They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani

Se volete leggere questa recensione impaginata meglio e con un voto in fondo, la trovate su IGN Italia.

Inevitabilmente, vista la piega presa dalla sua carriera negli ultimi vent’anni, Peter Jackson ci è noto soprattutto come il regista degli adattamenti tolkeniani (con il suo logorroico King Kong nel mezzo) e magari, in seconda battuta, chi lo conosce in maniera più approfondita ne ricorda gli esordi splatter-demenziali e/o le divagazioni meno di genere (penso a Creature del cielo e Amabili resti). Forse meno noto è il suo immergere saltuariamente le mani nel mondo dei documentari, che si è concretizzato prima col mockumentary Forgotten Silver (che tecnicamente documentario non è, ma insomma), poi partecipando alla produzione di West of Memphis e adesso con questo They Shall Not Grow Old. Fedele a se stesso, il regista neozelandese non ha abbandonato le sue radici fantasiose e ha lavorato da sperimentatore anche quando si è dedicato a questo format così diverso dalle proprie abitudini, per l’appunto dirigendo prima un documentario finto su un uomo mai esistito, poi dedicandosi a questa operazione certamente più rigorosa ma applicandovi comunque la magia del cinema, che rende il reale ancora più vero distorcendolo.

Per raccontare la vita durante la Prima Guerra Mondiale, Jackson si è dedicato a spolverare gli archivi della BBC e dell’Imperial War Museum, mettendo mano su qualcosa come cento ore di filmati e seicento ore di interviste a oltre duecento veterani. Ha spulciato il materiale e ne ha tirato fuori un montaggio da circa due ore (o novanta minuti, ne esistono due versioni), che evita in ogni modo di raccontare fatti specifici, nomi, cose e persone, e punta piuttosto a immergere nelle sensazioni, in cosa potesse significare ritrovarsi invischiati nel fango, nel sangue e nella morte di quella guerra. Quasi tutto ciò che si guarda e ascolta nel film è materiale d’archivio, assemblato in modo da utilizzare i racconti dei veterani come accompagnamento sonoro per le immagini, in movimento e non, dell’epoca. Ma il “quasi” sta appunto nella manipolazione audiovisiva. Jackson non si è limitato a restaurare con cura certosina il materiale messo a sua disposizione, l’ha anche potenziato e manipolato per dargli un impatto cinematografico e costruire un racconto visivo appassionante, coinvolgente.

They Shall Not Grow Old gioca con l’immagine, pasticcia col formato, colora luoghi, umori e sapori, aggiunge addirittura una colonna sonora, con rumori di scena, e perfino un doppiaggio “credibile” sul labiale di persone le cui voci reali, ovviamente, non fanno parte dei filmati originali. Ne nasce un qualcosa di razionalmente straniante ma irrazionalmente perfetto e il primo istante in cui vediamo l’azione colorarsi e ascoltiamo quei rumori, quelle voci, crea un corto circuito mentale fortissimo, prende delle immagini d’epoca, lontane, polverose, e le trasforma in cinema, immergendo davvero in quelle trincee, in quel mondo così lontano, come non ci si aspetterebbe. E il paradosso è che questa scelta così efficace costituisce in realtà la parte meno potente del film.

Le immagini d’epoca, infatti, pur affascinanti e interessantissime, pagano i limiti tecnologici e di contesto, mentre le parole arrivano con tutta la loro forza, quella sì senza limiti. È nei racconti dei veterani che si trova la vera forza di They Shall Not Grow Old, la maestosità dei ricordi di chi c’era evoca tutto l’assurdo del tempo di guerra, gli arruolamenti portati avanti senza curarsi di regole ed età, la vita quotidiana in zona di guerra, l’immergersi mani, volti, pelle, organi, nel fango, nella merda e nella morte, la stranezza emotiva di quando la guerra ha finalmente termine, tutto ciò che è davvero impossibile immaginare ma che le parole mandano a segno con la forza di un coltello arroventato.

Il film è stato distribuito nelle sale italiane dal 2 al 4 marzo, l’invito è di recuperarlo appena possibile sul mercato dell’home video, fosse anche solo per premiare lo sforzo incredibile di Peter Jackson, che per inciso ha lavorato rinunciando al compenso economico e restaurando per intero le centinaia di ore di filmati, nonostante glie ne servisse davvero solo una minima parte.

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