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Considerazioni a caso di ritorno da Los Angeles

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Ribadisco con forza le opinioni espresse in quell’altro post. La sola idea che se voglio giocare questo gioco, quello e quell’altro devo avere tutte e tre le console mi fa venire la scabbia.

Andare al cinema mi piace troppo. Ed è una roba che dà assuefazione. Da quando vivo a Monaco, mi sono (ri)abituato ad andarci tantissimo. Arrivato a Los Angeles, per un motivo o per l’altro, non ci andavo da due settimane. Quando mi sono seduto in sala lì in zona L.A. Live ho avuto proprio il momento “ah, ecco”. Chi mi dice che a casa con l’impiantino è troppo meglio e non capisce cosa io veda di tanto bello nell’andare al cinema ha centrato il punto: non capisce. Non è un problema, a ognuno il suo. Per me, essere lì sommerso dallo schermo e dalla marea sonora, mentre rido, mi esalto, m’abbatto le mani assieme al TMO e ai maranza ammerigani, è proprio una cosa completamente diversa. Poi, per carità, guardo valanghe di film a casa, va benissimo. Ma essere lì dentro, a luci spente, è un’altra faccenda.

Fast & Furious 6 è mamma mia. Poi farò il mio post da ultimo arrivato, però mamma mia. Che poi, dopo settimane di rosicaggio spinto, già solo il fatto di essere lì in sala ad aspettare che iniziasse mi ha messo addosso una fotta allucinante. C’avevo la pelle d’oca e gli occhi lucidi. Ma per tutto il film, eh. Ogni tanto, purtroppo, i personaggi si fermavano a parlare, ma poi ricominciavano a succedere le cose ed era tripudio. In quel contesto, poi, circondato da nachos. Ah, che bellezza. Mancava solo una cosa, che è poi l’altra cosa dell’andare al cinema: girarmi di lato e vedere il viso giusto illuminato dalla luce dello schermo. Quanto è bello girarti di lato e guardare il viso della persona a cui vuoi bene che si sta divertendo assieme a te, illuminato dalla luce di uno schermo gigante? È fantastico. Io invece mi giravo e vedevo un tizio pelato con la barba. Ma insomma, va bene lo stesso.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Fra le più grandi decisioni della vita, c’è stata quella presa dal gran consiglio dei saggi più o meno abruzzesi durante la scorsa GDC. In questa settimana di E3 ci siamo riempiti la casa di provviste. Facevamo colazione con frutta, latte e cereali. Una sera ho fatto gli spaghetti al pomodoro e la sera dopo Gino Kenobittino ha estratto dal cilindro la matriciana. Quando ordinavamo la pizza da Domino erano due o tre fette. Una mattina ho perfino preparato i panini per me e Fotone, da mangiare a ora di pranzo. Tutto un altro vivere, niente più lotta con la digestione quando alle dieci di sera devi scrivere gli articoli, il piacere di mangiare… e poi, cacchio, se non sei costantemente sazio prima ancora di sederti a tavola, ti godi anche di più quei due o tre pasti veramente porci che ti concedi.

L’E3 non è la mia fiera preferita, ma poi esserci, fare, gestire, cosare, è sempre piacevole. Anche se c’è Zave. In più mi sembra che quest’anno, con tutti i se e i ma possibili e immaginabili, si sia pure lavorato molto bene. O comunque poteva andare peggio, dai.

La stragrande maggioranza delle robe interessanti viste in fiera c’aveva un numero nel titolo, oppure era un reboot, o comunque, anche quando era nuova, non sembrava avere nel sacco nulla di davvero dirompente, era sempre un “ti rifaccio meglio questa idea, te la rifaccio next gen”. Che palle. E che palle anche se poi molta di quella roba la voglio giocare, eh! Poi c’è sempre il gioco che spicca un po’, la robina indie, quel che ti pare, ma insomma.

Xbox One ha i giochi più interessanti, ma costa di più. PlayStation 4 costa di meno, ma ha delle esclusive di cui non potrebbe fregarmene meno. Saranno annunciati altri giochi, verrà voglia, sarà bellissimo lo stesso, comunque avete da schiattà. Dei paletti e dei limiti non me ne frega niente. Mi spiace per tutti quelli che ci patiranno, lo dico sul serio, ma io ho le console sempre attaccate all’internet, quando vado al mare o in montagna voglio fare altro (e comunque ho i robi portatili) e se voglio spendere meno soldi compro su Steam, su GOG e negli Humble Bundle, non da Gamestop. Quindi, insomma, per me quelle robe non sono problemi. Per me. Rimane il fatto che non sento troppo l’esigenza.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, “qualcuno” aveva detto che loro non fanno i seguiti e le serie in catena di montaggio, che innovano, che se fanno un nuovo episodio è per offrire qualcosa di veramente nuovo. Era la Nintendo Difference. Oggi veniamo da quattro New Super Mario Bros. in cinque anni, su console portatili è un tripudio di remake e riedizioni, il nuovo Mario 3D è la versione Wii U di un gioco che in fondo era già di suo la versione 3DS di Super Mario Galaxy, stiamo aspettando Pikmin 3 e Mario Kart 8, annunciano il nuovo Mario Golf, presentano il nuovo Smash Bros., mettono Retro Studios a fare il nuovo Donkey Kong e insomma in pratica è come Ubisoft e Activision, solo con un po’ più calma, eppure stiamo ancora qui a raccontarci della Nintendo Difference. Perché? Perché adesso la Nintendo Difference è diventata “fanno i giochi con i colori e le cose puffettose e il gameplay bello”. E per carità, ci sta pure, perché è comunque vero che sono giochi dal taglio “diverso” e, intendiamoci, sono giochi bellissimi e che piacciono tanto a me per primo (basta leggere tutto quel che ho scritto sui vari Mario negli ultimi anni, per capirlo). Però la Nintendo Difference ce l’avevano raccontata come una roba ben diversa. Così è facile.

La cosa più bella dell’E3 è quando poi hai un giorno libero e magari noleggi una macchina tipo quella roba tamarra là in cima e te ne vai in giro con un losco figuro e con quell’altro a spender quattro soldi per negozi e a visitare luoghi che non hai mai visto prima, scoprendo pezzetti di mondo che altrimenti non conosceresti. Mi piace troppo, andare in giro a caso in posti che non conosco. È bello. Mi sa che, assieme alla GDC, è il motivo principale per cui non riesco a convincermi a fare un lavoro serio. Si chiamano benefit.

L’altra cosa più bella dell’E3 è la settimana dopo l’E3, quando sei tornato a casa. Solo che quest’anno è un po’ meno bella perché fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Super Mario 3D Land

スーパーマリオ3Dランド (Nintendo, 2011)
sviluppato da Nintendo EAD Tokyo – Koichi Hayashida

Un paio di anni fa, la sera prima di partire per Colonia e la Gamescom, mi sono ritrovato a casa con Fotone fra le scatole (letteralmente: avevo una casa piena di scatole) e ci siamo messi, come nostro solito, a cazzeggiare, invece di dormire. Nel cazzeggio, si è infilata di prepotenza una poderosa sessione a Super Mario Galaxy 2, durante la quale io giocavo e lui guardava, agitandosi, soffrendo, sudando, imprecando e vivendo il mio dramma umano come e più di me. La sessione era finalizzata alla conquista della duecentoquarantaduesima stella, impresa che ha richiesto ore di tentativi, psicosi assortite e rinuncia al sonno, ma infine ha raggiunto il successo. Ne parlo brevemente, con tanto di video buffonesco, a questo indirizzo qui. Era un raro caso di gioco “importante” da me giocato in maniera quasi tempestiva. E infatti, per dire, Super Mario 3D Land l’ho giocato quest’estate, con quasi un anno di ritardo. L’ho fatto perché, beh, mi sembrava carino ripetere l’esperienza del Mario 3D prima di Colonia. Anche se questa volta l’ho fatto in giro per l’Italia, nel viaggetto relax+pappe post-matrimonio fra Bonassola e Giulianova. Fotone era a casa sua, credo.



E cosa ci ho trovato, in Super Mario 3D Land? Ci ho trovato il solito, strepitoso, divertentissimo, adorabile Mario, che ogni volta che ci metti mano è un piacere totale giocare, per la pulizia, la morbidezza, la semplicità e il godimento dell’esperienza. Certo, ci ho anche trovato la massima esemplificazione di quello che è stato un po’ il limite di questo Mario moderno recente, che prova ad accontentare tutti ma risulta sempre un po’ troppo “di mezzo”, con questa scelta di proporre un primo giro super facile e poi, per chi c’ha voglia, la seconda tornata strappabestemmie (e che comunque, anche con la sua ultima e indubbiamente bastarda prova, non strappa mai le bestemmie come il livello 9-7 di New Super Mario Bros. Wii o come la duecentoquarantaduesima stella di cui sopra). Però, devo dire, in questo caso ho patito il dualismo meno che in altri e soprattutto meno di altri, forse perché rapito da un level design da lingua in bocca e, soprattutto, da quest’esperienza da Mario 3D, sì, però snella, veloce e croccante come si confà al gioco portatile e come il Mario 3D non era mai stato.

Super Mario 3D Land, in fondo, rappresenta il compimento finale di quel processo di ritorno alle origini iniziato, ma non portato fino in fondo, col primo Super Mario Galaxy. L’abbandono della struttura da mondo aperto e intercomunicante nata in Super Mario 64 e il ritorno a una concezione basata su World Map e micro-livelli da affrontare velocemente, cercando la prestazione perfetta e i segreti nascosti. In questo, Super Mario 3D Land, è adorabile e adorabilmente affascinante. E poi lo è anche nelle idee, nel modo in cui il level design sfrutta al massimo le possibilità offerte dalla struttura, per l’appunto, a microlivelli e perfino nello splendido sfruttamento del 3D, una volta tanto reale elemento di gameplay, o quantomeno di esplorazione, con quei cambi di profondità che fanno scoprire segreti o con quelle piattaforme che, se stai giocando ad effetto “spento”, non capisci proprio come mai non ti riesca di saltarci sopra. 

