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E si riparte

Mentre questo post viene pubblicato in automatico, io dovrei essere in aeroporto, o forse già in aereo, comunquemente impegnato a viaggiare verso la fetida Los Angeles mentre impegno le cervella sul completamento di lavori che devo assolutamente consegnare il prima possibile (e magari distraendomi un po’ con la terza stagione di Penny Dreadful, via). E già mi mancano tantissimo le quattro femmine di casa. O almeno credo che mi manchino. Non lo so, questo post lo sto scrivendo mercoledì pomeriggio. Vai a sapere. Ne sono assolutamente o forse. Sì, mi mancano. Mi mancano già mercoledì pomeriggio. #aaawwww Comunque, si parte per l’E3 2016, che andrò a seguire con la solita gente, scrivendone dalle solite parti, cazzeggiandone in questi posti tutti social e poi parlandone al ritorno nei soliti posti. Nel frattempo, il blog sarà ancora più moribondo del solito, anche se forse qualcosa si riesce a pubblicare. Fate i bravi. Vogliatevi bene.

Verso il nord

Mentre questo post inutile esce sul blog, io dovrei stare girando per i corridoi dello Slagthuset, un posto in quel di Malmö, Svezia, spupazzandomi la Nordic Game Conference 2016. Sono lì per conto di Outcast, chi l’avrebbe mai detto, grazie alla disponibilità di Alex Camilleri e ai soldi di chi ce ne ha dati fra Patreon e altre cose. Ne parlerò e ne scriverò, per l’appunto, su Outcast (e poi eventualmente per gente che volesse decidere di pagarmi per farlo). Dubito quindi che da qui alla fine della settimana ci saranno novità particolari sul blog, già di suo abbastanza comatoso. Però, oh, vai a sapere.

Però sabato sera dovrei andare a vedere i mutanti che si menano, eh!

Qualche giorno di relax

Mentre questo post esce di sua iniziativa sul blog, io dovrei stare riposandomi all’insegna del cazzeggio da qualche parte su una penisola in Bretagna. O forse è un’isola. O forse è la zona del crepuscolo. Non lo so, non ho organizzato io. Tornerò? Vai a sapere. Il punto, comunque, è che mi assento per qualche giorno, quindi oggi sul blog esce solo questa comunicazione di servizio e nei prossimi giorni, beh, esce roba solo se ho fatto in tempo a prepararne (e ho fatto in tempo… in realtà già quello di ieri è uscito per i fatti suoi). A posto, dai.

L’idea sarebbe di passare quattro giorni totalmente staccato da internet e derivati, sostanzialmente dormendo, leggendo e cazzeggiando in giro. Ce la farò? Vai a sapere.

Sul trenino per Londra

Come credo di avere già scritto da qualche parte, forse in uno degli ultimi post da weekend, questa settimana la trascorro per buona parte in viaggio fra tre paesi. Per esempio, a meno di imprevisti, questo post viene pubblicato automaticamente mentre io me ne sto spaparanzato sul trenino diretto a Londra. Vado infatti a spararmi la due giorni (anche se sarebbe più corretto parlare di un giorno e uno sputacchio) del D.I.C.E. Europe 2014. E se volete sapere di che si tratta, il sito ufficiale sta a questo indirizzo qua. Fra l’altro, mentre scrivevo questo post, m’è venuto in mente che due anni fa avevo scritto quattro post sul D.I.C.E. 2012, seguito tramite internet. Stanno a questo indirizzo qua, casomai interessassero. Comunque, rientro a Parigi domani sera, ma poi venerdì riparto per farmi un weekend lungo in Liguria causa doppio festeggiamento incrociato di entrami i compleanni di casa. Quindi, insomma, il succo è che probabilmente, da qui a perlomeno martedì prossimo, ci sarà moria di post sul blog. Anzi, in realtà già da ieri, ché ero stracarico di roba su cui portarmi avanti e non sono riuscito a scrivere un post. E temo andrà così per tutta la settimana. O forse no. Magari scrivo roba e la metto in programmazione automatica. Vai a sapere.

Poi, quando torno, se le conferenze del D.I.C.E. non han fatto cagare, si registra un podcast.

