poesia, sdrammatizzandola subito con una sferzata graffiante e impietosa (ne è un chiaro esempio lo splendido finale, che poteva essere risolto in un poetismo da pipparolo con pretese autoriali e invece…).

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7
Perché erano troppo belli i tre seduti davanti a noi che si scandalizzavano perchè ridevamo (oppure sono gli unici tre aver capito che non c’era nessuna ironia e il film era volutamente tragico).

Soochwieen boolmyung/Unknown address – Corea, 2001
giopep Best Of The Show

di Kim Ki-Duk
Il regista dell’ottimo Seom (visto l’anno scorso sempre a Venezia) torna alla ribalta con un film meno criptico e gratuito ma di uguale impatto, grazie alla grande capacità di mettere in scena violenza più psicologica che visiva e all’incredibile fotografia. Un film poetico, toccante, forse appesantito da qualche lungaggine nella sceneggiatura, ma semplicemente stupendo.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 8.5
Perché se non mi sono addormentato un motivo dovrà pur esserci.


Sabato (La giornata dell’intolleranza)
Porto da minha infancia – Portogallo/Francia, 2001
di Manoel de Oliveira
Breve (un’ora circa) documentario su Porto e i luoghi dell’infanzia del regista portoghese. I presenti ne parlano bene, altri non benissimo, io purtroppo non posso giudicare più di tanto, visto che quaranta minuti circa li ho passati al bagno cercando di buttare fuori le feci accumulate in cinque giorni di festival.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6
Perché in effetti quando sono tornato in sala stavo parecchio meglio.

The judge and the historian – The sofri affair – Francia/Italia, 2001
di Jean-Louis Comolli
Documentario che racconta, utilizzando materiale di archivio televisivo e commenti di “esperti del settore”, le vicissitudini del caso Sofri.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: NC
Perché le riviste di videogiochi non mettono il voto quando parlano dei prodotti multimediali digital-sarcazz-interattivi.

Programma video – Tre cortometraggi – Italia, 2001
1. A proposito degli effetti speciali
di Alberto Grifi
Delirante e disgustosa serie di menate esistenziali da cinefili del piffero condite da un uso dell’immagine da “che bello, ho comprato la videocamera nuova che mi fa gli effetti cazzuti sullo schermo”. Dopo 10 minuti sono andato nuovamente a cagare, questa volta per scelta.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: Meno 5
Perché la cagata non era necessaria.

2. Nella Napoli di Luca Giordano
di Mario Martone
Diciotto minuti di agonia in cui vengono mostrate le opere del pittore che da il nome al corto. Li ho passati quasi tutti giocando col cellulare di Elena; tra l’altro c’è un giochino troppo bello, coi fagioli da spostare fra le pentole, ma non mi ricordo il nome.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5
Perché non si può affrontare una roba del genere senza essere preparati.

3. Vivere
di sarcazzo chi, sulle schede che ho non c’è scritto.
La rinascita. Un interessante corto in cui un tizio racconta l’esperienza di Vittorio De Sica durante l’occupazione nazista in Italia

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6.5
Perché mi ha ridato la fiducia nel genere umano.

Fifi Martingale – Francia, 2001
di Jacques Rozier
Commediola francese sulla lavorazione di uno spettacolo teatrale, divertente ma rovinata in parte (è una costante del festival) dalle eccessive lungaggini, specialmente nella seconda parte. Molto bravi gli attori.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5.5
Perché sabato ero veramente inacidito.

Hai Xian – Hong Kong, 2001 [Premio Speciale della Giuria Cinema del Presente]
di Zhu Wen
Film totalmente inutile, che spreca personaggi e situazioni interessanti con una messa in scena pretenziosa e autoriale, fatta delle “solite” riprese raffazzonate in digitale senza capo ne coda.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 4
Perché è stata una giornata fondamentalmente del casso.


Domenica (48 ore all’alba. Circa.)
Silence… on tournee – Francia/Egitto, 2001 – giopep Best Of The Show
di Youssef Chahine
Meravigliosa commedia/musical in stile Hollywood dei bei tempi, inserita in un’ambientazione egiziana. La trascinante colonna sonora, la regia delirante, con tocchi in stile cartoon e trovate divertenti una dietro l’altra, lo rendono uno fra i film più divertenti della fiera.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7.5
Perché ci voleva una cofana di risate per riprendermi.

L’apres midi d’un tortionnaire – Romania/Francia, 2000
di Lucian Pintille
Un ex torturatore delle carceri rumene racconta la sua storia a due intervistatori in un film dal ritmo lento, blando, ma inesorabile. Da rivedere a mente fresca.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6.5
Perché l’attore che interpreta il torturatore è formidabile, ma al penultimo giorno ho esaurito le forze necessarie per affrontare questo tipo di cinema.

