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Wii U, eccoci

Ho iniziato a scrivere questo post per pubblicarlo qua dentro e poi, in corsa, m’è venuto in mente che magari poteva essere carino sbatterlo anche su Outcast. E quindi lo sbatto anche su Outcast. Se poi non frega niente a nessuno, pazienza. Ce ne faremo una ragione.

Venerdì, in pausa pranzo, sono andato al Media Markt (nome tedesco del Media World) più grande del mondo, che sta qua a Monaco, prendendo la mia bella metropolitanina, per comprare il Wii U che avevo prenotato qualche giorno fa. Un Premium Pack prenotato mirando Nintendo Land e rifiutandomi di accettare la proposta del paccozzo con ZombiU. Un po’ perché sossoldi, un po’ perché il gioco di Ubisoft l’ho provato a Colonia e non ci sono proprio impazzito, un po’ perché al momento non sento l’esigenza di Pro Controller e si fa sempre in tempo a prenderlo poi. Quindi Nintendo Land e ovviamente Mario, ci mancherebbe. Poi, è chiaro, nel frattempo ho letto la recensione di Ualone di ZombiU, mi sono venuti i dubbi esistenziali e, una volta davanti ai giochi, ho tentennato, ho fatto i conti, ho aperto play.com sul telefono e per fortuna mi sono reso conto che se anche volessi comprarlo, quel maledetto gioco, lo pagherei meno grazie all’internet e ai paradisi fiscali. E quindi niente, ho acquistato il previsto, ho perso il treno di rientro perché son stato troppo a tentennare e son tornato a casa tardissimo per appoggiare tristemente il sacchetto in salotto e mettermi poi a lavorare il resto del pomeriggio. Toccava aspettare, per il giocattolo nuovo.

Ma facciamo un passo indietro.

Mi rendo conto che può sembrare bizzarro e poco credibile, vista la mia passione, visto il mio lavoro, visto tutto quanto, ma questa è la prima volta in vita mia che compro una console al day one. E appena la seconda volta che ne compro una al lancio, se per “al lancio” vogliamo intendere “più o meno appena uscita”. La prima, si sarà intuito dall’immagine qua sopra (anche se la mia scatola è diversa), fu col Sega Megadrive giapponese, acquistato il prima possibile dal mitico negozio 68.000 e dintorni. Per comprarlo, da picciriddo, vendetti il Sega Master System, con pistola ottica, occhiali 3D, joysticckone extra e una quarantina di giochi. E, insomma, era quel Master System con ancora solo il gioco della lumachina in memoria, era una roba a cui ero affezionatissimo e fu dolore vero. Il tutto per un Megadrive con tre giochi. Non che me ne sia pentito, eh. O forse sì, visto che in anni recenti ho ricomprato tutto su eBay, ma insomma. In ogni caso, di sicuro non fu il giorno del lancio, perché i tempi, la logistica, quel che vi pare. Anzi, passarono mesi. Però fu circa un anno prima dell’arrivo in Europa. Quindi, dai, in prospettiva, possiamo considerarla l’unica altra occasione in cui ho fatto qualcosa del genere. 
Da allora a oggi, mai. Perché le console al lancio costano troppo e hanno pochi giochi interessanti. Perché, quando non gioco per lavoro, tendo a giocare quasi sempre tutto in ritardo, quindi sai che mi cambia. Non che la curiosità manchi, eh, la voglia del giocattolo nuovo, del mettere le mani sul nuovo pezzo del mondo dei videogiochi, di provare quei due o tre titoli comunque interessanti che ci sono sempre, però così è. Le ho sempre comprate in ritardo di almeno un anno, cercando nell’usato, aspettando tagli di prezzo o magari saltandole proprio, giocandole a casa di amici e recuperandole anni dopo in fotta da retrogaming. E perché stavolta no? Che c’ha il Wii U di diverso da quanto appena descritto? Assolutamente nulla. Sono diverso io, però, o comunque è diverso il contesto.
Anche qui, sembrerà una scusa, sembrerà quel che sarà, ma è tristemente vero: ad aver fatto capitombolare la bilancia dal verso sbagliato è stato il lavoro. In passato, mi son sempre trovato in situazioni lavorative nelle quali comprare la console nuova non m’avrebbe cambiato nulla. Per dire, lavorando su PSM, avevo accesso alle pleistescion redazionali e non mi servivano le icsbocs. E quindi comprai in ritardo l’icsbocs e ancora più in ritardo la pleistescion 2. Stesso discorso per la generazione successiva. Oggi, invece, il Wii U lo userò assai per IGN e per Outcast. E, boh, ci tengo, a fare cose per entrambi i siti. Ma soprattutto, diciamocelo, ci tengo a farle per Outcast. Ci tengo a scrivere cose sul Wii U e a dire la mia quando a gennaio faremo l’ormai tradizionale podcast speciale sulla console. Ed è chiaro che è un mix di cose, non è solo l’elemento lavorativo, però le altre cose ci sono sempre state, l’unica a render la faccenda differente, stavolta, è quella. Pensa te, come sto messo male.
Poi c’è anche il fatto che me lo posso permettere, eh. Ché altrimenti non si va da nessuna parte.

E dunque, venerdì sera, dopo aver finito di lavorare, dopo cena, si scarta ‘sta benedetta console. Tiro fuori tutto, spacchetto, appoggio, disfo, richiudo e assemblo. Inizio a montare e a divertirmi con quel divertimento che è proprio del mettere le mani sul giocattolo nuovo. Ridacchio pensando che Nintendo, paradossalmente, è la prima a infilarti nella scatola un cavo HDMI ma, per sicurezza di darmi comunque fastidio, non mi mette l’uscita a parte per l’audio digitale. Attacco il GamePad, attacco tutto e avvio. Ed è subito giuoia. La giuoia di far casotto con una roba nuova. Ma anche sorpresa e stupore. Lo so, pare folle, abituati come siamo ad avere per le mani tablet, smartphone e tutto sommato pure DS e 3DS, ma stringere in mano un pad per una console casalinga che c’ha in mezzo quello schermo, in qualche modo, un po’ di magia me l’ha messa addosso. È la novità strana ed è fascinosa.
Subito è il momento di creare l’account e, attenzione, Nintendo introduce una CLAMOROSA INNOVAZIONE. Un passo avanti di portata biblica. Ai giapponesi piace procedere con calma, tipo con l’evoluzione dei movimenti dei protagonisti di Resident Evil, o, appunto, con quella dei Mii. Su 3DS si potevano importare i Mii del Wii, ma, attenzione, quello da legare all’unico account doveva essere nuovo, no no, col piffero che potevi continuare a usare il tuo Mii cui eri affezionato. Ecco, qua, su Wii U, si possono importare i Mii del 3DS e, INCREDIBILE AMMISCI, si possono legare quei Mii importati agli account! Si possono creare diversi account del tutto indipendenti, coi loro salvataggi, le loro identità online e via dicendo. E son belle cose. Certo, siamo comunque lontani dal piacere di accendere PlayStation Vita e, dopo aver tirato quattro bestemmie per la gestione ridicola del primo aggiornamento di sistema, ritrovarsi lì sopra lo stesso account di PS3, perché è unico e condiviso. Ma, ehi, con calma.
E allora parte poi il cazzeggiare, l’esplorare i menu, lo sfogliare il manuale, l’attivare la funzione per controllare la TV col GamePad, il comodo scrivere cose toccando lettere col ditino o col pennino, invece che muovendo in giro quel maledetto schifoso di cursore del Wiimote, l’impostare pian piano tutte le opzioni… e poi improvvisamente la magia si infrange sulla distruzione dei maroni. Che lentezza. Mamma mia che lentezza. Wii U è lento. Non è in realtà più lento di Wii (anzi, via, va più veloce), ma, cacchio, passare da un canale all’altro, aprire certe sezioni (in particolare le impostazioni di sistema) è roba lenta. Carica. Intendiamoci, la cosa è probabilmente, almeno in parte, anche giustificata: in fondo stai aprendo delle applicazioni, c’è l’internet di mezzo, quel che vi pare, però il problema è di percezione. Sarà giusto, sarà sbagliato, sarà diverso, ma il mondo attuale ci ha abituati al fatto che quando smanetti con un touch screen è tutto immediato, veloce, senza sbattimenti. Qua no. E anche se levi questo fattore, voglio dire, gironzolare per i menu di PlayStation 3 sarà mica così lento? Anche la Dashboard di Xbox 360 spacca i maroni giusto quando si incanta un po’ a caricare contenuti legati a Live, ma per il resto va che è una crema. Insomma, boh, un po’ di noia sopraggiunge, questo sì. Anche se, intendiamoci, è tutto sopportabilissimo, non siamo mica in zona Commodore 64. Però, ecco, David Jaffe, a cui viene la gonorrea anche solo guardando i loghi che appaiono in avvio di un qualsiasi gioco, non sarà contento.
In compenso l’eShop va una crema. Davvero!

