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Il dominio dell’internet

Allora, sta succedendo questa cosa che ormai la bava dell’internet decide tutto. È un bene? È un male? Mboh, non lo so. Di sicuro è un’iperbole e non sta realmente succedendo, ma ci siamo capiti. Qualche esempio? Per esempio BioWare che “ritratta” il finale di Mass Effect 3 (ne avevo pure scritto… e neanche l’ho giocato!). O la gente che fa le dichiarazioni all’E3 e poi ritratta, tipo sul caso della Lara Croft vittima di attenzioni sessuali. Sony che elimina da The Amazing Spider-Man 2 le scene con Mary Jane Watson, ufficialmente perché erano due o tre e per ragioni narrative preferiscono farla esordire direttamente nel terzo episodio. Solo che poi leggi che si parla addirittura di recasting e ti viene il dubbio che, visto il clima, sia un dietrofront figlio della sbavata globale sulla sempre annosa discussione “Ma non è abbastanza gnocca!”. E qui, fra l’altro, ci metto un mia culpa: com’è che il Kingpin nero di Daredevil mi diverte e non mi crea problemi, ma se Mary Jane non è abbastanza gnocca ci scrivo addirittura un post? Eh, siamo fatti così, è l’ormone nerd. E poi, ovvio, il tema del momento, Microsoft che decide di fare dietro front sulla faccenda dei DRM di Xbox One. Agevolo qua sotto un video in cui ne ho chiacchierato con tre brutte persone.

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Dicevo. È un bene? È un male? Mboh, non lo so. Di certo so che spesso “l’opinione pubblica” internettara mi dà l’idea di essere guidata più che altro dal caos del momento, dal bordello della rabbia da forum, dallo sbavare incontrollato. E, insomma, non mi pare esprima sempre opinioni ragionate, men che meno con toni equilibrati e signorili. D’altra parte è anche vero che, oh, se un’azienda deve accontentare i suoi clienti e ha modo di adattare il proprio prodotto alle esigenze di questi clienti, oh, beh, perché no? Di fondo, il risultato, si spera, è che i clienti sono soddisfatti e l’azienda pure, perché si ciuccia i soldi dei clienti. Win-win, insomma. Certo, poi nel mezzo ci sarebbero tutte le possibili e immaginabili considerazioni sul ruolo dell’autore, sulla necessità, ogni tanto, di far anche piovere un po’ le cose dall’alto e non piegarsi, sul fatto che a volte gli utenti sbraitano spinti dall’abitudine e dalla non voglia di cambiare. E sto parlando in generale, lo sottolineo, non necessariamente del caso specifico di Xbox One. Quindi? Bene? Male? Boh? Onestamente, se davvero cambiano l’attrice di The Amazing Spider-Man 2, a me la cosa un po’ fa ridere e un po’ mette tristezza. Diventa veramente il simbolo di come si fa in larga parte il cinema oggi, guidato da produttori senza coglioni che non hanno idea di cosa significhi fare il proprio lavoro, o forse non hanno proprio idea punto e basta. E questo a prescindere dal fatto che poi magari ne vien fuori un film godibilissimo – rischio la vita ricordandovi che apprezzato il primo – ma proprio come concetto in sé.

E alla fine è anche un po’ per questo che mi sta simpatica la Sony dei videogiochi, nonostante all’epoca della prima PlayStation la vedessi come quella cattiva, come il fumo negli occhi per me che ero cresciuto con Commodore, Sega e Nintendo (vedi? l’abitudine!), nonostante la seconda PlayStation mi sia venuta a nausea causa overdose da PSM, nonostante con la terza PlayStation abbia giocato pochissimo e più che altro visto film, nonostante, allo stato attuale, della quarta PlayStation mi attiri solo il prezzo. Perché paradossalmente la Sony dei videogiochi sembra comportarsi in maniera del tutto opposta. La Sony dei videogiochi, che pure non fa opere di bene e sicuramente fa quel che fa e decide quel che decide perché ritiene sia il modo migliore per avere successo commerciale, è la Sony che spinge su David Cage, che pubblica il primo e il secondo Siren, che lascia tutto il tempo del mondo a Polyphony e a quel tossico di Fumito Ueda, che crede con tutte le forze in The Unfinished Swan e thatgamecompany, che s’inventa Parappa the Rapper, punta fortissimo su The Witness e ha rotto le palle con Littlebigplanet, ma senza Littlebigplanet col piffero che Project Spark. E insomma, è quella lì.