Quem es tu? – Portogallo, 2001
di Joao Botelho
Altra rappresentazione di una piece teatrale (con tanto di sipario rosso che si chiude al termine) priva delle sperimentazioni e, soprattutto, del rigore stilistico che caratterizzano il film di Rohmer. Un po’ Amleto, un po’ Odissea, un po’ uno spaccamento di palle.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 4
Perché voglio cinema, non teatro.

I diari della sacher – Serie di cortometraggi prodotti da Nanni Moretti e compagni – Italia, 2001
1. Antonio Ruju, vita di un anarchico italiano – giopep Best Of The Show
di Roberto Nanni
2. Bandiera rossa e borsa nera – giopep Best Of The Show
di Andrea Molaioli
3. Ca Cri Do Bo – giopep Best Of The Show
di Susanna Nicchiarelli
4. Davai bistré – Avanti! Presto! – giopep Best Of The Show
di Mara Chiaretti
Quattro cortometraggi che prendono spunto dai diari di un gruppo di persone che ha vissuto la Seconda (alcuni pure la prima) Guerra Mondiale per raccontare, attraverso le loro stesse parole, la loro vita. Delicati, divertenti (a tratti esilaranti), interessanti e struggenti (a tratti commoventi).

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 10
Perché in cinque anni di Cannes e Venezia per la prima volta non ho potuto fare a meno di unirmi agli applausi del pubblico.

5. In nome del popolo italiano
di Valia Santella
Stesso fatto dei quattro documentari qui sopra (diario e tizio che racconta la sua vita), questa volta su un cinquantenne (circa, credo) ex rapinatore di banche che racconta la sua esperienza dentro e fuori dal carcere. Altrettanto interessante, per quanto meno divertente e più (forse troppo) “convinto” dei precedenti.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6.5
Perché l’accento romano mi sta troppo sulle palle.

6. I quaderni di Luisa
di Isabella Sandri
7. Scalamara
di Giuseppe M.Gaudino
Sempre diario + tizio che racconta, questa volta le storie di due persone senza particolari legami con fatti o luoghi famosi, ma non per questo meno interessanti. Purtroppo i due corti soffrono la sindrome da cinefilo represso che si sente grande autore incompreso tipica del gruppo Sacher, che stranamente non affligge i 5 documentari precedenti.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 5.5
Perché forse ero semplicemente troppo stanco.


Lunedì (Gran finale in bellezza con giravolta e gesto dell’ombrello)
Raye makhfi – Italia/Iran/Canada/Svizzera, 2001 [Premio speciale per la regia]
di Babak Payami
Commedia divertente e con momenti molto poetici, che sfrutta un pretesto forse un po’ esile (la necessità di trovare le persone da far votare sparse nel deserto iraniano) per unire fra loro una serie di sketch. La struttura fa acqua da tutte le parti ma, nonostante le (indovinate un po’?) lungaggini, il film si lascia guardare. Il premio alla regia è cmq totalmente incomprensibile.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 6
Perché non credo meriti di più.

How Harry became a tree – Irlanda/Italia/GB/Francia, 2001
di Goran Paskaljevic
con Colm Meaney, Adrian Dunbar, Cillian Murphy, Kerry Condon
Paskaljevic, di cui ho visto solo l’ottimo La polveriera, confeziona la classica favoletta irlandese, col paesotto di campagna, la gente che balla e canta alla prima occasione buona, la ragazzetta bella ed eterea e il vecchio rincoglionito. In realtà il film è tratto da un racconto di Yang Zhenzhong, che dubito sia irlandese, ma fa lo stesso. Divertente, toccante, affascinante, poetico e dominato da un Colm Meaney in forma strepitosa, gigione come non mai.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 7
Perché il capo O’Brien è sempre un grande.

Loin – Francia/Spagna, 2000
di Andre Techine
Il classico film da festival. Anzi, dirò di più: il classico film francese da festival.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 4.5
Perché oggi mi sento veramente buono.

The Others – Spagna, 2001 – giopep Best Of The Show
di Alejandro Amenabar
con Nicole Kidman, Fionnula Flanagan, Christopher Eccleston, Alakina Mann, James Bentley
Un horror angosciante, disturbante, capace di creare una tensione sopraffina grazie alla regia rigorosa e priva di sbavature e terrorizzare lo spettatore con sequenze da manuale. Inutile sprecare parole, è probabilmente il film migliore del festival (o perlomeno di quelli che ho visto).

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 9
Perché ancora una volta il film di genere la sbatte nel culo a tutti quanti.

