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Il mio primo concerto francese

Sento spesso dire che i gusti di una persona vengono definiti durante il periodo dell’adolescenza, che la musica a cui ci siamo appassionati durante quegli anni sarà quella che ascolteremo per tutta la vita e cose del genere. E alla fine probabilmente è pure vero, ma lo è in una maniera più sottopelle che letterale. Voglio dire, ci sono dischi che vent’anni fa ascoltavo a nastro ma oggi mi fanno venire la nausea (o mi hanno semplicemente rotto le scatole), così come c’è roba che vent’anni fa guardavo dall’alto verso il basso con spocchia violenta e a cui oggi, invece, i suoi bei giretti su Spotify li faccio fare. E in fondo lo stesso vale per il cinema, le letture o che so io. Quel che però probabilmente mi è rimasto incollato alla corteccia cerebrale è un certo modo di fare melodie, di raccontare storie, di… ma che ne so, sto divagando, whatever. Di sicuro, comunque, ultimamente ho decisamente alzato il tasso di incidenza pop nelle mie passioni, in tutte le direzioni, fra musica, cinema, letture e guarda perfino il cibo. Immagino voglia dire che sto invecchiando, o magari che mi sto imborghesendo. Intendiamoci, mi piace ancora la musica con la gente buzzurra che sbraita e distrugge le chitarre ad accettate, però vado un po’ meno a cercarmela, ecco. Voglio dire, ho avuto perfino un momento in cui ho ascoltato un sacco il primo disco di Katy Perry. Pausa drammatica. I suoi successivi, però, non mi hanno detto nulla. Cosa vorrà dire? Che sono un idiota? Probabile.

Ad ogni modo, non so bene cosa c’entri tutto questo sconclusionato discorso iniziale, ma mi sento di dire che ci siano tre gruppi in particolare che hanno definito i miei ascolti musicali negli ultimi anni, finendo per scavalcare grandi classici della mia vita da turista della musica come i Pearl Jam, gli Afterhours, i Faith No More, la Dave Matthews Band e sicuramente altre cose che adesso non mi vengono in mente e non stanno nella top ten su Last.fm. Sto parlando di Killers, Editors e Gaslight Anthem. Questo trio ha velocemente scalato le mie classifiche di ascolti, lottando a pugno duro con qualche autore di colonne sonore (mia grande passione da sempre) e, noto, coi Kings of Leon, che però non fanno testo perché c’è stato un periodo in cui li mettevo su per addormentarmi e poi andavano a rotazione per tutta la notte. Tipo anche quella volta che ho dormito sul pavimento di Orio al Serio aspettando un volo Ryan Air per Londra che continuavano a rinviare causa pioggia.

Ora, di recente, guarda il caso, tutti e tre quei gruppi hanno pubblicato un nuovo disco. E col nuovo disco arriva il nuovo tour. Tutti e tre i gruppi li ho visti già in azione più volte prima di andare a vivere a Monaco, ma, ehi, andare in giro per concerti è fra le cose che mi piacciono di più dell’ascoltare musica, quindi perché no? Per dire, i Gaslight Anthem li ho visti al Southside Festival in Germania, poi all’Hard Rock Calling raggiunto dormendo sul pavimento di Orio al Serio e quindi a Milano, prima di replicare appunto a Monaco. I Killers li ho visti all’Heineken Jammin’ Festival del 2007 al forum di Assago, poi all’Arena di Verona e quindi all’Hard Rock Calling di cui sopra. Per poi andarmeli a gustare a Monaco. E gli Editors? Gli Editors li ho visti al Pinkpop in Olanda, al Southside tedesco che dicevo sopra, poi al Palatucker a Milano e quindi sarebbe stato ottimo chiudere con loro la trilogia di concerti da tedesco proprio con loro. Perfetto. Quasi poetico.

E guarda un po’, gli Editors buttano fuori un disco quest’estate, fra l’altro un disco che mi è piaciuto parecchio, e si mettono in tour quest’autunno. Solo che, maledetti infami, fissano la data a Monaco per il sette di ottobre, fra l’altro, pensa, proprio nello stesso posto dove ho visto Gaslight Anthem e Killers, e poi quella a Parigi per il ventuno di ottobre. E lì scatta il panico. Perché proprio ad ottobre sarò in ballo col trasloco a Parigi, se tutto va bene, e quindi come si fa? Per quale data li compro, i biglietti? Sarcazzo. Come va a finire? Va a finire che il sette di ottobre sono qua a Parigi ad accogliere in casa i traslocatori e quindi no, non si possono vedere gli Editors a Monaco. Uffa. Beh, dai, pazienza. Facciamo a Parigi. Il problema è che va a finire pure che a furia di aspettare l’ultimo momento perché, che fai, compri i biglietti senza sapere se potrai andarci, il concerto di Parigi è andato tutto esaurito. Beh, dai, li compriamo su Viagogo, pagando un po’ di più, ma insomma, ci tengo, ci sta, l’abbiamo fatto anche per i Killers a Monaco, daidaidai. Guardiamo. Eccoli, ci sono, non costano neanche tanto. Però adesso sto incasinato coi traslocatori, faccio domani. Passano un paio di giorni. Torno su Viagogo. I biglietti non ci sono più. Di tutto il tour degli Editors, la tappa parigina è l’unica per la quale non ci sono più biglietti su Viagogo. Che facciamo? Andiamo comunque sul posto lunedì e vediamo se ci sono i bagarini? Nah, è dall’altra parte della città, troppo sbattimento. E quindi? E quindi il mio primo concerto francese è rinviato.

Abbiamo appena trasmesso un nuovo episodio di First World Problems, la grande serie dedicata alla gente che si cruccia per stronzate senza alcun peso. Fra l’altro sto ascoltando il nuovo disco dei Pearl Jam. Backspacer mi era piaciuto. Questo mi sembra abbastanza noioso. Errore mio?

Armature e robe varie

Allora, ieri sera sono andato al mio secondo concerto da tedesco. Il primo è stato quello dei Gaslight Anthem a fine ottobre. Non vado più a tanti concerti come una volta. Sigh. Ma adesso che ho scoperto Spotify (con calma) e ho ricominciato ad ascoltare musica random, magari, un po’ riprendo. Boh. comunque, sull’esperienza in generale dell’andare a un concerto qua a Monaco non ho molto da aggiungere a quanto scritto in quel post, anche perché quello di ieri sera era nello stesso posto dell’altra volta. Sul concerto nello specifico, dei Killers, che dire… Brandon Flowers non vincerà mai il premio Tonsille d’oro, ma secondo me, come cantante, è negli anni parecchio migliorato, l’acustica dello Zenith è quella che è e si presta poco alle canzoni in cui esplode il bordello di tastiere, campionamenti e altro, ma nel complesso è stato molto divertente, trascinante, bella folla allegra, coreografie sul palco con luci, suoni, colori, esplosioni e minchiate sempre deliziose e soprattutto una scaletta ai limiti della perfezione, almeno per quelli che sono i miei gusti. Toh, potevano mettermici anche Tranquilize, ma insomma, va benissimo.

