Pitch Black


Pitch Black (USA,2000)
di David N. Twohy
con Vin Diesel, Radha Mitchell, Cole Hauser

Signori… un gran film di genere, ottimamente diretto (dal regista di The Arrival, bel film con Charlie Sheen dalle atmosfere assimilabili a quelle di X-Files, giunto in Italia solo per il mercato home video e massacrato da pan & scan e doppiaggio). Una bella fotografia, inquietante e di grande atmosfera, degli attori decisamente in parte, una sceneggiatura divertente e a tratti imprevedibile e dei signori effetti speciali. Deve molto ad Alien, come un po’ tutti i film del genere usciti negli ultimi vent’anni, ma questo non è necessariamente un limite.

Affascinante e inquietante, capace di giocare sull’ignoto, il non detto, sbattendo ben poco in faccia allo spettatore con risultati notevoli. E, per essere un film hollywoodiano, anche in grado di andare molto contro gli stereotipi del genere, soprattutto nella caratterizzazione dei protagonisti. Un assassino evaso di prigione e privo di una qualsiasi morale, una tizia che non si fa tanti problemi a sacrificare quaranta persone per salvarsi la vita e un mercenario senza scrupoli. Ok, un paio di loro hanno un minimo di rigurgito morale verso la fine, ma nulla di particolarmente significativo e, soprattutto, spontaneo. E la lotta allo stereotipo si manifesta anche nello sviluppo della trama, con un susseguirsi di morti e avvenimenti tutt’altro che prevedibile. Un gioiello.

Blair Witch 2 – Book of Shadows


Book of Shadows: Blair Witch 2 (USA, 2000)
di Joe Berlinger
con Kim Director, Jeffrey Donovan, Erica Leerhsen, Tristine Skyler, Stephen Barken Turner

Una porcheria colossale.
Realizzare qualcosa di simile al primo, stupendo, episodio sarebbe stato inutile e pretenzioso, ma ci si poteva attendere un bel film di genere. Al contrario, ci troviamo di fronte a uno fra i peggiori film dell’anno, scialbo, mal recitato, dalla sceneggiatura completamente sconclusionata e, oltretutto, saturo di pippe mentali metacinematografiche che oscillano fra la noia e la comicità involontaria.
Pare che il distributore italiano sia intervenuto pesantemente sul montaggio. Atto deprecabile, per carità, ma non so quanto migliore possa essere il film nella sua forma originale. Bocciato.

Venezia a Milano giorno per giorno


Alura. Prima giornata di tour de force sui film del festival di Venezia.
Premessa. Quest’anno è, se possibile, organizzato il tutto ancora peggio del solito. Fino a un anno fa era un’impresa titanica vedere tutto, ma per questioni di limiti fisici. Quest’anno, fra orari che si accavallano e ritardi vari, è impossibile punto è basta.
E vabbè…
Per fortuna ci sono parecchi film che escono di sicuro, per cui dovendo sfrondare salto quelli…


Prima giornata
Liam – Stephen Frears, GB (Premio per il miglior attore esordiente a Megan Burns)
Solito film inglese con operai disoccupati, conflitti religiosi, famiglie disgrazià, un pizzico di razzismo, un tocco di ironia e finale tragico. Anzi, solito film di Stephen Frears con tutto quello appena scritto. Si lascia guardare, ma nulla di che. Il Liam del titolo è il bimbetto della famiglia protagonista del film. Elargisce sorrisini simpatici a destra e a manca e balbetta di continuo. Un amore…
Ah, il premio per la ragazzina è sicuramente meritato.

