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Una serata con Deckard

L’altro giorno sono diventato un Blade Runner. Ho preso il mio bel trenino per Londra, sono arrivato in albergo, mi sono fatto la doccia, ho indossato abiti che per altri sono normali ma per me sono da fantascienza, mi sono diretto assieme a signora e amici verso un punto d’incontro e bam, ero nella Los Angeles di Ridley Scott. O quasi. Tre anni dopo la mia prima volta, sono tornato a gustarmi il Secret Cinema e, oggi come allora, mi sento di dire che è un’esperienza bizzarra, magari non per tutti, ma davvero divertente e gradevole. E anche questa volta, dai, merita. Quindi, se vi intriga, avete modo di andare e potete permettervelo, fate un salto qua e spendete ‘sti soldi per passare una serata nel mondo di Blade Runner e riguardarvi poi il Final Cut sul grande schermo, che buttalo, il tutto in una situazione surreale in cui attori riproducono scene del film sotto, a lato, attorno allo schermo. La cosa doveva finire a metà giugno, è stata prolungata fino a inizio luglio. Regolatevi di conseguenza.

No, sul serio: è tipo la quarta volta nella mia vita adulta che indosso una camicia. La seconda volta che lo faccio per fare il pirla. L’altra volta ero in mutande.

Aggiungo giusto alcune dritte:

– quando, nella descrizione delle cose da portarsi, parlano di ombrello, occhialoni e impermeabile, non scherzano: l’evento è al chiuso, ma hanno riprodotto la Los Angeles puzzona e piovosa. I miei occhialoni con lente/visiera comprati all’epoca del Secret Cinema di L’impero colpisce ancora, fra l’altro, sono stati preziosissimi per evitare di ritrovarmi gli occhiali da vista costantemente bagnati. Insomma, copritevi;

– se non siete particolarmente affezionati alla parte di gioco di ruolo e volete solo cazzeggiare nei luoghi un po’ come capita, senza calarvi troppo nel personaggio, lasciate perdere i biglietti VIP, non ne vale la pena solo per l’ingresso veloce e una botta di cibo (comunque acquistabile a parte);

– di contro, se pensate di intripparvi di brutto con le storie e inseguire tutti i vari modi per giocare che hanno inserito, i biglietti VIP, se potete permetterveli, meritano la spesa, perché aprono le porte a cose che altrimenti non potreste fare (e a quel punto gli altri extra buttali). È una cosa un po’ antipatica, ma che ci dobbiamo fare?

– in ogni caso, se la parte di gioco di ruolo vi interessa, anche solo marginalmente, non sottovalutate tutte le informazioni che vi verranno inviate dopo l’acquisto del biglietto e portatevi i materiali che suggeriscono di portare, almeno quelli che avete modo di procurarvi senza andare in sbattimento. Se ci si presenta non spaesati, ci si diverte di più. Io mi sono fatto a mano la tessera dell’American Federation of Variety Artists (di cui si spaccia membro Deckard nel film) ed è stato divertente anche solo farlo. Poi ho avuto anche il momento in cui sarebbe stato perfetto usarla ma mi è venuto solo in mente dopo . Capita.

Volete qualche dettaglio in più? Andiamo per gradi. Il primo grado è quello che cerca di evitare in tutti i modi gli spoiler, perché davvero vale la pena di scoprire le cose da soli e del resto non è un caso se l’organizzazione mantiene tutto segreto, al punto di farti sigillare il telefono all’ingresso e dirti dove andare solo qualche tempo dopo che hai comprato il biglietto. La sostanza dell’operazione, almeno per quanto riguarda le due volte che ci sono andato, consiste nel ricreare gli ambienti del film di turno, popolandoli di strutture, oggetti di scena, elementi che riproducano il meglio possibile le relative ambientazioni. Poi ci piazzano dentro un buon numero di attori, pronti a portare avanti un racconto interattivo ma anche preparati a interagire con gli avventori, e ti ci buttano dentro.

Fin da quando scendi alla stazione della metropolitana, ti ritrovi davanti gente calata nel ruolo, che ti aiuta a calartici tu stesso e ti porta al punto d’ingresso. E una volta dentro, sei lì, dentro al film o quantomeno alle ambientazioni del film. La parte che potremmo definire di gioco di ruolo, infatti, racconta eventi precedenti alla storia del film. Nel caso del Secret Cinema di L’impero colpisce ancora, ti ritrovavi nel bel mezzo dei fatti del primo Guerre Stellari; nel caso di Blade Runner, ci si ritrova in una Los Angeles di poco precedente a quella del film, già popolata dai suoi vari personaggi, prossima al punto di rottura. Gli attori, a meno di cose particolarmente fuori programma, portano avanti le loro storie ma si adattano abbastanza all’interazione con il pubblico, lavorano bene per provare a coinvolgerti e ti lasciano margini di errore, ma sono allo stesso tempo inflessibili e crudeli (fra virgolettissime) sui punti chiave. Insomma, se vuoi giocare di ruolo, devi farlo convinto, altrimenti non funziona.

