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La robbaccia del sabato mattina: Bound

Questa settimana non ho molta robbaccia da segnalare, magari perché non ce n’è proprio, magari perché sono stato distratto, magari perché ho da fare, magari perché proprio non è sucesso niente. Comunque, leggo in giro che le voci di un Paul Rudd in corsa per il ruolo da protagonista nell’Ant-Man di Edgar Wright corrisponderebbero a realtà e a me l’idea piace tantissimo, ce lo vedo proprio bene. Sempre in zona supereroi, segnalo un sito davvero sfizioso legato a X-Men: Giorni di un futuro passato, che presenta una sorta di reportage giornalistico sulla partecipazione di Erik “Magneto” Lehnsherr all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Il video qua sotto viene da lì.

Poi c’è questo teaser trailer per The Boxtrolls, il nuovo film della gente che ha fatto Coraline e Paranorman. Sembra davvero tanto pucci. E poi ha le voci di Simon Pegg ed Elle Fanning. E poi ho aperto la scheda di Elle Fanning su IMDB, ho visto che ha ancora quindici anni e sono scappato urlando.

Infine, questa doppietta di video che mi ha fatto piangere. Sul serio.

E basta, tutto qui. Buon fine settimana. A Parigi piove. Sempre.

Il mio primo concerto francese

Sento spesso dire che i gusti di una persona vengono definiti durante il periodo dell’adolescenza, che la musica a cui ci siamo appassionati durante quegli anni sarà quella che ascolteremo per tutta la vita e cose del genere. E alla fine probabilmente è pure vero, ma lo è in una maniera più sottopelle che letterale. Voglio dire, ci sono dischi che vent’anni fa ascoltavo a nastro ma oggi mi fanno venire la nausea (o mi hanno semplicemente rotto le scatole), così come c’è roba che vent’anni fa guardavo dall’alto verso il basso con spocchia violenta e a cui oggi, invece, i suoi bei giretti su Spotify li faccio fare. E in fondo lo stesso vale per il cinema, le letture o che so io. Quel che però probabilmente mi è rimasto incollato alla corteccia cerebrale è un certo modo di fare melodie, di raccontare storie, di… ma che ne so, sto divagando, whatever. Di sicuro, comunque, ultimamente ho decisamente alzato il tasso di incidenza pop nelle mie passioni, in tutte le direzioni, fra musica, cinema, letture e guarda perfino il cibo. Immagino voglia dire che sto invecchiando, o magari che mi sto imborghesendo. Intendiamoci, mi piace ancora la musica con la gente buzzurra che sbraita e distrugge le chitarre ad accettate, però vado un po’ meno a cercarmela, ecco. Voglio dire, ho avuto perfino un momento in cui ho ascoltato un sacco il primo disco di Katy Perry. Pausa drammatica. I suoi successivi, però, non mi hanno detto nulla. Cosa vorrà dire? Che sono un idiota? Probabile.

Ad ogni modo, non so bene cosa c’entri tutto questo sconclusionato discorso iniziale, ma mi sento di dire che ci siano tre gruppi in particolare che hanno definito i miei ascolti musicali negli ultimi anni, finendo per scavalcare grandi classici della mia vita da turista della musica come i Pearl Jam, gli Afterhours, i Faith No More, la Dave Matthews Band e sicuramente altre cose che adesso non mi vengono in mente e non stanno nella top ten su Last.fm. Sto parlando di Killers, Editors e Gaslight Anthem. Questo trio ha velocemente scalato le mie classifiche di ascolti, lottando a pugno duro con qualche autore di colonne sonore (mia grande passione da sempre) e, noto, coi Kings of Leon, che però non fanno testo perché c’è stato un periodo in cui li mettevo su per addormentarmi e poi andavano a rotazione per tutta la notte. Tipo anche quella volta che ho dormito sul pavimento di Orio al Serio aspettando un volo Ryan Air per Londra che continuavano a rinviare causa pioggia.