Insomma, si tratta di un grandissimo Mario, che mescola l’ariosità, il fascino e la potenza evocativa dei Galaxy con la struttura più inquadrata dei New, tirando fuori un oggettino strepitoso e, ancora una volta, sicuramente criticabile sotto diversi punti di vista (in primis lo “sdoppiamento” di cui sopra) ma che davvero, dopo averlo giocato, spolpato e vissuto fino all’ultimo pixel, come fai a lamentartene? Bene così.

L’ho giocato, come detto, mesi fa, a fine luglio. Ne ho scritto solo adesso perché stavo scrivendo di New Super Mario Bros. U per Outcast e mi ha improvvisamente fatto brutto non aver mai scritto questo post.

Wii U, eccoci

Ho iniziato a scrivere questo post per pubblicarlo qua dentro e poi, in corsa, m’è venuto in mente che magari poteva essere carino sbatterlo anche su Outcast. E quindi lo sbatto anche su Outcast. Se poi non frega niente a nessuno, pazienza. Ce ne faremo una ragione.

Venerdì, in pausa pranzo, sono andato al Media Markt (nome tedesco del Media World) più grande del mondo, che sta qua a Monaco, prendendo la mia bella metropolitanina, per comprare il Wii U che avevo prenotato qualche giorno fa. Un Premium Pack prenotato mirando Nintendo Land e rifiutandomi di accettare la proposta del paccozzo con ZombiU. Un po’ perché sossoldi, un po’ perché il gioco di Ubisoft l’ho provato a Colonia e non ci sono proprio impazzito, un po’ perché al momento non sento l’esigenza di Pro Controller e si fa sempre in tempo a prenderlo poi. Quindi Nintendo Land e ovviamente Mario, ci mancherebbe. Poi, è chiaro, nel frattempo ho letto la recensione di Ualone di ZombiU, mi sono venuti i dubbi esistenziali e, una volta davanti ai giochi, ho tentennato, ho fatto i conti, ho aperto play.com sul telefono e per fortuna mi sono reso conto che se anche volessi comprarlo, quel maledetto gioco, lo pagherei meno grazie all’internet e ai paradisi fiscali. E quindi niente, ho acquistato il previsto, ho perso il treno di rientro perché son stato troppo a tentennare e son tornato a casa tardissimo per appoggiare tristemente il sacchetto in salotto e mettermi poi a lavorare il resto del pomeriggio. Toccava aspettare, per il giocattolo nuovo.

Ma facciamo un passo indietro.

Mi rendo conto che può sembrare bizzarro e poco credibile, vista la mia passione, visto il mio lavoro, visto tutto quanto, ma questa è la prima volta in vita mia che compro una console al day one. E appena la seconda volta che ne compro una al lancio, se per “al lancio” vogliamo intendere “più o meno appena uscita”. La prima, si sarà intuito dall’immagine qua sopra (anche se la mia scatola è diversa), fu col Sega Megadrive giapponese, acquistato il prima possibile dal mitico negozio 68.000 e dintorni. Per comprarlo, da picciriddo, vendetti il Sega Master System, con pistola ottica, occhiali 3D, joysticckone extra e una quarantina di giochi. E, insomma, era quel Master System con ancora solo il gioco della lumachina in memoria, era una roba a cui ero affezionatissimo e fu dolore vero. Il tutto per un Megadrive con tre giochi. Non che me ne sia pentito, eh. O forse sì, visto che in anni recenti ho ricomprato tutto su eBay, ma insomma. In ogni caso, di sicuro non fu il giorno del lancio, perché i tempi, la logistica, quel che vi pare. Anzi, passarono mesi. Però fu circa un anno prima dell’arrivo in Europa. Quindi, dai, in prospettiva, possiamo considerarla l’unica altra occasione in cui ho fatto qualcosa del genere. 
Da allora a oggi, mai. Perché le console al lancio costano troppo e hanno pochi giochi interessanti. Perché, quando non gioco per lavoro, tendo a giocare quasi sempre tutto in ritardo, quindi sai che mi cambia. Non che la curiosità manchi, eh, la voglia del giocattolo nuovo, del mettere le mani sul nuovo pezzo del mondo dei videogiochi, di provare quei due o tre titoli comunque interessanti che ci sono sempre, però così è. Le ho sempre comprate in ritardo di almeno un anno, cercando nell’usato, aspettando tagli di prezzo o magari saltandole proprio, giocandole a casa di amici e recuperandole anni dopo in fotta da retrogaming. E perché stavolta no? Che c’ha il Wii U di diverso da quanto appena descritto? Assolutamente nulla. Sono diverso io, però, o comunque è diverso il contesto.
Anche qui, sembrerà una scusa, sembrerà quel che sarà, ma è tristemente vero: ad aver fatto capitombolare la bilancia dal verso sbagliato è stato il lavoro. In passato, mi son sempre trovato in situazioni lavorative nelle quali comprare la console nuova non m’avrebbe cambiato nulla. Per dire, lavorando su PSM, avevo accesso alle pleistescion redazionali e non mi servivano le icsbocs. E quindi comprai in ritardo l’icsbocs e ancora più in ritardo la pleistescion 2. Stesso discorso per la generazione successiva. Oggi, invece, il Wii U lo userò assai per IGN e per Outcast. E, boh, ci tengo, a fare cose per entrambi i siti. Ma soprattutto, diciamocelo, ci tengo a farle per Outcast. Ci tengo a scrivere cose sul Wii U e a dire la mia quando a gennaio faremo l’ormai tradizionale podcast speciale sulla console. Ed è chiaro che è un mix di cose, non è solo l’elemento lavorativo, però le altre cose ci sono sempre state, l’unica a render la faccenda differente, stavolta, è quella. Pensa te, come sto messo male.
Poi c’è anche il fatto che me lo posso permettere, eh. Ché altrimenti non si va da nessuna parte.

E dunque, venerdì sera, dopo aver finito di lavorare, dopo cena, si scarta ‘sta benedetta console. Tiro fuori tutto, spacchetto, appoggio, disfo, richiudo e assemblo. Inizio a montare e a divertirmi con quel divertimento che è proprio del mettere le mani sul giocattolo nuovo. Ridacchio pensando che Nintendo, paradossalmente, è la prima a infilarti nella scatola un cavo HDMI ma, per sicurezza di darmi comunque fastidio, non mi mette l’uscita a parte per l’audio digitale. Attacco il GamePad, attacco tutto e avvio. Ed è subito giuoia. La giuoia di far casotto con una roba nuova. Ma anche sorpresa e stupore. Lo so, pare folle, abituati come siamo ad avere per le mani tablet, smartphone e tutto sommato pure DS e 3DS, ma stringere in mano un pad per una console casalinga che c’ha in mezzo quello schermo, in qualche modo, un po’ di magia me l’ha messa addosso. È la novità strana ed è fascinosa.
Subito è il momento di creare l’account e, attenzione, Nintendo introduce una CLAMOROSA INNOVAZIONE. Un passo avanti di portata biblica. Ai giapponesi piace procedere con calma, tipo con l’evoluzione dei movimenti dei protagonisti di Resident Evil, o, appunto, con quella dei Mii. Su 3DS si potevano importare i Mii del Wii, ma, attenzione, quello da legare all’unico account doveva essere nuovo, no no, col piffero che potevi continuare a usare il tuo Mii cui eri affezionato. Ecco, qua, su Wii U, si possono importare i Mii del 3DS e, INCREDIBILE AMMISCI, si possono legare quei Mii importati agli account! Si possono creare diversi account del tutto indipendenti, coi loro salvataggi, le loro identità online e via dicendo. E son belle cose. Certo, siamo comunque lontani dal piacere di accendere PlayStation Vita e, dopo aver tirato quattro bestemmie per la gestione ridicola del primo aggiornamento di sistema, ritrovarsi lì sopra lo stesso account di PS3, perché è unico e condiviso. Ma, ehi, con calma.
E allora parte poi il cazzeggiare, l’esplorare i menu, lo sfogliare il manuale, l’attivare la funzione per controllare la TV col GamePad, il comodo scrivere cose toccando lettere col ditino o col pennino, invece che muovendo in giro quel maledetto schifoso di cursore del Wiimote, l’impostare pian piano tutte le opzioni… e poi improvvisamente la magia si infrange sulla distruzione dei maroni. Che lentezza. Mamma mia che lentezza. Wii U è lento. Non è in realtà più lento di Wii (anzi, via, va più veloce), ma, cacchio, passare da un canale all’altro, aprire certe sezioni (in particolare le impostazioni di sistema) è roba lenta. Carica. Intendiamoci, la cosa è probabilmente, almeno in parte, anche giustificata: in fondo stai aprendo delle applicazioni, c’è l’internet di mezzo, quel che vi pare, però il problema è di percezione. Sarà giusto, sarà sbagliato, sarà diverso, ma il mondo attuale ci ha abituati al fatto che quando smanetti con un touch screen è tutto immediato, veloce, senza sbattimenti. Qua no. E anche se levi questo fattore, voglio dire, gironzolare per i menu di PlayStation 3 sarà mica così lento? Anche la Dashboard di Xbox 360 spacca i maroni giusto quando si incanta un po’ a caricare contenuti legati a Live, ma per il resto va che è una crema. Insomma, boh, un po’ di noia sopraggiunge, questo sì. Anche se, intendiamoci, è tutto sopportabilissimo, non siamo mica in zona Commodore 64. Però, ecco, David Jaffe, a cui viene la gonorrea anche solo guardando i loghi che appaiono in avvio di un qualsiasi gioco, non sarà contento.
In compenso l’eShop va una crema. Davvero!