Qua è come ci eravamo conciati per Guerre Stellari. Nota a margine: scopro ora che anche il primo Secret Cinema, dieci anni fa, fu dedicato a Blade Runner.

E che si fa? Quello che ti pare. Se vuoi, puoi semplicemente goderti l’ambientazione, cazzeggiare, mangiare noodle al baracchino, curiosare nei luoghi buffi, ballare in discoteca, guardare la gente che si esibisce, magari seguire e ascoltare distrattamente quei pezzi di “trama” che ti passano davanti per caso, decidere che a un certo punto vuoi interagire, goderti le parti più spettacolari degli avvenimenti programmati, cose così. C’è in ogni caso materiale a sufficienza per le due ore di fantacazzeggio che ne vengono fuori. Se invece vuoi veramente goderti la parte di gioco, è bene metterti in testa fin da subito che non avrai modo di provare e scoprire tutto. È un po’ come in quei videogiochi che ti lasciano grande libertà ma ti costringono a vivere con le conseguenze delle tue scelte, dei tuoi errori, delle tue vittorie. L’unico modo per vedere tutto sarebbe giocare più volte. Ma forse non ne vale neanche troppo la pena. Basta accettare la cosa, sapere che non riuscirai a fare tutto, capire che è normale che ti venga in mente dopo la cosa perfetta che avresti potuto fare e tirare dritto. Tanto c’è comunque abbastanza da fare per divertirsi e, anzi, ce n’è proprio troppo, per riuscire a spremere l’esperienza in un paio d’ore.

E poi si passa alla proiezione del film, su un bello schermo grande (anzi, su tre schermi, con il pubblico spalmato in larghezza per permettere a tutti di godersi le coreografie extra), con l’audio sparato un po’ troppo forte e con un lavoro delizioso nella creazione di coreografie, tra le folle che popolano le strade riprodotte ai piedi dello schermo, tante scene clou piazzate in giro per lo stanzone e un lavoro di coordinazione pazzesco che gioca spesso anche sul far “entrare” l’attore dentro allo schermo (banalmente: ci sono due o tre punti in cui un attore corre fino a finire dietro allo schermo ed essere sostituito dal personaggio del film che entra in scena correndo dalla stessa posizione).

Complessivamente è un altro grande lavoro, magari meno sontuoso rispetto a quello dedicato a Guerre Stellari (qui ci sono meno luoghi da visitare e lì ci eravamo ritrovati con un X-Wing che ci volava sopra alla testa) ma con forse maggior “densità” e cura coreografica a compensare. Di sicuro, non ci si lamenta. L’unica cosa che non mi fa impazzire è il fatto che, una volta terminata la “recita” con il momento clou in piazza (davvero bello), ti sparano subito nella sala di proiezione. Personalmente, preferirei se ci fosse una mezz’oretta di decompressione, in cui continuare a cazzeggiare negli ambienti senza missioni o racconti in corso, per immergerti, mangiare, rilassarti. Ma capisco anche che già così la durata sia ai limiti, soprattutto per chi magari non partecipa troppo alla recita e l’immersione se l’è già sucata per due ore. Ed è anche vero che dopo la visione del film puoi rimanere lì a fare proprio quello, a cazzeggiare, mangiare, bere, ballare, rilassarti. Solo che a quel punto, perlomeno nel mio caso, la fotta è un po’ andata. Siamo rimasti in effetti un po’, a fare proprio quelle cose, ma insomma.

Se sei un VIP, ti accoglie un agente dell’LAPD che ti porta a una Tesla, guidata da uno che poi ha pure un certo ruolo nel gioco. La Tesla è ovviamente addobbata a tema.

