Tornare a vincere

Se volete leggere questa recensione impaginata meglio e con un voto in fondo, la trovate su IGN Italia. Se preferite ascoltarmi parlare del film in podcast, lo trovate su Outcast.

Gavin O’Connor è un regista solido, di buon mestiere, che non firmerà probabilmente mai un capolavoro ma porta quasi sempre a casa il risultato con professionalità, sa gestire l’azione e il racconto, riesce a spingere sulle emozioni in maniera sincera, mai cinica o posticcia, credendo davvero nella magia di ciò che racconta ma fermandosi sempre quell’attimo prima di scivolare troppo nello stucchevole. La sua opera più riuscita rimane forse quella specie di splendido “due Rocky in uno” che fu Warrior, nel quale due film sportivi si incontravano sul ring, raccontando altrettante storie che potevano funzionare da sole e che regalavano una spettacolare esplosione di emozioni proprio perché poste l’una contro l’altra. Ma se si apprezzano i generi fra i quali ama saltare, anche i vari MiraclePride and GloryJane Got a Gun The Accountant sanno regalare del solido intrattenimento, chi più, chi meno. La musica non cambia con Tornare a vincere, che intreccia fra loro due filoni abbastanza consolidati, quello dei film sulla dipendenza e quello del cinema sportivo, tirandone fuori una storia semplice, accattivante, tutta caricata sulle spalle di un Ben Affleck in gran forma.

Il film si incentra quasi completamente sulla figura di Jack Cunningham, personaggio sconfitto dalla vita che conferma quanto l’Affleck recente funzioni quando gli si chiede d’interpretare la crisi di mezz’età. In questo caso, poi, stiamo parlando di un ruolo che l’attore ha sentito molto e in cui ha probabilmente iniettato il suo vissuto, la sua conoscenza di manierismi, abitudini, difficoltà attraversate nella propria vita. Cunningham era un giovane cestista destinato al successo ma ha poi abbandonato la carriera sportiva e ora, reduce da un divorzio drammatico, tira a campare immerso nell’alcolismo, mentre lavora per un’impresa di costruzioni. E insomma, è difficile guardare Tornare a vincere e non pensare alle diverse e rovinose cadute nel tunnel della dipendenza, al divorzio da Jennifer Garner e ai folli alti e bassi affrontati in carriera da un Ben Affleck che certo non si è nascosto e ne ha parlato in abbondanza durante la campagna promozionale per il film. Ed è difficile non pensare a quanto possa aver sentito vicino il racconto di un uomo che prova a rifarsi una vita, a staccarsi dalla bottiglia e rimettersi in piedi attraverso una passione che l’aveva visto grande.

Tutto questo emerge in un’interpretazione sentita, credibile, che trova la sua forza straziante nei dettagli, nel modo in cui Jack parla con la ex moglie, in come il suo corpo comunica una sofferenza che prova a nascondere con le parole, nello sbigottimento di essere colto con le mani nel sacco si tramuta in arrogante meccanismo di difesa, nella totale confidenza e abitudine ai gesti di chi apre decine di lattine al giorno, nella sorpresa, umiliazione, negazione, disperazione che il personaggio esprime in chiusura del secondo atto. Affleck si carica sulle spalle il film e lo porta a casa in scioltezza, aiutato da un O’Connor che si mette al suo servizio e, pur non rielaborando l’attore ai livelli esplorati da Fincher in Gone Girl (ma lì siamo in un’altra categoria), ne recupera l’intuizione di sfruttamento metacinematografico e conduce l’attore a un’interpretazione maiuscola. Il resto è contorno, per un film che non ha guizzi particolari, è anzi abbastanza tradizionale negli sviluppi ma trova forse una sua personalità nel modo in cui fa intrecciare i generi spezzandoli a vicenda. La vicenda personale di Jack Cunningham, le sue tragedie e la sua lotta fallimentare all’alcolismo finiscono infatti per prendere possesso del racconto, facendo deragliare il treno del film sportivo dai binari prescritti e spostandone il viaggio sullo sfondo, dove prosegue imperterrito ma lascia spazio al cuore della storia. Nel farlo, Tornare a vincere non rinuncia comunque a quel brivido di piacere che un buon film sportivo deve saper regalare, a ulteriore testimonianza dell’affetto di O’Connor per la materia.

6 pensieri riguardo “Tornare a vincere”

        1. Dai, Serino ogni tanto parte per la tangente ma è bravo. 🙂

          Io non me ne sono necessariamente andato, è solo che non faccio più quel lavoro a tempo pieno, ma quando riesco scrivo ancora cose, su IGN Italia, Everyeye, talvolta BadTaste. Quest’anno m’ha un po’ fregato la quarantena, perché ultimamente mi occupavo soprattutto di coprire varie fiere. Comunque puoi seguirmi abbastanza regolarmente su Outcast.it, che è un sito che coordino io. 🙂

          https://www.outcast.it/
          https://it.ign.com/u/giopep
          https://www.everyeye.it/redazione/andrea-maderna-10297/

          "Mi piace"

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