Di nuovo verso la birra

Dunque. Oggi avrei voluto scrivere qualcosa sull’ottava stagione di 24, che abbiamo finito di guardarci l’altro ieri, o magari su The Raid 2, che ho visto ormai quasi due settimane fa, oppure, certo, su quel paio di libri e quella valanga di fumetti che ho letto in vacanza e di cui non ho ancora chiacchierato da nessuna parte. Ma, come al solito, è il giorno prima di partire, ho troppe cose da fare, troppe altre cose per la testa, non ce la posso proprio fare, facciamocene una ragione. Fra l’altro, dopo il piacevole diversivo dell’anno scorso, come segnalavo in quel post lì che ho appena linkato, torna giustamente in voga la tradizione del lavorare a Ferragosto. Giusto così. Domattina prestissimo parto per Colonia assieme al Nabacchiodorozor e ce ne stiamo lì per una settimana, con il contingente abruzzese e un’altra manciata di brutte persone. Il che, per altro, significa che molto probabilmente il blog si fermerà per una settimana, al di là delle solite robette da weekend e, magari, vai a sapere, di qualche post che scrivo in anticipo e programmo se mi coglie il sacro fuoco del #credici. La copertura su GDC Europe e Gamescom per IGN finirà tutta qua dentro, ma se vi interessa solo la GDC Europe potete dirigervi direttamente qua. Su Outcast, al di là di eventuali notizie sarcastiche del Martini, non ci sarà copertura “in diretta”, però usciranno altri articoli (credo) sfiziosi, fra cui tra l’altro un paio di mie recensioni che se la sono presa comoda. Se vi manco, leggetevi quelle. Per il resto, fate i bravi, divertitevi, rilassatevi, andate in vacanza, mangiate, fate quel che vi pare, ma non pensate ai videogiochi a Ferragosto. Non ne vale la pena. E poi tanto arriva l’Outcast Reportage.

Comunque ci provo a scrivere roba in anticipo per la prossima settimana. Davvero!

Ferie

No, niente. Mentre viene pubblicato questo post, io sono in macchina, direzione arrosticini. Per dieci giorni almeno, niente posta, niente lavoro, niente niente. Toh, magari un po’ su Facebook ci vado, ma la posta non la apro neanche per sbaglio. Ho disattivato le notifiche sul telefono, per sicurezza. Maledetta posta! [inserire immagine di pugno stretto e agitato verso il cielo beffardo] Relax. Immagino questo voglia dire che per almeno dieci giorni il blog si fermerà. Oh, poi, vai a sapere, questo post l’ho scritto e programmato venerdì, magari nel fine settimana m’ha preso il fuoco sacro e ho scritto e programmato dodici post. Credici.

Vediamo se riesco ad ingrassare di dieci chili in dieci giorni.

Dunque, si diceva, l’E3

 

Un anno fa, o giù di lì, sbroccavo perché mi ero frantumato i maroni di tutto ‘sto ciarlare d’esclusive e altro. Stavano per uscire le nuove console, mi si era chiusa la vena sul collo. Oggi sono più tranquillo. Non perché il mio punto di vista sia cambiato, anzi, sono sempre più convinto che l’idea di non poter friggere due uova con la padella dell’Ikea sia delirante, ma semplicemente perché, oh, il tempo passa, si sublima, tanto prima o poi le due console le compro e in ogni caso, ehi, da allora a oggi devo ancora vedere non dico pubblicata, anche solo annunciata un’esclusiva che mi faccia correre in negozio. E del resto, finché passo la maggior parte del mio tempo videoludico appiccicato a giochini che girerebbero su una calcolatrice e che comunque escono pure su PC, ehi, che problema c’è? Comunque, anche quest’anno sono andato a Los Angeles per L’E3. Anche quest’anno, fra i momenti migliori ci sono state le attività “collaterali”, tipo andarcene una sera al Video Games Live e trascorrere tutto il sabato in gitarella, a bordo di un’auto a noleggio verso il San Diego Zoo Safari Park. Tutto molto bello. Ma, devo dire, ho apprezzato pure l’E3.