Before Night Falls – Julian Schnabel, USA (Premio speciale della giuria al film e coppa volpi a Javier Bardem per la sua, effettivamente ottima, interpretazione)
Biografia dello scrittore cubano Reinaldo Arenas. Il regista è quello di Basquiat, ma il film, sebbene più lungo, è molto meno noioso. Probabilmente, come in tutti i film di questo tipo, c’è un po’ di vero e un po’ di romanzato, ma in ogni caso la storia scorre liscia e tranquilla, alternando momenti divertenti e drammatici senza un’oncia di patetismo. Simpatiche le apparizioni di Sean Penn, Michael Wincott e Johny Depp (quest’ultimo addirittura in due ruoli, la guardia carceraria maniaca sessuale e la drag queen dalle ampie capacità anali).

O fantasma – Joao Pedro Rodrigues, Portogallo
O questo film è una schifezza, oppure semplicemente non l’ho capito. Sta di fatto che la prima parte è praticamente un porno gay, con tanto di soffocone in primo piano per una ventina di secondi, mentre la seconda parte è il delirio del protagonista che va in giro inguainato in un completino sadomaso d’antologia a comportarsi come un cane. Boh…

Otesanek – Jan Svankmajer, Repubblica Ceca/GB
Versione filmica e modernizzata della fiaba omonima (in pratica una specie di pinocchio molto più incazzato, gotico e, soprattutto, carnivoro), questo film sembra uscito direttamente dalla capa di Jean-Pierre Jeunet (quello di Delicatessen, perlomeno). Grottesco, divertentissimo, totalmente fuori di testa e pure un po’ horror. Bbbello.

Fils de deux meres ou comedie de l’innocence – Raoul Ruiz, Francia
Vacca eva, Otesanek è cominciato in ritardo e questo film non sono riuscito a vederlo…

Ah, giusto a titolo informativo, oggi davano pure, ma non ce la facevo con gli orari:
Dayereh (Il Cerchio) – Jafar Panahi, Iran/Italia
Che ho saltato perchè tanto è già fuori nei cinema, ed essendo stato premiato un po’ ci rimane di sicuro.
Christus – Giulio Antamoro, Italia
Che vabbè, è un film vecchio restaurato e ho glissato…

Seconda giornata
La ville est tranquille – Robert Guediguian, Francia
Quattro/cinque storie apparentemente scollegate si intrecciano a formare un unico grande affresco. La formula è quella vista e rivista in tanti film (l’esempio più recente che mi viene in mente è Magnolia), ma qui è trattata con una sobrietà e una mancanza di, come dire, “spettacolino facile”, notevoli. Ah, il regista è quello di Marius e Jeanette, da cui ha conservato entrambi gli attori protagonisti (molto bravi, soprattutto lei).

Uttara – Buddhadev Dasgupta, India
Film a metà fra la commedia e il dramma (cosa che capita abbastanza spesso in questa venezia) dalle atmosfere fiabesche. Gradevole, anche se l’impressione generale è di grande ingenuità.

La lingua del santo – Carlo Mazzacurati, Italia
Commedia assai divertente con Fabrizio Bentivoglio e Antonio Albanese nei panni di due ladri imbranatissimi. Scade un po’ quando prova a diventare un film serio, coi monologhi del Bentivoglio narrante pregnanti di significato che manco il Kevin Spacey di American Beauty. Nel complesso (molto) divertente.

La monnezza
Serie di cortometraggi affidati a più o meno giovani registi italiani e sponsorizzati da telepiù e lega ambiente.
Mai titolo fu più adeguato. L’unico guardabile è quello di Giuseppe Piccioni con Margherita Buy, ma fa comunque cacare.

Jung (Giang) – Alberto Vendemmiati e Fabrizio Lazzaretti, Italia
Documentario sulla costruzione di un ospedale nel nord afghanistan, prodotto da Emergency con, fra l’altro, anche i soldi ramazzati da Ligabove e compagni l’estate scorsa. Temevo un mattone, viste anche le due ore di durata, e invece è molto interessante e per nulla noioso. Agghiaccianti le parti in cui si vedono i vari feriti in sala operatoria e non, soprattutto se si considera che sono quasi tutti bambini (stiamo parlando del film più splatter che ho visto negli ultimi anni). A dire il vero alcuni momenti danno un po’ l’idea del costruito, col tizio di emergency che spara battute che manco George Clooney in ER, ma in generale direi che è un ottimo documentario.

