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Pulizie di primavera 2016

L’anno scorso ho avviato una nuova “roba”, qua nel blog, un appuntamento annuale utile più a me che ai quattro sciamannati che mi seguono, che utilizzo per ripulirmi la bacheca da tutte le bozze create nel corso dell’anno precedente per robe che ho visto/letto/giocato ma di cui non ho mai scritto. Per fortuna non l’ho chiamata Pulizie di Pasqua, ché poi non mi ricordo mai quand’è, Pasqua (tipo due mesi fa). Ad ogni modo, di seguito c’è un elenco di roba consumata l’anno scorso ma della quale non ho scritto sul blog e/o in altri luoghi facilmente linkabili negli elenconi di fine anno.  Con però un paio di postille. La prima è che non ci sono libri o film, dato che per quelli scrivo ormai sempre due righe su Anobii e su Letterboxd, quindi chi ci tiene a leggerle può dirigersi lì. La seconda è che ci sono dei telefilm di cui non ho scritto ma che non finiscono comunque qui perché ho intenzione di scriverne. Sto aspettando l’ispirazione e/o di guardare la tal stagione per fare post unici cumulativi. Credo. Forse. Vai a sapere. Insomma, in pratica qua dentro scrivo solo di videogiochi.

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Pulizie di primavera 2015

Con questo post inauguro una nuova rubrica del blog di cui non si sentiva il bisogno. Di cosa non si sentiva il bisogno? Del post? Della rubrica? Del blog? Di tutti e tre? Vai a sapere. Comunque, il punto è che io ho la malsana abitudine di creare una bozza qua su Blogger per praticamente ogni cosa che guardo, leggo, gioco, whatevero, e di cui non sappia già che scriverò altrove, solo che poi mi lascio dietro le macerie, dato che mica ho il tempo e la voglia di scrivere d’ogni cosa. E quindi da adesso mi pongo il limite: quando arriva Pasqua, braso tutte le bozze avanzate dall’anno precedente e scrivo questo post cumulativo in cui, giusto per sentirmi meno in colpa nei confronti delle mie ossessioni compulsive, scrivo almeno due righe per ogni cosa che braso. Dall’anno prossimo me la sbrigherò più in fretta, perché sul fronte dei film potrò risparmiarmi la fatica e limitarmi a linkare la pagina delle mie recensioni su Letterboxd, dove scrivo per l’appunto almeno due righe su ogni cosa che guardo. Quest’anno invece viene più lunga, perché letterboxd lo uso da gennaio. E quindi eccoci qua, procediamo con il post riassuntivo della roba consumata l’anno scorso ma di cui non ho scritto da nessuna parte, né qui né altrove. Serve più a me che a chi legge, probabilmente. Ma, ehi, il blog è mio ecc…

Videogiochi che ho giocato nel 2014 ma dei quali non ho scritto e a conti fatti non ho voglia di scrivere

Resident Evil: Revelations [3DS]
Il trionfo dell’inutilità mediocre. Lo spacciano per chissà quale ritorno ai vecchi survival horror di ‘sta fava, tutto atmosfera, ansia, tensione, bla bla bla, con un level design labirintico e poca azione. Poi lo giochi e il ritmo spezzettato da console portatile è il trionfo del tedio prevedibile, ha tre sequenze in croce con un minimo di atmosfera, si passa quasi tutto il tempo a sparare cannonate, ci sono momenti stile orda ogni tre passi, la storia fa cacare anche per gli standard di Resident Evil, i personaggi cretini che dicono scemenze ammazzano la voglia di vivere e il level design labirintico è una mappa con quattro incroci nella quale sei costantemente guidato su dove andare. Resident Evil 6 magari è uscito peggio e sicuramente c’ha una direzione schizofrenica, ma perlomeno prova a scombinare le carte e, gioco d’azione per gioco d’azione, ha un sistema di combattimento ravvicinato divertente. Lo so, parere impopolare. Amen.