Certo, è stata per molti versi la fiera del nulla. S’è vista praticamente solo roba che era stata già annunciata, che ci si aspettava che venisse annunciata, che si sperava che venisse annunciata. Le novità erano tutte uscite prima e l’unica sorpresa vera e propria, come nelle scorse due edizioni, è stata quella che ha chiuso la conferenza Ubisoft, con la differenza che non si trattava di qualcosa di nuovo ma di un rilancio bene o male atteso. Poi, certo, rilancio promettentissimo e in una forma diversa da quella che ci aspettava, ecco. Per altro, è sempre divertente vedere che il modo migliore per buttar fuori un gioco “tripla A” che possa dare l’impressione di essere fresco e nuovo sia limitarsi a pigliare roba che non vediamo da una decina d’anni, aggiornarla un po’, tirarla a lucido, renderla più masticabile e servirla con il sorriso sulle labbra. Ma insomma, va bene, eh.

Mi sarebbe piaciuto continuare il diario giorno per giorno che avevo iniziato, se non in forma discorsiva, quantomeno con un elencone di quel che andavo a vedere e/o a provare e di fianco degli asterischini di approvazione, ma prevedibilmente, appena s’è cominciato a lavorare, sono stato sconfitto dal jet lag, dalla stanchezza, dal sonno e, in generale, dal fatto che, ehi, se riuscivo a scrivere qualcosa, lo facevo per IGN. E quindi niente. Mi sembra però giusto scrivere qualcosa a posteriori, un po’ come ho fatto l’anno scorso, anche se in ritardo, oggi che ho trovato un momento per respirare e farlo. Un qualcosa in cui posso dire ce – per quanto non sia neanche lontanamente la GDC – andare all’E3 è comunque divertente e, diciamocelo, per quanto sia una sfaticata che levati, ci sono modi peggiori per guadagnarsi da vivere. Voglio dire, lo so, eh, che sono un privilegiato, ad esser pagato per far ‘sta roba e/o a potermi permettere di campare facendo questo lavoro (ognuno legga queste due frasi come meglio crede, ci sono diversi significati). Poi posso raccontarvi che non è che passi tutto il giorno a giocare (del resto, lo si vede da quante recensioni scrivo ultimamente), che ci sono mille lati negativi, mille cose che odio e che periodicamente mi trovo a pensare che sia ora di basta (ma questo tipo dal 1998). Però poi rimango qua, nonostante abbia perfino la fortuna di avere possibili alternative, perché evidentemente ci sono aspetti che mi piacciono e non ho voglia di mollare, nonostante altri aspetti che se non bestemmio guarda.

Cosa mi è piaciuto di più di questo E3 in cui tutto quel che c’era di nuovo era un prototipo che giocheremo nel 2016? Bizzarramente, da persona che si spacca i maroni alle conferenze ed evita in tutti i modi di andarci, ci metto la prima giornata, quella trascorsa infilati in quattro in un angolino della War Room di IGN US ad esibirci nelle dirette prima e dopo di ogni conferenza, facendo gli scemi, chiacchierando del più e del meno, fuggendo alla ricerca di cibo, tirando in mezzo ospiti di passaggio improbabili, scoprendo di essere seconde scelte, sperando che gli ospiti improbabili non leggessero i delicatissimi commenti scritti dai lettori/spettatori nella chat e, insomma, passando una giornata divertente nonostante il lavoro da fare fosse stare dietro alla fuffa. E nonostante si fosse a Los Angeles, che se non bestemmio guarda.

E nel fantastico mondo della fiera? Bah, Rainbow Six: Siege mi sembra potenzialmente bellissimo e l’unico modo possibile per provare a riportare quei concetti là in un gioco da pubblicare oggi, ma avere idee chiare al riguardo dopo una prova del genere, un paio di partite fatte al volo in fiera a quella che era una demo striminzita, prendendo una svagonata di schiaffi capendoci poco, è un po’ dura. Pillars of Eternity, invece, mi sembra potenzialmente bellissimo e un ottimo modo per provare a riportare quei concetti là in un gioco da pubblicare oggi, ma con ambizioni e intenzioni un po’ diverse, ma avere idee chiare al riguardo dopo averlo guardato senza toccare per una mezz’oretta scarsa, beh, è un po’ dura. Resto comunque convinto che sarà il gioco più bello dei prossimi [inserire numero a piacere] anni fra quelli che non so se avrò il tempo di giocare. Poi mi è piaciuto tanto vedere che l’invasione degli indie prosegue, incontrare tanta bella gente anche nelle aree Microsoft e Sony, chiacchierare con ‘sti ragazzi a cui han permesso di dedicarsi interamente al sogno, rivedere facce note, alcune incontrate mille volte, altre magari solo una o due, ma tutta gente con cui una chiacchierata è sempre un piacere. E fare un’altra partita ad Evolve.

