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The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro

The Amazing Spider-Man 2 (USA, 2014)
di Marc Webb
con Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Dane DeHaan

I minuti iniziali di The Amazing Spider-Man 2 non sono male. Danno speranza. No, non è vero. I minuti iniziali di The Amazing Spider-Man 2 fanno cagare. Sono quelli con Campbell Scott che scappa in aereo e, assieme a quel trionfo del ridicolo in cui a metà film Peter scopre il laboratorio segreto del padre nel vagone della metropolitana (santo cielo), sembrano un pezzo di un altro film che per qualche motivo hanno voluto infilare qua dentro. Stanno lì, disturbano, sporcano, marcano il territorio a colpi di pipì assieme a quella cretinata della zia che svela il TERRIBILE SEGRETO (“Sì, boh, sono arrivati due agenti, non c’ho capito niente, però non te l’ho detto, sai mai”) e non si capisce perché non li abbiano inseriti nel primo film. Forse perché pensavano fosse una buona idea perdersi per strada dei pezzi di storia in modo da avere il TERRIBILE SEGRETO da svelare nel seguito. Fra l’altro, a me, il primo film neanche è dispiaciuto, pur coi suoi limiti. Ma insomma, il fatto è che ho la memoria selettiva e ho rimosso quella scena: quindi The Amazing Spider-Man 2 inizia con Spidey che si lancia dai grattacieli in posa plastica, appeso alla sua tela.

Quindi, dicevo: i minuti iniziali di The Amazing Spider-Man 2 non sono male. Danno speranza. Speranza nerd, eh, non necessariamente speranza in un buon film, ma insomma, ci si potrebbe pure accontentare. Il costume è bello, gli effetti speciali funzionano, la regia ti trascina lì, a fianco del ragnetto, mentre svolazza in giro, le pose plastiche sono quelle giuste e la caratterizzazione del personaggio, che fa costantemente battutacce e prende tutti in giro, fino al punto di risultare antipatico, mentre interagisce con New York, con i cittadini, con la polizia, con i criminali, è perfetta. Ma più in generale, anche nel resto del film, la poca azione che c’è non è male e la rappresentazione visiva dei supercattivoni, pur se legata a un gusto estetico che, forse, mi appartiene poco, funziona abbastanza. Il problema è che a legare fra loro i tre momenti action c’è un film incredibilmente brutto, stupido, raffazzonato, talmente idiota da far cascare le palle e spingerle a rotolare così lontano che poi, quando volano i ceffoni, sei ormai talmente ammorbato da annoiarti pure lì.

Quei brevi momenti di quasi crederci.

Spesso, i bravi registi, quando alle prese con il grosso franchise, danno il meglio al secondo film, in cui godono davvero di libertà creativa e possono permettersi di far completamente proprio quel che stanno dirigendo. Poi si può discutere dei risultati, ma a me sembra abbastanza evidente che in molti casi il film più personale (e, spesso, migliore) sia il secondo. Volendo applicare lo stesso ragionamento qui, si potrebbe dire che Marc Webb abbia tentato di realizzare un bel film di merda con il primo episodio, ma non ci sia riuscito fino in fondo perché i produttori gli mettevano i bastoni fra le ruote. Per fortuna, però, qui ha avuto ruota libera ed è riuscito a dirigere quel che voleva: una cloaca. The Amazing Spider-Man 2 è un film imbarazzante. È tremendo nella narrazione, nel modo in cui sono costruiti i personaggi e i rapporti fra loro (non parliamo di motivazioni!), ed è pessimo perfino in ciò che al primo episodio era riuscito così bene, il raccontare il rapporto ciccipucci fra Peter e Gwen. Del resto, dovrebbe essere il talento principale di Webb, no? E invece qui va in vacca pure quello, con Emma Stone ed Andrew Garfield che sembrano costantemente in stato confusionale, senza un’idea chiara del motivo per cui stiano facendo e dicendo quel che sta scritto sulla sceneggiatura. Ma del resto, basta pensare alla ridicola tarantella del “sì/no/sì/no” avviata sul finale del precedente film e qui portata avanti completamente a cazzo di cane, con tanto di assurdo inserimento delle visioni mistiche. Fra le apparizioni, il vagone della metropolitana e le svolte narrative completamente a caso è un continuo chiedersi se gli sceneggiatori abbiano cercato di inserire momenti comici o non si siano resi conto di quel che stavano facendo.