Un grazie a Setlist.fm.

Parlando di cose più nerd, leggo in giro che sarebbe confermata la presenza di Harrison Ford, Carrie Fisher e Mark Hamill nel nuovo Star Wars. Anzi, nel nuovo Guerre Stellari. Ora, vengo catalogato come cinico e insensibile, se penso che non sia una cosa positiva, ritrovarci con i vecchi straccioni e panzoni che fanno le comparse sullo stile di Charlie Sheen nel seguito di Wall Street? Non so, a me mette parecchia tristezza, come idea, anche volendo ipotizzare che Mark Hamill e Carrie Fisher si presentino sul set in uno stato fisico decoroso. Però magari è solo un problema mio. E forse dipende dal fatto che l’ultima volta che ho visto Mark Hamill, in Sushi Girl, non aveva esattamente l’aspetto del vecchio maestro Jedi.

A scanso di equivoci: è quello sulla destra.

Però magari se la giocano svelando che in realtà era Yoda, suo padre. Vai a sapere. Comunque, ieri è uscito il nuovo trailer di Iron Man 3. Che continua a puntare su quell’aria da tragedia greca ma col protagonista che fa le battute con sguardo un po’ depresso.

Sembra sfizioso, e sicuramente tutte quelle armature sono un bel vedere, anche se sinceramente le mie sinapsi sono ormai sufficientemente bruciate da impedirmi di mettermi lì a cercare di riconoscere questa o quella. Sono positivo. Ma non mi esalto. Forse ho esaurito la carica di fotta per questi film? Che The Avengers mi abbia saziato? Non è da escludere, in effetti.

Oggi mi sono svegliato col mal di testa e senza voce. Non c’ho più l’età, per i concerti dei ragazzini.

Il mio primo concerto tedesco

Arthur Fonzarelli al basso, sulla destra.

No, allora, in effetti quello di ieri sera non è stato il mio primo concerto tedesco, perché nel giugno 2009 sono stato al Southside Festival da qualche parte in Germania del sud e poi ad agosto dello stesso anno sono stato a vedermi i Pearl Jam a Berlino. Diciamo quindi che è stato il mio primo concerto da tedesco, anche se definirmi tedesco, considerando che a oggi penso di poter dire che capisco una dozzina di parole in tedesco, è forse un’esagerazione. Comunque, ieri sono andato al concerto dei Gaslight Anthem qua a Monaco, in un posto chiamato Zenith (Zenith Kulturhaus per gli amici). Il primo concerto a cui vado da quando mi sono trasferito da queste parti, quindi, guarda un po’, da quello dei Gaslight Anthem ai Magazzini Generali nel 2010 (non è vero, in mezzo c’è stata anche quella roba di Zelda a Londra, ma non fa testo, mi ci avevano invitato per lavoro). Che cosa strana, non andare a neanche un concerto per quasi due anni. C’ho la scusa logistica, ma rendermene conto mi fa davvero strano, soprattutto dopo essermi ritrovato di nuovo lì, immerso in quella piacevole sensazione di stare ad ascoltare bella musica circondato da gente che si diverte tranquillamente, ognuno alla sua maniera, e pensare: “Uècazzofiga, quasi quasi a novembre vado a vedermi gli Hives!”. E mentre scrivo questo post sto scorrendo un elenco dei concerti in arrivo a Monaco.

Comunque, posto che forse ho un po’ perso il filo della musica perché qua a Monaco ho ritrovato il gusto di andare al cinema, recarsi a un concerto in terra straniera è sempre un’affascinante occasione di studio sociologico. In realtà coi musicanti in terra crucca avevo, come detto, già avuto a che fare. Ma insomma, diciamo che è tutto molto familiare, tutto molto uguale, ma anche un po’ diverso. Lo stesso tipo di gente che vedresti in metropolitana a Milano, e che dici “OK, non ho idea di dove sia il posto, ma seguiamo quelli, che vanno di sicuro lì”. I bagni puliti, e, ecco, questo non è proprio proprio uguale uguale uguale a quel che trovi in genere a Milano. Il posto, che è una specie di ex (credo) magazzino, o forse ex fabbrica, bello grosso, pulito, ampi spazi, cucina abitabile, acustica rivedibile. E con un baretto delizioso tipo camper anni sessanta tutto bianco che ti viene voglia di farti birra e würstel ballando il twist. Certo meglio dei locali dove di solito si va a veder concerti a Milano, tutti stipati che se ti giri nella maniera sbagliata rischi di cadere in una turca. Va anche detto che l’afflusso non è esattamente da Tunnel. Non ci si riempie un palazzetto stile Forum di Assago o anche solo PalaComesichiamadessoquelloaLampugnano, ma probabilmente, a vedere i Gaslight Anthem a Monaco, ci va più gente di quanta ce ne starebbe all’Alcatraz.

Dicevo dei bagni puliti, a proposito di PalaTrussardiVobisTuckerMazda: che bella cosa rilassante, farti una coda che scorre velocissima e arrivare a fare la pipì senza rischiare di prenderti il colera. Eppoi decidere di mollare il giaccone al guardaroba, perché qua sta nevicando, fa un freddo cane, e a uscire solo col felpino, come un quindicenne che si sente invincibile e non vuole andare in giro vestito pesante perché al concerto si poga, prendi la polmonite. Guardaroba che, a prescindere da quel che viene dopo, parte bene perché è un bancone enorme con tanta gente che si occupa di gestire l’assalto, invece della feritoia della morte al PalaTrussardiVobisTuckerMazda. Poi viene il dopo, che è stato un esperimento sociologico interessante, perché poi, a fine concerto, quando sono andato a riprendere la giacca, ho scoperto che in fondo tutto il mondo è paese e su queste cose siamo tutti uguali. È confortante. Tutti che si riversano sul bancone a cazzo di cane completo, tipo marea, con quelli che arrivano di lato saltando la fila, i simpaticissimi che decidono di andare in cinque a ritirare una giacca, il genio che pensa sia un’idea intelligente infilarsi in quella bolgia con un bicchiere di birra stretto ad altezza cintura e pronto a rovesciarmisi sulla gamba, quello che s’incazza e si gira per chiedere al tipo dietro di lui di non spingere, come se uno avesse qualche potere quando ha quindici persone alle spalle che attentano alla sua verginità anale. In effetti avrei preferito non essere confortato.