Ripresomi dall’improvviso coma, giunge il momento di fare le cose brutte. Tipo che il GamePad, ovviamente, dalla scatola ci è uscito mezzo scarico e c’è fra l’altro da tirar giù il temuto aggiornamento. Ma prima, per forza, almeno un livello di New Super Mario Bros. U. Apro la scatola del gioco è c’è quella deliziosa mappetta (con le scritte in tedesco, sigh), infilo il disco, partono le musichette, le cose, l’introduzione, la grafica in accaddì, il primo livello, salti, piroetti, il costume, le monete giganti, le piante carnivore, quel morbido piacere del giocare a un Mario. Ah, pace dei sensi! Unica preoccupazione: devo dire che giocare guardando la TV, ma avendo costantemente uno schermo acceso fra le mani, che mi occupa la coda dell’occhio, un po’ mi dà fastidio. Non nel senso che mi distrae, ma proprio un fastidio quasi fisico, tipo quando ho rigiocato a Dead Space: Extraction su PS3 e starmene al buio con quel cacchio di globo luminoso del Move costantemente acceso in un angolo del campo visivo mi faceva venire il mal di testa e sanguinare gli occhi. Boh, vedremo.

Sotto questo aspetto, comunque, mi tocca ribadire quanto ipotizzato in quel Videopep che sta a questo indirizzo qua. Secondo me Nintendo ha avuto una bella intuizione, nello spostare in alto l’analogico di destra. Io, il GamePad, lo trovo proprio comodo. Lo trovo comodo per un gioco di Mario, che chiaramente è tutto croce digitale e tasti frontali, ho trovato comodo usare i due analogici in alto per quel poco che ho giocato a ZombiU e trovo comodo agire sui tasti frontali lasciando al volo l’analogico in alto. Magari poi non diventerà standard, ma per me è una cosa azzeccata. Anche se ho qualche dubbio sulla qualità delle due levette analogiche, ma quello è un altro discorso. Le argomentazioni complete stanno nel video, comunque, non le ripeto. Anzi, dai, metto il video qua sotto.

Ma insomma, l’aggiornamento. Terremoto, tragedia e smarrimento? Boh, io mi preparo a concludere la serata di venerdì su quello, perché chissà quanto ci vuole, e invece in mezz’ora è tutto fatto. Saranno i miracoli della VDSL tedesca. Ad ogni modo, tutto liscio, ed ecco che all’improvviso il Wii U mi si anima, invaso da nuove funzioni e Mii che corrono da tutte le parti. Ma che cosa carina! Prima di pasticciarci, però, facciamo un giro nell’eShop. Bello, semplice, scorrevole, tramite il Touch Screen si naviga che è un piacere, è veloce, i download vanno in background mentre fai altro… insomma, è un negozio online fatto in maniera cristiana. Non sarà magari perfetto, ma, ehi, per essere su una console Nintendo, è grasso che cola. In compenso, purtroppo, al momento non c’è l’integrazione che si è vista sull’eShop 3DS: i titoli WiiWare e Virtual Console Wii, qua, non ci sono. Arriveranno? Mboh? Vedremo. Fra l’altro, vedi i casi della vita, ho giocato e recensito World of Goo su Wii, ora faccio lo stesso con Little Inferno su Wii U.
E, a proposito di Wii, gestiamo la procedura assurda. Che, Dio santo, prevede di avere accesso ad entrambe le console, possibilmente accese assieme, per fare cose. Wii, su Wii U, si usa con un emulatore realizzato in pieno stile Nintendo. Nel senso che uno dei canali di Wii U è proprio un emulatore di Wii in tutto e per tutto (al di là di alcune funzioni morte e sepolte). Quando lo avvii, il GamePad sviene, fai tutto col Wiimote e perfino dal punto di vista della memoria viene simulato un Wii. Quindi, chi magari sperava di poter sfruttare la maggior memoria di Wii U per tenere tutto il WiiWare e tutto il Virtual Console in un solo posto (io, per dire) s’attacca. Stesso numero di blocchi, stessa esigenza di appoggiarsi a una scheda SD se hai più di cinque o sei giochi scaricati. Scheda SD che, fra l’altro, Wii U non riconosce. La console ha uno slot per leggerne, ma le legge solo e unicamente in modalità Wii. Al di fuori di quella, riconosce solo periferiche esterne collegate tramite USB. Il che è delizioso, per chi magari vorrebbe riciclarsi per i giochi scaricati dall’eShop di Wii U la SD che usava su Wii, no? Già.
Comunque, la procedura.

Allora, trasferire account, salvataggi e giochi da Wii a Wii U è uno sbattimento. Bisogna scaricare l’apposito programma all’interno del Wii emulato su Wii U. Attivarlo, per fare in modo che salvi le sue robe sulla SD precedentemente inserita nella console. Estrarre la SD, infilarla nel Wii, dove si è scaricato lo stesso programma, dare il via, attendere che i dati vengano copiati, estrarre la SD, inserirla nel Wii U, completare il tutto con un bel taglia e incolla automatizzato. In tutto questo, a bonus, io ho provato la meravigliosa sensazione lisergica dell’usare due Wiimote contemporaneamente, legati a due console diverse, passando al volo dall’una all’altra con due colpi sul telecomando e avendo davanti due sensor bar collegate a due console. E, chiaramente, il Wiimote rilevava entrambe le barre, non ci capiva nulla, sdoppiava il cursore, andava in giro a caso. Era talmente folle che, invece di allontanare le barre per eliminare il problema, ho proseguito così. Era più divertente.
Tutta la faccenda, va detto, viene accompagnata da una deliziosa animazione con i Pikmin che trasportano la roba da una console all’altra. E cosa genera, tutto questo? Che nel Wii emulato su Wii U ci si ritrovano i Mii, i salvataggi (di roba Wii) e i giochi scaricati che stavano sulla vecchia console. E al Wii che succede? Succede che viene brasato, torna quasi come nuovo. “Quasi”, perché se apri il canale dei sondaggi ci trovi registrate domande e risposte, ma legate a dei Mii anonimi, dato che quelli che stavano lì li hai eradicati. E non solo.
Sul Wii, per esempio, rimangono anche i salvataggi dei giochi Gamecube, dato che Wii U non li supporta, ed eventuali giochi che per qualche motivo non è stato possibile spostare. Per esempio, il primo LostWinds non si sposta, immagino perché, come spesso accade anche in altri ambiti, tipo Xbox Live Arcade, non sta più sul negozio online. E pure Castlevania Rebirth se n’è rimasto lì, ma in quel caso la faccenda è più complessa: all’epoca, non uscì sul negozio WiiWare italiano e, per comprarlo, cambiai la regione della console, andai sul negozio inglese e lo presi da lì. Questa cosa, probabilmente, crea conflitti, e infatti il programma di “trasbordo” neanche mi ha avvisato (come ha invece fatto per LostWinds) che non sarebbe stato possibile spostarlo. L’ha lasciato lì e basta. Ah, a proposito: questa manovra del cambio di negozio online al volo, ancora fattibile su 3DS, su Wii U non si può fare, perché il Nintendo Network ID rimane legato alla nazione per cui si è impostato l’account e, se si cambia la nazionalità della console, non permette l’accesso al negozio. Appare comunque un messaggio che consiglia di creare un nuovo account e relativo Network ID, quindi è probabile che basti in realtà crearsi account apposta per eventuali negozi a cui si volesse accedere e non ci siano particolari problemi. Anche perché, per dire, io sono in Germania e ho fatto un account italiano senza che mi venisse detto “bah”, quindi dovrebbe essere tutto molto semplice e, se si ripresenteranno situazioni stile Castlevania Rebirth, magari ce la caveremo. O magari no.