Ripresomi dall’improvviso coma, giunge il momento di fare le cose brutte. Tipo che il GamePad, ovviamente, dalla scatola ci è uscito mezzo scarico e c’è fra l’altro da tirar giù il temuto aggiornamento. Ma prima, per forza, almeno un livello di New Super Mario Bros. U. Apro la scatola del gioco è c’è quella deliziosa mappetta (con le scritte in tedesco, sigh), infilo il disco, partono le musichette, le cose, l’introduzione, la grafica in accaddì, il primo livello, salti, piroetti, il costume, le monete giganti, le piante carnivore, quel morbido piacere del giocare a un Mario. Ah, pace dei sensi! Unica preoccupazione: devo dire che giocare guardando la TV, ma avendo costantemente uno schermo acceso fra le mani, che mi occupa la coda dell’occhio, un po’ mi dà fastidio. Non nel senso che mi distrae, ma proprio un fastidio quasi fisico, tipo quando ho rigiocato a Dead Space: Extraction su PS3 e starmene al buio con quel cacchio di globo luminoso del Move costantemente acceso in un angolo del campo visivo mi faceva venire il mal di testa e sanguinare gli occhi. Boh, vedremo.

Sotto questo aspetto, comunque, mi tocca ribadire quanto ipotizzato in quel Videopep che sta a questo indirizzo qua. Secondo me Nintendo ha avuto una bella intuizione, nello spostare in alto l’analogico di destra. Io, il GamePad, lo trovo proprio comodo. Lo trovo comodo per un gioco di Mario, che chiaramente è tutto croce digitale e tasti frontali, ho trovato comodo usare i due analogici in alto per quel poco che ho giocato a ZombiU e trovo comodo agire sui tasti frontali lasciando al volo l’analogico in alto. Magari poi non diventerà standard, ma per me è una cosa azzeccata. Anche se ho qualche dubbio sulla qualità delle due levette analogiche, ma quello è un altro discorso. Le argomentazioni complete stanno nel video, comunque, non le ripeto. Anzi, dai, metto il video qua sotto.

Ma insomma, l’aggiornamento. Terremoto, tragedia e smarrimento? Boh, io mi preparo a concludere la serata di venerdì su quello, perché chissà quanto ci vuole, e invece in mezz’ora è tutto fatto. Saranno i miracoli della VDSL tedesca. Ad ogni modo, tutto liscio, ed ecco che all’improvviso il Wii U mi si anima, invaso da nuove funzioni e Mii che corrono da tutte le parti. Ma che cosa carina! Prima di pasticciarci, però, facciamo un giro nell’eShop. Bello, semplice, scorrevole, tramite il Touch Screen si naviga che è un piacere, è veloce, i download vanno in background mentre fai altro… insomma, è un negozio online fatto in maniera cristiana. Non sarà magari perfetto, ma, ehi, per essere su una console Nintendo, è grasso che cola. In compenso, purtroppo, al momento non c’è l’integrazione che si è vista sull’eShop 3DS: i titoli WiiWare e Virtual Console Wii, qua, non ci sono. Arriveranno? Mboh? Vedremo. Fra l’altro, vedi i casi della vita, ho giocato e recensito World of Goo su Wii, ora faccio lo stesso con Little Inferno su Wii U.
E, a proposito di Wii, gestiamo la procedura assurda. Che, Dio santo, prevede di avere accesso ad entrambe le console, possibilmente accese assieme, per fare cose. Wii, su Wii U, si usa con un emulatore realizzato in pieno stile Nintendo. Nel senso che uno dei canali di Wii U è proprio un emulatore di Wii in tutto e per tutto (al di là di alcune funzioni morte e sepolte). Quando lo avvii, il GamePad sviene, fai tutto col Wiimote e perfino dal punto di vista della memoria viene simulato un Wii. Quindi, chi magari sperava di poter sfruttare la maggior memoria di Wii U per tenere tutto il WiiWare e tutto il Virtual Console in un solo posto (io, per dire) s’attacca. Stesso numero di blocchi, stessa esigenza di appoggiarsi a una scheda SD se hai più di cinque o sei giochi scaricati. Scheda SD che, fra l’altro, Wii U non riconosce. La console ha uno slot per leggerne, ma le legge solo e unicamente in modalità Wii. Al di fuori di quella, riconosce solo periferiche esterne collegate tramite USB. Il che è delizioso, per chi magari vorrebbe riciclarsi per i giochi scaricati dall’eShop di Wii U la SD che usava su Wii, no? Già.
Comunque, la procedura.

Allora, trasferire account, salvataggi e giochi da Wii a Wii U è uno sbattimento. Bisogna scaricare l’apposito programma all’interno del Wii emulato su Wii U. Attivarlo, per fare in modo che salvi le sue robe sulla SD precedentemente inserita nella console. Estrarre la SD, infilarla nel Wii, dove si è scaricato lo stesso programma, dare il via, attendere che i dati vengano copiati, estrarre la SD, inserirla nel Wii U, completare il tutto con un bel taglia e incolla automatizzato. In tutto questo, a bonus, io ho provato la meravigliosa sensazione lisergica dell’usare due Wiimote contemporaneamente, legati a due console diverse, passando al volo dall’una all’altra con due colpi sul telecomando e avendo davanti due sensor bar collegate a due console. E, chiaramente, il Wiimote rilevava entrambe le barre, non ci capiva nulla, sdoppiava il cursore, andava in giro a caso. Era talmente folle che, invece di allontanare le barre per eliminare il problema, ho proseguito così. Era più divertente.
Tutta la faccenda, va detto, viene accompagnata da una deliziosa animazione con i Pikmin che trasportano la roba da una console all’altra. E cosa genera, tutto questo? Che nel Wii emulato su Wii U ci si ritrovano i Mii, i salvataggi (di roba Wii) e i giochi scaricati che stavano sulla vecchia console. E al Wii che succede? Succede che viene brasato, torna quasi come nuovo. “Quasi”, perché se apri il canale dei sondaggi ci trovi registrate domande e risposte, ma legate a dei Mii anonimi, dato che quelli che stavano lì li hai eradicati. E non solo.
Sul Wii, per esempio, rimangono anche i salvataggi dei giochi Gamecube, dato che Wii U non li supporta, ed eventuali giochi che per qualche motivo non è stato possibile spostare. Per esempio, il primo LostWinds non si sposta, immagino perché, come spesso accade anche in altri ambiti, tipo Xbox Live Arcade, non sta più sul negozio online. E pure Castlevania Rebirth se n’è rimasto lì, ma in quel caso la faccenda è più complessa: all’epoca, non uscì sul negozio WiiWare italiano e, per comprarlo, cambiai la regione della console, andai sul negozio inglese e lo presi da lì. Questa cosa, probabilmente, crea conflitti, e infatti il programma di “trasbordo” neanche mi ha avvisato (come ha invece fatto per LostWinds) che non sarebbe stato possibile spostarlo. L’ha lasciato lì e basta. Ah, a proposito: questa manovra del cambio di negozio online al volo, ancora fattibile su 3DS, su Wii U non si può fare, perché il Nintendo Network ID rimane legato alla nazione per cui si è impostato l’account e, se si cambia la nazionalità della console, non permette l’accesso al negozio. Appare comunque un messaggio che consiglia di creare un nuovo account e relativo Network ID, quindi è probabile che basti in realtà crearsi account apposta per eventuali negozi a cui si volesse accedere e non ci siano particolari problemi. Anche perché, per dire, io sono in Germania e ho fatto un account italiano senza che mi venisse detto “bah”, quindi dovrebbe essere tutto molto semplice e, se si ripresenteranno situazioni stile Castlevania Rebirth, magari ce la caveremo. O magari no.

Un dettaglio dei controller Wii appartenenti a chiunque.
Ad ogni modo, devo ammettere che un pochino mi ha fatto tristezza, vedere il Wii ridotto in quelle condizioni, spogliato dei Mii scaricati dal canale delle competizioni, devastato nel canale dei sondaggi e con quei due giochini abbandonati lì in mezzo. Insomma, io le console le conservo, perché sono scemo, e l’idea che il mio Wii se ne resti lì un po’ monco, certo comunque utile per fare da Gamecube, visto che quello vero sta a Milano, ma senza tante piccole cose che comunque hanno “fatto” la sua storia in casa mia, un po’ mi spiace. Certo, potevo pensarci prima, ma in realtà ci ho pensato e ho comunque preferito la comodità di travasare tutto su Wii U. Anche se, porco cane, a quanto pare proprio tutto tutto no. Il fatto è anche che, per quanto senta e legga pareri discordanti al riguardo, io un miglioramento lo vedo. Passando al volo dal Wii attaccato in component al Wii emulato in HDMI, oh, non è che sia il giorno e la notte, ma vedo più pulizia, colori più vivi, meno impastamento brutto. E buttalo.
In tutto questo, quasi dimenticavo. E i giochi che stavano sulla SD? Ed eventuali giochi che avevo cancellato? Eh, il trasferimento, come detto, sposta i salvataggi. I giochi te li devi riscaricare dal negozio online. E che palle, Dio santo. Ché lo sappiamo quanto possa essere un’agonia scaricare una ventina di giochi in fila da quel negozio, uno per volta, col resto di due perché capitano pure gli errori durante il download. Non oso immaginare che razza di esperienza agghiacciante possa essere tentare questa manovra per chi magari s’è scaricato l’impossibile dalla Virtual Console. Il bel vivere. 
E questo, più o meno, è quanto. Venerdì sono andato a letto, boh, alle due di notte passate, dopo aver cazzeggiato ancora fra menu, trasferimenti, download e quant’altro. Sabato ero di turno alle news su IGN e, nel pomeriggio, ho fatto le cose che si fanno di sabato, tipo andare a fare la spesa o scrivere un post interminabile per il proprio blog. Ho acceso ovviamente Wii U, ho pasticciato con il Miiverse, una roba davvero carina e dal bel potenziale, in cui ci si incontra, si chiacchiera, si fanno i disegnini eccetera. Sicuramente è più ricco rispetto a un canale per i sondaggi, però, boh, alla fine, non so per quanto tempo mi risulterà davvero interessante. Ma certamente è un bel lavoro. E poi è bello poter mandare le richieste d’amicizia alla gente che incontro in quei posti, o agli amici che avvisto nelle liste amici altrui, senza doversi mettere d’accordo per altre vie. Rimane il limite che se la richiesta la mandi “dal nulla”, semplicemente inserendo il nome, si torna al passato e l’altro non riceve una fava, deve inserire il tuo nome pure lui. Ma, ehi, è Nintendo, ha paura dei pedofili su internet, facciamocene una ragione.

