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Le mie altre robe del 2018

E anche quest’anno concludiamo la tripletta di elenconi brutti sulla roba consumata (e appuntata e/o che non mi sono dimenticato) nel corso dell’anno precedente con il mischione di quel che resta. Il mischione include i libri, i fumetti e le robe varie viste in TV che non siano film, quindi serie TV, documentari, cortometraggi e pucchiaccherelle assortite. Ah, per le serie TV, non sono incluse quelle di cui ho iniziato a guardare una stagione nel 2018 senza arrivare a finirla. Come ieri e l’altro ieri, ho piazzato il link apposito per i casi in cui ne ho scritto da qualche parte. Come ieri e l’altro ieri, questo testo introduttivo è largamente copincollato da quello degli anni scorsi.

Sempre come per i post di ieri e dell’altro ieri, a favore dei matti che ci tengono a leggere anche i miei pareri sparati a caso al volo, ci sono i link alle socialrobe in cui ho scribacchiato velocemente anche di cose per le quali non ho scritto post o articoli. Per quanto riguarda i libri, qua c’è il mio profilo su Anobii, ma soprattutto qui ci sono tutte le “due righe” che ho scritto sui libri letti. Sul fronte serie TV, invece, qui abbiamo il mio profilo su Trakt, qui il classificone di tutto quel che ho guardato nel 2017 e qui i vari commenti che ho scribacchiato (in inglese stentato, perché le regole del sito impongono l’utilizzo dell’inglese). E per i fumetti? Una sega. Tra l’altro, da circa metà 2017, ho abbandonato per inedia La settimana a fumetti di giopep, quindi siamo proprio al disastro. Ma nel 2019, a grande richiesta (tipo tre persone), riprendo. Credo. Vai a sapere.

Chiaramente, per il terzo giorno di fila, puntualizzo che negli elenchi qua sotto la valutazione da una stellina (asterisco) a cinque stelline (asterischi) si agita in quel fantastico mondo che va fra il “completamente a caso” e il “sostanzialmente a simpatia”, che è bene o male una divisione in cinque fasce e che l’ordine a parità di stelline (asterischi) è altrettanto a caso/simpatia, oltre che buttato lì mano a mano nel corso dell’anno, senza revisioni a bocce ferme.

E niente, direi che è tutto. Fate i bravi, buon 2019.

I libri che ho letto o riletto nel 2018
L’histoire de Capcom – 1983-1993 : Les origines ***** (Ne ho scritto su Outcast)
Au coeur des émotions de l’enfant *****
The Art of Point-and-Click Adventure Games ***** (Ne ho scritto su Outcast)
Playing at the Next Level: A History of American Sega Games ***** (Ne ho scritto su Outcast)
SNES/Super Famicom: a visual compendium ***** (Ne ho scritto su Outcast)
Commodore: The Inside Story ***** (Ne ho scritto su Outcast)
500 Years Later: An Oral History of Final Fantasy VII ***** (Ne ho scritto su Outcast)
The Story of the ZX Spectrum in Pixels 1/3 ***** (Ne ho scritto su Outcast)
How to GIMP *****
Bambini e basta ****
Trigger Happy **** (Ne ho scritto su Outcast)
Boss Fight Books #1: Earthbound ****
Rusty Puppy (Bastardi in salsa rossa) ****
Metal Gear Solid: Hideo Kojima’s Magnum Opus **** (Ne ho scritto su Outcast)
The Leftovers (Svaniti nel nulla) ***