Un dettaglio dei controller Wii appartenenti a chiunque.
Ad ogni modo, devo ammettere che un pochino mi ha fatto tristezza, vedere il Wii ridotto in quelle condizioni, spogliato dei Mii scaricati dal canale delle competizioni, devastato nel canale dei sondaggi e con quei due giochini abbandonati lì in mezzo. Insomma, io le console le conservo, perché sono scemo, e l’idea che il mio Wii se ne resti lì un po’ monco, certo comunque utile per fare da Gamecube, visto che quello vero sta a Milano, ma senza tante piccole cose che comunque hanno “fatto” la sua storia in casa mia, un po’ mi spiace. Certo, potevo pensarci prima, ma in realtà ci ho pensato e ho comunque preferito la comodità di travasare tutto su Wii U. Anche se, porco cane, a quanto pare proprio tutto tutto no. Il fatto è anche che, per quanto senta e legga pareri discordanti al riguardo, io un miglioramento lo vedo. Passando al volo dal Wii attaccato in component al Wii emulato in HDMI, oh, non è che sia il giorno e la notte, ma vedo più pulizia, colori più vivi, meno impastamento brutto. E buttalo.
In tutto questo, quasi dimenticavo. E i giochi che stavano sulla SD? Ed eventuali giochi che avevo cancellato? Eh, il trasferimento, come detto, sposta i salvataggi. I giochi te li devi riscaricare dal negozio online. E che palle, Dio santo. Ché lo sappiamo quanto possa essere un’agonia scaricare una ventina di giochi in fila da quel negozio, uno per volta, col resto di due perché capitano pure gli errori durante il download. Non oso immaginare che razza di esperienza agghiacciante possa essere tentare questa manovra per chi magari s’è scaricato l’impossibile dalla Virtual Console. Il bel vivere. 
E questo, più o meno, è quanto. Venerdì sono andato a letto, boh, alle due di notte passate, dopo aver cazzeggiato ancora fra menu, trasferimenti, download e quant’altro. Sabato ero di turno alle news su IGN e, nel pomeriggio, ho fatto le cose che si fanno di sabato, tipo andare a fare la spesa o scrivere un post interminabile per il proprio blog. Ho acceso ovviamente Wii U, ho pasticciato con il Miiverse, una roba davvero carina e dal bel potenziale, in cui ci si incontra, si chiacchiera, si fanno i disegnini eccetera. Sicuramente è più ricco rispetto a un canale per i sondaggi, però, boh, alla fine, non so per quanto tempo mi risulterà davvero interessante. Ma certamente è un bel lavoro. E poi è bello poter mandare le richieste d’amicizia alla gente che incontro in quei posti, o agli amici che avvisto nelle liste amici altrui, senza doversi mettere d’accordo per altre vie. Rimane il limite che se la richiesta la mandi “dal nulla”, semplicemente inserendo il nome, si torna al passato e l’altro non riceve una fava, deve inserire il tuo nome pure lui. Ma, ehi, è Nintendo, ha paura dei pedofili su internet, facciamocene una ragione.

Divaghiamo.

Questo post l’ho scritto sabato nel tardo pomeriggio, mentre riscaricavo con certosina pazienza i miei giochi WiiWare e Virtual Console. Ma lo pubblico oggi perché così mi va. Tanto dubito che nel frattempo avrò accumulato molto altro da aggiungere. Anche perché domenica si va a pranzo dagli amici cinesi che cucinano robe deliziose e ogni volta che le mangi ti ricordi che (1) non c’entrano nulla con quello che i ristoranti fetenti ti hanno insegnato essere cucina cinese, (2) è roba incredibilmente buona e (3) c’è una varietà pazzesca, come del resto è pure normale, considerando quanto è vasta la Cina, ma, ehi, i ristoranti cinesi mi hanno insegnato altro. Ma sto divagando. Chiudiamo dicendo che il più grande selling point di Wii U, la modalità cesso, è una bufala. Per carità, me lo aspettavo, e comunque dipende sicuramente dalla struttura della casa, dalla natura dei muri, dall’allineamento dei pianeti e dal feng shui, ma rimane il fatto che se mi porto il GamePad in bagno, a letto, in una qualsiasi altra stanza, se insomma ci metto di mezzo un muro, il segnale va perso. O, nel migliore dei casi, fa una gran fatica. Poi, per carità, avere la possibilità di gestire tutto (o quasi) dallo schermo del GamePad senza passare dalla TV è comunque ganzo, ma svaniscono come lacrime nella pioggia i sogni di giocare New Super Mario Bros. U seduto sulla tazza. Diamine.
In un mondo ideale, questo sarebbe il primo in una serie di post in cui scriverei altre cose sulla console. Oppure, malissimo che vada, arriverebbe perlomeno una mia recensione di New Super Mario Bros. U. Ma questo non è un mondo ideale, quindi non trattenete il fiato nell’attesa.

I miei videogiochi del 2011

E pure per i videogiochi, quest’anno facciamo l’elencone bovatiano con le stelline, e ovviamente tutti i link ai luoghi in cui ne ho scritto e magari addirittura parlato (podcast), ovviamente mettendo in conto che di qualcosa mi sarò sicuramente dimenticato. Il tutto, solo perché l’anno scorso qualcuno, commentando non so quale post, mi ha chiesto quanti videogiochi io giochi in un anno. Ecco, nel 2011, se non mi sono scordato qualcosa, sono stati ottantacinque. Esattamente come per i film, le stelline sono una divisione per “fasce” (orrendo/brutto/medio/bello/belloassai): non considero “belli uguali” tutti i giochi a cui metto cinque stelle e, sopratutto, l’elenco è ordinato abbastanza a caso e non sto qui a dire che Epic Astro Story è piùmmeglio di Portal 2. Ah, per “giocati”, sostanzialmente intendo “finiti”, o comunque giocati fino al punto di esserne soddisfatto. Ché Fallout 2 l’ho iniziato due anni fa.

Videogiochi usciti nel 2011 (e che ho giocato)
Gemini Rue [PC] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Su questo ho detto “minchia” fortissimo. Sarà anche che dal giochino indie con la faccia retrò non te lo aspetti, però, oh, mamma mia. Quell’inizio là sotto la pioggia. E insomma, dai, il mio gioco dell’anno, anche se probabilmente conta tantissimo il fatto di essere il candidato che ho giocato più di recente.

Child of Eden [Xbox 360] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Sconfiggere l’ultimo boss, sudato come un cammello, in piedi davanti alla TV, commosso quasi alle lacrime, col braccio dolorante, che ancora mi muovevo a ritmo come un pirla. Momenti forti.

Epic Astro Story [Galaxy S II] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Portal 2 [Xbox 360] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Crysis 2 [PC] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Superbrothers: Sword & Sworcery EP [iPod Touch] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Pocket League Story [Galaxy S II] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Gears of War 3 [Xbox 360] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Resistance 3 [PS3] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Blocks that Matter [Xbox 360] ***** (Ne ho scritto su The Games Machine #278 e mi sembra di averne parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Cut the Rope [Galaxy S II] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it)
1000 Tiny Claws [PSP] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Un po’ di roba che mi ha divertito tantissimo giocare senza darmi nulla d’altro, un po’ di roba che mi ha dato forti sensazioni “altre” lasciandomi piuttosto perplesso sul fronte del giocare, quasi niente che abbia saputo mescolare per davvero fino in fondo le due cose, se non per brevissimi tratti.