Ma soprattutto mi è piaciuta la terza giornata, quella in cui ho provato per la prima volta Elite: Dangerous, fra l’altro non solo mettendo le mani sull’X52, ma pure indossando Oculus Rift, e ancora un po’ muoio dalla gioia. Ho pure detto ciao a David Braben. Che insomma, l’avevo già incrociato qualche tempo fa, ma ecco, sono emozioni. Eppoi ho passato buona parte del pomeriggio immerso nella bella gente al parcheggio di Devolver, chiacchierando con tizi fuori di cozza e provando giochi assurdi, grazie al publisher più fico, costante e interessante che ci sia. Infine, un incontro con della gente che “Alla fine non riusciamo a portare giochi da farti vedere, però becchiamoci lo stesso, conosciamoci di persona, parliamo di cose da fare”. Ecco, di fondo, per assurdo o forse no, la cosa che mi mancherebbe di più, se improvvisamente decidessi di fare altro, è questa qua: la gente. Incontrarla, chiacchierarci, organizzare cose, discutere, parlottare. Dal mito del passato tutto rilassato che finalmente intervisto, al giovane che mi guarda con gli occhioni sperando che si parli bene del suo gioco, passando per tutto quel che c’è nel mezzo. È quel che ancora mi piace.

Poi, certo, c’è anche il fatto che, se ti pagano un viaggio dall’altra parte del globo, poi ci metti i soldi tuoi e ti organizzi per andare a fare cose extra sempre piacevoli, tipo appunto il Video Games Live. Quest’anno mi ha ammaliato forse meno dell’altra volta, a causa di una scaletta meno nelle mie corde, ma comunque i suoi passaggi da brividi fortissimi lungo tutto il corpo ce li ha sempre. Eppoi la gitarella di sabato nel parco folle enorme ammerigano con gli animali dell’Africa, dell’Asia e di chissaddovealtro e le tigri che sembrano Pillola e Polpetta. Le foto stanno da qualche parte sui miei account Facebook, Google+ e Flickr, se interessano. E quindi dai, è sempre bello, su. Anche se rimane una fiera per lo più brutta, piena di roba che non mi interessa e che non vale un centimetro quadro dei luoghi in cui si svolge la GDC. Ci rivediamo a Colonia.

In linea teorica, questa settimana vorrei rimettere in sesto il blog. All’atto pratico, vedremo. Va comunque sottolineato che fra una settimana sono in vacanza, quindi, presumibilmente, a quel punto il blog si ferma di nuovo. Sorry.

Drammi da primo mondo

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, giocavo a X-Wing con un joystickone analogico semplice, essenziale, che faceva il suo. Fra l’altro lo usavo anche per giocare a NHL 95. Tempo dopo, mi procurai un Sidewinder con Force Feedback della Microsoft e lo usai per tanti altri giochi, godendo tantissimo. E poi basta. Solo che adesso quei giochi stanno abbastanza tornando d’attualità, fra un Elite: Dangerous, uno Star Citizen e altre cosette, senza contare che ogni tanto mi viene voglia di tirar fuori qualche classico del passato e che giocarli con mouse tastiera (o col pad Xbox 360) mi mette la tristezza. Me l’ha un po’ messa anche quando ho giocato a Strike Suit Zero. Orbene, qualche tempo fa, ho scoperto, attraverso una chiacchierata su Facebook con Mensola, l’esistenza del X52 Pro Flight, un aggeggio che si porta ormai i suoi bei anni sulle spalle ma mi attira lo stesso un sacco. Mi sono informato, ho letto in giro, qualche parere discordante, ma nel complesso mi sembra adatto alle mie esigenze, anche in termini di prezzo. Ma soprattutto, al Fry’s qua vicino l’ho visto in vendita, palesemente un fondo di magazzino, a un prezzo che mi sembra essere sostanzialmente la metà del prezzo a cui lo si trova in giro per l’internet in Europa. Non l’ho acquistato d’impulso, ma poi mi sono fatto un giro a cercare informazioni per vari siti e, ecco, adesso ne ho una voglia brutale. Che faccio? Che faccio? È già dramma.