Le serie TV, le robe strane per la TV o il web e i cortometraggi che ho guardato o riguardato nel 2018
The Americans – Stagione 6 *****
Glow – Stagione 2 *****
You’re the Worst – Stagione 4 *****
Halt and Catch Fire – Stagione 3 *****
Atlanta – Stagione 1 *****
iZombie – Stagione 4 *****
One Mississippi – Stagione 2 *****
Runaways – Stagione 1 *****
iZombie – Stagione 3 *****
La fantastica signora Maisel – Stagione 1 *****
La fantastica signora Maisel – Stagione 2 *****
Glow – Stagione 1 *****
Legion – Stagione 1 *****
Halt and Catch Fire – Stagione 2 *****
The End of the F***ing World – Serie 1 *****
Ricky Gervais: Humanity *****
Bao *****
Mr. Robot – Stagione 2 ****
Big Mouth – Stagione 2 ****
Hilda – Stagione 1 ****
Love – Stagione 3 ****
Halt and Catch Fire – Stagione 1 ****
The Good Fight – Stagione 2 ****
Fargo – Stagione 3 ****
Legends of Tomorrow – Stagione 2 ****
Arrow – Stagione 5 ****
The Flash – Stagione 3 ****
Supergirl – Stagione 2 ****
The Good Fight – Stagione 1 ****
Aggretsuko – Stagione 1 ****
Downton Abbey: Un viaggio nelle Highlands ****
Downton Abbey – Serie 4 ****
Downton Abbey: La stagione di Londra ****
Downton Abbey – Serie 3 ****
Lovesick/Scrotal Recall – Serie 3 ****
The History of Bethesda Game Studios ****
Agents of S.H.I.E.L.D. – Stagione 5 ***
Downton Abbey – Serie 6 ***
Downton Abbey: Il finale ***
Easy – Stagione 2 ***
Pete the Cat – Stagione 1 ***
Downton Abbey – Serie 5 ***
Downton Abbey: Vacanze in brughiera ***
Chris Rock: Tamborine ***
Inhumans – Stagione 1 ***
Vixen – Stagione 2 **

I fumetti che ho letto o riletto nel 2018
Saga #8 *****
Erased *****
La cantine de minuit #1 *****
Panama Al Brown *****
Deadly Class #5: “Carousel” *****
Madman #8: “Madman Atomic Comics” *****
Paper Girls #1 ****
Milano criminale: La città esige vendetta ****
New Mutants Vol 3 #37/41 ****
Uncanny X-Force #20/30 ****

Age of Apocalypse #1/4 ****
Secret Avengers 21.1/25 ****
Le sentier des reines ****
Astonishing X-Men Vol 3 #48/56 ****
Invincible iron man 510/520 ****
Winter Soldier 1/5 ****
Avengers Assemble #1/8 ****
Captain America Vol 6 #5/14 ****
Baltimore #6: “Il culto del Re Cremisi” ****
Baltimore #7: “Tombe vuote” ****
Daredevil/Spider-Man: The Devil and the Details ****
Avenging Spider-Man #1/3 ****
Billy Bat #16/18 ****
Uncanny X-Men #5/10 ****
Avengers #20/24.1 ****
Buonanotte, Punpun #6/13 ****
Mighty Thor Vol. 2 #13/17 ****
Wolverine & The X-Men #8 ****
Confusione mostruosa ****
Un marzo da leoni #12 ****
Rogue Trooper: Welcome To Nu-Earth ****
Dragonero #47/55 ***/****
Nine ***/***
Defenders #1/12 ***/****
Macerie prime / Macerie prime. Sei mesi dopo ***
Le storie #55/62 ***
Kagami ga Kita – Lo specchio ***
X-Men Legacy #261/265 ***
Avengers vs. X-Men ***
Wolverine #20-300/308 ***
X-Factor #230/240 ***
The Amazing Spider-Man #675/687 (Ends of the Earth e altro) ***
Dragonero Speciale 4: “La principessa delle sabbie” ***
The Walking Dead #28: “A Certain Doom” ***
Mix #9 ***
Venom Vol.2 #9/16 ***
Fantastic Four #605/605.1 ***
Journey into Mystery/New Mutants: Exiled ***
FF #17 ***
Scarlet Spider #1/5 ***
Journey into Mystery #633/636 ***
Avengers: X-Sanction ***
Avengers Academy #23/28 ***

Generation Hope #16/17 ***
Berserk #77 ***
20th century boys. Co-star ***
Mighty Thor Vol. 2 #9/12.1 **
Dofus Monster – Bworker **
Ogrest – Tome 1 **
Hulk Vol 2 #47/57 *