Divaghiamo.

Questo post l’ho scritto sabato nel tardo pomeriggio, mentre riscaricavo con certosina pazienza i miei giochi WiiWare e Virtual Console. Ma lo pubblico oggi perché così mi va. Tanto dubito che nel frattempo avrò accumulato molto altro da aggiungere. Anche perché domenica si va a pranzo dagli amici cinesi che cucinano robe deliziose e ogni volta che le mangi ti ricordi che (1) non c’entrano nulla con quello che i ristoranti fetenti ti hanno insegnato essere cucina cinese, (2) è roba incredibilmente buona e (3) c’è una varietà pazzesca, come del resto è pure normale, considerando quanto è vasta la Cina, ma, ehi, i ristoranti cinesi mi hanno insegnato altro. Ma sto divagando. Chiudiamo dicendo che il più grande selling point di Wii U, la modalità cesso, è una bufala. Per carità, me lo aspettavo, e comunque dipende sicuramente dalla struttura della casa, dalla natura dei muri, dall’allineamento dei pianeti e dal feng shui, ma rimane il fatto che se mi porto il GamePad in bagno, a letto, in una qualsiasi altra stanza, se insomma ci metto di mezzo un muro, il segnale va perso. O, nel migliore dei casi, fa una gran fatica. Poi, per carità, avere la possibilità di gestire tutto (o quasi) dallo schermo del GamePad senza passare dalla TV è comunque ganzo, ma svaniscono come lacrime nella pioggia i sogni di giocare New Super Mario Bros. U seduto sulla tazza. Diamine.
In un mondo ideale, questo sarebbe il primo in una serie di post in cui scriverei altre cose sulla console. Oppure, malissimo che vada, arriverebbe perlomeno una mia recensione di New Super Mario Bros. U. Ma questo non è un mondo ideale, quindi non trattenete il fiato nell’attesa.

Robe da eShop e un po’ di azione

Nintendo ha pubblicato un mezzo aggiornamento per il Super Mario Bros uscito/non uscito su Virtual Console 3DS. Quello che fa parte dei venti giochi regalati agli early adopter della console per farsi perdonare del taglio di prezzo. L’aggiornamento comprende una nuova iconcina tutta figosa con il NES riprodotto a fianco del gioco e l’implementazione del sistema di creazione dei punti di salvataggio che è proprio della Virtual Console 3DS. Manca ancora il manuale virtuale, che presumo si manifesterà quando il gioco uscirà in vendita per tutti quanti. Chiaramente Nintendo non si sogna neanche per sbaglio di avvisarti con un messaggio che ci sono degli aggiornamenti da  scaricare, e infatti io l’ho scoperto leggendone su Destructoid. Come si scarica l’aggiornamento? Nella stessa maniera in cui si è scaricato il gioco: andando nell’eShop, per poi accedere alle opzioni e, quindi, allo storico dei download. E per magia, così facendo, ho scoperto che praticamente qualsiasi cosa io abbia mai scaricato su 3DS aveva un aggiornamento da scaricare. Senza che nessuno mi avesse mai avvisato. Sigh. Detto questo, cosa comportino tutti questi aggiornamenti non lo so. Ho per esempio provato a scaricare anche quello per Metroid e non ho notato alcuna differenza (di sicuro non sono state aggiunte l’iconcina ganza e il sistema di creazione dei salvataggi). Comunque, se non lo sapevate, sapevatelo: potete aggiornare Super Mario Bros. per aggiungere quel paio di cose e potete probabilmente aggiornare una valanga di altra roba che avete scaricato per aggiungere… niente? Fra l’altro, i punti di salvataggio per alcuni di quei giochi servirebbero come l’ossigeno. Per dire, Metroid non l’ho citato a caso, lui e le sue fottute password. Attendiamo.

Una cosa su cui Nintendo ha ritenuto fosse il caso di avvisarmi, al contrario, è il fatto che lunedì verrà tolto dall’eShop The Legend of Zelda: Four Swords Anniversary Edition. Considerando che è gratis e richiede solo i duminuti necessari a scaricarlo, segnalo la cosa. Io non tengo costantemente in standby il 3DS, quindi questo avviso l’avrei magari letto fra giorni, se oggi non avessi acceso la console per l’aggiornamento di Super Mario Bros. Magari qualcuno ha le stesse mie abitudini, quindi io segnalo.


Questo qua sopra è invece un filmato di gameplay tratto da Far Cry 3. Così, giusto per farsi un’idea di come possa essere anche il gioco vero e proprio, al di là dei trailer ganzi. A me attira abbastanza, se non altro perché sembrano esserci una certa libertà d’azione, un po’ d’inventiva dal punto di vista narrativo e un’ambientazione piuttosto evocativa. E gli squali. In compenso quel che si vede non corrisponde molto a quell’idea di “uomo normale alle prese con roba più grande di lui” che sembrava emergere dal trailer dell’altro giorno, ma insomma, un po’ ce lo aspettavamo.

Bonus: Podtoid non è un podcast che seguo, ma nell’ultimo episodio c’è ospite David Jaffe, che chiacchiera di videogiochi usati con Jim Sterling. Lo sto ascoltando in questo momento e mi sembra abbastanza interessante. Sta a questo indirizzo qui, casomai.

Resident Bonanza

Allora, ieri, con una manovra modello sbarco in Normandia, è uscita una svagonata di roba legata al marchio Resident Evil (in realtà tre cose, ma messa così faceva più scena). Innanzitutto la demo di Resident Evil: Revelations, che fra l’altro, assieme a quella di Cooking Mama 4, svergina il concetto di demo sulla console Nintendo. 1153 blocchi per cinque minuti di download, e ci si ritrova davanti a dieci minuti circa di gioco. E, hahahhahaha, a un contatore che ti dice che puoi utilizzare la demo solo trenta volte. Quanto è tenera, Nintendo, con questo suo approcciare qualsiasi cosa abbia a che fare con l’internet più o meno come se fosse mia zia Lidia (ciao, zia!) che vive da qualche parte fra Montone, Mosciano Sant’Angelo e Giulianova Alta e se le dici “Computer!” ti risponde “Timballo!”. E  ha ragione lei. Ad ogni modo, chissenefrega, tanto sono dieci minuti di andare in giro e fatico a immaginare come si possa voler utilizzare questa demo trenta volte. Magari una volta muori (due mi sembra impossibile), poi la finisci, poi magari vuoi rigiocarla per esplorare gli anfrattini e tornare indietro con lo scanner, poi magari la rigiochi una quarta volta perché lo fai per lavoro e vuoi fare un filmato. E poi? Trenta? Su, dai. Piuttosto lamentiamoci del fatto che il negozietto online Nintendo continua a sembrarmi scomodo e poco chiaro in una maniera assurda. Mentre cercavo di scaricare la demo credo di essermi fermato almeno due o tre volte pensando che forse, mh, ancora non l’avevano pubblicata. Però magari sono stordito io.

Comunque, mi sono giocato questa demo (morendo all’ultimo nemico che si incontra e poi rigiocandomela da capo, sigh) e devo dire che mi sono piuttosto divertito. Non ho la levetta analogica aggiuntiva, quindi ho giocato in piena tradizione Resident Evil: con dei controlli che fanno pena e ti danno l’impressione che il super soldato che stai controllando sia in realtà un po’ spastico. Anche se bisogna dare atto a Capcom della sua continua voglia di innovare: dopo averci regalato lo strafe sulla camminata in Resident Evil 5, oggi possiamo finalmente anche muoverci mentre si sta imbracciando l’arma da fuoco. Incredibile. Magari in Resident Evil 6 chiudono il cerchio e inseriscono lo strafe e la pistola sfoderata anche mentre si corre (no, Operation: Raccoon City non fa testo). Ad ogni modo, si diceva: controlli che fanno schifo. Ovviamente è uno schifo relativo, tanto più che con una sola levetta analogica non so quanto si potesse fare meglio e sono convinto che con la levetta aggiuntiva diventi tutto molto più bello (a patto che cambi la disposizione dei tasti, perché mi ci vedo poco a premere X per sparare mentre ho entrambi i pollici sugli analogici). L’importante è che non mi saltino fuori i soliti “Eh, ma se levi i controlli di merda elimini l’atmosfera”, perché davvero, siamo nel 2012 e non ne posso più. Di FPS e di sparatutto che si controllano come Dio comanda e nonostante questo ti fanno cacare sotto ne abbiamo visti tanti (ma tanti!) e le balle dei giapponesi che non sanno inventarsi niente di meglio di un sistema di controllo con la scopa in culo per farti paura perché non sono in grado di gestire atmosfera e intelligenza artificiale come si deve non le reggo più. Resident Evil 4 era un gran gioco, ma questa cosa mi faceva pena già all’epoca, nonostante avessero spostato la telecamera per nascondere il fatto che la scopa era rimasta al suo posto, figuriamoci oggi, con di mezzo un Resident Evil 5 che si controllava quasi allo stesso modo e faceva paura solo quando stavi fermo. Insomma, basta (ciao Edge).