Saltati che tanto escono o li ho già visti:
Il partigiano Johnny – Guido Chiesa, Italia
Space Cowboys – Clint Eastwood, USA
U-571 – Jonathan Mostow, USA
C’era pure la rassegna su Gassman, con quattro film da lui interpretati, ma vabbè…

Terza giornata
Thomas est amoreux – Pierre-Paul Renders, Belgio/Francia
Futuro non tanto lontano. Un tizio agorafobico non esce di casa (e non vi fa entrare nessuno) da 8 anni. Dopo un inizio di film in cui fa del cibersesso con una specie di supereva (^__^), ci si rende conto che tutto il film sarà visto tramite un monitor. Il monitor personale del tizio in questione è il suo unico punto di contatto col mondo esterno e tramite esso iddu intrattiene le sue (poche) relazioni sociali. Per cui tutto ciò che si vede nel film è quello che appare sul monitor. Senza fare tanti spoiler e stringando dico che il film è molto bello, divertente e godibile.

Zhantai – Jia Zhangke, Hong Kong
Che palle.
3 ore e 20 di cinema inutile.
La vita, inutile, di un gruppo di ragazzetti in un paesotto decrepito all’inizio degli anni ’80.
Sequenza tipo: inquadratura larga su due persone, dialogo di una manciata di secondi, svariati minuti di silenzio.
Ma nei film orientali o si sparano o si guardano, vie di mezzo non ce ne sono?

Seom – Kim Ki-Duk, Corea
Sadismo e perversione in un villaggio di pescatori.
L’amore visto come possessione, dolore, viulenza, sangue.
Interessante più che altro per vedere fino a che punto riesce a spingersi la fantasia malata del regista (lasciamo stare quello che non fanno con gli ami da pesca i protagonisti).
Sarei curioso di sapere cosa pensano le varie associazioni di protezione animali del bel trattamento riservato agli stessi nel film…

Ledereen Beroemd! – Dominique Derudder, Belgio/Olanda/Francia
Commedia agrodolce su un padre di famiglia disposto a tutto, anche al rapimento, pur di far avere a sua figlia la grande occasione di diventare una star. Divertentissimo.

In ritardo, ma magari a qualcuno interessa ancora, posto le rimanenti impressioni sui film di Venezia.
Time And Tide
di Tsui Hark, Hong Kong
Tsui Hark gira a Hong Kong coi soldi della Columbia. Sottotitoli per i non udenti: John Woo, mi fai una sega.

Calle 54
di Fernando Trueba, Francia/Spagna
Un’ora e quaranta di jazz. Di ottimo jazz. Peccato si tratti anche di un’ora e quaranta di pessimo cinema…

I cento Passi
di Marco Tullio Giordana, Italia
La storia di Peppino Impastato, “figlio d’arte” mafiosa che, verso la fine degli anni sessanta, si rifiutò di seguire i passi del padre e si dedicò a manifestazioni e dimostrazioni, mise in piedi con degli amici una radio fatta in casa in stile Radiofreccia e si diede alla politica. Il regista di Pasolini – Un delitto italiano dirige con mano ferma un film dall’ottima sceneggiatura, senza scadere troppo nel sensazionalismo e nel manierismo tipici del genere mafioso, se si esclude l’orribile finale.

Due dollari al chilo
di Paolo Lipari, Italia
Interessante cortometraggio sul destino delle pellicole una volta che non vengono più utilizzate.