Ma andiamo avanti, ancora senza particolari spoiler. La differenza fra i “tagli” di biglietto, lo dicevo prima, comporta diverse cose. Col biglietto VIP, che è quello che abbiamo comprato noi, hai tutta una serie di vantaggi gradevoli ma, tutto sommato, evitabili. Salti parte della coda all’inizio, fra l’altro in un modo “diegetico”, che viene assolutamente inserito nella finzione; hai due buoni per bevande e uno per cibarie, da spendere ai vari baracchini di street food per le strade della Los Angeles fittizia o anche tramite chi ti serve mentre guardi il film; ti godi la proiezione nei posti VIP e, appunto, servito da camerieri nel caso volessi mangiare o bere (for the record: io, mentre tutti si infilavano in sala, sono andato al baracchino dei noodles e me ne sono preso una porzione da mangiare davanti al film. Non esiste che passo la serata dentro a Blade Runner e non vado al baracchino dei noodles).

Al di là di questo, però, c’è soprattutto il fatto che hai accesso a una parte del “giocare di ruolo” negata agli altri. Quando acquisti i biglietti, puoi eseguire un test online che ti assegna personaggio e caratteristiche, ma anche occupazione. Se il tuo biglietto è VIP, ottieni l’accesso a un certo tipo di occupazione, che non ti impedisce assolutamente di fare tutto il resto, se vuoi, ma che ti apre le porte a luoghi, a missioni e a scampoli di trama non accessibili per gli altri, senza contare che alcuni attori sono dedicati a interagire solo coi VIP. E, come dicevo sopra, se ci si intrippa con la parte ruolistica, avere accesso a tutto può fare una gran differenza (fermo restando che non dubito sia comunque divertentissimo anche giocare senza averlo, questo accesso). In tutta franchezza, per quanto – devo dire – abbia tutto sommato perfino un certo senso nella finzione, è una cosa un po’ antipatica. Che sia necessario dividere un po’ fra i tipi di personaggio per far funzionare la giostra è normale, ma non è certo necessario legarlo al prezzo. Oltretutto, quando acquisti il biglietto, ti viene solo detto che avrai accesso a cose in più, ma la modalità esatta (ne parlo dopo) non viene spiegata, quindi devi decidere anche un po’ alla cieca. Insomma, bene ma non benissimo.

C’è pure il navigatore tarato su Los Angeles! L’autista, fra l’altro, comincia subito a darti informazioni utili per il gioco.

Ad ogni modo, andiamo avanti. Premesso che non ho intenzione di spiegare per filo e per segno cosa accada (quello, magari, lo faremo un pochino di più nel promesso podcast), butto comunque lì due o tre informazioni in più per chi ne vuole. Innanzitutto, il classismo: la sostanza è che se compri il biglietto VIP sei un poliziotto. E, del resto, lo dicono anche nel film, se non sei un poliziotto, non sei nessuno. Entrare come poliziotto ti permette di saltare la coda da campo profughi all’ingresso (vieni sbattuto in prigione come infiltrato), ti vale un kit d’ingresso con alcuni materiali, fra cui il distintivo personalizzabile (e lì si spiega come mai suggerivano di portarsi una fototessera) e ti apre le porte a tutta una serie di opzioni extra. Innanzitutto, puoi entrare nella stazione di polizia quando ti pare, interagire maggiormente con i vari agenti (compresi Deckard e un fenomenale capo della polizia), farti dare una mano da alcuni agenti che stazionano lì e sono quindi tutti per te, andare al bar interno e, ovviamente, partecipare a tutta una serie di missioni riservate ai poliziotti, con la speranza di ottenere la promozione a Blade Runner. Promozione che, per altro, è davvero facile da conquistare, come tutto sommato è anche giusto che sia: ci sono altre cose più specifiche e sfiziose che possono raggiungere solo i più bravi, o comunque chi si impegna di più e non commette grandi errori.

Inoltre, il distintivo da poliziotto ti offre accesso facile a tante cose (ma, di contro, in alcuni punti devi evitare di farti riconoscere, altrimenti salta il banco). Come dicevo, l’ambientazione, che racchiude in poco spazio un po’ di tutto, da Chinatown ad altri vicoli, dalla sede Tyrell a casa di Sebastian, è veramente ricca e densa di cose da fare. Ce ne sono fin troppe, al punto che è molto facile uscire allo stesso tempo soddisfatti, appagati ma anche dispiaciuti per non essere riusciti a fare questa o quella cosa. Insomma, ripeto: sono sicuro che ci si diverta anche da non poliziotti, ma certo è bello avere quell’opportunità, con tutto ciò che ne segue, senza per questo essere tagliati fuori dal resto, dato che è possibile fregarsene completamente, del distintivo. Ne vale la pena, è un po’ un peccato.

Questa è solo una parte dell’equipaggiamento, fra cose che mi sono portato dietro e cose che mi hanno dato lì.