L.A. Noire [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Inside a Star Filled Sky [PC] ****
Mighty Switch Force [3DS] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Where Is My Heart? [PSP/PS3] **** (Ne ho parlato su Videogame.it)
PixelJunk SideScroller [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Dead Space 2 [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Aliens: Infestation [NDS] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Hot Springs Story [Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Grand Prix Story [Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
World Cruise Story [Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Gears of War 3 – RAAM’s Shadow [Xbox 360] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
OneSingleLife [iPod Touch] ****
Dead Space [iPod Touch] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Shantae: Risky’s Revenge [DSi] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e mi sembra di averne parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Ghost Trick [NDS] **** (Ne ho parlato su Outcast)
The Book of Unwritten Tales [PC] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
NHL 12 [Xbox 360] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Rochard [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Mighty Milky Way [DSi] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Dead Space 2: Severed [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Burn It All [iPod Touch] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Madden NFL 12 [Xbox 360] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Flight Control [Galaxy S II] ****
Drop 7 [Galaxy S II] ****
Super Street Fighter IV 3D Edition [3DS] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Dead Space: Extraction [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Samurai II [Samsung Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
In mezzo a tutto questo gran mucchio, mi piace ricordare alcune cose. Certi momenti di L.A. Noire in cui davvero sembrava funzionare tutto e “minchia”. Peccato siano pochissimi. Il primo impatto con gli enigmi e la faccia di Where Is My Heart?. Il pazzesco livello conclusivo di PixelJunk SideScroller. La scena di Dead Space 2 con Isaac e Nicole che parlano seduti per terra e il finale di Dead Space 2: Severed. Il panico del giocare a OneSingleLife. Le animazioni e lo spirito assurdo di Ghost Trick. L’atmosfera azzeccatissima e certi fondali di The Book of Unwritten Tales. Il numero esagerato di volte che ho estratto Drop 7 mentre aspettavo di fare qualcosa da qualche parte.

Spent [PC] ***  (Ne ho scritto su The Games Machine #277)
Flick Kick Football [Galaxy S II] ***
Lume [PC] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Dizzy: Prince Of The Yolkfolk [Galaxy S II] *** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato nel Tentacolo Viola, in questo episodio)
Sissy’s Magical Ponycorn Adventure [PC] *** (Ne ho scritto su The Games Machine #280)
Sideway: New York [PS3] *** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Dead Rising 2: Off the Record [Xbox 360] *** (Ne ho scritto su Videogame.it e mi sembra di averne parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Outland [Xbox Live Arcade] *** (Ne ho parlato su Outcast)
Tiny Wings [iPod Touch] ***
Piltowings Resort [3DS] ***
The Silver Lining Ep.3: “My Only Love Sprung from My Only Hate” [PC] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
The Silver Lining Ep.4: “Tis in My Memory Locked, and You Yourself Shall Keep the Key of It” [PC] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Shadowgun [Galaxy S II] *** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Tiki Lavalanche [iPod Touch] ***
Arctic Escape [iPod Touch] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Chi vuol essere milionario? Le edizioni speciali [PS3] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Super Monkey Ball 3D [3DS] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Palta, a valanga. Quasi tutta giocata per lavoro, anche se in alcuni casi con gran piacere. Mi piacerebbe assai veder proseguire Lume, che davvero ha un’atmosfera azzeccatissima, mi ha fatto piacere rimetter mano a Dizzy, anche se in realtà ai bei tempi non è che me ne fossi mai innamorato, mi ha dato un bel sorriso Ponycorn bla bla bla e mi ha abbastanza deluso Sideway. Guilty pleasure dell’anno decisamente Dead Rising 2: Off the Record. Droga dell’anno Flick Kick Football durante il viaggio all’E3. Delusione dell’anno Outland: con quel sistema di controllo lì, quell’impianto grafico lì, quelle idee lì (e anche quel modo in cui ne hanno parlato lì) mi sarebbe dovuto piacere da matti e invece è impressionante quanto l’ho trovato moscio e mal riuscito dove più contava.

Jurassic Park – The Game [PC] ** (Ne ho anche parlato nel Podcast del Tentacolo Viola e su Outcast)
Blood & Glory [Galaxy S II] ** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Back To The Future – Episode 1: It’s About Time [PC] * (Mi sembra di averne anche parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Solo a leggere i tre titoli in fila qui mi scatta il travaso di bile. Lasciamo stare.

Altri videogiochi che ho giocato o rigiocato nel 2011
Fallout 2 [PC] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
The Last Express [PC] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Due capolavori pazzeschi e che bisogna aver giocato. Mi piacerebbe trovare la voglia di scriverne, ma intanto quel che avevo da dire l’ho detto in Outcast.

Red Dead Redemption [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
In poche parole: un mondo fantastico, un’ambientazione che da sola vale il prezzo del biglietto, un vagare in posti meravigliosi con un fascino assurdo (e certo aiuta il fatto che ci ero più o meno appena stato in vacanza), un giocare per lo più mediocre, una narrazione sopravvalutata con tanti punti bassi ma anche tanti aspetti notevoli, una parte finale da dieci e lode (e che, sì, effettivamente, aveva ragione non so chi lo diceva, ricorda un sacco Heavy Rain, poi vai a sapere se volutamente o meno). Se ne parla – credo – nel prossimo Outcast, visto che non ne abbiamo mai parlato e l’ho giocato di recente.

Pac-Man Championship Edition DX [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast e pure qui)
Bioshock 2: Minerva’s Den [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Metal Gear Solid: Peace Walker [PSP] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Alt-Play: Jason Rohrer Anthology [DSi] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Rise of the Dragon [PC] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Ivy the Kiwi? [NDS] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Heart of China [PC] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Gargoyle’s Quest [3DS] **** (Ne ho anche parlato su Retrocast)
Donkey Kong [3DS] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
A House in California [PC] ****  (Ne ho scritto su The Games Machine #274)
Boh [PC] ****  (Ne ho scritto su The Games Machine #273)
Costume Quest [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Costume Quest: Grubbins On Ice [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Borderlands [Xbox 360] ****
Bit.Trip Fate [Wii] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e sul numero 4 di Players)
Topolino e le sue avventure [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Game Dev Story [Galaxy S II] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Rise of the Dragon e Heart of China avventure con pregi e difetti, ma che rigiocate oggi dimostrano di aver saputo anticipare diverse cose.  Peace Walker è un Metal Gear davvero sfizioso, Gargoyle’s Quest e Donkey Kong sono pezzi d’antiquariato invecchiati non benissimo ma che ancora hanno pregi non da poco, Bit.Trip Fate è la degna chiusura di una gran serie e il resto è tutta roba molto valida e che merita di essere giocata.  Menzione d’onore per Minerva’s DenBioshock 2, col senno di poi, mi ha lasciato dentro un ricordo decisamente superiore all’impressione che avevo subito dopo averlo completato. E questo DLC chiude in qualche modo una sorta di ideale trilogia iniziata col primo Bioshock. Davvero gradevole.

Shadow Complex [Xbox 360] ***
Tiki Totems [iPod Touch] ***
Doodle Jump [Galaxy S II] ***
The Fight: Lights Out [PS3] ***
Zenonia [DSi] ***
Tom Clancy’s Ghost Recon [Wii] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Queste in realtà sono sufficienze più politiche che altro. Non è roba brutta, assolutamente, ma è tutta roba che mi dice molto poco. Poi, se proprio devo dirla tutta, Shadow Complex mi ha messo addosso una noia rara. Ma che ci posso fare, sarò veramente io che non l’ho capito.

I giochi del 2011 che voglio assolutamente recuperare e che non so quanta probabilità abbiano di essere recuperati: NBA 2K12, Batman: Arkham City, Deus Ex: Human Revolution, The Witcher 2, Super Mario 3D Land, Pullblox, From Dust, Gray Matter. Poi ci sarebbe pure Uncharted 3, ma quello non vale perché devo ancora giocare i primi due. E ci sarebbe pure Shogun 2: Total War, ché per qualche motivo in ‘sti giorni mi è scoppiata una mezza voglia insensata di metterci mano.