Programma di corti:
Afterwords
di Gianfranco Rosi, Carlos Martinez Casas & Jean-Sébastien Lallemand, Italia
O fantasma riassunto in 20 minuti. Due palle lo stesso.
Ferie – Gli italiani e le vacanze
di Gianfranco Pannone, Italia
Divertente montaggio di vari servizi d’archivio (istituto luce) sulle abitudini degli italiani in vacanza ai tempi del bianco e nero.
Saamueli Internet (L’internet di Saamuel)
di Riho Unt, Estonia
Cortometraggio realizzato in stop motion nel quale un contadino estone preso dalla febbre di internet si ritrova risucchiato nel suo stesso pc. Ci sono alcune situazioni divertenti, soprattutto per le parodie dei picchiaduro e le apparizioni dei Men In Black, di Dana Scully e di Bill Gates, ma in generale la noia regna imperante. Quando poi attacca la moralina basata sui più squallidi luoghi comuni in fatto di tecnologio il latte alle ginocchia sgorga copioso.
Standards
di Dan Boord & Luis Valdovino, USA
Una cosa strana. Noiosa, fra l’altro.

Freedom
di Sharunas Bartas, Portogallo/Lituania/Francia
96 minuti di paesaggi con una linea di dialogo ogni 15. Me ne sono andato dopo 40 minuti.

Der Krieger Un Die Kaiserin (Il guerriero e l’imperatrice)
di Tom Tykwer, Germania
Il regista di Lola Corre dirige la stessa bellissima protagonista in un film a metà fra la fiabetta e il polpettone. Splendido per due terzi, orrendo da lì in poi.

Moskva
di Alexander Zeldovich, Russia
Storie più o meno tragiche di una famiglia russa invischiata in traffici illeciti di denaro. Gran bel film, un po’ lento in alcune parti, ma in generale molto bello.

Branca de neve
di Joao César Monteiro, Portogallo
Seguito apocrifo di Biancaneve e i sette nani, che ci racconta cosa è successo dopo. E’ un film sperimentale, al 90% fatto di dialoghi su schermo nero. L’esperimento era anche interessante, ma la fame nera, il caldo insopportabile del cinema in cui lo proiettavano e la stanchezza incipiente hanno reso mooolto difficile la visione…

Placido Rizzotto
di Pasquale Scimeca, Italia
Perchè. Perchè la gente deve applaudire simili porcate? Solo perchè parlano di storie vere? Allora, siccome la tragedia narrata nel film è vera, automaticamente si passa sopra all’infima qualità della pellicola? Io non capisco. Capisco solo che Placido Rizzotto è forse il peggior film che ho visto al festival. Completamente inutile, saturo di tutti gli stereotipi, i luoghi comuni, il patetismo, le banalità che è possibile infilare in un film sulla mafia. Orrendo.

Suspicious River
di Lynne Stopkewich, Canada
Opera seconda della regista di Kissed (quel film, che mi sono perso, sulla tizia che faceva sesso coi cadaveri). Film morboso e inquietante, su una donna che lavora come portiere in un alberghetto di quelli tipici che trovi lungo la strada nei film americani. La tizia in questione fornisce “servizi” particolari ai clienti e, per forza di cose, finisce nelle mani della peggio gente. Pastrocchio registico senza capo ne coda. Finale a sorpresa (si fa per dire) ridicolo. Mah…

Possible Worlds
di Robet Lepage, Canada
Robusto film di fantascienza (ma non vi aspettate astronavi e simili, è più che altro la tematica ad essere fantascientifica) sulla teoria degli infiniti possibili mondi paralleli. Molto, ma molto, ma molto bello. Bravissimi i protagonisti Tom McCamus e Tilda Swinton.

Tilsammans
di Lukas Moodysson, Svezia/Danimarca/Italia
Dal regista dell’ottimo Fucking Amal, un film stupendo, divertentissimo e ottimamente diretto.

Scout Man
di Masato Ishioka, Giappone
Bel film pseudo documentaristico sul mondo dell’erotismo giovanile in giappone (locali, film porno e tutto quanto gravita attorno al sesso). Qualche lungaggine di troppo, ma in generale interessante, asciutto e privo di facili e accattivanti sensazionalismi.