L’emploi du temps – Francia, 2001 – giopep Best Of The Show
di Laurent Cantet
con Aurelien Recoing
Un film che è sceneggiatura allo stato brado, completamente incentrato sulla mostruora bravura del protagonista (un curioso incrocio fra la testa e l’espressività di Kevin Spacey, gli occhi di Tommy Lee Jones e l’espressione preoccupata di Dan Aykroyd) e sulla grande arte del regista nel dirigere gli attori. 133 minuti che scorrono in placida lentezza, ma senza un attimo di noia (il che, detto da uno che ha sul groppone un’assenza di sonno paurosa e quarantasette film in otto giorni, mi sembra un discreto complimento). Forse è questo, il miglior film del festival.

Voto insindacabile e inoppugnabile del Maderna: 9.5
E vaffanculo.

Cast Away


Cast Away (USA, 2000)
di Robert Zemeckis
con Tom Hanks, Helen Hunt

Cast Away è una perfetta rielaborazione in chiave moderna di uno fra i classici miti della narrativa, quello del naufrago. Ed è una rielaborazione fatta coi controcoglioni, da parte di un regista in grado di gestire il mezzo cinematografico come veramente pochi altri sulla faccia del pianeta (al momento mi viene in mente solo Cameron, ma non dubito ce ne sia qualche altro esemplare).
Quì non c’è un regista che mette in primo piano la ricerca forzata di uno “stile”, una firma, qualcosa che lo renda facilmente identificabile.
No, Zemeckis si mette da parte, lavora al servizio del film e realizza del cinema, del vero cinema, come se ne vede di rado.

La parte di film ambientata sull’isola e in mare aperto è di una potenza devastante, è puro cinema sperimentale privo di qualsiasi connotazione hollywoodiana. Non c’è la facile retorica tipica di produzioni come La tempesta perfetta, non c’è il contentino al pubblico, non c’è nulla di quanto ci si potrebbe aspettare da un’americanata. Ci sono solamente l’isola, un unico personaggio su schermo, la totale assenza di dialoghi e un’impegno registico incredibile, toccante, devastante.
Riassumere in poche righe quello che mi ha dato questo film sarebbe impossibile, ma vorrei perlomeno citare i tre momenti forse più impressionanti, quelle che saltano fuori più spesso nelle discussioni sui vari newsgroup.

La sequenza dell’incidente aereo, agghiacciante nel suo realismo, nella sua ricerca del dettaglio, nella capacità di terrorizzare lo spettatore. Tom Hanks aggrappato al canotto in preda alla furia della tempesta nel buio più completo, illuminato solo a tratti dai lampi, è la sequenza più bella che ho visto al cinema negli ultimi anni.
Il momento in cui Tom Hanks sale per la prima volta sulla montagna, con il dolly che scarrozza muovendosi lungo il panorama e mostrando quanto si possa sentire sperduto, impotente, è semplicemente da brivido. E poi il tentativo di fuga a bordo del canotto. Niente musichette retoriche (per tutta la permanenza sull’isola non se ne sente l’ombra), nessuna necessità di mettere in piedi una scena madre, no: solo il crudo realismo di un uomo che soccombe impotente di fronte alla forza della natura.

C’è poi una parte conclusiva che risulta sicuramente più didascalica e retorica, nonostante contenga perle registiche notevoli (basti pensare alla sequenza nella sala d’attesa dell’aeroporto). Questa fase conclusiva del film, sebbene lasci un retrogusto di contentino per il pubblico, denota un’amarezza e un senso di disillusione lancinanti e risulta parte integrante di quello che resta un grandissimo film.

Pitch Black


Pitch Black (USA,2000)
di David N. Twohy
con Vin Diesel, Radha Mitchell, Cole Hauser

Signori… un gran film di genere, ottimamente diretto (dal regista di The Arrival, bel film con Charlie Sheen dalle atmosfere assimilabili a quelle di X-Files, giunto in Italia solo per il mercato home video e massacrato da pan & scan e doppiaggio). Una bella fotografia, inquietante e di grande atmosfera, degli attori decisamente in parte, una sceneggiatura divertente e a tratti imprevedibile e dei signori effetti speciali. Deve molto ad Alien, come un po’ tutti i film del genere usciti negli ultimi vent’anni, ma questo non è necessariamente un limite.

Affascinante e inquietante, capace di giocare sull’ignoto, il non detto, sbattendo ben poco in faccia allo spettatore con risultati notevoli. E, per essere un film hollywoodiano, anche in grado di andare molto contro gli stereotipi del genere, soprattutto nella caratterizzazione dei protagonisti. Un assassino evaso di prigione e privo di una qualsiasi morale, una tizia che non si fa tanti problemi a sacrificare quaranta persone per salvarsi la vita e un mercenario senza scrupoli. Ok, un paio di loro hanno un minimo di rigurgito morale verso la fine, ma nulla di particolarmente significativo e, soprattutto, spontaneo. E la lotta allo stereotipo si manifesta anche nello sviluppo della trama, con un susseguirsi di morti e avvenimenti tutt’altro che prevedibile. Un gioiello.

Cose a caso