Hotline Miami [PC]
Capolavoro pazzesco di design audiovisivo e gioco d’azione tattica divertentissimo. Magari è discutibile il modo in cui son realizzati un paio di boss, ma per il resto è un tripudio di piacere sensoriale e giocherelloso. Non mi si venga a parlare di grande riflessione sulla violenza nei videogiochi, però, ché veramente è una pezza attaccata col nastro adesivo sul finale.

Dyad [PS3]
Un delizioso gioco di quelli tutti bizzarri dalla forte componente sonora in cui, quando ci prendi la mano, si crea tutto un delirio audiovisivo da trip sensoriale. Veramente sfizioso e oltretutto basato su delle meccaniche di base a modo loro anche abbastanza originali.

Impossible Road [Galaxy S II]
Giochino semplice semplice e difficile da far schifo per partite veloci mentre aspetti l’autobus. Abbandonato abbastanza in fretta, devo dire.

Threes! [Galaxy S II]
È stato per tanto, tanto tempo il mio gioco d’elezione per le cacate, le attese improvvise, i momenti in cui non c’avevo niente di meglio da fare che pasticciare un po’ col telefono. Fantastico.

Desert Golfing [Galaxy S II]
Ha sostituito Threes!

Monument Valley: Forgotten Shores [Galaxy S II]
Ho scritto di Monument Valley a questo indirizzo qua. L’espansione aggiunge altri livelli, altrettanto belli e anzi piuttosto interessati per le piccole novità che vanno ad inserire. Costa uno scaracchio, se vi lamentate non siete benvenuti da queste parti.

Flappy Bird [Galaxy S II]
Una robetta anche piuttosto raffazzonata, ma simpatica e da cui fu purtroppo difficile staccarmi.

Plague Inc. [Galaxy S II]
La simulazione del morbo della morte. Spettacolare, divertentissima, piena di opportunità, a dirla tutta forse fin troppo profonda, per gli sforzi che ultimamente mi sento di dedicare al gioco su smartphone.

Thomas Was Alone [PS Vita]
Un platform/puzzle game simpatico, intrigante, con diverse situazioni di gioco azzeccate, senza però che sia esattamente un trionfo di furioso gameplay sparato a mille. Solo che poi c’è la componente narrativa, secondo molti specchietto per le allodole, secondo me elemento fondamentale di quel che è Thomas Was Alone. E deliziosa.

Film che ho rivisto nel 2014 e che non m’hanno scatenato il post

True Lies
Divertentissimo, certamente un mito della mia adolescenza, ancora spettacolare sotto molti punti di vista e con parecchio da insegnare agli action moderni. Allo stesso tempo, è inevitabile, in molti aspetti è un po’ invecchiato. Però Jamie Lee, mamma mia.

Jerry Maguire
Niente, è inutile, Cameron Crowe non lo sopporto più, Elizabethtown me l’ha ucciso.

Miami Vice
Film strepitoso, c’ha una potenza romantica maschia allucinante, un paio di sparatorie che ti strappano timpani e retine, una colonna sonora dalla tamarrissima perfezione e dei protagonisti semplicemente perfetti. Col senno di poi, rischia di diventare il tiro in faccia a Bryon Russell di Michael Mann.

Giorni di tuono
Tom Cruise all’apice del #fottesega che arriva in sella alla moto e fa quel che vuole per tutto il film, una banda di caratteristi uno meglio dell’altro, Nicole Kidman quando era ancora di una figaggine siderale, Tony Scott a cazzo durissimo che gira scene di corsa dagli sviluppi magari un po’ cretini ma, caspita, bellissime. Un film scemo, ma che gli vuoi dire?

