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I miei videogiochi del 2018

Secondo giorno di elenconi brutti: oggi tocca ai videogiochi su cui ho messo mano nel 2018 e ai quali ho giocato fino a completamento, o perlomeno fino al punto di decidere che potevo assegnare le stelline gli asterischi con un minimo di cognizione di causa. Non è quindi inclusa eventuale roba a cui ho fatto una o due partite e, in generale, che ho iniziato l’anno scorso ma a cui giocherò davvero (forse, vai a sapere) quest’anno, così come non conta la roba a cui non gioco regolarmente ma che continua ad essere installata sul telefono perché ogni tanto ricasco nel tunnel della droga, tipo Drop7 twofold inc., così come non conta il party game che esci una volta ogni dieci mesi, tipo Singstar. E chiaramente mancano eventuali cose che mi sono dimenticato di segnarmi. Ce ne faremo una ragione, così come ci faremo una ragione del fatto che questo paragrafo è quasi interamente riciclato da quello degli anni scorsi.

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Kirby’s Dream Course

Kirby Bowl (Nintendo, 1994)
sviluppato da HAL Laboratory, Inc.

Narra la leggenda che inizialmente Kirby’s Dream Course dovesse intitolarsi Special Tee Shot e che nel bel mezzo dello sviluppo si sia deciso di infilarci un po’ a caso la polpetta rosa e le sue caratterizzazioni iper tenerose. Considerando che poi, sull’allucinante Satellaview, è uscito un gioco praticamente identico, ma senza Kirby e con titolo Special Tee Shot, direi che ci siamo. Io però, al contrario delle recensioni che leggo in giro, non ho trovato così fuori posto lo gnocco rosato e le sue zuccherose movenze.

Ma al di là di questo, il punto è che Kirby’s Dream Course è un gran gioco. Molto più puzzle game che vero e proprio minigolf, propone livelli da affrontare con cura certosina, studiando le traiettorie migliori e approfittando dei vari poteri. Kirby va spinto in giro con una versione semplificata dei classici controlli da gioco di golf arcade (siamo dalle parti di Everybody’s Golf) ed è possibile esibirsi in tre tipi di tiro, imprimendo anche rotazioni in avanti e indietro e dando effetti a uscire e rientrare. Considerando le dimensioni abbastanza ridotte delle varie buche, è tutto più che sufficiente e di possibili approcci ce ne sono parecchi.

Ma, come detto, si tratta soprattutto di un puzzle game e infatti, generalmente, ogni buca ha un miglior possibile approccio, grazie al quale piazzare un hole in one o comunque andare abbondantemente sotto il par. Per completare una buca bisogna usare Kirby per colpire in sequenza i vari nemici. Quando ne rimane uno solo, questo si trasforma nella buca.

L’ordine in cui abbattere i nemici è decisivo non solo perché influenzato dalla conformazione del terreno (e quindi dalla necessità di trovare il percorso migliore per superare gli ostacoli), ma perché i vari mostri, una volta colpiti, regalano a Kirby poteri particolari. Dato che ci si porta dietro un solo potere alla volta, bisogna spesso decidere con attenzione chi colpire per primo, perché un potere ottenuto può essere utilizzato subito, magari per prolungare il tiro fino a raggiungere la buca, oppure per fermarsi sul posto, o ancora per eliminare un ostacolo e via dicendo.

Otto percorsi, con otto buche ciascuna e altrettanti record da battere. Un boss finale che sembra davvero appiccicato con lo sputo ma fa colore. Una veste grafica e una colonna sonora deliziose. Una modalità multiplayer azzeccatissima ed estremamente competitiva. Questo è Kirby’s Dream Course, un gioco che si merita appieno i suoi 800 punti.