Super Mario Galaxy 2

Super Mario Galaxy 2 (Nintendo, 2010)
sviluppato da Nintendo EAD Tokyo – Kōichi Hayashida

Non comincio neanche a parlare di Super Mario Galaxy 2, perché tanto finirei per dire sempre le stesse cose. Piuttosto andatevi a leggere quel che avevo scritto del primo episodio, che tanto a giudizio generale siamo lì. Qua, invece, preferisco concentrarmi su alcuni aspetti specifici del “seguito” Super Mario Galaxy 2. A cominciare dal fatto che, come seguito, rinnega per certi versi quanto visto nel primo episodio e si pone piuttosto come seguito/evoluzione/distruzione di New Super Mario Bros. Wii. E del resto, dagli torto, a Nintendo, se vuole provare a trascinare quindici milioni di persone dall’uno all’altro.

Via, quindi, la – pur appena accennata e nonostante questo molto riuscita – narrazione, via l’hub centralizzato da cui accedere ai mondi, via il senso di universo unico e coeso che comunque già nel primo Galaxy reggeva a fatica, specie nel confronto con quel che era venuto prima. Spazio invece a una struttura linearissima nella progressione per mappette bidimensionali, tali e quali a quelle dei Mario 2D. E che del resto ben si presta alla concezione delle galassie, piccole entità di gameplay quasi sempre molto brevi, veloci, frizzanti e talmente poco interessate a tenerti appiccicato allo schermo oltre misura da porre in primo piano la sfida alla velocità di completamento.

Ciao, ti sei divertito con New Super Mario Bros. Wii? Fantastico, guarda qua che roba, è un Mario di quelli strani, in tre dimensioni, ma c’è la mappetta a cui sei abituato, c’è lo Spirito Cosmico che ti mostra cosa fare se ti incarti, c’è il DVD con le istruzioni (che però non puoi guardare sul Wii, perché qua a Kyoto siamo un po’ delle teste di minchia) e c’è un livello iniziale che muta gradualmente, passando dalle due alle tre dimensioni, spiegandoti pian piano come si gioca, in un modo adorabile che pochi padroneggiano come Nintendo. E c’è poi quello stesso spirito di sfida, con un gioco che si lascia portare a termine abbastanza agevolmente, ma che è pronto a spezzarti le reni se vuoi provare a scovarne ogni singolo segreto.

Nella gestione dei segreti, però, Super Mario Galaxy 2 non mi ha convinto fino in fondo, anche se forse più che altro per una questione di gusti. Bene il diverso utilizzo di Luigi, ma la formula scelta per le 120 stelle supplementari, semplicemente sparse in giro per i livelli, mi lascia qualche perplessità. Da un lato è ottima, perché non si limita a farti semplicemente affrontare di nuovo tutti gli stage dall’inizio alla fine (anzi, dalla maggior parte si entra ed esce subito) e perché ti spinge, come tutte le missioni di ricerca, ad esplorare al meglio ogni anfratto di ambientazioni splendidamente costruite. Dall’altra, però, si tratta in sostanza di ripetere la stessa azione per centoventi volte di fila. E io mi smarrono.

Ma d’altronde, me ne rendo conto solo nello scriverne, forse anche in questo caso si tratta di una scelta in qualche modo figlia di New Super Mario Bros. Wii e del suo proporre la ricerca dei segreti sotto forma di monete extra da raccattare in giro. Il vero fastidio, comunque, giunge con l’ultima, duecentoquarantaduesima stella. Lì, davvero, sorge la voglia di uccidere tutti. Non tanto perché richieda di affrontare un livello piuttosto tosto senza farsi mai sfiorare da un nemico. Quello, tutto sommato, è nel naturale ordine delle cose: è la sfida estrema. Il vero “vaffanculo” sta nel numero 9999. Una roba pretestuosa e senza senso. Dovete morire. Tutti.

Ci sarebbe, poi, un’ultima faccenda, che è quella del “more of the same”. E c’è poco da dire: questo è Mario Galaxy 2. È la stessa roba, due anni dopo. Lo stesso concept, sviluppato molto meglio e più a fondo, con tante nuove idee interessanti, tanti spunti incredibili, trovate fantastiche nella concezione dei boss, splendide strizzatine d’occhio ai fan di vecchia data. E c’è pure Yoshi, che da solo fa mezzo gioco. Ma è, comunque, la stessa roba. Così come New Super Mario Bros. Wii era, di fondo, la stessa roba giocata due anni prima su DS. Non è necessariamente un problema, è anzi solo una figata per chi vuole esattamente quello, ma è comprensibile che possa lasciare indifferenti.

L’ho giocato in inglese, perché sì. Anche se le traduzioni Nintendo sono generalmente ben fatte, quindi non c’è problema. M’è durato due mesi, ma perché ero sempre via e l’ho giocato poche volte. In realtà ho fatto tutto nel giro di tre o quattro sessioni particolarmente intense. Dove per “particolarmente intense” significa “da parecchie ore”. E dove parecchie di quelle parecchie ore mi sono servite per la maledetta, schifosa, fottutissima duecentoquarantaduesima stella. Andate affanculo.

Dead Space: Extraction

Dead Space: Extraction (EA, 2009)
sviluppato da Visceral Games/Eurocom

Una storia come quella di Dead Space funziona anche perché non racconta niente di concreto, non spiega nulla, non articola e non sviscera i suoi misteri. L’ignoto è forse il mezzo più banale ed efficace per far paura e non è del resto un caso il fatto che i brividi migliori, quelli più sani e sinceri, in Dead Space arrivino quando sullo schermo non si vede neanche l’ombra di un mostro. Partendo da queste basi, però, realizzare un prequel è opera delicata, perché spiegando o mostrando troppo rischi di sminuire l’efficacia del tutto.

Dead Space: Extraction svolge il compito più o meno alla stessa maniera di tutti gli altri “spin off” legati al gioco EA: si concentra sui dettagli, sulle vicende di personaggi minori, secondari, talvolta dall’apparentemente nulla importanza, ma che con anche un piccolo gesto potrebbero invece rivelarsi fondamentali nell’economia del racconto. E facendo questo non va a rappresentare un tassello imperdibile in un affresco globale invero piuttosto male organizzato, ma certo costituisce un qualcosa che chi ha amato il primo Dead Space non dovrebbe perdersi.

Proprio sul piano narrativo, e sul modo in cui la narrazione si lega a doppio filo con l’esperienza di gioco, Extraction punta larga parte del proprio fascino. Del resto, poggiandosi su una struttura a binari, quindi su un movimento quasi del tutto forzato, la regia diventa fondamentale. E con essa anche la capacità di sfruttarla al meglio per creare la giusta atmosfera e veicolare un racconto interessante. Così gli autori, contando anche sul fatto di poter sfruttare personaggi “minori”, sacrificabili, liberi da ogni costrizione, si son divertiti a giocare.

Dead Space: Extraction viene vissuto attraverso gli occhi di più protagonisti, che offrono visioni diverse sulle vicende, svelano dettagli e curiosità, mostrano atteggiamenti del tutto opposti. Atteggiamenti che vanno per forza a influenzare l’esperienza di gioco, forzando il giocatore nell’incedere di una donna terrorizzata o di un militare cazzuto, di un uomo sull’orlo della follia o di un coraggioso poliziotto. A un avvio spettacolare, che mostra l’esplosione di violenza su Aegis VII, fa seguito un racconto parallelo ai vari prequel – animati e fumettistici – che mostra come piano piano la follia e le mutazioni si diffondano fra le persone. Un’idea molto buona, soprattutto nel modo in cui viene fatta vivere dall’interno, e che sembra sarà almeno in parte ripresa da Dead Space 2.

Ma oltre ad essere un racconto interattivo efficacissimo, Extraction è anche un ottimo gioco e una produzione di grande livello, che mostra tutto lo sforzo alle sue spalle. Strepitosa è la realizzazione grafica, che mostra cose ai massimi livelli per la console Nintendo e – seppur al netto delle ovvie limitazioni – non teme il confronto col gioco originale. Anzi, lo ricerca in maniera spavalda. Extraction comincia esattamente dove terminava Dead Space, mostrando a più riprese gli stessi ambienti ed esprimendo in maniera chiara il suo non volersi nascondere dietro un dito. E i risultati sono eccellenti, tanto che, pur avendoli giocati in fila, a distanza di poche ore, non ho patito il passaggio dall’uno all’altro.