Ora, di recente, guarda il caso, tutti e tre quei gruppi hanno pubblicato un nuovo disco. E col nuovo disco arriva il nuovo tour. Tutti e tre i gruppi li ho visti già in azione più volte prima di andare a vivere a Monaco, ma, ehi, andare in giro per concerti è fra le cose che mi piacciono di più dell’ascoltare musica, quindi perché no? Per dire, i Gaslight Anthem li ho visti al Southside Festival in Germania, poi all’Hard Rock Calling raggiunto dormendo sul pavimento di Orio al Serio e quindi a Milano, prima di replicare appunto a Monaco. I Killers li ho visti all’Heineken Jammin’ Festival del 2007 al forum di Assago, poi all’Arena di Verona e quindi all’Hard Rock Calling di cui sopra. Per poi andarmeli a gustare a Monaco. E gli Editors? Gli Editors li ho visti al Pinkpop in Olanda, al Southside tedesco che dicevo sopra, poi al Palatucker a Milano e quindi sarebbe stato ottimo chiudere con loro la trilogia di concerti da tedesco proprio con loro. Perfetto. Quasi poetico.

E guarda un po’, gli Editors buttano fuori un disco quest’estate, fra l’altro un disco che mi è piaciuto parecchio, e si mettono in tour quest’autunno. Solo che, maledetti infami, fissano la data a Monaco per il sette di ottobre, fra l’altro, pensa, proprio nello stesso posto dove ho visto Gaslight Anthem e Killers, e poi quella a Parigi per il ventuno di ottobre. E lì scatta il panico. Perché proprio ad ottobre sarò in ballo col trasloco a Parigi, se tutto va bene, e quindi come si fa? Per quale data li compro, i biglietti? Sarcazzo. Come va a finire? Va a finire che il sette di ottobre sono qua a Parigi ad accogliere in casa i traslocatori e quindi no, non si possono vedere gli Editors a Monaco. Uffa. Beh, dai, pazienza. Facciamo a Parigi. Il problema è che va a finire pure che a furia di aspettare l’ultimo momento perché, che fai, compri i biglietti senza sapere se potrai andarci, il concerto di Parigi è andato tutto esaurito. Beh, dai, li compriamo su Viagogo, pagando un po’ di più, ma insomma, ci tengo, ci sta, l’abbiamo fatto anche per i Killers a Monaco, daidaidai. Guardiamo. Eccoli, ci sono, non costano neanche tanto. Però adesso sto incasinato coi traslocatori, faccio domani. Passano un paio di giorni. Torno su Viagogo. I biglietti non ci sono più. Di tutto il tour degli Editors, la tappa parigina è l’unica per la quale non ci sono più biglietti su Viagogo. Che facciamo? Andiamo comunque sul posto lunedì e vediamo se ci sono i bagarini? Nah, è dall’altra parte della città, troppo sbattimento. E quindi? E quindi il mio primo concerto francese è rinviato.

Abbiamo appena trasmesso un nuovo episodio di First World Problems, la grande serie dedicata alla gente che si cruccia per stronzate senza alcun peso. Fra l’altro sto ascoltando il nuovo disco dei Pearl Jam. Backspacer mi era piaciuto. Questo mi sembra abbastanza noioso. Errore mio?

Armature e robe varie

Allora, ieri sera sono andato al mio secondo concerto da tedesco. Il primo è stato quello dei Gaslight Anthem a fine ottobre. Non vado più a tanti concerti come una volta. Sigh. Ma adesso che ho scoperto Spotify (con calma) e ho ricominciato ad ascoltare musica random, magari, un po’ riprendo. Boh. comunque, sull’esperienza in generale dell’andare a un concerto qua a Monaco non ho molto da aggiungere a quanto scritto in quel post, anche perché quello di ieri sera era nello stesso posto dell’altra volta. Sul concerto nello specifico, dei Killers, che dire… Brandon Flowers non vincerà mai il premio Tonsille d’oro, ma secondo me, come cantante, è negli anni parecchio migliorato, l’acustica dello Zenith è quella che è e si presta poco alle canzoni in cui esplode il bordello di tastiere, campionamenti e altro, ma nel complesso è stato molto divertente, trascinante, bella folla allegra, coreografie sul palco con luci, suoni, colori, esplosioni e minchiate sempre deliziose e soprattutto una scaletta ai limiti della perfezione, almeno per quelli che sono i miei gusti. Toh, potevano mettermici anche Tranquilize, ma insomma, va benissimo.

Un grazie a Setlist.fm.

Parlando di cose più nerd, leggo in giro che sarebbe confermata la presenza di Harrison Ford, Carrie Fisher e Mark Hamill nel nuovo Star Wars. Anzi, nel nuovo Guerre Stellari. Ora, vengo catalogato come cinico e insensibile, se penso che non sia una cosa positiva, ritrovarci con i vecchi straccioni e panzoni che fanno le comparse sullo stile di Charlie Sheen nel seguito di Wall Street? Non so, a me mette parecchia tristezza, come idea, anche volendo ipotizzare che Mark Hamill e Carrie Fisher si presentino sul set in uno stato fisico decoroso. Però magari è solo un problema mio. E forse dipende dal fatto che l’ultima volta che ho visto Mark Hamill, in Sushi Girl, non aveva esattamente l’aspetto del vecchio maestro Jedi.