 Il volto del dramma.
Comunque, sabato impegnativo e allo stesso tempo rilassante. Impegnativo perché il jet-lag si è manifestato in maniera brutale e perché abbiamo fatto un po’ di cose che andavano fatte, ma allo stesso tempo rilassante perché, insomma, non è che si sia esattamente lavorato come matti. Gli occhi mi si sono spalancati verso le due, ma era solo perché dovevo andare in bagno. Si sono però nuovamente spalancati alle quattro e forse sono riuscito a poltrire ancora un po’ fino alle cinque, ma insomma, a quel punto era chiaro che bisognava alzarsi. Dopo una colazione da IHOP (ho quasi schivato i pancake e mi sono adagiato su una omelette, ovviamente infarcita d’avocado, innaffiando con succo d’arancia e the caldo), siamo andati a recuperare il veicolo. C’era forte indecisione se andare di due auto separate o di minivan, ma alla fine abbiamo optato per quest’ultimo. Da lì, poi, mi sono messo al volante e con Sole e Fabio come passeggeri ho puntato appunto verso Fry’s, perché bisognava comprare alcune cose (tipo che mi sono finalmente preso un asciugacapelli da viaggio che si adatta alla diversa tensione del posto) e dove ho appunto lasciato il cuore sul Saitek. Magari domani. Vai a sapere.
Poi i canonici passaggi in Sunset Boulevard, da Guitar Center e Meltdown Comics (dove non ho trovato praticamente nulla da comprare, a parte il terzo paperback di Fairest, che mi si è manifestato davanti agli occhi quando ormai ero convinto che sarei uscito a mani vuote), e quindi via a installarci nell’appartamento. Ma non senza prima esserci fermati a pranzare presso un diner, dove, in una botta di salutismo, abbiamo preso tutti e tre zuppa di verdure, insalata e limonata fresca. Ovviamente, nella mia insalata, fra spinaci e gamberetti, c’era l’avocado. Ma dicevo, l’appartamento: è bello, grosso, confortevole. Le foto sono sui miei account Facebook, Flickr e Google+. Fra l’altro mi sono subito accaparrato una stanza a caso, per poi rendermi conto che era quella con TV e bagno privato. Grande intuito. Successivamente è scattato il pomeriggio di test tennici vari, che come al solito hanno fatto scoprire alcuni problemi la cui risoluzione è (forse) in atto mentre scrivo e guardo in TV con la coda dell’occhio Indiana Jones e il frigorifero piombato. E in questo momento stiamo per andare al centro commerciale qua dietro a fare un po’ di spesa, nella speranza che non si sia fatto troppo tardi e non ci chiudano la serranda in faccia.

Una foto che non c’entra nulla. L’ho vista apparire sul Dropbox di famiglia.
E gli altri? Eh, gli altri. Al Mottura è partito il primo volo con ore di ritardo, gli hanno cambiato l’itinerario, è ripartito da Atlanta più tardi del previsto e il risultato è che dovrebbe atterrare a Los Angeles alle 23:00 passate. L’altro contingente, quello Zave/Ualone/Fotone, il ritardo e/o deviazione se l’è beccato sul secondo volo e pure loro sono atterrati solo in tarda serata. Lo so per certo, l’hanno fatto sapere mentre finivo di scrivere questo post. Si comincia benissimo, insomma! Noi, intanto, abbiamo parzialmente risolto i dilemmi esistenziali tecnici. Ma solo parzialmente, non ci allarghiamo. E dopo uno spuntino frugale, ché non c’avevo fame, ho letto sull’internet che finalmente il gioco del topone si è levato dalle palle. Speriamo!
Domani, poi, si comincia quasi a lavorare, fra il ritiro dei badge, le registrazioni alle conferenze, Zave che va a vedere una roba e, boh, forse qualcos’altro. E io magari vado a comprarmi il Saitek. E non sarebbe male riuscire ad andare a trovare al cinema Seth MacFarlane. Forse. Vai a sapere.