Neve, gelo, bella atmosfera, tutto molto romantico, viva il freddo.

E il concerto? Il concerto è stato bello. Quando siamo arrivati si stava esibendo un tale Dave Hause, che fra l’altro poi è salito sul palco a fare lo scemo durante una canzone dei Gaslight Anthem. Neanche mi ricordavo il nome, sono andato a controllare adesso. Simpatico, il classico tutto convinto che ogni volta che apre bocca lo fa per dire: “Oh, ficata, grazie che non mi state tirando le bottiglie, dai che adesso arriva la gente per cui avete pagato, alla grande!”. Ascoltando lui, un uomo e la sua chitarra, viene il dubbio che l’acustica sia ottima. Poi salgono sul palco i Blood Red Shoes, lui alla batteria e lei alla chitarra, e già ci si rende conto che il suono è tutto bello confusionario. Mi piacciono, i Blood Red Shoes. È la terza volta che me li becco a un qualche evento a cui sono andato per vedere altro: era capitato al Pinkpop 2008 e poi al Southside di cui sopra. E sono piacevoli, c’hanno ritmo, lei sbraita, tutto bello. Eppoi i Gaslight Anthem.
Un grazie a Setlist.fm.
E niente, i Gaslight Anthem sono i soliti, adorabili, Gaslight Anthem, che fanno un’ora e quaranta circa, forse anche uno sputo in più, tirando una canzone dietro l’altra con un ritmo che neanche te ne accorgi, sembra siano passati venti minuti, e sono tutte belle. Non è che le canzoni dei Gaslight Anthem siano tutte belle, eh, ma son bravi loro a fare le scalette, evidentemente, perché dal vivo è proprio tutto un piacere che non finisce mai, pieno di energia, passione e voglia. Poi c’è Brian Fallon che ogni tanto si ferma e fa il cabaret, chiacchierando col pubblico (che, bonus, è in grado di capire e di rispondere), c’è la gente tutta bella calorosa che canta volendosi bene assieme in armonia, ci son quelli che saltano e zompettano divertendosi e amandosi, c’è quello che mi chiede se gli tengo un attimo la birra perché è la sua canzone preferita e deve buttarsi, ci sono gli abbracci, c’è una bella serata. Anche se pure questa volta non mi hanno fatto Meet Me by the River’s Edge. Su quattro volte che li ho visti, solo la prima al Southside. Uffa.
Si sta avvicinando la pausa pranzo, si sta avvicinando The Walking Dead.

[Logorrea] Giugno

E così accade che sono sopravvissuto a giugno, anche se ho un cactus nelle mani, i piedi doloranti, un accenno d’emorroidi e almeno due chili (abbondanti) in più rispetto a maggio. Sono sopravvissuto all’E3, a Cannes, al Southside, all’Hard Rock Calling e a non so che altro. E mica ho finito, se è vero (come è vero) che luglio è iniziato con una doppia trasferta lavorativa a Londra e un fine settimana a Padova. Avanti così, avanti tutta, che ci si diverte e per il momento si (soprav)vive. L’unico lato negativo di tutto questo e dell’overload di lavoro è che non sto avendo tempo per il blog. Oddio, si sopravvive anche a questo, però un po’ mi spiace.

Mi spiace non essermi messo di buzzo buono a sistemare il problema del pikkabù, anche se in effetti quando ci ho provato mi sono arenato di fronte al non capirci niente. Mi spiace aver limitato gli interventi ai soli fattacci miei, tralasciando film, libri, videogiochi, cazzy & mazzy, anche se in effetti il problema non è neanche quello, quanto piuttosto il minimo storico di post (quattro ad aprile, record, ma pure i sei di giugno son pochini). Ma pace, via, che tanto dubito la pochezza di roba qua sopra sconvolga la vita di qualcuno, anche se come al solito delle lamentele mi sono arrivate.

Comunque, a gentile richiesta, due parole sui due festival che mi hanno accolto a giugno.

SOUTHSIDE FESTIVAL
(argomenti in ordine casuale)

La tenda
Uah, figata! Mai stato in tenda e/o saccappelo in vita mia, temevo un po’, invece solo tutto ottimo. Bella l’atmosfera da vogliamoci troppo bene e divertiamoci che si respirava in giro per tutta l’area del Southside, bello il fatto che puoi allontanarti dai palchi e arrivare in “stanza” facendo due passi, bello uscire dal mondo e isolarsi in ‘sto posto per tre giorni. Se ti piace starci, in ‘sto posto, ovvio.

La Germania
Meno organizzata, figa, bionda e pulita dell’Olanda, ma insomma, ho comunque sempre più l’impressione che l’Italia sia fra i posti peggiori in cui frequentare festival di questo tipo.

One Fine Day
Intravisti, sembravano simpatici.

Paolo Nutini, Fleet Foxes, Ben Harper & The Relentless7, Nick Cave & The Bad Seeds
Gente che dal vivo lascia a bocca spalancata per quanto son bravi, e coinvolgenti, e ti fanno sognare, o magari ti fanno ballare, o comunque li ascolti un’ora e, caspita, è un’ora bellissima, però poi se provo ad ascoltarli in disco proprio faccio fatica (errore mio).

Gogol Bordello, The Wombats, Ska-P, Social Distortion, Less Than Jake
Gente che dal vivo è piacevolissima, divertentissima, coinvolgente, magari non necessariamente bravissima, ma poi finita lì, eh, in disco lasciamo perdere (errore loro).

Pixies
Ecco, questi, boh, bravi, eh, poi veramente assurdi da guardare, la coppia più folle del festival, però mi son piaciuti meno che in disco (errore mio?).

Johnossi
Pausa pranzo.

Duffy
Pausa merda.

The Gaslight Anthem
Prima, ma non ultima, roba vista in prima fila, facendo a spallate, saltando, cantando, urlando e divertendomi come un matto. E aggrappandomi alle poppe di una gran manza per evitare di cadere, che è pure esperienza sempre piacevole. Ottimi, solo ottimi, solo belli.

Editors
Un’oretta gustosa, indubbiamente rimane roba che ti deve piacere, altrimenti poi ti deprimi come i quattro metallari che avevo davanti e che rimanevano basiti all’idea che qualcuno si stesse divertendo. Han fatto un bel mix di canzoni dei primi due dischi e ci hanno infilato cinque pezzi nuovi (due molto belli, gli altri boh), tratti dal (suppongo imminente) terzo disco. Con il quale pure loro si danno alla svolta anni ottanta, tutta tastiere e Depeche Mode. Mah.