A scanso di equivoci: è quello sulla destra.

Però magari se la giocano svelando che in realtà era Yoda, suo padre. Vai a sapere. Comunque, ieri è uscito il nuovo trailer di Iron Man 3. Che continua a puntare su quell’aria da tragedia greca ma col protagonista che fa le battute con sguardo un po’ depresso.

Sembra sfizioso, e sicuramente tutte quelle armature sono un bel vedere, anche se sinceramente le mie sinapsi sono ormai sufficientemente bruciate da impedirmi di mettermi lì a cercare di riconoscere questa o quella. Sono positivo. Ma non mi esalto. Forse ho esaurito la carica di fotta per questi film? Che The Avengers mi abbia saziato? Non è da escludere, in effetti.

Oggi mi sono svegliato col mal di testa e senza voce. Non c’ho più l’età, per i concerti dei ragazzini.

Il mio primo concerto tedesco

Arthur Fonzarelli al basso, sulla destra.

No, allora, in effetti quello di ieri sera non è stato il mio primo concerto tedesco, perché nel giugno 2009 sono stato al Southside Festival da qualche parte in Germania del sud e poi ad agosto dello stesso anno sono stato a vedermi i Pearl Jam a Berlino. Diciamo quindi che è stato il mio primo concerto da tedesco, anche se definirmi tedesco, considerando che a oggi penso di poter dire che capisco una dozzina di parole in tedesco, è forse un’esagerazione. Comunque, ieri sono andato al concerto dei Gaslight Anthem qua a Monaco, in un posto chiamato Zenith (Zenith Kulturhaus per gli amici). Il primo concerto a cui vado da quando mi sono trasferito da queste parti, quindi, guarda un po’, da quello dei Gaslight Anthem ai Magazzini Generali nel 2010 (non è vero, in mezzo c’è stata anche quella roba di Zelda a Londra, ma non fa testo, mi ci avevano invitato per lavoro). Che cosa strana, non andare a neanche un concerto per quasi due anni. C’ho la scusa logistica, ma rendermene conto mi fa davvero strano, soprattutto dopo essermi ritrovato di nuovo lì, immerso in quella piacevole sensazione di stare ad ascoltare bella musica circondato da gente che si diverte tranquillamente, ognuno alla sua maniera, e pensare: “Uècazzofiga, quasi quasi a novembre vado a vedermi gli Hives!”. E mentre scrivo questo post sto scorrendo un elenco dei concerti in arrivo a Monaco.

Comunque, posto che forse ho un po’ perso il filo della musica perché qua a Monaco ho ritrovato il gusto di andare al cinema, recarsi a un concerto in terra straniera è sempre un’affascinante occasione di studio sociologico. In realtà coi musicanti in terra crucca avevo, come detto, già avuto a che fare. Ma insomma, diciamo che è tutto molto familiare, tutto molto uguale, ma anche un po’ diverso. Lo stesso tipo di gente che vedresti in metropolitana a Milano, e che dici “OK, non ho idea di dove sia il posto, ma seguiamo quelli, che vanno di sicuro lì”. I bagni puliti, e, ecco, questo non è proprio proprio uguale uguale uguale a quel che trovi in genere a Milano. Il posto, che è una specie di ex (credo) magazzino, o forse ex fabbrica, bello grosso, pulito, ampi spazi, cucina abitabile, acustica rivedibile. E con un baretto delizioso tipo camper anni sessanta tutto bianco che ti viene voglia di farti birra e würstel ballando il twist. Certo meglio dei locali dove di solito si va a veder concerti a Milano, tutti stipati che se ti giri nella maniera sbagliata rischi di cadere in una turca. Va anche detto che l’afflusso non è esattamente da Tunnel. Non ci si riempie un palazzetto stile Forum di Assago o anche solo PalaComesichiamadessoquelloaLampugnano, ma probabilmente, a vedere i Gaslight Anthem a Monaco, ci va più gente di quanta ce ne starebbe all’Alcatraz.