Eric Roberts viaggia in classe economica

Non so bene cosa sia, ma c’è qualcosa che mi affascina del viaggiare per i fatti miei. Andare in giro in compagnia è bellissimo, quantomeno se la compagnia è gradevole, ma viaggiare in silenzio e con le mani in tasca, non so, è affascinante. O comunque lo è per me. Me ne rendo conto ogni volta che mi capita di passeggiare pensieroso per i corridoi di un aeroporto, anche se ultimamente (purtroppo? Per fortuna? Vai a sapere) non mi capita più spesso come una volta. Sarà che alla fin fine si passa sempre negli stessi posti e mi fa bizzarramente piacere ritrovarli. O sarà magari che ho le mie routine immancabili. Ogni volta, dopo il check in, dopo i controlli – che oggi/ieri/whatever, signori miei, ho sostenuto interamente in francese, e ne vado fiero –  mi faccio sempre i miei giretti, passo in edicola a raccogliere l’ultimo numero di un po’ tutte le varie riviste che mi piacciono e compro una bottiglietta d’acqua e una di Coca Cola. Quella di Coca Cola la trangugio mentre aspetto al gate, magari anche mangiando un panino se mi capita di partire a ora di pranzo/cena. Quella d’acqua tende a durarmi per tutto il viaggio. A prescindere dal numero di ore. Poi il viaggio finisce, mi alzo, raccolgo la bottiglietta vuota che s’è tutta accartocciata per la pressione, a volte mi accorgo che neanche l’ho svuotata, scendo, la butto. La prima cosa che faccio quando poso piede in terra straniera è sempre buttare una bottiglietta di plastica vuota. Poi pipì, chiaro. Cacca no. Quella la faccio sempre in aereo. Sempre. Perlomeno sui voli intercontinentali. Chissà come mai. Sarà la pressione.

C’è stato un periodo in cui la pressione – almeno credo che fosse la pressione – mi faceva scoprire le carie. Tornavo dal viaggio in areo e avevo magicamente un buco nel dente. Infatti sono pieno di otturazioni. Fra l’altro devo andare dal dentista. Ci devo andare da gennaio. Ma su queste cose sono una bestia. Posso anche avere il traforo del monte bianco fra un molare e l’altro, ma se non mi fa male… Che poi in aereo di solito faccio mille cose. Cerco di non dormire, all’andata, perché così arrivo, sono stanco morto, resto sveglio fino a tarda serata e poi svengo. In genere, il risultato è che il giorno dopo mi sveglio a un orario cristiano e non alle quattro del mattino. Anche se devo dire che nell’ultimo paio d’anni sto facendo una fatica sempre più devastante ad abituarmi al cambio di fuso orario. Non ho più l’età. E insomma, in genere mi porto da leggere. Le riviste, certo, ma anche il libro del momento, magari qualche fumetto… anche se questa volta di fumetti non ne ho portati. Poi c’è il telefono, con su dei giochini. Il 3DS e/o PS Vita. In questo caso solo il 3DS, nel quale ho infilato subito prima di partire per la GDC, quindi a marzo, la cartuccia di Apollo Justice. E non l’ho ancora iniziato. Ma insomma, il 3DS me lo porto comunque dietro per raccogliere Mii. E poi ci sono film e telefilm da guardare con il laptop, che chiaramente mi capita di usare anche per scrivere o giocare. In genere evito di guardare roba sugli schermini degli aerei, magari censurata e/o vittima di pan & scan, perché mi mette addosso la mestizia. Fra l’altro uso ancora con piacere le cuffie rimediate da quelli di Wargaming l’anno scorso. Ah, e poi c’è la novità da passeggio degli ultimi mesi: i compiti di francese!

È quasi superfluo dirlo, but still: nella maggior parte dei casi, mi riempio lo zaino inutilmente. No, inutilmente no, perché poi parte della roba la uso, ma tendo sempre a portare molto più di quanto realmente serva. In questo caso, poi, si va ben oltre. Di tutto il marasma di roba che c’è dentro lo zaino, in questo viaggio d’andata per l’E3 2014, non me ne sono fatto quasi nulla. Ho letto il nuovo Empire e un po’ del nuovo L’écran fantastique, entrambi comprati in aeroporto. Ho guardato Gara 1, me l’ero copiata sul telefono subito prima di uscire di casa. Ho giocato un bel po’ con Threes, ma non ce la faccio proprio a passare i trentamila punti. A un certo punto ho fatto anche una partita a Flick Kick Football, cui ormai faccio una singola partita ogni volta che viaggio. E basta, in pratica. A un certo punto del primo volo ho tirato fuori il 3DS. Ma non l’ho acceso. Che ho fatto? Mboh? Ho fatto un paio di pisolini talmente brevi che praticamente non ci sono stati. E infatti si può sostenere che sia più o meno sveglio da quasi ventiquattro ore. E se contiamo che, nelle due notti prima di partire, ho dormito più o meno cinque e cinque, potrei non arrivare vivo a destinazione. 