Per il resto, l’atmosfera sembra comunque esserci. A quanto pare siamo nell’ennesimo posto in cui hanno ricostruito per qualche motivo la villa del primo Resident Evil, o comunque qualcosa che ci assomiglia molto. Solo che questa volta il posto è una nave. Jill Valentine è tutta inguainata in nero come nei flashback di Resident Evil 5 (e relativo, gran bello, DLC, che a questo punto era la prova generale per questo gioco) e pare proprio che si voglia puntare molto sul farti girare in ambienti solitari, silenziosi, lugubri, con qualche mostro che salta fuori a caso ogni tanto. I mostri sono, purtroppo, inguardabili, a metà fra cose uscite dai peggiori Silent Hill e cose uscite dalla tazza del cesso. Ma, insomma, c’è comunque da divertirsi e ci sono un po’ di accorgimenti messi lì per ricordarti che anche Capcom si è accorta di non essere più nel 1998. Per esempio l’icona che appare per avvisarti che ti trovi davanti a qualcosa con cui si può interagire. O anche lo sforzo di usare in maniera decente il touch screen, per attivare elementi dell’inventario. Nel mezzo, un po’ di spunti interessanti da sviscerare nel gioco completo. Al di là del fatto che a un certo punto si vede un baule e che se ho capito bene lo si userà come sappiamo, abbiamo delle fantomatiche parti da assemblare in qualcosa (armi, direi), le solite erbette, ma soprattutto lo scanner di Samus, con cui si possono analizzare i cadaveri dei mostri fatti a pezzi e si possono scovare oggetti nascosti in giro per gli ambienti di gioco. Insomma, sembra esserci un po’ di ciccia aggiuntiva. Esce fra poco, speriamo bene.

Cerchiobottismo 2.0. In pratica han tirato fuori un gioco che è tre giochi in uno e che cerca di accontentare tutti. Hai nostalgia dei vecchi Resident Evil e ti è venuto barzotto giocando a quel DLC di Resident Evil 5? Abbiamo la sezione con Leon Kennedy e la versione cresciuta quasi MILF di Ashley che prima sparano in faccia al presidente morto e poi si ritrovano ad avere a che fare con una nuova Raccoon City tutta nebbia e zombi. Certo, manteniamo il nuovo assetto di telecamera e controlli, però è quella cosa lì. Forse. O forse anche no, ché ci sono cinquantamila zombi e pure il Boomer di Left 4 Dead. Diciamo che sembra molto quel che avrei voluto da Resident Evil 2, Resident Evil 3 e Dead Rising 2. Magari stavolta mi accontentano. Poi, per chi apprezza la svolta action, abbiamo Chris Redfield in mezzo ai mostri mutati in Cina, con l’azione a mille, i soldati, un po’ di Gears of War e un po’ di Kane & Lynch 2: Dog Days, proiettili, bombe, tentacoli e budella. E poi, pure, la novità, con il tizio con la cicatrice, la ragazzina che lo accompagna (ma l’han detto chi è? Se non l’han detto, io una mezza idea ce l’ho) e il proseguire di tutti quegli intrecci assurdi fantascientifici che da sempre sono il marchio di fabbrica della serie (senza “il nano di Fantasilandia, il castello in cui ti poppano a sorpresa le trappole di Sword of Sodan, gli zulù che abitano dietro la FIAT, Leatherface e gli infettati che impennano in moto.” J. Brocchieri). Nel mezzo, il solito gusto per il cinema trash horror di serie B che si prende sul serio con amore. Non dico di avere la fotta, ma io una certa voglia di giocarlo ce l’ho, e chissenefrega se non è il Resident Evil di una volta. In fondo, in co-op e facendoci le matte risate, io mi sono divertito anche con Resident Evil 5.

No, niente, questo è la stessa roba di ieri, solo che adesso è pure in accaddì.

Oh, poi comunque a marzo esce anche Operation: Raccoon City, che come idea mi diverte anche, ma ho un po’ paura che finisca per essere il solito Resident Evil fuori serie dimenticabilissimo.

I miei videogiochi del 2011

E pure per i videogiochi, quest’anno facciamo l’elencone bovatiano con le stelline, e ovviamente tutti i link ai luoghi in cui ne ho scritto e magari addirittura parlato (podcast), ovviamente mettendo in conto che di qualcosa mi sarò sicuramente dimenticato. Il tutto, solo perché l’anno scorso qualcuno, commentando non so quale post, mi ha chiesto quanti videogiochi io giochi in un anno. Ecco, nel 2011, se non mi sono scordato qualcosa, sono stati ottantacinque. Esattamente come per i film, le stelline sono una divisione per “fasce” (orrendo/brutto/medio/bello/belloassai): non considero “belli uguali” tutti i giochi a cui metto cinque stelle e, sopratutto, l’elenco è ordinato abbastanza a caso e non sto qui a dire che Epic Astro Story è piùmmeglio di Portal 2. Ah, per “giocati”, sostanzialmente intendo “finiti”, o comunque giocati fino al punto di esserne soddisfatto. Ché Fallout 2 l’ho iniziato due anni fa.

Videogiochi usciti nel 2011 (e che ho giocato)
Gemini Rue [PC] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Su questo ho detto “minchia” fortissimo. Sarà anche che dal giochino indie con la faccia retrò non te lo aspetti, però, oh, mamma mia. Quell’inizio là sotto la pioggia. E insomma, dai, il mio gioco dell’anno, anche se probabilmente conta tantissimo il fatto di essere il candidato che ho giocato più di recente.

Child of Eden [Xbox 360] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Sconfiggere l’ultimo boss, sudato come un cammello, in piedi davanti alla TV, commosso quasi alle lacrime, col braccio dolorante, che ancora mi muovevo a ritmo come un pirla. Momenti forti.

Epic Astro Story [Galaxy S II] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Portal 2 [Xbox 360] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Crysis 2 [PC] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Superbrothers: Sword & Sworcery EP [iPod Touch] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Pocket League Story [Galaxy S II] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Gears of War 3 [Xbox 360] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Resistance 3 [PS3] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Blocks that Matter [Xbox 360] ***** (Ne ho scritto su The Games Machine #278 e mi sembra di averne parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Cut the Rope [Galaxy S II] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it)
1000 Tiny Claws [PSP] ***** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Un po’ di roba che mi ha divertito tantissimo giocare senza darmi nulla d’altro, un po’ di roba che mi ha dato forti sensazioni “altre” lasciandomi piuttosto perplesso sul fronte del giocare, quasi niente che abbia saputo mescolare per davvero fino in fondo le due cose, se non per brevissimi tratti.

L.A. Noire [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Inside a Star Filled Sky [PC] ****
Mighty Switch Force [3DS] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Where Is My Heart? [PSP/PS3] **** (Ne ho parlato su Videogame.it)
PixelJunk SideScroller [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Dead Space 2 [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Aliens: Infestation [NDS] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Hot Springs Story [Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Grand Prix Story [Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
World Cruise Story [Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Gears of War 3 – RAAM’s Shadow [Xbox 360] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
OneSingleLife [iPod Touch] ****
Dead Space [iPod Touch] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Shantae: Risky’s Revenge [DSi] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e mi sembra di averne parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Ghost Trick [NDS] **** (Ne ho parlato su Outcast)
The Book of Unwritten Tales [PC] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
NHL 12 [Xbox 360] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Rochard [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Mighty Milky Way [DSi] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Dead Space 2: Severed [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Burn It All [iPod Touch] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Madden NFL 12 [Xbox 360] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Flight Control [Galaxy S II] ****
Drop 7 [Galaxy S II] ****
Super Street Fighter IV 3D Edition [3DS] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Dead Space: Extraction [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Samurai II [Samsung Galaxy S II] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
In mezzo a tutto questo gran mucchio, mi piace ricordare alcune cose. Certi momenti di L.A. Noire in cui davvero sembrava funzionare tutto e “minchia”. Peccato siano pochissimi. Il primo impatto con gli enigmi e la faccia di Where Is My Heart?. Il pazzesco livello conclusivo di PixelJunk SideScroller. La scena di Dead Space 2 con Isaac e Nicole che parlano seduti per terra e il finale di Dead Space 2: Severed. Il panico del giocare a OneSingleLife. Le animazioni e lo spirito assurdo di Ghost Trick. L’atmosfera azzeccatissima e certi fondali di The Book of Unwritten Tales. Il numero esagerato di volte che ho estratto Drop 7 mentre aspettavo di fare qualcosa da qualche parte.