I meriti, ovvio, oltre che di pura tecnica sono stilistici e stanno nella coerenza e nella padronanza con cui si è mantenuta la fedeltà all’immaginario visivo originale. Una fedeltà che si rispecchia poi anche nella fantasia e nell’abilità con la quale praticamente tutte le meccaniche di gioco sono state riprese, manipolate e riadattate alla struttura da sparatutto a binari scelta per Extraction. Tutto, dalla stasi alla telecinesi, dalla ricerca di munizioni e diari all’utilizzo delle armi nell’approccio ai nemici (anche qui da uccidere sezionandone gli arti), dalle sezioni a gravità zero a quelle in assenza d’ossigeno, è stato compresso, ribaltato, rielaborato e applicato alla differente struttura. Con effetti strepitosi, divertentissimi, comunque perfetti per le meccaniche “a binari”. Insomma, verrebbe da parlare di pieno successo, se non fosse che non se l’è comprato nessuno. Pazienza.

L’ho giocato in inglese, anche perché non credo sia stato localizzato: chi glie lo faceva fare? In ogni caso il personaggio di Dario Argento qui non appare.

New Super Mario Bros. Wii

New Super Mario Bros. Wii (Nintendo, 2009)
sviluppato da Nintendo EAD

New Super Mario Bros. Wii è strepitoso. Punto. Difetti? (1) L’inizio parecchio moscio: nei primi due mondi c’è una totale mancanza di senso del nuovo e di, boh, trasporto. Certo, si intravedono già qualche bella idea e lo sforzo di fare un gioco impegnativo e non la passeggiata che c’era su DS, ma davvero sembra di stare giocando alla stessa roba di tre anni fa. E non è bello. (2) Manca l’online e non ci ho potuto quindi giocare in cooperativa con Holly. (3) Le cazzo di piattaforme/ascensori dell’ottavo mondo: metà delle volte le muovevo troppo velocemente, Mario faceva la piroetta e io finivo nella lava. (4) È un Mario 2D e non è una cosa di tutt’altra pasta come Yoshi’s Island, quindi ti viene da paragonarlo a Super Mario World e, vabbuò, su, dai. Però, fine, tutto il resto è strepitoso.

Ha un crescendo fuori scala: come detto, parti un po’ meh, anche se magari ti fai pigliare dal solito stile Nintendo, ma poi ti ritrovi fra le mani una roba assurdamente bella, curata, perfetta, piena di idee, che cresce costantemente dall’inizio alla fine, ha forse il miglior boss finale nella storia dei Mario 2D e dopo il boss ci mette pure il mondo stronzobastardomaledetto dedicato agli hardcore gamer che a prendere le monete del 9-7 ho bestemmiato davvero tanto. Ah, fra l’altro: è il gioco più hardcore che ho giocato quest’anno. E no, non c’è Peach a pecora.

Poi la verità è che ha ragione chi dice che è un aggiornamento del gioco DS, perché dai, è quello, ha quella faccia, ha quello stile, ha pure più o meno gli stessi mondi, non si può negare che lo sia. Però ha pure ragione chi dice “ma col cazzo”, perché c’è veramente troppo di più (oh, c’è Yoshi: gameset&match), troppa più cura, troppa più attenzione a fare una roba che funzioni a tutti i livelli, troppe più idee, troppe più cose. E concentrarsi sulla prima visione senza rendersi conto della seconda, se lo hai giocato davvero a fondo, mi sembra abbastanza miope. Se poi ti stai occupando di scriverne una recensione, mi sembra abbastanza degno della brutta gente che ho la sfortuna di chiamare colleghi e che guardo con sdegno dall’alto in basso credendo di essere chissacchì.

È il nuovo Mario paura spaccatutto diverso e innovativo? No, quello era Super Mario Galaxy, per questa generazione direi che siamo a posto. È un gioco della madonna, un Mario della madonna, un platform vecchio stile della madonna? Esatto. Vi sempra poco? A me no. Mamma mia! Ai miei tempi, quando qui era tutta campagna, per dei giochi che erano semplicemente dei seguiti della madonna di giochi della madonna ci si esaltava. Turrican II venne acclamato come capolavoro, non ci si tirava le paranoie perché era uguale al primo.

Quasi tutto quello che leggete in questa pagina l’ho in realtà scritto in una mail per la redazione di Nextgame, all’interno di una discussione ben più ampia e che non riguardava il nuovo Marietto nello specifico. Copio e incollo la chiusura di quella mail: “Uah, figata, adesso copio, incollo, sistemo la formattazione, aggiungo due insulti a Zave e ho fatto il post su New Super Mario Bros. Wii per il blog. Grazie a tutti. :*” Mattia, sei uno stronzo. A New Super Mario Bros. Wii ci ho giocato in inglese, perché ho il Wii impostato così. Ma cambia poco, anzi, in genere le versioni italiane dei giochi Nintendo sono solo ottime. Canzone ascoltata nello scrivere questo brutto post: Crush (non Crash) – Dave Matthews Band. Sorseggiavo una tazza di Earl Grey. Mattia sei una merda.

I miei award dei videogGgiochi del 2008

Già che siamo usciti con gli awardz su Nextgame, faccio qua i miei, così, per spirito corporate. Completamente a caso, come vengono, a volte coi runneruppe, a volte no, a volte con la spiegazione, a volte no. Giusto perché almeno ho qualcosa da pubblicare questa settimana. Sono graditi commenti e insulti. Soprattutto insulti.

Il miglior gioco del 2008 fra i pochi che ho giocato
Left 4 Dead
Mai giocato un FPS online per più di un mese, a parte forse Quake 3 e il primo Enemy Territory. A questo gioco da novembre. In più ci sono gli zombi. Gioco dell’anno.

Il miglior gioco del 2008 che ho giocato nel 2009
Metal Gear Solid 4
Vabbé, siamo a febbraio, non è che abbia avuto molto tempo per giocare altro. Comunque è figo.

Il miglior gioco del 2008 di cui ho giocato solo metà (o poco più) perché dovevo scrivere l’anteprima
Mirror’s Edge

Il miglior gioco non del 2008 che ho giocato nel 2008
Super Mario Galaxy

Runneruppe: Bioshock, Crackdown, The Orange Box

Il gioco del 2008 che ho giocato di più online
Left 4 Dead e/o FIFA 09
Ne ho giocati parecchio pure altri, ma questi sono gli unici che gioco ancora. Oddio, ci sarebbe pure NBA 2K9, ma in realtà quello ho iniziato a giocarlo tanto online solo di recente.

Il gioco del 2008 che ho giocato più malvolentieri solo perché mi ero impuntato a fare gli achievement
(Quella merda colossale di) Guitar Hero World Tour
E ancora non ho finito.

Il gioco del 2008 che mi ha fatto sentire più intelligente, soddisfatto, contento di essere appassionato di questa cosa tanto poetica e artistica che sono i videogiochi anche se in fondo col senno di poi si può pure criticare abbestia
Braid
Che comunque è e rimane una roba davvero bella.

Il momento “a bocca aperta” del 2008
La baia di San Francisco in Resistance 2. Un momento di stupore vero in un gioco che per il resto poteva pure non esistere.

La grafica che più mi è piaciuta e non mi interessa se tecnicamente non è ‘sta figata del 2008
Mirror’s Edge
Su, dai, stile, design, colori, è tutto troppo bello.

Runneruppe: Braid, Metal Gear Solid 4

Il miglior sonoro del 2008
Left 4 Dead
Anche solo per il modo in cui cambia la musica a seconda della situazione, e in maniera diversa per ogni singolo giocatore.

La miglior grafica che però, oh, proprio non riesco a farmi piacere del 2008
Prince Of Persia
Il più brutto cel-shading bello di sempre.

Il mio gioco preferito del 2008 fra quelli che non ho giocato
World Of Goo

Il gioco del 2008 che non ho giocato e ho più voglia di giocare
Mirror’s Edge non vale perché ne ho giocato più di metà, quindi direi Prince Of Persia o Dead Space, solo per il gusto di poterne poi parlare male.