Ma quindi, insomma, che ho fatto? Mi sono guardato attorno. Mi piace guardarmi attorno in silenzio. Una cosa che faccio spesso, in questi viaggi, è fissarmi con l’occhio su quel che sta guardando sul suo schermino la persona seduta nella fila davanti, al di là del corridoio. Non quello seduto di fianco, no no, quello davanti, dall’altro lato. Lunghi brani di film e telefilm osservati senza sentire nulla. Così. Mi ipnotizza. Pezzi di The Big Bang Theory, Gravity, Notting Hill, R.I.P.D., Monuments Men, qualche spettacolo di un qualche comico e sicuramente qualcosa d’altro che non mi viene in mente. Guardo e non guardo, più che altro viaggio con la testa. Notting Hill e il sogno di incontrare e conquistare la stella del cinema perché in fondo sei una persona tanto bella e interessante (e hai la faccia di Hugh Grant, che, insomma, aiuta). Gli amici scemi dei protagonisti delle commedie romantiche. Julia Roberts, Hugh Grant, Rhys Ifans o come cacchio si scrive e pure Alec Baldwin che non mi ricordavo ci fosse, tutti con tanti anni di meno, che cosa buffa. Ma mi sono anche fatto dei gran viaggi mentali, dedicati per lo più a due o tre cose che ho in testa in questo periodo. E ho ripensato al fatto che ieri/l’altroieri/whatever ho rivisto, quasi vent’anni dopo, mia cugina “americana” Melissa e suo marito Gary, questa volta muniti di (due) figlie e (un) figlio tutti di un adorabile che levati. E che è stata una bella serata e le crêpes erano ottime. Che anche questa volta, come in quell’altra, mi hanno detto di andarli a trovare ad Atlanta. E che chissà se lo farò mai. Un tempo si era pure progettata tutta una bella vacanzina sulla costa est, partendo appunto da Atlanta. Avevamo comprato le guide, programmato, cosato. Ma poi non se ne fece nulla.

Con Air Canada volo sempre tanto bene. Posti larghi, comodi, spazio per le gambe. Prese di corrente e USB per ricaricare l’impossibile. Staff gentile. Cibo decoroso. No, insomma, il cibo è un po’ la solita melma, ma diciamo che non è dei peggiori. E poi stavolta ho fatto una magata al check in online e mi sono preso il posto corridoio senza nessuno davanti. Mamma mia che vittoria delle articolazioni. L’aeroporto di Toronto, poi, è delizioso. C’ha il pavimento mobile – o come si chiama – iperveloce che si trasforma in avvio e sull’arrivo e ti aspetti che parli con la voce di Optimus Prime. Ha la sua dogana USA interna per chi fa scalo, tutta automatizzata, snella e velocissima, fra l’altro pure rimessa a nuovo e ampliata rispetto all’anno scorso. Passi la carta d’imbarco al terminale, aspetti che il monitor ti dica che hanno trasferito la valigia, vai a rispondere alle canoniche domande e scopri che, rispetto all’anno scorso, hanno pure aggiunto il servizio fotografico sul bagaglio, con la guardia che ti mostra sul monitor la tua valigia per chiederti conferma che sia quella giusta. Meraviglioso. E poi in aeroporto c’è tutto quel che mi serve: Wi-Fi gratis, hamburger decenti, patate dolci, Starbucks, edicola. E non solo: ai gate hanno messo questa specie di bar dove a ogni sedia c’è un iPad dal quale godi di connessione libera, a cui puoi sederti anche senza consumare nulla e che ti permette, tramite delle app, di controllare lo status del volo, ordinare cibo e bevande, cazzeggiare in libertà. Ovviamente con prese di corrente & USB per ricaricare il ricaricabile. Relax.