Franz Ferdinand
Zumpa zumpa zumpa zumpa zumpa zumpa zumpa zumpa zumpa.
Dopo un’ora di zumpa un po’ le palle me le sono scassate, però divertenti, senza dubbio.

Kings Of Leon
Bravi bravi, coinvolgenti, bella coreografia sul palco, lui voce spettacolare (e che mi piace decisamente più dal vivo rispetto ai dischi), ho l’impressione che la svolta poppettara dell’ultimo album abbia giovato alla vivibilità dei concerti. Almeno c’è un po’ di ritmo.

Nine Inch Nails
Mamma mia. Vent’anni condensati in una splendida ora e mezza. Reznor pare lo zio stanco e ciccio di se stesso, non si butta più per terra di faccia, ma ha comunque addosso una carica incredibile e una voce ancora splendida (e comunque chi sta sul palco con lui porta ancora peggio gli anni che tiene sulle spalle). Belli, belli come me li ricordavo dall’unica altra volta che li ho visti, nove anni fa. Contento di averli rivisti, se davvero chiudon qui.

Lily Allen, Katy Perry
Saltelli in allegria, bel vedere, momento di relax.

Faith No More
Li ho visti in concerto due volte nel giro di una settimana, e la seconda volta mi han fatto pure una o due canzoni che mi sono mancate la prima. Mike sempre adorabile, cazzone, piglia tutti per il culo, scherza, gorgheggia, regala tutto al terzo concerto in tre giorni. Non bello come quello di Milano, ma comunque un gran concerto e un signor modo per chiudere una bella tre giorni di musica.

La pioggia?
La pioggia, abbondante ma quasi mai devastante, accompagna dall’arrivo alla partenza. E il bello è che su tre giorni di acqua son riuscito a scottarmi il naso nell’unica ora di sole.

Foto su Faccialibro (link per chi ha l’account)
Foto su Faccialibro (link pubblico, prima o poi scade)


HARD ROCK CALLING

Pagare 10 euro per andare e tornare da Londra è bello. Impiegare quasi 24 ore per andare dal centro di Milano al centro di Londra è meno bello. Salire sull’aereo alle 11:30 (e decollare alle 12:30) quando la partenza era prevista alle 22:45 del giorno prima è abbastanza brutto. Essere svegliati a calci da una guardia, alle quattro di notte, mentre stai dormendo sul pavimento di Orio al serio, è comunque un aneddoto simpatico da raccontare. Rivedere Papero e fare la conoscenza della colonia aversana a Londra è una meraviglia. Mangiare come se non ci fosse un domani al ristorante turco di Finsbury Park è solo ottimo (e faticoso, ma l’ammirazione vera negli occhi della gente sul momento scarpetta… ah!). Gironzolare per Londra con Dottore e Cobra è adorabilmente estenuante. Sedersi su un prato a Hyde Park chiacchierando con della bella gente, guardando delle specie di Nerd che suonano roba uscita per direttissima da un gioco Amiga, con il fratello scemo di Seth Rogen come cantante, è positivo. Osservare centinaia di bottiglie che volano sopra alla mia testa mentre cantano quelle fighette dei Kooks è divertente. Saltellare assieme alla marea, abbracciato assieme a dei (quasi) sconosciuti, mentre cantano i Killers è sempre una meraviglia. E pure il discorsetto d’introduzione per Mr. Brightside, balbettato come se fosse un bambino al saggio di terza elementare, è stato simpatico. E frappuccini come se piovessero, e pasteggi assortiti e ripetuti da Pret, e gironzolare per negozi e monumenti, e svaccarci su ogni prato a commentare ogni donna, e comprare l’autobiografia di Bruce Campbell, e dormire sul letto (a castello) di sopra. E rivedere i Gaslight Anthem una settimana dopo, che è sempre bello, con Brus che si manifesta e partecipa cantando anche lui The ’59 Sound, che è bellissima (anche se non mi hanno fatto Meet Me By The River’s Edge, che però hanno fatto in Germania, quindi va bene lo stesso). E un’ora e qualcosa di Dave Matthews Band davvero da brividi, pelle d’oca, lucciconi agli occhi, commozione vera e tanta. Che su Crash Into Me, perché son romantico e banale, i brividi mi son venuti davvero. E vogliamo parlare di All Along The Watchtower? No, dico, parliamone. E sì, sto rosicando abbestia, per le tre ore abbondanti che hanno fatto a Lucca, che mi viene la pelle d’oca solo al pensiero. E poi Brus, che a sessant’anni suonati ti suona quasi tre ore senza tirare mai il fiato, una macchina da guerra, mamma mia. E Brian Fallon (quello dei Gaslight Anthem) che si presenta a cantare con lui No Surrender. E Bovati, maico. E gironzolare un po’ anche per i fatti miei, a Londra, che è sempre un piacere, fermandomi su una panca a leggere un libro, o magari anche solo a respirare e prendere il sole. E rendermi conto che questa città che al primo impatto mi lasciava tanto perplesso, a furia di tornarci, mi sta entrando dentro e sta cominciando a piacermi parecchio.

Foto su Faccialibro (link per chi ha l’account)
Foto su Faccialibro (link pubblico, prima o poi scade)

TRULLALLÀ

La demenza di quattro persone disposte a tutto pur di dormire al fresco. Immagini di uomini senza vergogna su un tetto brit pop, immagini che resteranno a lungo impresse nei nostri cuori, assieme a un sms (serio). Tre giorni di idiozia e fesseria con una sempre piacevole compagnia, conclusi come meglio non si poteva, vale a dire non a casa mia. 🙂
Giugno è finito, luglio non sembra volermi dare tregua: concerto degli Afterhours a Padova, incastrato fra una grandinata e un acquazzone, solo ottimo. Bella carica, gran bella scaletta, un paio di cover simpatiche, pubblico un po’ statico ma che canta a pieni polmoni. Peccato solo che io sia vecchio scorreggione e mi spiaccia sentire sempre poche (e quasi sempre le stesse) canzoni dei primi dischi. Luglio è cominciato, e mobbasta veramente però: ok, domani torno a Londra, terza volta in due settimane, ma poi non voglio vedere aeroporti fino ad agosto inoltrato, grazie.