Dunque. Nel 2018 ho guardato sensibilmente meno film del solito, circa la metà rispetto al 2017, un po’ perché dopo l’estate, causa orari della bimba, sono andato meno al cinema, un po’ perché ne ho evidentemente guardati pochi a casina bella. Capita. Anche la quantità di serie TV si è più o meno dimezzata rispetto all’anno precedente. Noto, però, di averne iniziate diverse nuove, rimanendo invece indietro su alcune che seguivo. Stanchezza da overdose di golden age of television? Potrebbe essere, anche se sarebbe poco coerente col fatto che durante l’estate mi sono sucato un anno di Arrowverse, per la bellezza di ottantacinque puntate. Vai a sapere. L’amico Anobii mi segnala che ho letto tanti libri quanto l’anno scorso, che mi sembra una cosa buona (anche se continuo a leggere forse troppa roba sui videogiochi di cui voglio scrivere su Outcast). Fra l’altro, continuo a leggere regolarmente, senza accumulare (troppi) arretrati, le versioni digitali di Edge, Empire, Retro Gamer, GamesTM, JV – Le magazine de la culture jeux vidéo e Internazionale. E i videogiochi? Beh, nel 2018 mi sembra di aver giocato più o meno tanto quanto nel 2017, se non un filo di più, e ho anche recuperato un po’ di cose “vecchie” che mi ha fatto molto piacere recuperare. Non si è minimamente arrestato il trend del lavorare sempre meno, intimamente legato a quello della figlia che cresce e richiede sempre più attenzione, ma perlomeno non sembra avermi fatto giocare ancora meno. Tra l’altro, ho anche rispettato la mia quota annuale da videogiochi che durano un numero di ore in doppia cifra, quindi direi che va tutto bene. Ma quello in generale, via. Altrimenti non starei qui a perdere tempo scrivendo ‘ste cose.

Runaways – Stagione 1

Runaways nacque nel 2003 come serie a fumetti inserita nella linea Tsunami di Marvel Comics, ideata per provare ad accalappiare gli amanti dei manga attraverso uno stile grafico che ammiccava verso l’oriente. Di quella linea non si salvò moltissimo ma certamente la creatura di  Brian K. Vaughan e Adrian Alphona è fra quelle ricordate con più affetto, grazie alla freschezza, alle idee azzeccate, alla scrittura brillante e, insomma, a un po’ tutto ciò che caratterizza le opere dello scrittore americano. La premessa era semplice ma azzeccata: un fumetto Marvel ambientato a Los Angeles, quindi lontano da dove operano di solito i supereroi della casa delle idee, incentrato su delle figure adolescenti e su un’estremizzazione della classica storia di conflitto generazionale: sono assaliti dagli ormoni ma anche dalla scoperta di avere superpoteri o, comunque, caratteristiche fuori dal normale; l’inevitabile moto di ribellione nei confronti delle figure adulte viene “lievemente” acuito quando si rendono conto che i loro genitori sono supercriminali uniti in un culto omicida; vivono le classiche vicende da ragazzini, amorose e non, in questo contesto surreale. A seguito di un ciclo iniziale splendido, la serie si è via via persa ma si è comunque a lungo parlato di un possibile adattamento e l’anno scorso l’ha tirato fuori Hulu, con la versione italiana finalmente arrivata oggi su TIMVISION (e prevista per gennaio su Rai 4).

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The Cloverfield Paradox

Il primo Cloverfield si basava su un’idea magari non originalissima ma piuttosto azzeccata. Se da un lato non è che realizzare un found footage, nel 2008, fosse esattamente un trionfo di creatività, dall’altro l’idea del film di mostri giganti girato in quella maniera funzionava e garantì una certa dose di freschezza a un racconto per il resto piuttosto ordinario. Aggiungiamoci un Matt Reeves piuttosto in palla, un buon lavoro sugli effetti speciali e qualche trovata d’effetto e ne venne fuori un film più che riuscito, oltretutto accompagnato da una campagna marketing di gran successo, per lo più basata sul non spiegare nulla. Stupisce che ci siano voluti dieci anni per vedere un seguito, ma insomma, ci siamo poi arrivati con 10 Cloverfield Lane, che conservava il concept del “facciamo il film di mostri, ma diverso” per estremizzarlo fino al “facciamo il film non di mostri, che però forse è di mostri”. La cosa fu talmente estremizzata che si prese un film assolutamente non concepito per essere seguito di Cloverfield e lo si trasformò in tale con un paio di aggiunte e modifiche, giocandosi tutto il marketing sul “Comunque non ve lo diciamo se è davvero un seguito, magari non lo è”. Un thriller psicologico ambientato in un bunker perché forse là fuori c’è qualcosa divenne un thriller psicologico ambientato in un bunker che si trova al 10 di viale Cloverfield perché forse là fuori c’è qualcosa e (spoiler) sono mostri giganti che forse hanno a che fare con quelli di Cloverfield.