Esperando al mesias
di Daniel Burman, Argentia/Italia/Spagna
Un film prodotto da Rai e Telepiù. Non mi sembra il caso di aggiungere altro.

Die Innere Sicherheit
di Christian Petzold, Germania
Un film totalmente inutile su una coppia di ricercati in fuga da anni che ha avuto l’ardire di mettere al mondo una figlia. Chiaramente finisce in tragedia.

Denti
di Gabriele Salvatores, Italia
Salvatores, dopo aver girato per sette volte lo stesso, mediocre film, prova a cambiare. Ora, al di là del fatto che a livello di tematiche non è che si sia allontanato poi tanto dai precedenti, i risultati sono, se possibile, anche peggiori. Leggendo le interviste scopro che il pelataccio voleva ottenere un’atmosfera allucinata, un effetto sgradevole e fastidioso. Beh, le solite immagini patinate, trendy, modaiole e ricercate, le pretese autoriali risolte in un paio di dissolvenze incrociate messe dove capita, l’orrenda fotografia, i canonici personaggini squallidi da avanspettacolo, mi hanno infastidito oltremodo. Una fetenzia.

The Cell
di Tarsem Singh, USA
Il regista di alcuni fra i più divertenti spot nike (Cantonà che fa orvuà) e del video di Losing my religion estrae dal cilindro una godibile cagatina. La storia va poco oltre il classico thrillerone shock ammerigano, pur proponendo tematiche interessanti come l’eutanasia. Purtroppo non ho gradito affatto ciò che più mi attirava del film: le sequenze oniriche ambientate nella mente dei protagonisti. Sebbene siano concettualmente molto interessanti, la messa in scena l’ho trovata esageratamente influenzata dalle fin troppo evidenti origini televisive di Tarsem, soprattutto per quanto riguarda la fotografia. Eppure ci sono delle cose molto buone, come gli splendidi costumi. Nel complesso non un film da buttare, ma neanche quel mezzo capolavoro di cui parlano in molti. Di sicuro non concordo sull’esaltamento di gente che parla di un nuovo Cronenberg.

The goddes of 1967
di Clara Law, Australia
Film “on the road” australiano, diretto da una cinese, con protagonista un giapponese (e un’australiana). Due ore di noia salvate solo dalle belle immagini. Irritante.

Sud Side Stori
di Roberta Torre, Italia
Sceneggiatura, fotografia, colonna sonora, umorismo straripante, tutto ciò che di buono aveva Tano da morire qui non c’è. Una squallida fotocopia mal riuscita con un paio di lampi divertenti (le apparizioni di Little Tony, più che altro) che di sicuro non salvano la baracca. Un’ora e mezza di soporifero nulla.

You can count on me
di Kenneth Lonergan, USA
Deliziosa ed emozionante commedia sulla storia di un fratello e una sorella. Un gran bel modo di chiudere la rassegna.

Che poi non è con questo film che si è chiusa, visto che il giorno dopo è stato aggiunto…
Brother
di Takeshi Kitano, Giappone
Non so se è il miglior Kitano come dicono alcuni, di sicuro lo trovo migliore dei precedenti che ho visto (Violent Cop, Hana Bi e Kikujiro). In ogni caso è bellissimo, senza dubbio fra i migliori del festival.
Fine.

Cannes, in ritardo, ma magari interessa…


Questo è quello che ho visto alla rassegna milanese. I titoli sono in originale e, purtroppo, non so se i film arriveranno e, nel caso, come verranno tradotti.

Bread and Roses – Ken Loach – Gran Bretagna
La solita Loachata. Storia d’amore interrazziale, scioperanti, protesta sociale, un po’ commedia un po’ dramma. Per carità, fa parte del gruppo di quelli non noiosi, ma francamente comincio a stufarmi di rivedere sempre lo stesso film…

Les Oiseaux en cage ne peuvent pas voler – Luis Briceno – Francia
Cortometraggio in stile Wallace & Gromit con protagonisti una serie di uccelli in gabbia. Divertentissimo.