Foto di brutta gente su Faccialibro (link per chi ha l’account)
Foto di brutta gente su Faccialibro (link pubblico, prima o poi scade)

AH, GIUSTO, IL BLOG

E tutta la roba, i film, i libri, i fumetti, i telefilm di cui vorrei e potrei parlare qua dentro? Tutto quello che mi sono lasciato scorrer via negli ultimi mesi? Eh, mi sa che andranno perduti come lacrime nella pioggia. Il problema mio è che voglio parlare di tutto, accumulo tutto e non riesco a parlare di niente. Ho una quarantina di post pronti per essere scritti (qualcuno pure già mezzo scritto, via), ma che a questo punto non lo saranno mai, anche perché che senso ha mettermi a parlare di una roba vista mesi fa?

Però io ci tengo a scrivere anche dell’ultima minchiata che mi passa davanti, ché la condivisione è bella (ciao Delu). Quindi magari faccio il pentolone. Anche due righe (o anche centodue), ma ci metto dentro tutto quello che ho in arretrato, magari lascio fuori le cose su cui ho di più da dire, ma insomma, almeno ci rimettiamo in pari. Potrebbe essere un’idea. Vediamo se trovo la forza. E poi, se ce la facciamo, si torna a regime. O forse no. Boh, vediamo, io comunque ci provo. Baci.

P.S.
In apertura c’è un pezzetto di Trent Reznor che canta Hurt assieme a una mandria di tedeschi. Se mi leggi su Facebook non lo vedi. Se mi leggi sotto un firewall brutto e cattivo non lo vedi. Altrimenti lo vedi. Fra l’altro se mi leggi su Facebook non vedi neanche tutta la formattazione carina colorata, centrata puffettosa che mi sbatto a fare sul blog. Un po’ di rispetto, insomma!

Evidenza (un post che da solo ti occupa tutto il blog)

Ho visto un concerto dei Faith No More per la prima volta nel 1995, a Sonoria, quando erano gli headliner nella data del 9 giugno (no, non me lo ricordavo, sono andato a controllare). Ero lì per spararmi tutteddue i giorni di festival, certo, ma i Faith No More comunque mi incuriosivano. All’epoca li conoscevo appena, probabilmente avevo ascoltato per davvero il solo King For a Day, Fool For a Lifetime, ma mi divertii lo stesso un sacco a guardare questo pazzoide che saltellava per il palco e si buttava giù di faccia. Andai con Omar, come praticamente a qualsiasi concerto andassi a vedere a quei tempi. Ricordo che l’esibizione durò meno del previsto, perché i gruppi precedenti erano andati lunghi, si era in ritardo e bisognava chiudere: non si poteva suonare oltre una certa ora nell’arena di Aquatica. Ricordo anche che per questo motivo si misero a fare una marea di canzoni a raffica, senza pause, senza tirare il fiato, per suonare il più possibile. Ricordo Just a Man, quanto mi era piaciuta, e quanto mi sarebbe piaciuto riascoltarla domenica (e perché, Digging The Grave no?). Ricordo Patton che si mette a litigare con l’organizzazione o non so chi altro e va avanti una ventina di minuti a sbraitare e imprecare, ma alla fine non riesce a ottenere di andare avanti. A Sonoria comprai un sacco di magliette, ma quella dei Faith No More non mi piaceva e lasciai perdere.

Poi li ho rivisti nel 1997, a Bologna, nell’arena del Parco Nord (o qualcosa del genere). Era il tour di Album of the year, l’ultimo tour dei Faith No More prima dello scioglimento. Già li conoscevo meglio, avevo ascoltato un po’ tutti i dischi, ma non ero ancora diventato completamente fan. E, per dire, faticavo a “capire” Angel Dust. Ovviamente ci andai con Omar, oltre a un po’ di altra gente. Il trasfertone in macchina. Fu una gran bella serata: Tre allegri ragazzi morti, Eels (esordienti, al primo disco, con quel batterista incredibile) e poi loro, che saltarono fuori tutti belli vestiti a festa sbraitando Collision. E Patton che parlava, scazzava, insultava tutti in italiano, litigava col tecnico delle luci, faceva casino. Col senno di poi era in effetti abbastanza evidente il suo averne un po’ i coglioni pieni di suonare con quegli altri. O magari era tutta scena, boh. Comprai una bella magliettina dei Tre allegri ragazzi morti, un’adorabilmente inquietante maglietta degli Eels e una brutta, piccola e rancida maglietta dei Faith No More, dai baraccari fuori, perché le magliette ufficiali non mi piacevano. L’unica ancora utilizzabile rimane quella degli Eels.

Oggi sono un fan sfegatato dei Faith No More. Sono fra i miei gruppi preferiti, anche se magari li ascolto un po’ meno rispetto a qualche anno fa. E Angel Dust, beh, Angel Dust è fra i miei dischi preferiti degli anni novanta. Fra i primi tre? Fra i primi tre. E gli altri due? Boh, ci devo pensare. Oggi (anzi, l’altro ieri) sono andato di nuovo a un concerto dei Faith No More, dopo dodici anni. Ci sono andato con Eclisse, i suoi due folli amici e la Rumi. E lì ho incontrato altra gente di varia e bassa umanità, fra cui ovviamente Omar, che non poteva mancare. Quando è iniziato il concerto ho cominciato a muovermi verso la bolgia, con qualcuno appeso alla canotta che si lasciava trascinare. Quando hanno attaccato con The Real Thing non ho capito più un cazzo, ho cominciato a correre e saltare e mi sono improvvisamente ritrovato sotto il palco, pelle d’oca dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi, a saltare, cantare, urlare, sudare, sbraitare, agitarmi, chiudere gli occhi, abbracciare chiunque mi passasse davanti, provare piacere fisico ai limiti dell’orgasmo. E poi From Out Of Nowhere e davvero, madonna, qualcuno mi salvi, non ce la posso fare, è tutto bellissimo, è tutto fantastico, diodiodio.

A un certo punto vedo passare la Rumi, la saluto, la vedo che salta un po’ in mezzo alla gente e sparisce nel blob umano davanti a me. Sostiene di essere arrivata ad aggrapparsi alla ringhiera. Narra la leggenda che sia salita sul palco e abbia infilato la lingua in gola a Mike Patton. Non so, non ricordo, non capisco, non capisco più niente, mi sembra di sentire Ramazzotti che canta Evidenza invece di Evidence, e poco dopo Sorpresa, sono morto! Apro gli occhi e (“CANTATE CON NOI”) c’è Lionel Richie che svolazza sul palco. Si mescola tutto quanto, fanno tutto e cantano tutto, e non è vero perché c’è per forza qualcos’altro che avrei voluto urlare con loro, ma non importa perché tutto quello che fanno è bello ed è bellissimo. Sono una groupie, godo, ho goduto.