Che altro dire? Beh, facciamo qualche spoiler, dai. L’ambientazione temporale, come dicevo, è immediatamente precedente a quella del film. Ci si ritrova quindi a vagare per una Los Angeles in tumulto, con forti tensioni legate all’emigrazione extra-mondo e all’esistenza dei replicanti. È nell’aria l’arrivo di una legislazione che metterà fuori legge le creature sintetiche, sta nascendo una forma di ribellione, anche violenta, ed è tutto sul punto di esplodere. I vari personaggi del film girano per gli ambienti e vivono momenti significativi che li condurranno ad essere quelli che conosciamo. Ci si può quindi ritrovare a lavorare coi ribelli, a compiere azioni di disturbo, a partecipare all’organizzazione di azioni di protesta. Oppure, da poliziotti, a indagare sotto copertura per mettere i bastoni fra le ruote, a scoprire traffici illeciti. Ma si può anche mandare tutto a ramengo e dedicarsi a passioni collaterali (quelle descritte nel profilo del personaggio assegnatoci o anche altre), per esempio dandosi al gioco d’azzardo o esibendosi sul palco della discoteca.

Tutto questo avviene in una Los Angeles bladerunneriana piccola ma ben riprodotta, con un gran lavoro sugli effetti speciali e le scenografie, popolata da attori e pubblico, in cui anche la presenza di gente che non gioca di ruolo ma si limita a godersi lo spettacolo contribuisce alla riuscita dell’ambientazione (e, in questo senso, funziona forse più rispetto al Secret Cinema di L’impero colpisce ancora, dove non aveva molto senso che ci fosse una folla a cena con zio Owen e zia Beru). E sul finale scatta la valanga di eventi che porterà allo stato delle cose del film: entra in vigore la legge di cui sopra, la polizia si scatena contro i replicanti e via dicendo. Se sei un poliziotto, dalla semplice investigazione su traffici sporchi ti ritrovi proiettato in un raid in discoteca assieme a Deckard, o alle prese con un collega che ha perso il senno e ammazza umani credendoli replicanti e via dicendo. E tutto culmina con una sorta di ribellione in piazza, sotto la pioggia, che coinvolge tutti e da spettacolo con coreografie molto evocative. Davvero bello, divertente, spettacolare. Ne vale la pena. L’ho detto, no?

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Chiacchiere su Blade Runner

A parte due righe su Letterboxd e qualche discussione in giro per l’internet, non ho scritto nulla su Blade Runner 2049 perché c’ho troppa confusione in testa e non ho la forza di scioglierla. L’altro giorno, però, sono stato invitato da Luigi a chiacchierarne nel suo podcast e siamo andati avanti per due ore. Magari interessa a voi matti che mi seguite. Ah, sto cercando di convincere una certa persona a scriverne su Outcast appena riesce ad andare a vederlo. Mica per altro, è che mi piacerebbe leggere lui che scrive di quel film.

Bonus: ne abbiamo parlato pure qui.

But still

Dopo tre post in tre giorni, roba che qua dentro non capitava da chissà quanto, mi sembra giusto chiudere i battenti per tre settimane causa canonico viaggio italico in zona parenti, durante il quale rimbalzerò, come da tradizione, fra Abruzzo e Liguria. Oddio, magari in queste tre settimane qualche altro post spunterà, vai a sapere, ma sono dell’idea di staccare abbastanza dal magico mondo dell’internet, cosa in cui sarò fra l’altro aiutato dall’aver fracassato lo smartphone subito prima di partire. Sono piuttosto preoccupato perché durante la mia assenza usciranno in Francia un po’ di film che vorrei andare a vedere, ma insomma, ci sono problemi peggiori, nella vita. Credo. Fate i bravi.

Scoiattolo!

Oggi è sabato, ma ho scritto queste righe giovedì, qualche ora prima di partire per la puntata milanese pasquale. Martedì torno, ma venerdì riparto per una settimana di relax (nei limiti di quanto concesso dalla presenza di una bimba che pretende attenzioni, chiaramente). Una settimana di relax talmente bramata e necessaria che ho intenzione di staccare tutto lo staccabile. Tipo che disinstallo dal telefono Facebook, Slack, Twitter, qualsiasi cosa mandi notifiche che non vorrei veder apparire. Dai, tengo Whatsapp perché sai mai, ma insomma, eh. Relax. Ne consegue che da qui ad almeno il 28 il blog sarà a dir poco zoppicante. Un paio di cose dovrei pubblicarle ma mi sa che mi limito a quelle. Cosa c’entrano gli scoiattoli? Niente. Sopravvivremo al dolore di un blog zoppicante? Sì. Fate i bravi. Mi raccomando.