Il gioco del 2008 che sono sicuro che se ci giocassi alla fine mi ci divertirei ma ha una faccia che proprio non mi attira per niente
Fallout 3 e Dead Space a parimerito.

Il miglior gioco del 2008 che ho giocato solo perché dovevo recensirlo e altrimenti non l’avrei giocato
Ninja Gaiden Dragon Sword

Runneruppe: Naruto: Ultimate Ninja Storm, Wii Music

Se non mi pagassero per farlo mi incazzerei per averci giocato, ma visto che mi pagano per farlo sono tutto sommato contento di averci giocato (nel 2008)
Alone In The Dark: Inferno

Delusione dell’anno 2008
Guitar Hero World Tour
Merda fumante.

Le risate più grosse di fronte all’idea che in pieno 2008 questa roba sia considerata matura e adulta
The Witcher Enhanced Edition

La miglior cazzata arrivata in ufficio nel 2008
La scatola con dentro la bambola di Alma, i disegnini e i gessetti colorati.

Runneruppe: La scatola di biscotti bruciacchiata di Resistance 2 con dentro le foto d’epoca, il giornale e i documenti, Il kit della scientifica di Unsolved Crimes con tanto di cerata, guanti, pinzette e altro.

La cosa di cui nel 2008 si parla di più coi colleghi quando non si sta parlando male di colleghi non presenti
La noia dei recenti giochi Ubisoft (ne avessi giocato uno, fra l’altro).

Il gioco che più aspetto a inizio 2009
Resident Evil 5, ma solo perché lo giocherò in cooperativa con Holly.

Altre cose che ho giocato nel 2008 e si meritano di essere menzionate (e sicuramente mi dimentico qualcosa, ma se me la dimentico ci sarà un motivo):
Blitz: The League II
Geometry Wars: Retro Evolved 2
God Of War: Chains Of Olympus
Killzone Liberation
LocoRoco 2
LostWinds
Phoenix Wright
, tutti
Riff: Everyday Shooter
Rock Band
Rock Band 2
Sam & Max Season One
Scene It? Campione d’incassi
Stranglehold
The Riddle Of Master Lu

Landstalker: The Treasures of King Nole

Landstalker Koutei no Zaihou (Sega, 1992)
sviluppato da Climax Entertainment

C’è un po’ di stronzaggine, diciamocelo, nel mettersi a comprare su Virtual Console, in pieno 2008, Landstalker, per poi oltretutto impiegare mesi e mesi a finirlo. Ok, magari la stronzaggine non è a livelli troppo elevati, dato che in fondo il gioco l’ho pagato grazie ai punti stella. Ma insomma, con tutto il ben di Dio che c’è in giro, ci si chiede perché mai uno debba stare – ripeto – mesi a giocare a una roba uscita nel 1992 su Megadrive e, oltretutto, non esattamente celebrata come capolavoro senza tempo.

Non certo per il fattore nostalgia, visto che non l’avevo mai giocato prima, non è seguito o “precedente episodio” di altre cose da me giocate e, sinceramente, a malapena mi ricordavo della sua esistenza. E allora perché? Beh, perché ne ho letto bene su Virtual Console Reviews. Perché avevo voglia di un arcade adventure come non se ne fanno più. Perché volevo giocarmi qualcosa di vecchio, di stantio, che mi facesse sentire vecchio e morto come indubbiamente sono, se è vero che non riesco a gasarmi per un’uscita nuova che sia una, ma sto qui a giocare con Excitebike e Landstalker.

Ma d’altra parte, in quel che gli chiedevo, Landstalker “delivers”. Certo, si deve sopportare una grafica che, sinceramente, penso anche nel 1992 non fosse proprio ‘sto florilegio di trovate stilisticamente incredibili, anche se è complessivamente molto curata. E sì, bisogna avere a che fare con passaggi difficili ben oltre la frustrazione, cose a cui non è che ultimamente si sia proprio abituati. Anche perché la difficoltà, qui, va in tutte le direzioni. Ci sono scontri tosti (nonostante delle meccaniche di combattimento a dir poco semplicistiche), ci sono enigmi molto ben congegnati, ci sono dungeon estremamente vasti e ricchi di interruttori, chiavi, leve e altre robe strane che aprono porte in genere nascoste a miglia di distanza. C’è, insomma, un gioco demodé, impegnativo, divertente, con tanti limiti e una storia ridicola.

Landstalker è un giochino semplice semplice, con elementi GdR poco più che abbozzati e meccaniche d’altri tempi, che infatti risulta molto tosto da portare a termine per concezione, filosofia, intrinseca bastardaggine. E anche per qualche minchiata di game design, via, che Climax non è esattamente Nintendo. Ché non avere neanche mezza ombra proiettata da personaggi, oggetti, piattaforme, in un gioco con visuale isometrica pieno di salti, insomma, non è esattamente bello o comodo. Ma ci si passa sopra, perché nella somma delle parti viene fuori un gioco profondo, longevo e divertente più o meno dall’inizio alla fine. Non è uno Zelda, non è il miglior Wonder Boy, ma è comunque qualcosa di ottimo in un genere che all’epoca dominava, mentre oggi pare ormai relegato a qualche revival su console portatile.

Super Mario Galaxy

Super Mario Galaxy (Nintendo, 2007)
sviluppato da Nintendo EAD Tokyo – Shigeru Miyamoto, Takao Shimizu, Yoshiaki Koizumi

La prima mezzoretta di gioco con Super Mario Galaxy è un’esperienza incredibile. Ci si ritrova a vagare con la bocca spalancata, saltellando in una serie di mondi fantastici e variopinti, immersi in un’atmosfera da fiaba… uhm, no, non è vero, la prima mezzoretta di Super Mario Galaxy fa abbastanza cacare. Una specie di mezzo tutorial col filmato, nel quale si perde tempo osservando l’ennesimo rapimento della principessa Peach, ci si sorbisce lasagnette di testo che non si ha voglia di leggere, si saltella per livelli semplici semplici mentre si viene istruiti sul gioco. Due palle come una casa.

Da qualche parte durante questa fase, però, già comincia a scoccare la scintilla, quella scintilla che poi si trasformerà in travolgente incendio. Perché sì, non saprei dire quando accada, ma accade, e si ripete ogni volta che ti rimetti a giocarci. Sei lì che stai trotterellando per i livelli, tutto concentrato e teso, e a un certo punto ti rendi conto di avere addosso una faccia da idiota completo, con la bocca spalancata e lo sguardo inebetito. Sei ipnotizzato da Super Mario Galaxy, rapito e senza possibilità di fuga. Non è detto che accada a tutti, perché mica è obbligatorio essere in sintonia con la poetica Nintendo, ma se accade è finita, non ne esci più.

Ed è un piacere, non uscirne, perché significa dedicarsi anima e corpo, giorno e notte, a uno dei giochi più curati, ricchi, vari, divertenti e pieni di idee e fantasia di sempre. Super Mario Galaxy è soprattutto questo, un gioiello di attenzione al game design, nel quale ogni cosa è al suo posto, ogni singolo elemento ha una funzione precisa in perfetta armonia con tutto ciò che le sta attorno. A lasciare di sasso non è necessariamente la quantità o l’originalità di idee che, in fondo, si sono per buona parte già viste altrove, ma la maniera incredibile con cui sembrano non esserci difetti, la fantasia e l’efficacia con cui viene sfruttato il controller del Wii, il gusto tramite il quale dietro ogni angolo fanno capolino piccoli dettagli, trovate ingegnose, lampi di genio e pennellate di delizia.

Super Mario Galaxy straborda di idee che ti sbatte in faccia con un’eleganza incredibile. Quando è il momento di presentare un nuovo comando, un nuovo gesto, ti ritrovi a farlo senza quasi rendertene conto, per eseguire un’azione semplicissima. Non c’è bisogno di indicatori o scritte – che pure non mancano – perché basta uno sguardo per intuire cosa fare, e a quel punto è tutto assimilato e ripetersi per affrontare passaggi più complessi e articolati viene facile come respirare.