E ci si guarda e si ride, si salta e ci si spinge, si canta tutti assieme, tienimi che salto, spostati che cado, aiuto la scarpa, ma sta facendo quella, sistafacendoquella, madonna che bello, aiutoaiuto, stafermostafermouuuUAAAAAAAAAAAAAAA…

Ciao Mike, domenica sarò di nuovo li sotto a guardarti mentre fai il cretino. Ma sarà in mezzo ai crucchi e non sarà la stessa roba. Perché certi numeri erano riservati al Palatucker, diciamocelo. E perché come si imputtanizza e prostra il pubblico italiano non lo fa nessuno al mondo. E perché è così, dammi retta.

Ah, non ho comprato magliette. Ce n’era solo una e faceva cacare. Sul sito ufficiale ce ne sono un paio che vorrei prendere, ero pronto a farlo, ma non se le sono portate. Se non ci sono neanche in Germania, immagino le comprerò dal sito. O magari no.

Di seguito, filmati, a caso ma non troppo, pescati dal Tubo.
Non è tutto quello che vorrei mettere, ma è molto.
Ce ne sono sicuramente di migliori, ce ne sono sicuramente di peggiori.
Io metto questi.

Chi legge su Facebook credo non li veda (ma si può sempre cliccare su “View Original Post” o qualsiasi cosa ci sia scritta lì sotto in italiano).
Chi legge sotto un firewall brutto e cattivo, pure, è probabile che non li veda.
Chi non legge, non li vede.
Chi non c’era, suca.

Il meraviglioso ingresso (con audio fuori sincrono, però si vede bene. Dai, segnalatemene uno con l’audio a posto)

Ok, basta.

Tabella di marcia

Domani è ancora maggio, ma per me comincia giugno, il giugno da cui non uscirò vivo. Il mio maggio si è concluso ieri, da sbronzo, in macchina con Quedex. Oggi sono nel limbo. Da domani ballo il limbo.

Domani si parte per Los Angeles, E3, assieme ad altri nove loschissimi figuri. Sarà una settimana devastante e lo sappiamo bene. Ma per cominciare al meglio, ho cercato di organizzare una SERATONA per domenica, coordinando la partecipazione di praticamente qualunque cittadino italiano sia a Los Angeles, lavorando per unire tutti in un unico (probabilmente ultimo) ed estremo atto d’amMmore. Peccato solo che quelli di Sprea non ci saranno. Ma tanto con loro mi sono sbronzato ieri. E in ogni caso organizzo anche per venerdì, così mi sbronzo due volte e mi sbronzo con tutti, anche quelli che non ci sono domenica (tipo AlbertOne e la gente di EveryEye). E comunque sappiamo benissimo che sarà un fallimento, non ci si beccherà e ci ritroveremo in quattro (io, Jacky, il Moioli e il Porta) a bere vino da un cartoccio a un angolo di strada. Anzi, finirò in camera da solo a bere coca cola. Anzi, pepsi. AWESOME!!!

Domenica 7 torno a Milano, probabilmente morto.

Lunedì 8 vado a fare la groupie al concerto dei Killers all’arena di Verona. Assieme al Dott. Muci, che poi mi ospita per la notte in quel di Padova. Alla facciazza di tutti i bastoni fra le ruote infilati dal destino bastardo porco. Non sarà esattamente come avrebbe dovuto essere. Magari sarà meglio, vai a sapere. Certo, il ritorno a casa sarà un’odissea, ma vaffanculo: quando una cosa va fatta, va fatta.

Dal 10 al 16 giugno c’è la solita rassegna dei film del festival di Cannes. Che, voglio dire, già basta quella a rovinarti fisico e mente per tutto il mese.

Domenica 14 salto il cinema e passo la giornata al Palasharp con Omar ed Eclisse (alealealealealealeeeeee… da quanti anni che non ci si vedevaaaaaaa :D), cazzeggiando mentre si esibisce della gente di cui non me ne frega nulla, in attesa dei Faith No More. Uhm, in effetti, se c’è qualche film interessante, potrei guardarmelo e poi raggiungere il Palasharp. Vedremo. Che poi, voglio dire, c’è Eclisse a Milano, è ovvio che sabato 13 ci si va a sbronzare.

(Da inserire in tutto questo il fatto che durante più o meno la prima metà del mese ci sono le finali NBA, da seguire rigorosamente in diretta notturna)

La sera di giovedì 18 salto in macchina assieme ad altri tre disperati, con destinazione Neuhausen ob Eck (o qualcosa del genere), in Germania. Si va in campeggio (notare che non ho mai dormito in tenda o sacco a pelo in vita mia) al Southside Festival. Alcuni fra gli artisti che si esibiranno: Ben Harper and Relentless7, Blood Red Shoes, Eagles Of Death Metal, Editors, Faith No More, Fleet Foxes, Franz Ferdinand, Gogol Bordello, Katy Perry, Kings Of Leon, Kraftwerk, Less Than Jake, Moby, Nick Cave And The Bad Seeds, Nine Inch Nails, Pixies, SKA-P, The Gaslight Anthem, The Mars Volta, The Wombats. Si torna lunedì 22.

La sera di giovedì 25 salto su uno scassato volo Ryanair per Londra, a riabbracciare il Mallardo. Il 26 si va a Hyde Park, Hard Rock Calling Festival, ci sono i Kooks e i Killers (groupie groupie!!!). Il 27 si gironzola per Londra con i nel frattempo sopraggiunti Dottore e Cobra. Il 28 si torna a Hyde Park per Gaslight Anthem, Dave Matthews Band e Bruce Springsteen (e da qualche parte ci sarà anche Bovati). Il 29 si torna a casina bella.

In tutto questo, siccome mi spiaceva vedere quelle cinque finestrelle vuote nella pagina di google calendar, mi sono appuntato un paio di filmetti al cinema e qualche serata calcetto. Insomma, se non salta nulla ce l’abbiamo fatta: a giugno non ho un singolo giorno libero. Vediamo se ce la facciamo.

Che poi già questa settimana, fra una cazzata e l’altra, non ho avuto una serata libera che fosse una. Non ho più l’età per queste cose. Ma da parecchio, fra l’altro. Forse non l’ho mai avuta. Qualcuno mi fermi. Qualcuno mi aiuti. È tutto bellissimo. Vi voglio bene. È stato bello. Addio.

Pinkpop 2008

Il Pinkpop
Il festival musicale più longevo dell’universo conosciuto, quest’anno alla trentanovesima edizione. Quale scelta migliore per levarsi lo sfizio che da tempo ci si voleva levare di fare la trasfertona a un qualche festival europeo?