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Le mie altre robe del 2017

E anche quest’anno concludiamo la tripletta di elenconi brutti sulla roba consumata (e appuntata e/o che non mi sono dimenticato) nel corso dell’anno precedente con il mischione di quel che resta. Il mischione include i libri, i fumetti e le robe varie viste in TV che non siano film, quindi serie TV, documentari, cortometraggi e pucchiaccherelle assortite. Come ieri e l’altro ieri, ho piazzato il link apposito per i casi in cui ne ho scritto da qualche parte. Come ieri e l’altro ieri, questo testo introduttivo è largamente copincollato da quello degli anni scorsi.

Ah, di nuovo, come per i post di ieri e dell’altro ieri, a favore dei matti che ci tengono a leggere anche i miei pareri sparati a caso al volo, ci sono i link alle socialrobe in cui ho scribacchiato velocemente anche di cose per le quali non ho scritto post o articoli. Per quanto riguarda i libri, qua c’è il mio profilo su Anobii, ma soprattutto qui ci sono tutte le “due righe” che ho scritto sui libri letti. Sul fronte serie TV, invece, qui abbiamo il mio profilo su Traktqui il classificone di tutto quel che ho guardato nel 2017 e qui i vari commenti che ho scribacchiato (in inglese stentato, perché le regole del sito impongono l’utilizzo dell’inglese). E per i fumetti? Una sega.

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Riverdale – Stagione 1

Quella di Archie Andrews e relativa casa editrice Archie Comics è una storia che inizia quasi ottant’anni fa, con la nascita dell’allora MLJ Magazines, e prosegue imperterrita ancora oggi. Il rosso adolescente Archibald “Archie” Andrews fa il suo esordio a fine 1941 in Pep Comics e diventa uno fra i personaggi più longevi, seppur fra alti e bassi, della narrativa seriale americana, fiero portabandiera dei fumetti che non hanno bisogno di superpoteri e si limitano a raccontare storie di gente normale (fermo restando che l’editore ha negli anni sperimentato anche con supereroi e fantastico, ottenendo per esempio un successo notevole con la streghetta Sabrina). Dalle nostre parti, le avventure di Archie, Betty, Veronica, Jughead e amici assortiti non hanno forse mai catturato l’attenzione come nei migliori anni della loro vita a stelle e strisce, ma ho un ricordo abbastanza angosciato della trasmissione italiana di Zero in condotta (The New Archies), che, come ogni cosa accompagnata dalla voce di Cristina d’Avena, finivo per guardare anche se non me ne fregava poi molto. Agevolo contributo audiovisivo.

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Stranger Things 2

L’aspetto forse più interessante di Stranger Things 2, almeno per come la vedo io, sta nel fatto che ha offerto ai Duffer l’occasione di raccontare quel che nei film a cui si sono ispirati non abbiamo mai visto, per ovvi motivi. Cosa accade, dopo? Dopo il finale, dopo l’epilogo che chiude i fili narrativi, dopo che si è conclusa l’avventura, si è risolto l’evento traumatico, si è tornati alla vita di tutti i giorni, ma prima che esploda la nuova avventura raccontata nel secondo film, come si vive? Lo vediamo qui, soprattutto nelle prime puntate, che dilatano i tempi introduttivi del classico seguito proprio dando spazio al ritorno alla normalità, più riuscito per alcuni invece che per altri. E la risposta, per quegli alcuni, è che non si vive benissimo, e non solo perché l’avventura non si è del tutto conclusa e ci sono ancora (più) strane creature che gironzolano fra questo mondo e quell’altro. Il tratto più affascinante, per quanto certo limitato nell’approfondimento, di come vengono caratterizzati i protagonisti in questo secondo anno della serie  Netflix sta, se vogliamo, nello stress post traumatico che ti ritrovi addosso dopo essere sopravvissuto a un demogorgone del sottosopra.