E a proposito di momenti comici più o meno involontari. Parliamo degli antagonisti e soprattutto parliamone con bene in mente quel bel personaggio che era il Dottor Octopus nel secondo film di Sam Raimi. Jamie Foxx interpreta un Electro ributtante, che sarebbe stato benissimo in Batman & Robin (e perlomeno lì il Mister Freeze di Schwarzenegger, per quanto idiota, aveva delle motivazioni sensate). Un personaggio idiota, caratterizzato in maniera idiota, dal look idiota e con fra l’altro anche un tema musicale idiota, con il tizio che inizia a sbraitarti nelle orecchie in surround quando lui fa le cose matte. Fra l’altro, parentesi, la colonna sonora fa pena. Quella del primo episodio era di una banalità agghiacciante, con James Horner che si auto-copiava il tema di A Beautiful Mind quando bisognava scrivere cifre a caso sulla lavagna, ma questa sfonda il muro del trash e della cazzata, risultando non solo brutta, ma pure invadente e fastidiosa. Bravo Hans Zimmer. Ma si diceva, i cattivi. Paul Giamatti e Chris Cooper, vabbé, ci hanno fatto la burla. Dane DeHaan, perlomeno, è l’unico attore del cast che sembra crederci e recita in maniera dignitosa, ma fortunatamente poi lo sputtanano coi capelli da Super Sayan e la faccia da scemo quando si trasforma sul finale. Non sia mai che qualcuno esca da questo film conservando un minimo di dignità.

“Gheeee”

Poi, certo, il problema è anche che io sono fuori target. Sam Raimi, coi suoi film, aveva puntato dritto dritto al sottoscritto, al pubblico dei nostalgici da solleticare nel modo giusto e fondamentalmente a se stesso. Questa nuova serie, invece, viene concepita con lo stesso criterio con cui lavora Michael Bay sui suoi Transformers (senza però neanche i quaranta minuti di azione assurda che perlomeno Bay infila nei suoi film): si punta ai ragazzini di oggi, con in testa l’idea che per i ragazzini di oggi vada bene tarare il tutto su un minimo comun denominatore di cretinaggine insulsa. E alla fine dagli torto: i film incassano, noi stronzi “fuori target” gli diamo comunque i soldi, che gli vuoi dire? Poi ci mettono anche le citazioni per farci l’occhiolino, ci piazzano Felicia Hardy e Alistair Smythe, menzionano Jameson, fanno i titoli di coda coi costumi dei Sinistri Sei e giù tutti a chiacchierarne su internet e a posto così. Però, per la miseria, sarà il filtro della nostalgia, ma non mi sembra che quando ero piccolino io le grosse produzioni per ragazzini fossero così cretine. E anche quando lo erano, puttana la miseria, duravano un’ora e mezza. Non due fottute ore e un fottuto quarto di palle che si infrangono sul pavimento. Dovete morire. Dovete morire male. E devo morire male pure io che li finanzio.

Se provo a calarmi nei panni dell’essere umano che va a guardarsi un film e si distrugge i coglioni per due ore, mi incazzo perché ho visto un film cretino, scritto, diretto, interpretato e assemblato a caso anche nell’ottica del suo target. Perché non è che un film adolescenziale incentrato in larga parte su una storiella d’amore debba essere per forza scritto col culo e, anzi, io sono massimo sostenitore delle belle commedie o dei bei drammi coi protagonisti tutti giovani e cicci che si danno i bacini. Così come mi piacciono i blockbusteroni pensati per un pubblico giovane, se realizzati in maniera cristiana. E oltretutto, via, sono storicamente di bocca buona, quando si parla di film con la gente in calzamaglia. Ma questa roba no. Questa roba che, fra l’altro, non riesce nemmeno ad avere la decenza di trovare una direzione chiara, non è capace di scegliere se vuole essere il drammone, la pacchianata, il filmone tutto bello sognante e camp e finisce solo per essere una cloaca imbizzarrita. A ‘sto punto meglio Batman & Robin: era orrendo, ma quantomeno sapeva di esserlo.

“Cosacazzostasuccedendooooooooo?!?!?”

Senza contare che poi ci sarebbe quella cosa lì. Quella che chiunque conosca un po’ la storia del ragnetto e sia in grado di fare due più due sa perfettamente, da mesi, di potersi aspettare in questo film. Quella cosa fondamentale nella storia del fumetto americano, che cambiò tante regole e, all’epoca, lacerò i cuori dei ragazzini che seguivano con passione le avventure dell’Uomo-Ragno. Io non la lessi “in diretta”, quella cosa, perché non ero ancora nato, ma la recuperai tanti anni dopo e mi mozzò comunque il fiato. Magari oggi è invecchiatissima e non fa lo stesso effetto, vai a sapere. Ma rimane un qualcosa di fortissimo e fondamentale, di talmente forte che, mentre lo vedevo capitare in un film di cui non me ne fregava ormai più nulla, con protagonisti personaggi che mi scivolavano addosso, per un attimo me ne sono fatto lo stesso coinvolgere, perché c’era la forza dei ricordi ad appassionarmi. Ecco, da piccolo nerd, la cosa che mi fa più incazzare di The Amazing Spider-Man 2 è l’idea che abbiano messo quel momento così bello, forte e importante in un film di merda. Maledetti.

Ah, il film l’ho visto in 3D. E, boh, sì, è in 3D.