Spent [PC] ***  (Ne ho scritto su The Games Machine #277)
Flick Kick Football [Galaxy S II] ***
Lume [PC] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Dizzy: Prince Of The Yolkfolk [Galaxy S II] *** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato nel Tentacolo Viola, in questo episodio)
Sissy’s Magical Ponycorn Adventure [PC] *** (Ne ho scritto su The Games Machine #280)
Sideway: New York [PS3] *** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Dead Rising 2: Off the Record [Xbox 360] *** (Ne ho scritto su Videogame.it e mi sembra di averne parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Outland [Xbox Live Arcade] *** (Ne ho parlato su Outcast)
Tiny Wings [iPod Touch] ***
Piltowings Resort [3DS] ***
The Silver Lining Ep.3: “My Only Love Sprung from My Only Hate” [PC] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
The Silver Lining Ep.4: “Tis in My Memory Locked, and You Yourself Shall Keep the Key of It” [PC] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Shadowgun [Galaxy S II] *** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Tiki Lavalanche [iPod Touch] ***
Arctic Escape [iPod Touch] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Chi vuol essere milionario? Le edizioni speciali [PS3] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Super Monkey Ball 3D [3DS] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Palta, a valanga. Quasi tutta giocata per lavoro, anche se in alcuni casi con gran piacere. Mi piacerebbe assai veder proseguire Lume, che davvero ha un’atmosfera azzeccatissima, mi ha fatto piacere rimetter mano a Dizzy, anche se in realtà ai bei tempi non è che me ne fossi mai innamorato, mi ha dato un bel sorriso Ponycorn bla bla bla e mi ha abbastanza deluso Sideway. Guilty pleasure dell’anno decisamente Dead Rising 2: Off the Record. Droga dell’anno Flick Kick Football durante il viaggio all’E3. Delusione dell’anno Outland: con quel sistema di controllo lì, quell’impianto grafico lì, quelle idee lì (e anche quel modo in cui ne hanno parlato lì) mi sarebbe dovuto piacere da matti e invece è impressionante quanto l’ho trovato moscio e mal riuscito dove più contava.

Jurassic Park – The Game [PC] ** (Ne ho anche parlato nel Podcast del Tentacolo Viola e su Outcast)
Blood & Glory [Galaxy S II] ** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Back To The Future – Episode 1: It’s About Time [PC] * (Mi sembra di averne anche parlato in un qualche episodio del Tentacolo Viola ma Davide non fa le scalette e vai a sapere)
Solo a leggere i tre titoli in fila qui mi scatta il travaso di bile. Lasciamo stare.

Altri videogiochi che ho giocato o rigiocato nel 2011
Fallout 2 [PC] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
The Last Express [PC] ***** (Ne ho parlato su Outcast)
Due capolavori pazzeschi e che bisogna aver giocato. Mi piacerebbe trovare la voglia di scriverne, ma intanto quel che avevo da dire l’ho detto in Outcast.

Red Dead Redemption [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
In poche parole: un mondo fantastico, un’ambientazione che da sola vale il prezzo del biglietto, un vagare in posti meravigliosi con un fascino assurdo (e certo aiuta il fatto che ci ero più o meno appena stato in vacanza), un giocare per lo più mediocre, una narrazione sopravvalutata con tanti punti bassi ma anche tanti aspetti notevoli, una parte finale da dieci e lode (e che, sì, effettivamente, aveva ragione non so chi lo diceva, ricorda un sacco Heavy Rain, poi vai a sapere se volutamente o meno). Se ne parla – credo – nel prossimo Outcast, visto che non ne abbiamo mai parlato e l’ho giocato di recente.

Pac-Man Championship Edition DX [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast e pure qui)
Bioshock 2: Minerva’s Den [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Metal Gear Solid: Peace Walker [PSP] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Alt-Play: Jason Rohrer Anthology [DSi] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e ne ho parlato su Outcast)
Rise of the Dragon [PC] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Ivy the Kiwi? [NDS] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Heart of China [PC] **** (Ne ho anche parlato su Outcast)
Gargoyle’s Quest [3DS] **** (Ne ho anche parlato su Retrocast)
Donkey Kong [3DS] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
A House in California [PC] ****  (Ne ho scritto su The Games Machine #274)
Boh [PC] ****  (Ne ho scritto su The Games Machine #273)
Costume Quest [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Costume Quest: Grubbins On Ice [Xbox 360] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Borderlands [Xbox 360] ****
Bit.Trip Fate [Wii] **** (Ne ho scritto su Videogame.it e sul numero 4 di Players)
Topolino e le sue avventure [PS3] **** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Game Dev Story [Galaxy S II] **** (Ne ho parlato su Outcast)
Rise of the Dragon e Heart of China avventure con pregi e difetti, ma che rigiocate oggi dimostrano di aver saputo anticipare diverse cose.  Peace Walker è un Metal Gear davvero sfizioso, Gargoyle’s Quest e Donkey Kong sono pezzi d’antiquariato invecchiati non benissimo ma che ancora hanno pregi non da poco, Bit.Trip Fate è la degna chiusura di una gran serie e il resto è tutta roba molto valida e che merita di essere giocata.  Menzione d’onore per Minerva’s DenBioshock 2, col senno di poi, mi ha lasciato dentro un ricordo decisamente superiore all’impressione che avevo subito dopo averlo completato. E questo DLC chiude in qualche modo una sorta di ideale trilogia iniziata col primo Bioshock. Davvero gradevole.

Shadow Complex [Xbox 360] ***
Tiki Totems [iPod Touch] ***
Doodle Jump [Galaxy S II] ***
The Fight: Lights Out [PS3] ***
Zenonia [DSi] ***
Tom Clancy’s Ghost Recon [Wii] *** (Ne ho scritto su Videogame.it)
Queste in realtà sono sufficienze più politiche che altro. Non è roba brutta, assolutamente, ma è tutta roba che mi dice molto poco. Poi, se proprio devo dirla tutta, Shadow Complex mi ha messo addosso una noia rara. Ma che ci posso fare, sarò veramente io che non l’ho capito.

I giochi del 2011 che voglio assolutamente recuperare e che non so quanta probabilità abbiano di essere recuperati: NBA 2K12, Batman: Arkham City, Deus Ex: Human Revolution, The Witcher 2, Super Mario 3D Land, Pullblox, From Dust, Gray Matter. Poi ci sarebbe pure Uncharted 3, ma quello non vale perché devo ancora giocare i primi due. E ci sarebbe pure Shogun 2: Total War, ché per qualche motivo in ‘sti giorni mi è scoppiata una mezza voglia insensata di metterci mano.

Gargoyle’s Quest

Reddo Arīmā Makaimura Gaiden (Capcom, 1990)
sviluppato da Capcom – Tokuro Fujiwara

Ho preso in mano Gargoyle’s Quest, nella sua riedizione per Virtual Console 3DS, sapendo sostanzialmente solo che si trattava di uno spin-off da Ghosts ‘n Goblins (con non molto più che un protagonista pescato da lì e qualche piccola citazione sparsa in giro) e che ha uno zoccolo duro di fan adoranti, di questo episodio come dei due successivi. E non sapevo praticamente null’altro, anche perché mai in vita mia ci avevo messo mano (stranamente, considerando che al contrario ho giocato tutti gli episodi della serie “mamma”). E cosa ho trovato, oggi, nell’anno 2011? Un gioco divertente, che tutto sommato vale la manciata di euro richiesta, ma che è anche invecchiato piuttosto male e, giocato oggi, appare forse un po’ sopravvalutato.

La struttura è sostanzialmente quella del secondo Zelda uscito su NES, o perlomeno di come me lo ricordo: un GdR all’acqua di rose, in cui si esplora il classico overworld ma le fasi d’azione sono rappresentate sotto forma di un gioco di piattaforme 2D. Ed è soprattutto il lato GdR ad essere oggi impresentabile, con la sua esplorazione ridotta all’osso, i suoi incontri casuali (che si risolvono in micro-combattimenti all’interno di livelli minuscoli), le sue cittadine con quattro case e due personaggi in croce con nulla da dire e le sue missioni da minimo indispensabile. A conti fatti, su tutto il gioco, ci sono al massimo un paio di situazioni in cui l’overworld diventa qualcosa di più che un tedioso passeggiare fra un livello e l’altro. Poi, certo, la parte importante del gioco è quella d’azione, però è chiaro che se me lo vendono come gioco eccellente e all’epoca innovativo anche per la sua mescolanza di generi, beh, io un po’ ci rimango male, quando vedo che parte di quella mescolanza è davvero poca cosa. Insomma, non è giusto confrontarlo con un gioco Nintendo uscito tre anni dopo, però su quella stessa macchina s’è visto Link’s Awakening.

Ma in ogni caso, passato lo smarrimento iniziale, tutto questo cessa di essere un problema, perché nelle fasi action, nei livelli di gioco veri e propri, c’è parecchio da divertirsi. C’è un level design preciso al millimetro, c’è una struttura piuttosto lineare ma dall’azione ben calibrata, ci sono livelli che si dipanano in tutte le direzioni e si spalancano basandosi sull’utilizzo dei poteri a disposizione del protagonista, c’è un bel senso di progressione, con un continuo arraffare nuove abilità per poter proseguire. Manca del tutto l’esplorazione vera e propria, anche perché le capacità conquistate mano a mano da Firebrand servono solo per andare avanti e mai per rileggere in maniera diversa zone già esplorate, ma nel complesso la struttura funziona, anche col suo proporre, nelle fasi finali, momenti in cui diventa necessario utilizzare assieme diverse abilità, selezionandole in corsa, intuendo il modo migliore per avanzare.

E poi c’è un tasso di sfida adorabilmente vecchia scuola, impegnativo, da padroneggiare, che dà soddisfazione vera quando ne esci vivo, anche se in un paio di passaggi verso la fine mi sembra francamente superare almeno un po’ il confine della frustrazione. Per fortuna, in salvataggio del giocatore pigro e moderno, giunge l’opzione per creare punti di ripristino che è propria della Virtual Console 3DS. Che la si voglia utilizzare solo per poter salvare il gioco nell’overworld senza doversi appuntare le scomode password, o che si decida di andare oltre e crearsi i propri checkpoint all’interno dei livelli, al fine di evitare un’esplosione di bile, obiettivamente su un gioco del genere questa opportunità ci casca a pennello. Di contro, questo è proprio l’esempio di gioco che mette in luce la scarsa ergonomia del 3DS. Quando ci si ritrova a svolazzare in giro, mentre si cerca di far fuori tre nemici e si schivano spuntoni letali nel giro di tre pixel, eh, i crampi sono sempre dietro l’angolo.