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Mindhunter – Stagione 1

Fra tutti i pregi, i difetti, le caratteristiche forti, le peculiarità e i cliché di Mindhunter, ciò che più mi ha colpito nell’arco di tutte e dieci le puntate, spesso in maniera solo parzialmente conscia, altrettanto spesso con orecchio attento, è la colonna sonora. A volte era lì che mi schiaffeggiava potente, in altri casi si avvicinava di soppiatto e mi tirava la gamba del pantalone in maniera fastidiosa. Tutto ciò che è suono, in Mindhunter, è figlio di una cura spaventosa e veicolato – come del resto quasi ogni altro elemento della serie – a definire uno stato d’animo preciso. C’è il tema musicale, certo, che è l’aspetto più ovvio nel suo tornare sistematicamente in ogni momento chiave legato ai (serial) killer, con quei suoni acuti e subdoli, ma mai esagerati, che mirano a un’inquietudine e una tensione lente, di accumulo. C’è il grande studio sulle voci, sulle parlate, sul modo in cui ogni personaggio comunica il suo modo di essere, ma prima ancora il suo modo di apparire, attraverso il tono tramite cui si esprime. Senza contare il lavoro fenomenale di Cameron Britton nel riprodurre il vero serial killer Ed Kemper. E poi c’è il design dei suoni. Le catene, i registratori, i maledetti passi di Kemper, che punteggiano la sua presenza con quell’avanzare poderoso. Quei momenti splendidi in cui i racconti di fatti spaventosi vengono accompagnati dai rumori di ciò che accadeva, senza bisogno di usare le immagini.

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Suburra – Stagione 1

Esistono serie TV che partono subito a mille e tengono alto il livello dall’inizio alla fine. Sono piccoli miracoli che svettano là in cima, ai massimi livelli della produzione seriale. Ma sono casi rari. Più spesso ci sono alti e bassi, fra episodi pilota che sparano tutte le cartucce e rimangono senza nulla da dire poi, saliscendi vertiginosi e serie che crescono nel tempo, lentamente ma regolarmente. Queste ultime sono quelle che premiano la fiducia. La fiducia in questo o quell’elemento riuscito che hai colto nelle prime puntate e la voglia di vedere se gli aspetti positivi sapranno prendere il controllo della situazione. È il caso di Suburra, la cui prima puntata, diretta da Michele Placido come la seconda, va a un passo dal disastro ma si salva mostrando fin da subito quelli che saranno poi gli aspetti migliori e centrali della serie ispirata al film di Stefano Sollima, del quale la produzione Netflix è una sorta di prequel.

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Big Mouth

C’è un momento, nella vita di ogni maschio eterosessuale, in cui tutto cambia più o meno dal giorno alla notte. Gli esseri di sesso femminile assumono le sembianze di tagli pregiati di carne da valutare per scopi sessuali (certo, a seconda di come sei fatto, puoi tenerne più o meno in considerazione e rispettarne personalità e sentimenti, ma comunque, carnazza). All’improvviso, tutto ciò che ricorda anche solo vagamente un buco risveglia istinti che non eri certo di possedere. Il mondo torna ad essere una scoperta continua, quotidiana. Se già non lo sapevi, ti rendi conto che anche le femmine fanno la pipì. Talvolta scorreggiano, perfino. Suppongo che accadano cose “accostabili” anche alle femmine eterosessuali e non ho la minima idea di come funzioni l’omosessualità. Non mi ci metto nemmeno, a parlarne. Tanto mi sembra che lo faccia benissimo Big Mouth, nuova serie animata Netflix ideata da Nick Kroll, Andrew Goldberg, Mark Levin e Jennifer Flackett. Ci si sono messi in quattro, addirittura.

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Il gioco di Gerald

Il gioco di Gerald si inserisce nel gruppone, ultimamente piuttosto nutrito, dei progetti fortemente voluti e inseguiti per anni e anni da un regista che ci teneva proprio guarda in una maniera che non ti dico. La leggenda narra che Mike Flanagan, fin dagli esordi, girasse per Hollywood con il libro di Stephen King sotto braccio, cercando in tutti i modi di convincere qualcuno a fargliene dirigere un adattamento. Mentre inseguiva il suo sogno, il caro Mike ha deciso di esordire svelandosi come nuovo grande talento dell’horror con Oculus, per poi firmare altri tre film tutti interessanti (fra cui questo e questo), tutti ben diretti, tutti con qualità innegabili, tutti largamente imperfetti e non all’altezza del suo esordio. Evidentemente, però, il credito accumulato fino a quel punto gli ha permesso di entrare nel sempre più popolato club dei registi a cui Netflix ha detto “Ma certo, caro, noi ci mettiamo i soldi, tu fai un po’ quello che vuoi.” E “Quello che vuoi” è diventato un adattamento piuttosto fedele nella sostanza, intelligente nel modo in cui reinterpreta determinati aspetti del libro, forse troppo fedele riguardo ad altri.

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