Dicevo dei bagni puliti, a proposito di PalaTrussardiVobisTuckerMazda: che bella cosa rilassante, farti una coda che scorre velocissima e arrivare a fare la pipì senza rischiare di prenderti il colera. Eppoi decidere di mollare il giaccone al guardaroba, perché qua sta nevicando, fa un freddo cane, e a uscire solo col felpino, come un quindicenne che si sente invincibile e non vuole andare in giro vestito pesante perché al concerto si poga, prendi la polmonite. Guardaroba che, a prescindere da quel che viene dopo, parte bene perché è un bancone enorme con tanta gente che si occupa di gestire l’assalto, invece della feritoia della morte al PalaTrussardiVobisTuckerMazda. Poi viene il dopo, che è stato un esperimento sociologico interessante, perché poi, a fine concerto, quando sono andato a riprendere la giacca, ho scoperto che in fondo tutto il mondo è paese e su queste cose siamo tutti uguali. È confortante. Tutti che si riversano sul bancone a cazzo di cane completo, tipo marea, con quelli che arrivano di lato saltando la fila, i simpaticissimi che decidono di andare in cinque a ritirare una giacca, il genio che pensa sia un’idea intelligente infilarsi in quella bolgia con un bicchiere di birra stretto ad altezza cintura e pronto a rovesciarmisi sulla gamba, quello che s’incazza e si gira per chiedere al tipo dietro di lui di non spingere, come se uno avesse qualche potere quando ha quindici persone alle spalle che attentano alla sua verginità anale. In effetti avrei preferito non essere confortato.

Neve, gelo, bella atmosfera, tutto molto romantico, viva il freddo.

E il concerto? Il concerto è stato bello. Quando siamo arrivati si stava esibendo un tale Dave Hause, che fra l’altro poi è salito sul palco a fare lo scemo durante una canzone dei Gaslight Anthem. Neanche mi ricordavo il nome, sono andato a controllare adesso. Simpatico, il classico tutto convinto che ogni volta che apre bocca lo fa per dire: “Oh, ficata, grazie che non mi state tirando le bottiglie, dai che adesso arriva la gente per cui avete pagato, alla grande!”. Ascoltando lui, un uomo e la sua chitarra, viene il dubbio che l’acustica sia ottima. Poi salgono sul palco i Blood Red Shoes, lui alla batteria e lei alla chitarra, e già ci si rende conto che il suono è tutto bello confusionario. Mi piacciono, i Blood Red Shoes. È la terza volta che me li becco a un qualche evento a cui sono andato per vedere altro: era capitato al Pinkpop 2008 e poi al Southside di cui sopra. E sono piacevoli, c’hanno ritmo, lei sbraita, tutto bello. Eppoi i Gaslight Anthem.
Un grazie a Setlist.fm.
E niente, i Gaslight Anthem sono i soliti, adorabili, Gaslight Anthem, che fanno un’ora e quaranta circa, forse anche uno sputo in più, tirando una canzone dietro l’altra con un ritmo che neanche te ne accorgi, sembra siano passati venti minuti, e sono tutte belle. Non è che le canzoni dei Gaslight Anthem siano tutte belle, eh, ma son bravi loro a fare le scalette, evidentemente, perché dal vivo è proprio tutto un piacere che non finisce mai, pieno di energia, passione e voglia. Poi c’è Brian Fallon che ogni tanto si ferma e fa il cabaret, chiacchierando col pubblico (che, bonus, è in grado di capire e di rispondere), c’è la gente tutta bella calorosa che canta volendosi bene assieme in armonia, ci son quelli che saltano e zompettano divertendosi e amandosi, c’è quello che mi chiede se gli tengo un attimo la birra perché è la sua canzone preferita e deve buttarsi, ci sono gli abbracci, c’è una bella serata. Anche se pure questa volta non mi hanno fatto Meet Me by the River’s Edge. Su quattro volte che li ho visti, solo la prima al Southside. Uffa.
Si sta avvicinando la pausa pranzo, si sta avvicinando The Walking Dead.

The Flea Report

Bill Simmons è il mio giornalista sportivo preferito. È divertentissimo, sa di cosa parla, gioca assai sul personaggio cazzaro del tifoso sfegatato, padroneggia come nessuno al mondo la sacra arte della nota a margine e ha scritto uno dei miei libri preferiti evah che è anche il mio libro preferito dell’anno scorso ed è insomma un gran bel libro sulla pallacanestro NBA (comunque la recensione che ho scritto per Player sta anche a questo indirizzo qui, direttamente sul sito, fuori dalla rivista, ma impaginata in maniera più brutta e senza la citazione a margine che inserisco quindi qua: “That led to a few days of “Jordan or Drexler?” hype, which in retrospect, given everything we know about Jordan’s homicidal competitiveness, was like covering a screaming child in teriyaki sauce and waving it in front of a pissed-off Rottweiler.”).