giopeppredictions 2017

L’anno scorso, questa importante tradizione del mondo occidentale è saltata, onestamente non ricordo per quale motivo ma punterei cinque euro sul mio semplice essermene dimenticato. Quest’anno invece torna, più che altro perché mi è stato richiesto dall’uomo a cui dedico un tag e, insomma, chi sono io per negarmi ai fan. Fra l’altro, torna anche una tradizione che mancava da tempo: quella della notte degli Oscar che si incarta con la GDC, ma quantomeno lo fa in maniera gentile, non incrociandosi col viaggio come in altri, adorabili casi di notte passata in piedi per poi andare direttamente all’aeroporto, ma semplicemente proponendoci la serata di premiazione la domenica, quando saremo bolliti, incapaci di seguirla e soprattutto probabilmente al cinema per guardarci John Wick 2.

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Giddiccì, ancora tu

Se non ci sono stati imprevisti di sorta, tipo, boh, l’immigrazione trumpiana che mi rimanda a casa a calci in culo, ieri dovrei essere arrivato in quel di San Francisco, oggi dovrei stare cazzeggiando a Santa Cruz, domani dovrei stare cazzeggiando e basta e da lunedì dovrei stare seguendo la Game Developers Conference 2017. Il tutto, chiaramente, sfasato di nove ore causa fuso orario, tipo che mentre viene pubblicato questo post io sto (spero) dormendo della grossa. Se vi interessa seguire quello che facciamo al riguardo su Outcast, beh, lo trovate a questo indirizzo qui. Il blog non si ferma del tutto, perché potrebbero spuntare due o tre cose (una, su richiesta ad personam, se ci riesco, arriva domani), ma insomma, eh, non pretendiamo troppo e non offendiamoci se alla fine non pubblico nulla per una settimana. Quella in foto è la mia faccia di fronte al session scheduler della fiera.

Cose strane dal Tubo

Questa settimana sono un po’ impegnato e un po’ scazzato, quindi il blog sta un po’ soffrendo. Siccome percepisco l’ansia dei dodici che mi leggono regolarmente, ci tengo a comunicarvi che va tutto bene, non è successo niente e, tanto per pubblicare qualcosa in questo placido mercoledì mattina, metto qua sotto una roba in video che ho registrato ieri sera con quella brutta persona di Vitoiuvara. Fine. Buona Pasqua.

Burp!

A meno di imprevisti, mentre queste righe si manifesteranno sul blog, io sarò a Milano (da ieri sera, miracoli dei paradossi temporali di programmazione dei post) che cazzeggio fra pannolini, parenti, amici, cibo, la qualunque. Il blog si prenderà probabilmente una mezza pausa per una decina di giorni. Mezza, perché comunque qualcosina dovrei pubblicare. Pausa, perché, oh, eh, un po’ di riposo ci vuole. Voi, nel frattempo, fate i bravi.

Un anno da serial killer

Ultimamente mia figlia ha iniziato a trascinarsi in giro per casa. Non gattona, si è adagiata sul minimo indispensabile per ottenere quello che le serve (dev’essere una questione di DNA): rimane sdraiata con la panza per terra, tira delle fortissime manate sul pavimento e poi si trascina in avanti, dando giusto una spintarella col piede sinistro, mentre il destro rimane alzato. Il tutto, fra l’altro, viene eseguito stile remata in barca, con l’alternanza di manate a destra e a sinistra per mantenere la direzione e delle varianti per decidere dove spingere. Oh, magari è tutto normalissimo, non ne ho idea, e fra l’altro negli ultimi giorni sembra stare provando la tecnica della spinta centrale con sollevamento, più vicina alla gattonata classica, quindi magari adesso cambia stile. Ma lo stile attuale mi piace. Mi fa molto ridere. E la trovo adorabile. Non che ci sia da stupirsi, essendo mia figlia, but still.

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Rostelli!

Questo post si manifesta sul blog grazie alle meraviglie della programmazione, probabilmente mentre io starò manifestando una mezza crisi isterica durante le fasi finali di preparazione al viaggio della speranza, armato di moglie, gatta, figlia e attrezzature varie. Fuggo in Italia per tre settimane, il blog non morirà in maniera totale, ma insomma, usciranno se possibile ancora meno cose del solito, quindi tanto vale avvisare quei pochi che ci tengono a leggermi in maniera almeno un po’ costante. Sopravvivrete, ne sono certo. Sono meno certo della mia sopravvivenza a dieci giorni di Abruzzo, dato che ormai ho una certa età, ma che ci vogliamo fare?