E dove voglio andare, con tutto questo discorso sconclusionato che inizia da una parte, finisce dall’altra e sembra non avere un filo conduttore perché in effetti non ce l’ha? Ma che ne so, è tardi, sto morendo dal caldo e m’è venuta voglia di scrivere cose a caso. Buonanotte.

Domani vado a vedere il film con Clark Kent. Ho onestamente molta paura. Invece, quello con Smith & Son non m’è dispiaciuto, pensa te.

Considerazioni a caso di ritorno da Los Angeles

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Ribadisco con forza le opinioni espresse in quell’altro post. La sola idea che se voglio giocare questo gioco, quello e quell’altro devo avere tutte e tre le console mi fa venire la scabbia.

Andare al cinema mi piace troppo. Ed è una roba che dà assuefazione. Da quando vivo a Monaco, mi sono (ri)abituato ad andarci tantissimo. Arrivato a Los Angeles, per un motivo o per l’altro, non ci andavo da due settimane. Quando mi sono seduto in sala lì in zona L.A. Live ho avuto proprio il momento “ah, ecco”. Chi mi dice che a casa con l’impiantino è troppo meglio e non capisce cosa io veda di tanto bello nell’andare al cinema ha centrato il punto: non capisce. Non è un problema, a ognuno il suo. Per me, essere lì sommerso dallo schermo e dalla marea sonora, mentre rido, mi esalto, m’abbatto le mani assieme al TMO e ai maranza ammerigani, è proprio una cosa completamente diversa. Poi, per carità, guardo valanghe di film a casa, va benissimo. Ma essere lì dentro, a luci spente, è un’altra faccenda.

Fast & Furious 6 è mamma mia. Poi farò il mio post da ultimo arrivato, però mamma mia. Che poi, dopo settimane di rosicaggio spinto, già solo il fatto di essere lì in sala ad aspettare che iniziasse mi ha messo addosso una fotta allucinante. C’avevo la pelle d’oca e gli occhi lucidi. Ma per tutto il film, eh. Ogni tanto, purtroppo, i personaggi si fermavano a parlare, ma poi ricominciavano a succedere le cose ed era tripudio. In quel contesto, poi, circondato da nachos. Ah, che bellezza. Mancava solo una cosa, che è poi l’altra cosa dell’andare al cinema: girarmi di lato e vedere il viso giusto illuminato dalla luce dello schermo. Quanto è bello girarti di lato e guardare il viso della persona a cui vuoi bene che si sta divertendo assieme a te, illuminato dalla luce di uno schermo gigante? È fantastico. Io invece mi giravo e vedevo un tizio pelato con la barba. Ma insomma, va bene lo stesso.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Fra le più grandi decisioni della vita, c’è stata quella presa dal gran consiglio dei saggi più o meno abruzzesi durante la scorsa GDC. In questa settimana di E3 ci siamo riempiti la casa di provviste. Facevamo colazione con frutta, latte e cereali. Una sera ho fatto gli spaghetti al pomodoro e la sera dopo Gino Kenobittino ha estratto dal cilindro la matriciana. Quando ordinavamo la pizza da Domino erano due o tre fette. Una mattina ho perfino preparato i panini per me e Fotone, da mangiare a ora di pranzo. Tutto un altro vivere, niente più lotta con la digestione quando alle dieci di sera devi scrivere gli articoli, il piacere di mangiare… e poi, cacchio, se non sei costantemente sazio prima ancora di sederti a tavola, ti godi anche di più quei due o tre pasti veramente porci che ti concedi.