Le secret – Virginie Wagon – Francia
Donna sposata et frustrata decide di mettere le corna al marito con un bestione nero americano. Divertente.

A la verticale de l’etè – Tran Anh Hung – Francia
Il regista è quello di Cyclo (inspiegabile leone d’oro a Venezia nel ’95) e La Papaya Verde. Il film racconta di un trancio di vita di tre sorelle, una più inguaiata dell’altra. Il dramma è che due delle sorelle sono identiche fra di loro, oltre che ad almeno un altro paio di personaggi e ci sono stati momenti in cui faticavo a capire che succedeva. Cmq mi è piaciuto abbastanza, nonostante le difficoltà.

Koroshi (Film noir) – Masahiro Kobayashi – Giappone
Storia di un killer per caso. Francamente non capisco se tutto il film è parecchio ironico o se è permeato di comicità involontaria. Noiosetto, in ogni caso.

Downtown 81 – Edo Bertoglio – Stati Uniti
Una giornata nella vita di Jean-Michel Basquiat. Girato nel 1981 con lo stesso Basquiat come protagonista. Psichedelico.

Mallboy – Vincent Giarrusso – Australia
Disavventure di un ragazzo appena uscito dal riformatorio e che vive in una famiglia di rincoglioniti. Divertente.

Cuba Feliz – Karim Dridi – Francia
Pseudo documentario su un vecchio rincretinito che va in giro a cantare Besame Mucho con chiunque incontri per strada. Ammorbante.

La Chambre Oscure – Marie-Christine Questerbert – Francia/Lussemburgo/Italia
Adattamento di una novella di Boccaccio su una tizia che si inventa di tutto pur di sposarsi l’uomo di cui è innamorata (e che non la considera manco di striscio). Divertente. Interessante la messa in scena di natura palesemente teatrale, nei costumi come nelle scenografie. Oddio, interessante, a me non piaceva, ma c’è chi ha gradito…

La Noce – Pavel Lounguine – Francia (Vincitore di una menzione speciale al cast, effettivamente parecchio azzeccato).
Sembra un film di Kusturica. Serve altro?

Le Mur – Faouzi Bensaidi – Francia
Cortometraggio avente come protagonista un muro e tutto quello che gli succede davanti, sopra, nelle vicinanze, insomma. Divertente.

Faites comme si je n’etais pas la – Olivier Jahan – Francia/Italia
Un mezzo psicopatico adolescente passa la vita a spiare la gente che abita nei palazzi vicini col suo binocolo. A dire il vero manco è suo, il binocolo. Cmq noiosetto e, a tratti, abbastanza ridicolo.

L’affaire Marcorelle – Serge Le Peron – Francia
Film dossier su un magistrato coinvolto in giri di prostituzione, sesso, droga e rock & roll. Fondamentalmente un gran sfigato.

Lumumba – Raoul Peck – Francia/Belgio/Haiti
Malcolm X in versione africana. Gradevole e, tutto sommato, interessante (per quanto io ‘sti film verità li prenda sempre un po’ con le pinze, come documenti storici).

Les Fantomes des trois – Madeleine Guylaine Dionne – Canada
CHE PALLE

Fast food fast women – Amos Kollek – Francia/Germania/Italia
Divertente.
(Avrete notato che mi sto stancando)

Zamani baraye masti asbah – Bahman Ghobadi – Iran (Ha vinto la camera d’oro e il premio Fipresci)
Storia di un ragazzetto Kurdo (con annessi la sorella e il fratellino malato) e di tutte le sfighe che gli capitano. Forse un po’ lento, ma decisamente bello.

Petite Cherie – Anne Villaceque – Francia
Un film semplicemente ridicolo.

Tout va bien, on s’en va – Claude Mourieras – Francia
Altra storia di tre sorelle unite nel bene e nel male. Caruccio. C’è la bionda de La vita sognata degli angeli.