Breakfast Club
Eh, questo tipo di film è brutalmente invecchiato ed è difficile apprezzarlo davvero ancora senza abbandonarsi al filtro della nostalgia. Però, insomma, non vedo che problema ci sia ad abbandonarcisi. Poi i film vanno anche contestualizzati, non è che siano tanti quelli davvero senza tempo. Comunque, fra una pettinatura cotonata e l’altra, ci sono parecchie risate e tanti momenti ancora molto, molto belli.

Beverly Hills Cop
Eddie Murphy quando era totalmente in vetta al mondo (e secondo me in Italia non ci rendevamo conto fino in fondo di quale razza d’imperatore fosse in America), domina con le sue minchiate un film comunque invecchiato benissimo e ancora oggi divertente, stra-scorrevole e piacevolissimo.

Grosso guaio a Chinatown
Ecco, se c’è una singola cosa in questo elenco a cui mi spiace non dedicare un post è questa, tant’è che mi sono raccontato fino all’ultimo che prima o poi l’avrei fatto. Magari prima o poi lo faccio. Comunque, un altro simpatico iscritto al club dei film che, a riguardarli decenni dopo, ti appaiono completamente diversi. Pensare che da piccolo Jack Burton lo prendevo per un eroe ganzissimo! E invece è un coglione completo che non ne azzecca una dall’inizio alla fine, se la crede come se fosse Tom Cruise e anima un film meraviglioso, girato da un pazzo scriteriato con un manico enorme e capace di far soffocare e piangere dal ridere senza problemi ancora oggi. Voglio riguardarmelo subito.

Film vintage che ho visto per la prima volta nel 2014 e che, pure loro, non m’hanno scatenato il post

Centurion
Neil Marshall senza freni, in un film che è tutto uno squartare cose a caso e regalare scene d’azione adorabili in contesti nei quali altri non avrebbero mai il coraggio di utilizzare questo approccio. E poi Olga. Su, dai, Olga.

I ragazzi stanno bene
Mark Ruffalo che fa il solito Mark Ruffalo tutto sexy e arruffalone, in una bella commedia dai temi non banali, che vengono trattati con delicatezza e intelligenza. Bravi tutti, bene così.

Bella in rosa
Vedi alla voce Breakfast Club, ma con un po’ meno gradimento. 

Affliction
No, OK, questo me lo gioco come eccezione alla regola perché mi sento in obbligo di scriverci un post, dato che fa parte di quel fallimentare progetto chiamato Me l’ha detto Roger Ebert. Molto bello, comunque.

Film usciti in Italia nel 2014 che ho visto nel 2014 ma su cui si vede che non c’avevo molto da dire

3 Days to Kill
Anche Kevin Costner si gioca la carta del nonno action che brutalizza le sue vittime, con però forti tinte da commedia e la classica sottotrama del padre fallimentare che cerca di costruirsi un rapporto con la figlia. Sarà che quando guardo i film in aereo mi si abbassa la soglia di tolleranza ma non l’ho trovato pessimo. Certo, mediocre, ma insomma, poteva andare peggio.

22 Jump Street
Ecco, anche su questo mi spiace un po’ non aver scritto un post, ma fondamentalmente che vuoi dire? Temevo che il seguito del delizioso 21 Jump Street risultasse un po’ addomesticato, e invece è ancora di più il tripudio dello sbarellamento completo e totale. Uno fra i film più esilaranti che abbia visto negli ultimi tempi, ho dovuto mettere in pausa due o tre volte perché mi stava venendo da vomitare per il ridere. Folle, surreale, ancora una volta con una sequenza “drogata” da ammazzarsi, fantastico nel giocare su quanto fatto nel primo episodio e alzare la posta, con degli attori che si divertono come matti. Miller & Lord vi voglio bene.