Nintendo mi regala venti giochi per la Virtual Console del 3DS e io cosa faccio? Ne compro e gioco un altro, chiaro. Certa gente non è mai contenta.

La fiera dell’aggiornamento

Tutto quello che ho acceso in questi ultimi giorni mi ha detto: “aspetta un attimo, già che sei connesso, devo scaricare un aggiornamento”. Una roba allucinante, a un certo punto ho temuto che anche il tostapane, stamattina, mi chiedesse dieci minuti per sistemare i driver prima di mettersi al lavoro. E cosa ne è venuto fuori, da questo tripudio di traffico di dati? Provo a descriverlo, ovviamente in maniera assolutamente imprecisa, sconclusionata e fatta un po’ come viene, totalmente aperta a correzioni. Se volete gli speciali belli precisi potete andare su uno di quei siti in cui la gente viene pagata per scrivere (credici).

3DS

Allora, un bel po’ di cose. Innanzitutto c’è stato un ritocco a ciò che più ho sfruttato di questa console dal lancio, vale a dire i giochini per i Mii. Ci sono un tot di nuovi puzzle per Pazzi per i pezzi e c’è tutta una nuova avventura per Libera Mii. Ma con delle nuove feature pensate appositamente per scassare le palle. I puzzle ora hanno una zona di pezzi che non puoi comprare e che devi per forza ottenere incontrando altri Mii. Per completare i puzzle, insomma, devi per forza andare in giro con la console accesa in tasca, o almeno incontrare gente giocando online con Mario Kart 7. Quanto al nuovo Libera Mii… chi l’ha visto? Per poterlo affrontare non basta aver completato la prima versione, no, devi anche aver collezionato i cappelli. E, guarda un po’, io l’avevo completata, ma di cappelli me ne mancano chissà quanti. E quindi resto qui appeso. Conseguenza 1: avevo qualcosa come centosettanta gettoni, li ho spesi tutti per completare uno dei quadri nuovi (anzi, non completare, visto che mancano i quattro pezzi “speciali”) e ho ricominciato da capo la prima versione di Libera Mii. Che divertimento! Conseguenza 2: ho ripreso a infilare in tasca il 3DS dovunque vada, e già solo andando a fare la spesa venerdì sera ho raccontato due Mii tedeschi, uno fra l’altro da una nuova regione. Eh, ecco, perché ci sono queste cose nuove, anche.

Assimilando una lezioncina da altri lidi, Nintendo ha infilato un altro po’ di cosette extra, sempre nella Piazza Mii. Per esempio lo Slideshow, con cui si possono ammirare i puzzle completati senza passare dal via. Poi la Mappa StreetPass, che permette di osservare la provenienza di tutti i Mii incontrati, divisi non solo per nazione ma anche per regione. Posso dire che è esattamente il tipo di scemenzine che mi diverte un sacco? Dai, lo dico. Poi – attenzione! – abbiamo le Imprese, che sono sostanzialmente gli Achievement del 3DS. E sono, correggetemi se sbaglio, il primo caso di Achievement centralizzati su console Nintendo (parecchi giochi Wii avevano i loro Achievement privati, ma erano un altro discorso). Una serie di settantotto obiettivi da sbloccare facendo varie cose più o meno tutte legate alle attività “extragiocose” proposte dal 3DS. In effetti, più che seguire il modello di PS3 e Xbox 360, le Imprese di Nintendo sembrano rifarsi ai badge proposti da socialate come Miso o Foursquare. E in fondo, come cosa, non mi dispiace neanche. Sarebbe sfizioso se, come Miso e Foursquare, introducessero anche Imprese legate all’utilizzo di giochi, o generi di gioco specifici. Vedremo. Intanto va detto che sono state inseriti in maniera intelligentemente retroattiva: all’avvio ne avevo già sbloccate una trentina, grazie a quanto fatto con la console in questi mesi. Ah, e poi c’è il Jukebox, per ascoltare, ehm, tutte le musichette legate alla Piazza Mii. Che culo.

Al di fuori di quel luogo di perdizione che è la Piazza Mii, comunque, ci sono altre incredibili, mirabolanti novità, che da Nintendo non ci saremmo mai aspettati. Per esempio è possibile unirsi alla partita online di un amico cliccando sulla sua scheda nella lista amici. Esterna al gioco. Davvero! Incredibile ammisci! Inoltre è stato sbloccato l’utilizzo della fotocamera per la realizzazione di filmati in 3D. Novità anche per il negozio online: ora si può completare il download di un gioco acquistato anche mettendo la console in standby e, soprattutto, è possibile memorizzare i dati della carta di credito. E questa, signori, è una notizia incredibile, che attendevamo da anni e anni. Ricordo ancora con forti brividi lungo la schiena quella sera in cui Fabio dovette inserire quattro volte di fila i dati della carta di credito, con il Wiimote, ripartendo ogni volta dalla schermata iniziale, perché l’acquisto si incartava. Grande Nintendo, un passo alla volta e ce la facciamo.

Xbox 360
L’aggiornamento della dashboard di Xbox 360 ha scatenato un mezzo putiferio, fra ritardi, bug, problemi nel connettersi per giocare online, inserimento delle pubblicità, canale dedicato ai giochi indie reso incredibilmente ancora più nascosto e scomodo di prima e, ovvio, anche tutto l’inevitabile coro di abitudinari scontenti per il semplice fatto che è cambiato qualcosa. Io, devo dire, al primo avvio sono rimasto colpito in positivo, anche se ho praticamente fatto caso solo all’estetica. La schermata di selezione dell’avatar tutta grigetta mi piace, così come mi piace la composizione a riquadri, fra l’altro pure piuttosto comoda per accedere tramite Kinect. Alla pubblicità non faccio caso, così come non ho mai fatto caso a banner e intromissioni varie in giro per le interfacce di qualsiasi cosa. Sul serio, non mi danno fastidio e infatti prima di leggere le sbroccate online al riguardo non me ne ero neanche accorto. Buon per me, immagino. Certo è che questo sistema a riquadri è ottimo per dare spazio solo a cose mirate e affossare nel gorgo le robe che per qualche motivo Microsoft decide di non spingere.
Mi sembra comunque ottimo che finalmente Kinect e pad siano integrati nella stessa interfaccia, senza dover cambiare portale d’accesso, anche se questo ha generato un po’ di confusione linguistica nella mia console. Io ho un account italiano, ma tengo la console impostata sulla lingua inglese. In passato, questo significava vedere l’interfaccia in inglese, con un passaggio automatico all’italiano quando attivavo Kinect. Con la nuova dashboard mi ritrovo parte dei testi in italiano (per esempio la riga di scelte veloce in cima) e parte in inglese. Ovviamente la cosa si riflette anche sull’utilizzo delle funzioni vocali di Kinect e mi ritrovo a dover alternare comandi in italiano a comandi in inglese. Non che questo sia un grosso problema, anche perché il riconoscimento mi sembra funzionare davvero bene: tutto quel che dico, accade. Certo, è stato bello per venti secondi circa, in cui mi sembrava di stare parlando col computer di Star Trek, e poi ho subito smesso e non credo lo utilizzerò più, anche perché urlare “Xbox… giochi!” mi fa sentire davvero cretino. Ah, per inciso, Bing, che è una bella idea per cercare roba nella console senza andare in sbattimento, non supporta i comandi vocali sulle console italiane, almeno per il momento. In pratica manca l’unica cosa che poteva essere davvero utile di tutta la faccenda relativa al parlare con Kinect, anche perché di certo non mi metto a usare il motore di ricerca col pad.
E per il resto? Di Mediaset Premium non può fregarmene di meno, ché dalla TV italiana sono fuggito tanti anni fa e in ogni caso non è che potrei comunque vederla solo tramite la console. La scelta di unire in un unico gruppone giochi retail, Originals e Live Arcade, tutto sommato, ha senso, anche nell’ottica della transizione verso il digitale sempre più in corso. Certo, così ne viene fuori un colossale minestrone in cui non è proprio il massimo districarsi, specie considerando che non c’è un sistema di filtri decente per le ricerche. In generale la navigazione non mi sembra un disastro e vedo tante shortcut diverse per andare in giro, anche se effettivamente ci sono un po’ di cose “nascoste” e, in particolare, la questione del canale indie è al limite del ridicolo. Magari mi sono perso un passaggio, ma dopo diversi tentativi mi sembra di capire che ci si possa arrivare solo tramite lo strillino a rotazione (e già è folle, specie considerando che non so quanti si mettano a scorrerlo con l’analogico di destra) e, una volta dentro, fra le varie scelte, non ne ho vista una che mi permettesse di scorrere l’elenco di tutti i giochi, ma solo selezioni di vario tipo. Mi sono perso un passaggio? Dai, per forza! 

PS3

La PS3 ha aggiunto un po’ di funzioni legate a PlayStation Vita. Che ha pure senso, visto che in Giappone esce adesso, ma ha magari un po’ meno senso se pensiamo che dalle nostre parti arriverà fra qualche mese. Ah, e hanno aggiunto l’inglese britannico alle lingue di sistema. Vuol dire che trovo arse nel dizionario? In più ho notato una nuova icona dedicata a PlayStation Plus: io non sono abbonato e se la seleziono mi dice: “figata, vuoi iscriverti?”. Immagino che se la seleziona un umano pagante appaiano cose differenti. Infine, devono aver aggiornato qualcosa a livello di codec, o altre cose simili che non capisco, perché tramite condivisione la console ora vede un po’ più di filmati che ho sul PC rispetto a prima. Non ho notato altro, c’è altro?

