La Gomera – L’isola dei fischi

Se volete leggere questa recensione impaginata meglio e con un voto in fondo, la trovate su IGN Italia. Se preferite ascoltarmi parlare del film in podcast, lo trovate su Outcast.

Volendo riassumere brevemente La Gomera – L’isola dei fischi, si potrebbe dire che ce la mette tutta, ci crede tantissimo, è carico di entusiasmo, usa ogni strumento previsto dal manuale ma viene rovinato da una certa goffaggine di fondo nel mescolare gli elementi. L’impianto narrativo è quello del noir/poliziesco con elementi da spy story, incentrato sul classico rapporto fra il poliziotto tutto d’un pezzo che s’invaghisce e si fa traviare dalla dark lady stordente e alla ricerca d’aiuto. La storia ruota attorno a loro due, all’operazione in cui si ritrovano entrambi invischiati perché costretti da forze esterne e al dubbio centrale: lei si sta veramente (anche) innamorando, invaghendo, interessando, anche solo affezionando a lui o lo sta solo manipolando? lo scopriremo a giochi fatti.

Nell’ansia di mescolare stili, omaggi, trovate e situazioni, però, il regista Corneliu Porumboiu fatica a trovare il fuoco del racconto e finisce per fare tantissimo senza fare quasi nulla davvero bene. L’impianto noir, la disperazione e il pessimismo che pure emergono dal racconto non filtrano nella messa in scena, nell’atmosfera, il film rimane letterale e superficiale nell’analizzare il rapporto fra i due protagonisti, il potere corruttivo del denaro, l’umanità delle vicende. Le scelte stilistiche alleggeriscono la visione ma risultano abbastanza sterili, figlie di un’entusiasmo mal direzionato, quasi da tarantinata anni Novanta fuori tempo massimo: pieno di omaggi, citazioni, La Gomera infila Hitchcock, Ford, Vidor e altro un tanto al chilo, appoggiandosi su una scansione temporale scombinata che sembra quasi doverosa, dato il genere, ma non si risolve in una svolta narrativa che la giustifichi. Insomma, l’insieme non funziona.

Allo stesso tempo, però, quel che funziona lo fa talmente bene da redimere il film e renderlo comunque una visione gradevole. L’idea centrale dell’organizzazione criminale che comunica “fischiando” in tutte le lingue per non farsi intercettare è davvero riuscita e genera momenti di grande effetto. È l’unica idea del film, va detto, ma è forte e fa il suo lavoro. Inoltre, la coppia principale di attori è perfetta, incredibilmente in parte, al punto di recitare in un film che forse non se li merita. Vlad Ivanov (l’avete odiato in Snowpiercer) è un protagonista perfetto, credibile nel suo ruolo di poliziotto tutto d’un pezzo la cui morale pian piano si sgretola, perché manovrato da una donna a cui non pensava avrebbe ceduto ma talmente fuori portata da risultargli irresistibile. Catrinel Marlon (l’avete intravista ne Il racconto dei racconti) buca lo schermo, bellissima, silenziosa, seducente, fragile quanto dura, convincente in ogni suo aspetto, si mangia la scena e potrebbe convincere ad aiutarla ogni singolo spettatore in sala.

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