Il primo giorno
No, grazie

Brusselles
Non c’entra nulla col Pinkpop, ma la prima sera ci siamo fermati lì. Sinceramente mi è parsa una città abbastanza fetida, una versione un po’ depressa di Milano. Però il centro storico non è da buttare e ha dei begli scorci, anche se le viette dei ristoranti sono da bombardamento al napalm immediato. C’è da dire che dovunque ti giri vedi capelli biondi, occhi azzurri, insegne che recitano “frittura” e waffle ricoperti di melme e frutta varia, quindi tanto male non può essere.

I treni
In Olanda e in Belgio funzionano.
In Italia no.

L’Olanda
Tutto ha gli occhi azzurri, anche le panchine.

Il Kogaratsu (questa disciplina)
Un fumetto pubblicato sulla versione belga di Metro. L’ho raccattato in treno.

Il Dottore, Dan e la di lui Licia
Solita ottima compagnia, ringrazio sentitamente (in particolare il Dottore, che ha pressato per mettere in piedi la cosa e ha poi organizzato meticolosamente il tutto).

Valkenburg
Sta a mezzoretta di treno da Landgraaf, quindi era comoda. Ci sono le rovine di un castello (ma erano coperte da brutte impalcature) e c’è una grotta (ma la visita guidata era già partita). La stazione dei treni è la più vecchia dell’intera Olanda.

Landgraaf
Sta a mezzoretta di treno da Valkenbuurg.

Megaland
Sta ai margini di Landgraaf. Non mi è chiaro cosa sia di preciso, ma contiene l’arena in cui organizzano il Pinkpop.

L’organizzazione
Notevole. Area abnorme (se ho capito bene si parla di 60.000/65.000 persone per ciascuna delle sere, e ci si stava quasi comodi), tre palchi ottimamente predisposti, acustica eccellente (cazzo, quando Dave Grohl sbraitava distinguevo le singole parole), gestione del programma e degli orari strapuntuale anche contro gli imprevisti. Cibo dovunque ci si giri (certo, cibo di merda), tantissimi cessi (quasi puliti), organizzazione esemplare delle casse presso cui comprare i viveri (mai fatta una coda da più di un minuto), tante minchiatine tutte ottime. E poi i treni: esci dal concerto e c’è il treno che ti aspetta (l’ultimo giorno, che c’era più gente, spunta il treno a due piani), fai una fermata, scendi, e ci sono tre coincidenze che attendono i disperati e sono pronte a partire. Fantascienza.

Magliette
Quella del festival, una dei Queens of the Stone Age, una dei Counting Crows.

Cappellini
Rosa, ovunque. Anche in casa mia.

Blood Red Shoes
Non sapevo chi fossero, li ho trovati molto piacevoli e divertenti. Da approfondire.

Moke
Una specie di Noel Gallagher fallito col trip di George Best. Alla terza canzone siamo andati a farci un giro.

Bad Religion
Via la spunta da un gruppo che “caspita, una volta nella vita vorrei vederli”. Tanta carica, divertimento, coinvolgentissimi nonostante l’aria da pantofolai cinquantenni. Tre o quattro canzoni da delirio.

KT Tunstall
Doveva fare solo una canzone, ci ha messo pure troppo ad arrivarci. Rilassante, comunque, ascoltarla svaccati sul prato (e impressionante quanto si sentisse bene anche a distanze siderali, han fatto davvero un gran lavoro). Pessimo che durante l’esibizione Dio s’incazzi e mandi giù la pioggia pesante (ottimo il supporto della mantellina stile Unbreakable, ringrazio sentitamente).

Gli italiani
Quelli veneti che fanno i pirla in coda, quello con l’amico spagnolo che si siede di fianco a noi mentre mangiamo, quelli che vedono la maglietta degli Afterhours di Licia e si gasano.

Eagles of Death Metal
Li conoscevo solo di nome, non ne sapevo una minchia, grandissima sorpresa, anche se ho l’impressione che in disco mi piacerebbero meno di quanto li ho graditi dal vivo. Il cantante coi super basettoni che fa il rockabilly e ripete continuamente “Can you dig it?” è un grandissimo, comunque. E fra l’altro con la loro ottima esibizione spalancano le porte del cielo e ci regalano un sole splendente.

Editors
Il primo disco mi fa un po’ cacare, il secondo mi piace parecchio. Non pensavo di gradirli particolarmente dal vivo e invece – sarà anche perché han fatto un po’ tutte le canzoni che mi piacciono – ho apprezzato davvero tanto. Toh, volendo il cantante si spara un po’ troppe pose, ma con quel bel pezzo di voce che si ritrova va benissimo così.

Il sole
Durante il concerto degli Editors comincia a bruciarmi la faccia.

Stereophonics
Concerto perfetto. Subito via a far saltare la gente con Bank Holiday Monday (per poi dimenticare del tutto l’ultimo album) e The Bartender and the Thief. Da lì, splendida selezione di roba pescata soprattutto dai primi dischi con qualche cosetta eccellente presa di qua e di là. Ciliegina sulla torta il tizio un paio di file davanti a me che si spoglia tutto ignudo, sale sulle spalle di un amico e si mette a sventolare il randello e un paio di pompom fucsia su Have a Nice Day. Un’ora di Stereophonics migliore di questa non è facile metterla assieme, anche se il mio loro concerto ideale ha per forza dentro anche Traffic, Devil e Billy Davey’s Daughter.

Le ginocchia
Fanno crack

Kaiser Chiefs
Altro gruppo che conoscevo solo per sentito dire. Non è esattamente il mio genere, ma l’esibizione è stata davvero gradevole, divertente… è andata giù una favola. Anche questi, però, mi danno l’impressione di essere molto più fighi su un palco che in uno studio.

The Verve
Siamo andati a prenderci un paio di panini e ci siamo seduti sul prato a mangiare.
Sufficientemente lontani da non sentire un cazzo.

Foo Fighters
Li ho persi di vista dopo il terzo album, anche se ovviamente qualche singolo recente ce l’ho in testa, per cui un po’ temevo di rompermi le palle. E invece mi sono gustato un’esibizione spettacolare e coinvolgente. Grande trascinatore Grohl, che fino a che non si avventura su toni troppo alti ha pure una discreta voce, molto coinvolto il pubblico, gran begli arrangiamenti per un paio di pezzi vecchi. Ottimo falconi.