Ah, l’altra sera ho anche trovato il Wii con la luce blu lampeggiante che illuminava a giorno il salotto. Ma era solo per dirmi che stanno per chiudere il canale di Kirby. Che ho scaricato e mai aperto. Amen.

Piltowings Resort

Pilotwings Resort (Nintendo, 2011)
sviluppato da Monster Games – Richard Garcia

Non ho giocato Pilotwings e non ho giocato Pilotwings 64. Presumo sia per questo che non aspettavo con la bava alla bocca Pilotwings Resort. Oddio, magari non ci avrei perso le notti lo stesso, ma insomma, di sicuro non avevo in capoccia il mito di quel fantastico e meraviglioso e bellissimo gioco (e seguito) a cui tutti vogliono così tanto bene. La verità è che se non me lo fossi ritrovato in casa probabilmente non avrei giocato manco questo. Però sì, un po’ ero curioso.

E quindi me lo sono giocato e, nonostante qualche perplessità iniziale, me lo sono giocato fino in fondo, più o meno. Ho affrontato tutte le prove, mi sono impegnato a prendere il massimo dei voti nelle sfide sul deltaplano (l’unico veicolo che davvero mi divertiva), ho pure cazzeggiato nella modalità che si chiama Volo Libero però poi ti mette il limite di tempo e un po’ ci rimani male. E mi sono divertito abbastanza, ma era evidente che mi mancava qualcosa.

Ora, è chiaro che il limite principale sta nel fatto che non mi appartiene troppo l’animo del gioca e rigioca e rigioca e migliorati e frantuma il record e sblocca tutto quel che c’è da sbloccare e giocaci per duecentoventi ore. Mi capita, eh, ma solo se il gioco mi prende tantotantotanto per le sue meccaniche e/o per l’ambientazione, il taglio visivo, la direzione artistica, robe del genere. Tipo, boh, esempi che mi vengono in mente, anche molto diversi fra loro, possono essere Lumines, Super Mario Galaxy (e seguito), Dead Rising. Evidentemente non è stato questo il caso.

Non lo è stato perché, come detto, aereo e jetpack non mi han dato molto, e mi divertivo davvero solo con il deltaplano. Non lo è stato perché l’ambientazione, anche, non mi ha detto nulla, e quindi non provavo il piacere puro di zuzzerellarci dentro. E non lo è stato perché fondamentalmente il taglio visivo, le musiche, lo stile Wii/Mii/Resort/Sports/ecc mi fanno un po’ cacare. O, meglio, mi piacciono addirittura molto e mi paiono adeguatissimi nel contesto di un Wii Sports, o dei menu, dei giochini, delle applicazioni “da dashboard” di Wii e 3DS, ma davvero mi fanno rotolare le palle sotto il divano e mi ammazzano del tutto atmosfera e immedesimazione in un contesto come quello di Pilotwings Resort. Insomma, di ‘sta isola non me ne frega nulla.

Mi rendo conto, però, che son tutte cose molto mie e che di fondo Pilotwings Resort è un gioco molto ben fatto e con più cose da dire, in cui se si ha la forza di superare le prime, un po’ mosce, fasi si trova un gran bel lavoro di design delle sfide, curate e molto più varie di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Certo, ha tutte le ragioni di questo mondo chi lo critica per il riciclo privo di vergogna, ché veramente ributtare fuori la stessa ambientazione di Wii Sports Resort fa un po’ tristezza, specie poi in un gioco nel quale l’ambientazione gioca un ruolo tanto importante (ma d’altra parte, se quegli ambienti ti piacciono e sei contento di averli in un Pilotwings… ).

Mi sembrano un po’ meno centrate le critiche sulla quantità di contenuti: si tratta di un gioco tutto basato sul giocare e rigiocare le varie prove con lo scopo di perfezionarle e perfezionarsi al massimo. Trentanove sfide con cinque possibili valutazioni e, volendo, i tempi record da limare, più la modalità extra coi vari contenuti da scovare e collezionare, non è certo una roba da gridare al miracolo, ma tutto sommato mi sembra adeguata. Non dico che sia come criticare, che ne so, Tetris per Gameboy perché dopo appena dieci livelli si finisce il gioco, perché mi sembrerebbe di stare bestemmiando, però il senso della cosa è un po’ quello. Chi è interessato a giocare Pilotwings Resort affrontandolo sul serio di cose da fare ne ha. Chi non è interessato a farlo, forse, non è interessato a Pilotwings Resort. Tipo, io, a conti fatti, non lo ero.

Molto più perplesso mi lascia il mancato supporto allo StreetPass, in quello che di fondo è forse il titolo di punta – almeno per un certo tipo di pubblico – nella lineup di lancio, da parte della stessa Nintendo che ci ha scartavetrato i maroni su quanto lo StreetPass sarebbe stato una figata. Ora, non dico debbano fare come Sony che fra un po’ comincia a buttare fuori in 3D anche i comunicati stampa, però, per Dio, costava davvero tanto? E no, la giustificazione che Nintendo supporta le cose solo quando hanno senso non mi basta, perché per non trovare un senso nel supporto allo StreetPass su un gioco con tanta roba da collezionare, con i Mii integrati, con anche solo l’opportunità di condividere i ghost sul tempo, beh, o sei scemo o non ci credi neanche tu, nello StreetPass.

(Ma forse la risposta sta in “almeno per un certo tipo di pubblico”)

Ma perché la gente scrive PilotWings se sulla scatola c’è scritto Pilotwings?

Metroid Prime: Hunters

Metroid Prime: Hunters (Nintendo, 2004)
sviluppato da NST

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, qualcuno scrisse una favola. Secondo quella favola, in Metroid Prime non serviva il controllo dello sguardo, perché l’enfasi del gioco era posta sull’esplorazione, sulle piattaforme, sui segreti da scoprire. Insomma, non era mica uno sparatutto! Ipotizzare che si trattasse solo di una coraggiosa presa di posizione contro un metodo di controllo, quello via pad, poco adatto al genere, beh, era da folli eretici.

Passano gli anni e, guardacaso, appena i Retro Studios, con Wii e DS, si trovano fra le mani due sistemi in grado se non di fornire un responso pari a quello di mouse e tastiera, quantomeno di avvicinarvisi parecchio, ecco spuntare due nuovi Metroid Prime in cui, magia magia, è possibile controllare lo sguardo! E, incredibile ma vero, le meccaniche alla base del gioco e la sua profonda natura “avventurosa” non cambiano di una virgola.

Polemicucce da asilo infantile via forum a parte, è un fatto che Metroid Prime Hunters offra il primo sistema di controllo degno di questo nome per uno sparatutto in prima persona su console. Il touch screen non ha la versatilità e il raggio d’azione di un mouse, ma porta il genere su un piano totalmente differente rispetto a quello, farraginoso e zoppicante, che tanti crimini ha commesso sulle varie console da salotto (questo senza nulla togliere al fascino e al divertimento offerto negli anni da capolavori del calibro di Goldeneye, Perfect Dark, TimeSplitters 2 e Halo).

E tutto questo avviene in una struttura che, come detto, si mantiene fedele alle caratteristiche della saga, riprodotta però in versione “mignon”, sotto qualsiasi punto di vista la si voglia guardare. Che Hunters avrebbe offerto una veste grafica non paragonabile a quella delle due edizioni GameCube era ovviamente prevedibile. Che ci fosse da rinunciare a tanto altro, magari, un po’ meno. Le ambientazioni, pur ben congegnate ed evocative, offrono davvero poco terreno da esplorare, con mappe tutt’altro che contorte e un livello di difficoltà discretamente basso.

Discorso simile per i combattimenti, tavolta impegnativi quando si subiscono le imboscate dei cacciatori che danno il titolo al gioco, ma davvero di basso livello per quanto riguarda i boss. Questi ultimi, oltretutto, sono sempre gli stessi due, potenziati e ripetuti varie volte nell’arco di tutto il gioco, fino allo scontro finale (doppio e carpiato previa esecuzione di operazioni super segrete), per fortuna contro un bel creaturone inedito, seppur fin troppo facile da abbattere.

Ma forse la semplicità dell’elemento “shooter” rimane tale proprio per mantenere l’obiettivo su quella che, a conti fatti, rimane la caratteristica principe della serie. Gironzolare per i livelli è comunque un piacere e scoprire i vari potenziamenti sparsi in giro è sempre fonte di grande soddisfazione. Oltretutto, a conti fatti, le dimensioni ridotte rimangono più che sufficienti per quella che resta un’esperienza portatile, spesso ridotta a brevi sessioni “toccata e fuga”, nelle quali non si possono perdere decine di minuti cercando di ricordare la struttura di questa o quella immensa costruzione tridimensionale.

Esperienza portatile che, va detto, viene un po’ frustrata dalle posizioni non certo comodissime in cui si è costretti ad esibirsi per poter controllare al meglio il proprio personaggio. Ma del resto, che le console portatili recenti stiano diventando sempre meno portatili non è certo una novità. Del resto un anno fa le batterie del Game Boy Advance, che usavo per giocarmi in pace e piacere Boktai in spiaggia mentre mi asciugavo dopo il bagnetto, mi sono durate tutta la vacanza e oltre.

E invece, quest’anno, non solo PSP e DS hanno dovuto subire un buon numero di ricariche (più la prima del secondo, onestamente), ma soprattutto col cazzo che ci ho potuto giocare in spiaggia, dato che quei “fantastici” schermi ultra riflettenti, alla luce del sole, non fanno vedere una fava. Forse forse pure la scelta di Kojima relativa al nuovo seguito di Boktai è legata più all’hardware che ad ardite scelte di design.