L’E3 non è la mia fiera preferita, ma poi esserci, fare, gestire, cosare, è sempre piacevole. Anche se c’è Zave. In più mi sembra che quest’anno, con tutti i se e i ma possibili e immaginabili, si sia pure lavorato molto bene. O comunque poteva andare peggio, dai.

La stragrande maggioranza delle robe interessanti viste in fiera c’aveva un numero nel titolo, oppure era un reboot, o comunque, anche quando era nuova, non sembrava avere nel sacco nulla di davvero dirompente, era sempre un “ti rifaccio meglio questa idea, te la rifaccio next gen”. Che palle. E che palle anche se poi molta di quella roba la voglio giocare, eh! Poi c’è sempre il gioco che spicca un po’, la robina indie, quel che ti pare, ma insomma.

Xbox One ha i giochi più interessanti, ma costa di più. PlayStation 4 costa di meno, ma ha delle esclusive di cui non potrebbe fregarmene meno. Saranno annunciati altri giochi, verrà voglia, sarà bellissimo lo stesso, comunque avete da schiattà. Dei paletti e dei limiti non me ne frega niente. Mi spiace per tutti quelli che ci patiranno, lo dico sul serio, ma io ho le console sempre attaccate all’internet, quando vado al mare o in montagna voglio fare altro (e comunque ho i robi portatili) e se voglio spendere meno soldi compro su Steam, su GOG e negli Humble Bundle, non da Gamestop. Quindi, insomma, per me quelle robe non sono problemi. Per me. Rimane il fatto che non sento troppo l’esigenza.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, “qualcuno” aveva detto che loro non fanno i seguiti e le serie in catena di montaggio, che innovano, che se fanno un nuovo episodio è per offrire qualcosa di veramente nuovo. Era la Nintendo Difference. Oggi veniamo da quattro New Super Mario Bros. in cinque anni, su console portatili è un tripudio di remake e riedizioni, il nuovo Mario 3D è la versione Wii U di un gioco che in fondo era già di suo la versione 3DS di Super Mario Galaxy, stiamo aspettando Pikmin 3 e Mario Kart 8, annunciano il nuovo Mario Golf, presentano il nuovo Smash Bros., mettono Retro Studios a fare il nuovo Donkey Kong e insomma in pratica è come Ubisoft e Activision, solo con un po’ più calma, eppure stiamo ancora qui a raccontarci della Nintendo Difference. Perché? Perché adesso la Nintendo Difference è diventata “fanno i giochi con i colori e le cose puffettose e il gameplay bello”. E per carità, ci sta pure, perché è comunque vero che sono giochi dal taglio “diverso” e, intendiamoci, sono giochi bellissimi e che piacciono tanto a me per primo (basta leggere tutto quel che ho scritto sui vari Mario negli ultimi anni, per capirlo). Però la Nintendo Difference ce l’avevano raccontata come una roba ben diversa. Così è facile.

La cosa più bella dell’E3 è quando poi hai un giorno libero e magari noleggi una macchina tipo quella roba tamarra là in cima e te ne vai in giro con un losco figuro e con quell’altro a spender quattro soldi per negozi e a visitare luoghi che non hai mai visto prima, scoprendo pezzetti di mondo che altrimenti non conosceresti. Mi piace troppo, andare in giro a caso in posti che non conosco. È bello. Mi sa che, assieme alla GDC, è il motivo principale per cui non riesco a convincermi a fare un lavoro serio. Si chiamano benefit.

L’altra cosa più bella dell’E3 è la settimana dopo l’E3, quando sei tornato a casa. Solo che quest’anno è un po’ meno bella perché fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Xboxcast

Questa settimana, con imprevedibile colpo di scena, abbiamo pubblicato un Chiacchiere Borderline registrato d’urgenza dopo la conferenza di presentazione di Xbox One. Così, per commentare subito la cosa. Pazzesco, eh? Ne è venuta fuori un’ora di chiacchiera dell’argomento, più chiaramente un’altra ora e mezza di chiacchiere su ulteriori robe a caso. Trovate il tutto a questo indirizzo qui.

E domani, invece, si registra un episodio extra di The Walking Podcast.