A un’ora e mezza circa dall’atterraggio a Los Angeles, dopo aver fissato il vuoto (e Julia Roberts e Hugh Grant che amoreggiavano), ho deciso di estrarre il laptop e mettermi a scrivere questa valanga di inutilità. Così, tanto per. Mi piacerebbe scrivere un diario quotidiano del viaggio qua sul blog come feci tanti anni fa. L’ho anche scritto da qualche parte in un post messo in programmazione automatica. Non so se sia già uscito o se debba ancora uscire. Non importa. Tanto so che non ce la farò. Alla mia destra Hugh Grant sta correndo a riprendere Julia Roberts per il gran finale. Dopo essere salito sull’aereo, in attesa della partenza, mentre salivano le ultime persone, ho visto passare Eric Roberts che andava a sedersi nella parte posteriore dell’aereo, in classe economica. L’ho anche fissato intensamente poi quando stavamo ritirando i bagagli. Pensa te, magari non gli piace sprecare soldi. Vai a sapere.

Sento la pressione alla capoccia. L’aereo sta iniziando a scendere. Spengo, dai.

Comunque L’écran fantastique è veramente una gran bella rivista. Voglio tornare a casa. Buon E3 a tutti.

Si riparte!

Mentre questo post viene pubblicato, io dovrei essere in aeroporto, pronto a saltare su un volo Air Canada per Toronto, dove faccio scalo per poi puntare su Los Angeles. In passato mi sono trovato sempre bene con Air Canada e l’immigrazione a Toronto, l’anno scorso, è andata di un liscio che non ci si crede, quindi sono fiducioso. Il post l’ho scritto un paio di giorni fa, per portarmi avanti, e non ho la minima idea di quali possano essere le condizioni in cui mi presento all’imbarco. Stanco morto? Riposato? Avrò dormito? Mi sarò fatto la notte in piedi per guardare Gara 1 delle finali NBA? Sarò riuscito, ieri sera, a beccarmi con la cugina (e famiglia) americana che non vedevo da tipo vent’anni e che, guarda la coincidenza, proprio in questi giorni passava da Parigi? Vai a sapere. Di certo starò tirando il classico respiro di sollievo che si tira quando finalmente si conclude quel paio di settimane sanguinarie che tipicamente precede una partenza del genere. Tutto quel che potevo fare l’ho fatto, chi s’è visto s’è visto, tanti saluti.

Comunque, sì, anche quest’anno tocca andare nel regno del cemento sparso in giro a cazzo di cane per correre come uno scemo avanti e indietro fra un gioco e l’altro. Scherzo. Non troppo. Comunque, dai, vado a divertirmi per una decina di giorni circa e mi pagano pure per farlo. Hai detto niente. Poi, certo, io ormai all’E3 sono completamente off topic e di quel che annunciano me ne frega poco o nulla, senza contare che, ehi, ci si diverte, ma è anche uno sbattimento senza fine e non ho più l’età. Ma insomma, basta lamentarsi, ottimismo, guardiamo con favore al futuro. Fra l’altro, quest’anno, c’ho addosso una voglia di fare che mi mancava da tanti, tanti anni, forse dalla prima volta che sono andato all’E3. Come mai? Per vari motivi, che non ho però intenzione di approfondire qui. Non ora, comunque. Ad ogni modo, c’è la voglia, nonostante poi alla fine tvtvtvcallofdutysportstv. Fra l’altro, curiosando in quel che avevo scritto quella prima volta che sono andato all’E3, m’è venuta voglia di riprovarci e fare nuovamente il blogghettino giorno per giorno. Certo, quella volta fu facile perché ero in spedizione per PSM e non dovevo scrivere articoli “in diretta”. Però, dai, ci voglio provare, post brevi e ficcanti tanto per buttar roba qua sul blog. Fallirò clamorosamente, ne sono convinto. Ma ci provo! Non esiste provare, esiste solo fare. Ma io ci provo lo stesso! E insomma, buon E3.

Rispetto all’anno scorso, comunque, il mio pensiero generale sulle condizioni del settore non è cambiato di una virgola. Mi riferisco in particolare a questo post. Rispetto all’anno scorso, fra l’altro, non ho un film che voglio assolutamente andare a vedere al cinema. Speravo di riuscire a recuperare Sabotage, che mi sono perso qua a Parigi per vari motivi, ma sembra che sia già sparito pure da quelle parti. Uffa. Beh, comunque c’è A Million Ways to Die in the West e il 13 esce 22 Jump Street, dai.