Bill Simmons è da anni collaboratore più o meno stabile di ESPN e l’anno scorso ha lanciato insieme a una banda di suoi amichetti del cuore quella gran bella roba che è Grantland. In più, da tempo, conduce un podcast, The B.S. Report, in cui parla prevalentemente di sport ma non solo, raccattando ospiti sempre interessanti, scivolando anche su argomenti del tutto lontani tipo il cinema, la stand-up comedy, la televisione e chissà che altro. In tempi più o meno recenti, per esempio, ricordo come assai interessanti/belli gli episodi in cui ha avuto come ospiti David Stern, Sugar Ray Leonard e Nathan Hubbard (il CEO di Ticketmaster). L’ultimo episodio uscito, diviso in due parti da circa tre quarti d’ora l’una, vede come ospite Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers. Ed è un gran bell’episodio, in cui spaziano fra tutto quel che capita parlando di musica, di rock, della vita in una band, del mercato attuale e ovviamente di sport, di NBA, di ricordi del basket dei bei tempi, di Lakers e Celtics (e Clippers), perché Flea è un tifoso sfegatato e squilibrato dei Los Angeles Lakers. Chiaramente, se non interessa l’NBA e/o non interessa la faccenda musica, una buona parte dell’episodio risulterà papposa. Ma se si ha un qualche interesse per entrambi i lati e non si hanno problemi con l’americano chiacchierato, vedo pochi motivi per non ascoltarlo.

Sempre se non si hanno problemi con l’americano chiacchierato, in maniera totalmente off topic, segnalo anche quest’altro podcast qui: l’interesse sale e scende a seconda degli argomenti, ma si sentono racconti di un bello pazzesco.

OutcOST

Siccome che ce l’hanno chiesto in tantissimi e l’atmosfera delle feste fa miracoli, ieri abbiamo pubblicato una compilazione con tutte le sigle e siglette usate in due anni e passa di Outcast. Un bel doppio malloppo di MP3, ovviamente messo insieme alla rozza, in formato zippone, che trovate a questo indirizzo qui.

Non mi assumo responsabilità per attacchi di epilessia al volante durante l’ascolto.

Una prima bozza di copertina per OutcOST. Era meglio?

Players #7

Mercoledì è uscito il settimo numero di Players, la rivista digitale che parla di qualsiasi cosa. Circa un mese dopo mercoledì, sarà possibile leggerla gratuitamente. Adesso, invece, se la legge solo chi ha scucito il grano, cosa che fra l’altro permette di godere anche di altre incredibili featurez. Ovviamente adesso se la legge anche chi fa l’echer. Ci mancherebbe. Link.

Su questo numero i miei fan possono leggere una recensione di Polisse, un film francese abbastanza bellino che ho visto alla rassegna milanese di Cannes, e una recensione di Nemesis, simpatico fumetto a firma Millar/McNiven che fra l’altro ho intravisto su uno degli ultimi Anteprima e immagino sia quindi uscito o stia per uscire pure in Italia. Questa volta niente amicici, però. Credo.

La nuova formula non mi ispira il doppio spam, quindi da adesso segnalo il nuovo numero solo qua, senza farlo anche dall’altra parte. Ho aspettato oggi a farlo perché una volta tanto che mi coglie il sacro fuoco e scrivo un po’ di post, beh, mi pare brutto rinviarli solo per fare dello spam. E mi piace rimanere sui ritmi da un post al giorno, perché non vorrei allargarmi troppo. Ah, segnalo che martedì è stato reso disponibile il numero 6 in versione pezzenza.

Players #5

È finalmente uscita anche la versione pezzenza di Players #5, quella che si può scaricare pure senza aver sborsato un soldo. Non so di preciso quando sia uscita, in realtà, e magari mi sono confuso e deve ancora uscire. Non lo so, non ci sto capendo più niente, ma abbiate pazienza, sono in ballo con l’E3, son brutti momenti. Link.

Su questo numero i miei fan possono leggere una recensione di quel gran bel fumetto che è Ex Machina. E basta. E poi ci sono tante altre belle cose, tipo un’intervista a Luc Besson (che a me sta sui maroni, però vuoi mettere?) un’intervista a un tizio di Housemarque (che secondo me Outland è sopravvalutato, però vuoi mettere?) e altro ancora.

