Archivi categoria: Fastidio

Hanna


Hanna (USA/GB/Germania, 2010)
di Joe Wright
con Saoirse Ronan, Eric Bana, Cate Blanchett

Cosa succede se prendi il regista di Orgoglio e pregiudizio, Espiazione e Il solista e gli metti in mano una sceneggiatura stupidina e piena di buchetti su una ragazzina allevata a pane e pistole per farla diventare un super soldato che manco Capitan America? Uno potrebbe sperare che Wright si metta umilmente al servizio del genere e ti tiri fuori un lavoro da manuale, confezionato a regola d’arte, splendido da vivere e da osservare, pieno di idee. Poi ti svegli tutto bagnato e torni alla tragica realtà. Quella del Joe Wright grande autore che si abbassa a concedere il suo magico tocco a una sciocchezzuola, ma lo fa alla sua maniera, nobilitando il genere, regalando trovate illuminanti e pennellate d’autore in ogni singolo fotogramma, e facendolo pure con quell’aria di chi sa di stare rivolgendosi a un pubblico di rincoglioniti e deve quindi spiegargli le cose come se stesse parlando a un bambino di tre anni.

E via quindi con gli inseguimenti diretti e montati con le trovate artistiche, i virtuosismi insensati fatti apposta perché lui ne sa, le metaforone schiantate in faccia di continuo e sottolineate con l’evidenziatore a colpi di – attenzione: idee geniali e visionarie – strega malvagia, casetta dei Grimm e fauci del lupo cattivo, perché altrimenti mica si capisce che è una favoletta. Poi, chiaro, inevitabile, in mezzo al film c’è il piano sequenza marchio di fabbrica del Wright, sicuramente ben fatto e accattivante, magari pure per far vedere che lui se vuole l’azione la sa girare (è che non vuole), anche se a conti fatti, mentre si menano, hanno un po’ tutti l’aria di quelli che si toccano piano e non si sforzano troppo, cercando di ripetere la lezioncina a memoria e non sbagliare nulla perché altrimenti bisogna rifarlo da capo e che palle.

Certo, la sceneggiatura, come detto, non aiuta, con le cinquantamila piccole fesserie che cerca di farti ingoiare perché altrimenti non saprebbe come far iniziare, andare avanti e poi concludere la trama e con quella insopportabile famigliola che accompagna la piccola Hanna nel suo viaggio alla scoperta della realtà. Ma non è che a Joe Wright glie l’abbia imposto il dottore, di girare un film su ‘sta storiellina. Oltretutto, il Wright, non ha neanche il coraggio di fare le cose fino in fondo, di lasciarsi andare davvero. Almeno, Tim Burton, quando ha approcciato Batman con la sua spocchia da persona che concedeva il magico tocco del cantore di fiabe a quelle stronzate dei fumetti di supereroi, ci si è gettato con violenza. Poi magari il suo Batman può non piacere, ma ha una personalità. Wright invece fa il minimo sindacale, infila due o tre immagini schizzate completamente fuori contesto, tipo Tom Hollander che fischietta mentre il suo amico scemo nazista salta sui container, ci mette dentro qualche videoclip coi Chemical Brothers e poi molla tutto lì, senza andare fino in fondo, magari convinto di aver fatto il grande film d’azione d’autore.

I cattivi di Joe Wright: stupidi, ridicoli, irritanti, per nulla credibili.

Il risultato? Il risultato e che chissenefrega delle incongruenze e dei problemi di script, che pure ci sono: il problema è che qua ci si annoia a morte (o, almeno, io mi sono annoiato a morte, poi fate voi) e si sente addosso il fastidio di un regista che è salito in cattedra e vuole farti la lezioncina, anche se poi in realtà è un supplente a cui non glie ne frega nulla della materia. Certo, c’è una padronanza tecnica che è un bel vedere, c’è un lavoro su luci, suoni e colori che levati, ci sono due attrici eccellenti come al solito e c’è una vaga intenzione di realizzare un film di genere che non si dimentichi dei suoi personaggi e anzi ruoti attorno a loro. Ma sopra a tutto gravita l’ombra snob di un regista che ci ha voluti graziare del suo magico tocco. E allora sai che c’è, Joe Wright? Grazie, grazie mille, ma adesso levati dalle palle e vatti a girare il tuo Anna Karenina con la tua Keira Knightley. Tranquillo che facciamo anche senza di te.

Chiudiamo con uno che non mi sta esageratamente simpatico ma che francamente mi sembra abbia un po’ più voglia di fare le cose come si deve.

Ah, Hanna l’ho visto in DVD e in lingua originale: Eric Bana che fa l’accento tedesco ma con la cadenza australiana è un bijoux. Ma del resto, se sei Joe Wright e hai due protagonisti tedeschi, ovvio, non puoi che metterli in mano ad attori nati in mezzo ai canguri.

:(

Ultimamente mi mancano le forze e la voglia per scrivere qua dentro. Sarà il caldo. Interrompo il silenzio per salutare, nel mio piccolo, una persona, che se n’è andata neanche un anno dopo qualcun altro. C’è uno strano meccanismo che porta a creare un qualche legame empatico con gente di cui non sai un cazzo e non saprai mai un cazzo. Un meccanismo in base al quale ti viene da provare tristezza infinita per uno, e solo un po’ di dispiacere per un altro. Non lo so come funziona, probabilmente a cazzo. Certo è che di tristezza ce n’è comunque, così come ce n’è sempre quando se ne va uno sconosciuto che in qualche modo, per qualche motivo, è riuscito a toccare le tue corde almeno una volta, pur essendoti lontano centinaia di migliaia di chilometri. Ciao.