Interstellar
Io con Christopher Nolan c’ho un problema di totale incompatibilità dei rispettivi sensi di meraviglia. Non so se effettivamente lui ci provi o se in realtà non glie ne freghi nulla di far restare la gente a bocca aperta, ma coi suoi film mi scatta sempre il momento “Ah, qui è quando dovrei stare a bocca aperta. È chiusa.” Fatta la tara su questo, comunque, Interstellar mi è piaciuto molto, pur avendo (o magari proprio perché ho) capito molto in fretta dove sarebbe andato a parare , nonostante mille difetti che potrei mettermi ad elencare, nonostante tutto quanto. Sepolti sotto gli spiegoni ci sono un universo affascinante e un bel film romantico che parla di rapporti umani e sentimenti. Con me, se fai così, vinci facile, anche quando – come in questo caso – non stravinci.

Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte I
Sempre bravi gli attori, sempre bravissima lei, sempre apprezzabili le intenzioni per un film che ti racconta di un’eroina totalmente controvoglia, personaggio femminile forte, interessante e molto meno stereotipato di tante altre. Però davvero pesa tanto, troppo, la natura di prima parte un po’ forzata, un (troppo lungo) nulla di fatto in preparazione del gran finale, con qualche momento e qualche idea di spessore, ma insomma, poca cosa. Il peggiore dei tre.

La preda perfetta – A Walk Among the Tombstones
Il meno action dei Liam Action, nulla di eccezionale, ma comunque un bel film solido, pacato e che va via con piacere. E poi c’è il nuovo idolo Dan Stevens.

White Bird in a Blizzard 
Un film tutto scombinato, con due eccellenti attrici a rubarsi la scena a vicenda mentre attorno a loro si sviluppa un’atmosfera totalmente surreale. Il colpo di scena finale è telefonatissimo, ma insomma, magari è anche voluto. Quando l’ho visto non riuscivo a capire se mi fosse piaciuto, adesso non ricordo se mi sia piaciuto.

Altra roba che ho visto nel 2014 e di cui per qualche motivo non m’è capitato di scrivere

30 for 30: Unmatched
Un documentario sull’amicizia e la rivalità fra Chris Evert e Martina Navratilova, raccontate direttamente da loro, che si ritrovano assieme per chiacchierare dei bei tempi andati. Gradevole, interessante, forse un po’ piacione, ma insomma, io sono vittima facile dei documentari sportivi.

Louis C.K.: Chewed Up
Louis C.K.: Live at the Beacon Theater
Le lacrime e lo star male dal ridere.

Girls – Stagioni 1/3
Divertente, toccante, brutale, commovente, fa incazzare e divertire, ha solo personaggi odiosi ma sulla distanza finisci per voler loro bene, ha spalancato le porte a tante altre serie probabilmente migliori però continua, fra alti e bassi, ad avere una sua identità tutta particolare e adorabile. Gli voglio bene. Sono pronto a guardarmi la quarta stagione.

Libri che ho letto nel 2014 e insomma, boh, faccio sempre un po’ fatica a scrivere cose sui libri che leggo, anche la mia logorrea ha i suoi limiti, quindi su questi non ho scritto nulla da nessuna parte

Io sono morto
Una storia breve piena di piccoli difetti ma che si basa su uno spunto di partenza originale e trova poi degli sviluppi ancora più sbalestrati e affascinanti. Bello.

Lui è tornato
Ecco, anche qui lo spunto di partenza non è niente male (Hitler che si risveglia nella Germania di oggi, così, perché sì) e gli sviluppi, sul breve’, sono molto azzeccati. Senza contare che ci metti un po’, prima di abituarti al fatto di stare leggendo una storia raccontata in prima persona da quello lì. Sulla distanza, però, il tutto perde di potenza, anche se fino alla fine emergono trovate interessanti e ci sono spunti di satira intelligente.

Magari poi va a finire che su qualcuna di ‘ste robe un giorno mi scatta la voglia di scrivere un post, ma insomma, è importante fare pulizia, quindi sono andato proprio senza pietà. Tutta la roba avanzata dal 2014, anche quella al cui riguardo continuavo a ripetermi “Ma no, dai, voglio scriverne” se n’è andata giù nello scarico del cesso. Duro ma giusto.