Purely Belter – Mark Herman – Gran Bretagna
Il regista è quello di Grazie signora Tatcher. Storia di due ragazzini che fanno di tutto per racimolare i soldi necessari all’acquisto di due abbonamenti per andare a vedere il Newcastle allo stadio. Divertentissimo. Scene clou: l’ingresso allo stadio e l’incontro con Shearer (conseguenze comprese).

Peppermint Candy – Lee Chang-Dong – Corea del sud
Pallosissima storia della vita di un suicida percorsa a ritroso (prima ti fan vedere la morte, poi i motivi del suicidio e poi si va sempre più indietro a botte di dieci anni circa).

YiYi – Edward Yang – Giappone (Premio per la miglior regia MERITATISSIMO).
Capolavoro. Non dico altro che tanto uscirà di sicuro.

Lista de espera – Juan Carlos Tabio – Spagna/Francia
Un gruppo nutrito di persone si trova a trascorrere sa dio quanti giorni alla stazione degli autobus in attesa che di poter partire. Succederà di tutto. Divertentissimo.

Head Stand – Lisa Robinson – Stati uniti
Cortometraggio. Manco me lo ricordo. Ma non era un gran che, cmq.

Some voices – Simon Cellan Jones – Gran Bretagna Storia di un tizio appena uscito dal manicomio che sente le voci, crea problemi al fratello e si inammora della fighetta di Trainspotting. Caruccio.

Dancer in the dark – Lars Von Trier – Danimarca (Palma d’oro e premio per la miglior attrice a Bjork entrambi strameritatissimi).
Capolavoro. Totale. Assoluto. Bellissimo. Da vedere. Per forza. Von trier si è cacato il cazzo del dogma (almeno in parte) e gira completamente in digitale. Lo stile è sempre quello (sembra di giocare a Doom), ma i dettami dogmatici non sono seguiti alla lettera (e alla fine è giusto così, meglio non esagerare con le fisime da autore). In ogni caso il film è stupendo e Bjork è bravissima. Ah, una cosa buona il dogma ce l’ha: l’assenza di musiche. Oh, io sono un amante delle colonne sonore, ma cazzo, in ‘sto film non c’è una sola singola nota che ti dica “vai, emozionati”, eppure, da un certo punto in poi, sono stato quasi costantemente con le lacrime agli occhi…

P.S. Bjork è stupenda. Nei video clip non mi piace e non mi piacerà mai per come si concia, ma in questo film ha uno sguardo e un sorriso quasi criminali nella loro bellezza.

Ogni maledetta domenica


Any Given Sunday (USA, 1999)
di
Oliver Stone
con
Al Pacino, Jamie Foxx, Dennis Quaid, Cameron Diaz, James Woods, LL Cool J, Matthew Modine, Aaron Eckhart

Any Given Sunday contiene tutti i pregi e i difetti dei film di Oliver Stone, perlomeno di quelli più recenti. Gran montaggio, regia che, pur ovviamente eccelsa sotto il profilo tecnico, risulta troppo didascalica e pregnante di simbologie e facili moralette sparse, sceneggiatura rivedibile, con personaggi che parlano come in un telefilm di quart’ordine, e soluzioni stantie. C’è praticamente tutta la collezione di clichè del genere sportivo, dal dopato, al vecchio, al giovane “che rompe le palle all’allenatore ma in fondo è un bravo ragazzo”, al coach stesso che è vecchio ma in fondo ancora ce la fa, a quello che se prende un’altra botta muore, a quello che pensa solo ai soldi ma in fondo è uno sportivo vero, ai dottori (uno buono e uno cattivo), alla padrona senza scrupoli e così via. Sembra il cast di un improbabile Major League 3 – Let’s go to NFL.