Il pelato sovrappeso che fa la faccia da cattivo…
… e che conosce a memoria tutte le canzoni e le canta tutte dall’inizio alla fine agitando la testa e gasandosi se quello di fianco, chiunque sia, gli va dietro. Quello che c’è sempre, a tutti i concerti, in qualsiasi città del mondo. Stava vicino a me durante il concerto dei Foo Fighers.

La colazione a Valkenburg
Thecaldolattecornflakespancettauovaprosciuttoformaggioyoghurtbrioche
– a capo che altrimenti non ci sta –
panetostatomarmellataburromielefruttacaccamerdapiscia

Fiction Plane
Non so chi siano, so solo che hanno aperto il terzo giorno e siamo arrivati mentre suonavano le ultime due/tre canzoni. E non mi sono parse male.

The Wombats
Dei regazzetti inglesi a caso che cantano musica rock inglese a caso, casinara e divertente. Piaciuti, simpatici, volevo pure comprargli la maglietta per stima, ma quando mi sono deciso a farlo l’avevano tolta.

Gavin Degraw
Una roba inascoltabile.

La mia maglietta con l’Uomo Ragno e il Ragno Rosso
Agli olandesi tamarretti piace un sacco. Me la commentavano e indicavano, uno mi ha pure chiesto dove l’avevo comprata e ci è rimasto male quando gli ho detto che l’ho presa in Italia.

Cavalera Conspiracy
Mentre afferravamo qualcosa da bere e/o da mangiare, abbiamo ascoltato le prime tre canzoni. O forse erano due. O forse una. Non si è capito bene. Comunque Max Cavalera a me sta simpatico. Però ce ne siamo andati all’altro palco, ad ascoltare…

Kate Nash
Più che altro perché i Wombats avevano chiesto di farlo che è amica loro. E in effetti non è male, anzi, mi è piaciuta molto. Simpatica, divertente, sbarazzina.

La gente
Minchia, quanta cazzo ce n’era.
Ma soprattutto minchia, quanta cazzo ce n’era l’ultimo giorno già a partire dal primo pomeriggio. Nel tendone non si poteva entrare (ma si sentiva comunque tutto benissimo da fuori, ‘sto fatto dell’acustica spettacolo era davvero incredibile).

Racoon
Degli sfigati olandesi, dopo due o tre canzoni abbiamo deciso di andare a svaccarci davanti al palco piccolo, dove poi avrebbero suonato…

The Hives
Di questi conoscevo tre o quattro singoli, e me li han fatti tutti, quindi già va bene. Ma in generale concerto ottimo, divertente, casinaro, col cantante che fa il pirla tutto il tempo ed è gran bravo a tirare dentro il pubblico. Bravi, bravi.

Alanis Morissette
Tanta roba vecchia (mi pare di aver contato quattro o cinque canzoni del primo disco), molto poco di recente, un po’ tutti i pezzi che “deve fare”. Unico concerto in cui si sentiva francamente maluccio, perlomeno all’inizio, con troppi strumenti messi assieme a cazzo. Nel complesso comunque bello e riuscito nonostante per certi versi fosse un po’ “fuori contesto”. E poi le abbiamo pure cantato tutti assieme Happy Birthday to Youuuuuuuu. E comunque su You Oughta Know e Ironic i palestrati pelati olandesi giganti pogavano e cantavano, quindi fuori contesto un cazzo.

Il sole (di più)
Uno va in Olanda pensando di stare tranquillo e poi si becca un cielo perfetto e un sole incazzato nero che tramonta alle dieci passate. Durante il concerto della Morissette ho definitivamente preso fuoco, e sicuramente il colorito paonazzo e la lebbra al naso nascono lì (lì, proprio lì, quando tirava una bella arietta e non mi rendevo conto di cosa stava succedendo).

Serj Tankian
Caspita, che voce! Peccato che non me ne fregasse niente, però da ascoltare mentre mangiavo hamburger e patatine e spisciazzavo è stato tutto sommato piacevole.

Queens of the Stone Age
Fantastici, anche se hanno fatto neanche poca roba dagli ultimi due dischi, che per me è come se non esistessero. Coinvolgenti, putenti, bravi, bravissimi, un piacere da ascoltare per davvero. E il batterista fa paura. E la chiusura su No One Knows, attesa, prevedibile, banale, è devastante.

Counting Crows
Concerto strano, forse un filo troppo dedicato alla produzione recente per coinvolgermi davvero, ma gradevolissimo da seguire per l’estrema teatralità del cantante, che interpreta e recita le canzoni da far pensare che stia per suicidarsi. Fra l’altro ‘sto aspetto proprio non me lo ricordavo, ma del resto li avevo visti un millennio fa, all’epoca del secondo album. Comunque bboni, ed emozionanti sulle canzoni giuste.

La gente (reprise)
Tutta ottima, tutta lì per divertirsi, nessun genere di casino, nessun devastato, si salta, si canta, si battono le mani, è tutto bello, è tutto fantastico, viva l’amore.

Rage Against the Machine
Escono sul palco e noi siamo tranquilli, nono, stanchezza, nono, non ci si prova nemmeno. Caspita, non ha senso, alla fine sono stato fuori dal casino per due giorni, sono vecchio, no, dai, lasciamo stare. Poi attaccano Bulls on Parade e non so come mi ritrovo davantissimo in mezzo al delirio. Che poi, delirio controllato, si salta, ci si mette dove si vuole, se vuoi stai fermo, se vuoi ti sposti e poghi, un piacere vero. Comunque, altro gruppo che in disco mi appassiona fino a un certo punto ma dal vivo mi coinvolge sempre di brutto. Nel caso specifico, poi, concerto davvero bello e trascinante. E la chiusura su Killing in the Name uno spettacolo, con 65.000 persone che cantavano e saltavano tutte assieme illuminate a giorno. Io ero in mezzo, circondato da esseri tutti nettamente più alti di me (non ci sono mica abituato, fra l’altro, è un’esperienza quasi uterina), ma chi era fuori e ha visto la cosa dall’alto sostiene di essersi commosso. Leggenda vuole che ci siano filmati della cosa.

Foto
E filmati. Ce n’è, ma le fotocamere utilizzate non sono mie. Quando raccatto tutto metto online da qualche parte.

Il ritorno a casa
Due ore e mezza di ritardo causa maltempo, atterraggio a Malpensa a mezzanotte, treni terminati, autobus che passa davanti a casa mia ma non si ferma e tira dritto fino in Cadorna, sostitutiva, a casa alle due, a letto alle tre.

Naso
Putrefatto

Rifare
Il più presto possibile.

P.S.
Biglietto in prevendita: 70 euro e rotti.
Biglietto in vendita sul posto: 80 euro.

Civiltà