Semplice e divertente, perché poi alla fine conta quello. Giocare a Super Mario Galaxy è un piacere unico, una gioia ininterrotta, una vera e propria droga. Tantissime cose da fare, interminabile varietà, grandissima capacità di farti esplorare quelle splendide ambientazioni e quei meravigliosi pianetucoli motivandoti con deliziose scelte di game design. Super Mario Galaxy si gioca e si rigioca, avanti e indietro, dieci, cento, mille volte, su e giu per dei mondi fantastici, alla ricerca dell’ultima stella, affrontando la sfida dell’ennesima cometa.

Che poi, vabbé, si esagera, perché la telecamera ogni tanto si incaglia contro il pianetino, e in fondo girano le palle a rendersi conto che Nintendo, proprio Nintendo, ancora ti rompe le palle con dei filmati che non è possibile saltare. E poi, diciamocelo, cascano un po’ le braccia al pensiero di trovarsi per l’ennesima volta di fronte al mondo ghiacciato e a quello con la lava, al livello egizio e a quello subacqueo, che fra l’altro non ha un’oncia dell’atmosfera che si respirava al primo tuffo in Mario 64. Poi però guardi Mario che pattina sul ghiaccio e rotea fra i tifoni nel deserto, sghignazzi di fronte ai boss infanti frignoni, ti esalti a ogni nuovo utilizzo del Wii Remote, bestemmi sbavando nel tentativo di scovare le stelle segrete e dei difetti finisci quasi per non rendertene conto.

La scintilla, si diceva, non è detto che scocchi, ed è giusto così, ma se accade, non se ne esce più. O perlomeno a me così è successo, al punto che Super Mario Galaxy entra nel ristretto club dei giochi capaci di convincermi a giocarli e rigiocarli, dall’inizio alla fine, per scovarne ogni segreto nascosto. Due volte di fila in due settimane scarse, con il gusto della sfida leggermente più impegnativa offerta dal secondo giro “in verde” e dal piacere di gustarmi anche il gran finale. Mi mancano troppi pezzi da novanta perché il mio parere possa contare qualcosa, ma al momento Super Mario Galaxy è il mio gioco del 2007.

Sin & Punishment

Tsumi to Batsu Hoshi no Keishōsha (Nintendo, 2000/2007)
sviluppato da Treasure Co. Ltd

Uno dei tanti motivi per apprezzare la Virtual Console, pur con tutti i suoi limiti e le sue stupide mancanze, è l’aver finalmente offerto a noi poveri europei un modo economico e totalmente privo di sbattimenti per giocare a Sin & Punishment. Pubblicato su Nintendo 64 ben otto anni fa, Sin & Punishment è uno sparatutto tridimensionale su binari in stile Panzer Dragoon, che propone percorsi fissi da seguire alla ricerca del punteggio più alto possibile. Oltre alla bravura nel bersagliare nemici ed evitare di essere fatti a fette, una chiave del gioco sta nella gestione delle risorse.

Due diversi tipi di arma da fuoco, una spada per gli scontri ravvicinati e per respingere certe categorie di assalti, la capacità di saltellare in giro e schivare gli attacchi con rapide capriole. Queste sono, sostanzialmente, le possibilità a disposizione, che combinate fra di loro, applicate alla presenza di una barra di energia vitale “sottomessa” al limite di tempo e unite alla grande varietà di situazioni di gioco rendono Sin & Punishment un vero e impegnativo piacere da giocare. Uno sparatutto in cui lo schermo è costantemente invaso da agguerritissimi nemici, ciascuno dei quali richiede un approccio particolare per essere affrontato al meglio, specie se si vuole centrare un punteggio degno di nota, oltre che scoprire come si sviluppano gli eventi.

Già, perché comunque, dietro all’azione sfrenata di Sin & Punishment c’è anche uno sviluppo narrativo, completamente folle e delirante. Il gioco è ambientato in un 2007 che ormai futuro più non è, e mette sul piatto un esercito di esseri mutanti alla conquista del mondo, una serie di traditori della razza umana deviati, mutati e ibridati, e un paio di protagonisti soli contro tutti, che lottano contro le forze del male nella speranza di salvarsi il culo. Nel mezzo, riflessioni filosofiche e concetti esistenziali complicatucci da seguire. Difficile dare troppo peso a un elemento narrativo tanto impacciato e confusionario, ma di sicuro la storia è parte integrante del perverso e sottile fascino di Sin & Punishment. Che comunque, sottolineiamolo, è innazitutto gioco, e solo in seconda battuta racconto. E che gran gioco, fra l’altro.

Shinobi III: Return of the Ninja Master

The Super Shinobi II (Sega, 1993)
Sviluppato da AM7

Revenge of Shinobi (o Super Shinobi che dir si voglia) è stato senza dubbio uno dei miei giochi preferiti su Sega Megadrive. Giocato e rigiocato fino allo spasimo, finito mille volte in entrambi i modi possibili (durante lo scontro decisivo si doveva anche tentare di salvare la donzella in pericolo, e non era automatico riuscirci), imparato piano piano a memoria in ogni suo aspetto. Era un gioco strepitoso, impegnativo ma quasi mai frustrante, lungo e vario, bello da vedere e, grazie alle splendide musiche di Yuzo Koshiro, meraviglioso da ascoltare. E in più aveva il fascino di un delirio pop, che portava il ninja Joe Musashi a combattere con nemici ispirati a Batman, l’Uomo-Ragno, Terminator, Hulk e perfino Godzilla. Riesce Shinobi III (o Super Shinobi II) ad essere un seguito all’altezza di tanta gloria? Nì.

Di sicuro ci riesce dal punto di vista della grafica, spettacolare davvero come in poche altre prestazioni del Megadrive. Del resto, stiamo parlando di un gioco del 1993, e si vede. In compenso, tanto splendore è messo al servizio di un design e uno stile meno vezzoso e schizoide rispetto al predecessore, più incalanato sui binari del già visto. Insomma, se il massimo che ci si riesce a inventare per dare un seguito ai variopinti avversari di Revenge of Shinobi è un Godzilla in versione Mecha, beh, qualcosa non va.

E non va bene nemmeno la colonna sonora, spenta e mediocre, a parte un paio di spunti interessanti sparsi in giro: certo l’assenza di Koshiro si sente tutta. Nemmeno aiuta il fatto di aver eliminato la presenza della figliuola da salvare, che tinteggiava di romantico le seriose atmosfere del precedente episodio. Ma se sotto tutti questi aspetti il gioco delude un po’, nella sostanza si tratta al contrario di un signor seguito, tanto piacevole e divertente che molti lo ritengono il migliore della serie, oltre che – e su questo c’è poco da discutere – l’ultimo Shinobi davvero riuscito fino in fondo.

Tanti sono i nuovi elementi di gioco, dalla corsa alle nuove tecniche aeree, passando per la parata e il salto sul muro, e a guadagnarne sono soprattutto la varietà e la complessità dell’azione. Grazie anche ai livelli speciali a cavallo e in surf, ci sono più cose da fare e c’è parecchio da divertirsi, anche se in questa fiera della novità stupisce un po’ ritrovarsi con esattamente le stesse quattro magie del secondo episodio e nessun tipo di novità sul piano delle armi.

Scavando in Rete ho scoperto l’esistenza di ben due versioni beta mai pubblicate, nella prima delle quali si vedevano livelli diversi, trovate di gioco poi scomparse e magie supplementari. Forse, viste le tante novità comunque introdotte, si decise di rimanere prudenti e non esagerare, ma il risultato è che quello che comunque rimane un gran gioco sembra anche un’occasione per puntare al capolavoro un po’ buttata via.

Comunque, visto anche il dubbio di essere pesantemente influenzato nel giudizio dalla nostalgia e dai ricordi, è abbastanza inutile stare a discutere su quale dei due episodi sia migliore, anche perché la Virtual Console ne offre solo uno. Ciò che conta è che Shinobi III, se interessano il genere e l’esperienza retro, è l’ennesimo titolo Megadrive a meritarsi tutti i punti Wii che costa.