Il culmine, poi, è la partita finale, che si svolge secondo copione, emozionando lo spettatore che ormai si è affezionato ai giocatori e vuole vederli vincere. E allora facciamoli sudare, ma vincere, e tiriamo le fila del tutto con i giocatori che improvvisamente si amano, sono affiatati, giocano per la squadra, sono tutti ligi al dovere e batteranno la squadra cattiva con l’allenatore puzzone che ha lo sguardo come quello dei sette nani delle multinazionali del tabacco di The Insider. E già che ci siamo, ci sbattiamo pure la redenzione del mignottone presidente, che in fondo è pura dentro anche lei. Per non parlare di Al Pacino… Rupert Everett accetta solo ruoli da gay, Al Pacino accetta solo monologhi. Qua poi è un delirio, praticamente passa tutto il film a parlare da solo.

Chiaramente il culmine è il discorso alla squadra prima dell’ultima partita, eseguito secondo il manuale del perfetto Robin Williams. Al attacca a predicare di buoni sentimenti, onore e cose tanto giuste, i giocatori lo ascoltano, la musica sale, lo spettatore si emoziona, il ribelle è d’accordo e avanza verso lo schermo per esaltare il pubblico, Al Pacino sbraita in tutta la sua raucedine e urla sempre di più fino al culmine del discorso, la squadra salta in piedi e comincia a urlare, la musica sale e copre le urla, si corre in campo, attacca un remix della musica di Mortal Kombat (è veramente identica) e finalmente cominciano a giocare.

Sì, finalmente, perché l’unico lato veramente positivo (e l’unico motivo per cui ‘sto film non è noioso come tutti i recenti di Stone) sono le partite, girate alla stregua di un action movie e, in sostanza, se si esclude qualche tecnicismo ogni tanto, godibilissime anche da chi di palle ovali non capisce una mazza.

Venezia, casomai vi interessasse


Cosa mi è piaciuto
With or without you (simpatico, spiritoso, originale, intelligente. E bravo Winterbottom)
La quantità spaventosa di belle figliole che frequentava la rassegna.
Appassionate (che mi ha fatto venire in mente ualone e tommasone).
Adwa (perchè è un bel documentario girato in maniera originale)
Vedere sempre le solite facce.
A domani (anche se sul finale si ammoscia un po’)
Eye of the beholder (anche se non è poi una meraviglia)
I panini del bar di fianco all’Anteo.
La protagonista di Nordrand (la mora)
Tipota (e bravo Bentivoglio)
Sweet and Lowdown (Woody Allen non farà più i capolavori di una volta ma spesso e volentieri fa bei film intelligenti e divertenti)
Une liaison pornographique (uno dei più belli in assoluto)
Crazy in alabama (decisamente Banderas è meglio come regista che come attore)
La mora alla proiezione di Crazy in alabama.
Come te nessuno mai (BELLISSIMO Il più bello. Perlomeno di quelli che ho visto. Personaggi azzeccati, sceneggiatura ai massimi livelli, buoni attori e soprattutto vero. Di un vero che più vero non si può.)

Cosa non mi è piaciuto
Questo è il giardino (CHE PALLE. Brutto, lento e pretenzioso.)
Vedere sempre le solite facce.
Bleeder.
I tramezzini che ho mangiato l’ultimo giorno.
Seventeen years.
La gente che se ne va prima della fine dei film.

Ci sto pensando
Nordrand (mah….)
Holy smoke (con Ritratto di signora mi era venuto il dubbio che la Campion si fosse rincoglionita, ‘sto film mi ha mandato ancora più in confusione. Prima parte tutto sommato non male, poi totalmente assurdo)
A week in the life of a man (insipido, e si che storie d’amore era così caruccio)
A texas funeral (che film assurdo)

Gli altri non li ho visti causa sonno e impegni col servizio civile. Spero di essermi perso qualche capolavoro perchè altrimenti il livello medio è sceso parecchio rispetto agli anni scorsi. Siamo dalle parti del festival di Cannes. E non è un complimento. Cmq mi sono divertito.

Cose a caso