Come da prassi, questo post è in parte riciclato da quello fatto dall’altra parte all’uscita della versione per donatori e in parte riciclato da quello fatto qua dentro il mese scorso. Sono nato stanco.

Players #1

È in tutte le edicole virtuali (sì, vabbé) il numero 1 di Players, quello che se gli avete dato abbastanza soldi dopo aver letto il numero 0 potete leggerlo in anteprima e con la copertina figa o altrimenti vi tocca aspettare fino al 25 gennaio per la versione totalmente gratuita. La formula, comunque, è sempre quella, anche se lo diventa dopo quindici giorni: la rivista è gratis, si legge sul sito con l’applicazioncina o si scarica il pdf. Se poi piace e si vuole contribuire a un mondo migliore, si possono donare soldi che saranno utilizzati per comprare un piccolo stato africano. Il tutto sta a questo link qui.

Su questo numero i miei fan possono leggere una recensione di Another Year (l’ultimo film di Mike Leigh), una recensione di Y – L’ultimo uomo (un gran bel fumetto scritto da Brian K. Vaughn) e un articolo su Kinect in cui a dire il vero io mi sono limitato ad aggiungere qualche considerazione al testo scritto da un altro losco figuro (e a scrivere buona parte dei box sui giochi). Oltre alla mia roba, su questo numero ce n’è parecchia altra. Segnalo la bella recensione di Gran Turismo 5 by Fotone, l’intervista ad Alessandro Gottardo, un articolo su Satoshi Kon e un altro po’ di roba a caso.

Y me lo sono riletto per l’occasione ed è davvero una figata. Another Year, invece, l’ho visto a giugno 2010. Se la recensione fa cacare, lamentatevi con chi me ne ha fatto scrivere sei mesi dopo.

Players!

Allora, sono scemo, perché sapevo che avrebbe esordito ieri e allo stesso tempo me ne sono dimenticato. E pazienza. Dunque, trattasi di Players (ma va?), rivista su videogiochi, cinema, musica, fumetti, libri, sarcazzo, qualsiasi cosa, realizzata in pdf e pensata con in mente il meraviglioso mondo dei tablet. Io vi partecipo, scrivendo qualche articolo, dando una mano in correzione bozze (molto poco, in realtà) e spaccando le palle sul forum privato della redazione. Al momento è roba tutta fatta per amore e per voglia e perché sarcazzo quali altri motivi ci possano essere. Io di sicuro mi sono fatto tirare dentro perché ci ho visto tanto ammore. Poi, per carità, c’è sicuramente dietro tutta un’idea di donazioni, di “vediamo se la gente è disposta a pagare per una roba che magari ritiene di qualità” e di chissà quante altre belle idee che magari potrebbero portare non dico a un guadagno ma perlomeno a un rientro di costi che comunque ci sono. E se salta fuori qualche furbetto a ricordarmi questo post, la risposta è che non avete capito. O quel che sta scritto in quel post, o lo spirito con cui faccio robe per Players, o entrambe le cose, ma comunque non avete capito.

Di certo, la roba, delle qualità mi sembra averle. Tipo che per essere una cosa fatta da un manipolo di stronzi e nel tempo libero, direi che anche solo come quantità di contenuti e qualità grafica siamo su livelli che buttali, no? Sulla qualità dei contenuti, poi, non mi esprimo. Oddio, a fiducia penso siano buoni, vista la gente che ci scrive, però sono riuscito a leggere pochissimo, quindi non voglio rischiare di scrivere cose delle quali potrei pentirmi. Comunque, il sito ufficiale sta a questo link qua. Nel numero zero ci trovate un paio di articoli miei, che immagino possano interessarvi se siete soliti seguire questo blog. Uno è su The Walking Dead (e ok, quello magari non vi interessa perché ne avete le palle piene) e uno è su Dead Rising 2 (e, hahahha, contiene un errore che sta pure nella frase che hanno usato per la citazione grossa). Ma, insomma, un po’ tutta la rivista penso sia interessante. Quindi datele un’occhiata. E se vi piace, sappiate che mi ricordo chi di voi ha sempre sostenuto di essere disposto a pagare per contenuti che ritiene interessanti. Mi ricordo proprio le singole facce, non mi fregate.

Abbiate pazienza se da questo post non si capisce una fava: sto scrivendo seduto per terra in una casa non mia in una città molto ma molto lontana dall’essere mia. Sta comunque sicuramente tutto spiegato per bene sul sito.