I morti non muoiono

Leviamoci subito il dente: I morti non muoiono è poca cosa, o quantomeno lo è rispetto alle – comprensibili – aspettative che in molti si sono creati di fronte all’annuncio (e al trailer) di un film sugli zombi  scritto e diretto da un autore come Jim Jarmusch, oltre che popolato dal cast d’eccezione che solo gente come lui può permettersi in produzioni di questo tipo. Ebbene, il problema è che il risultato non va oltre questa cosa qui: un film di Jim Jarmusch, con l’atmosfera stralunata, compassata, da risate a denti stretti, dei film di Jim Jarmusch, con un cast da film di Jim Jarmusch e che alla fin fine vive quasi solo su quel cast, sul farti sorridere perché guarda quanto è buffo avere il film con gli attori famosi che diventano/combattono zombi. E in questo, bisogna dargliene atto, è sincero e spregiudicato, al punto di abbracciare completamente la sua natura “meta” con gag che rompono il quarto muro e trasformano per brevi attimi il film in una sorta di Deadpool al bromuro.

E in “questa cosa qui”, va detto, ci sono comunque altri aspetti positivi o comunque interessanti, a partire dal punto di vista, il filtro attraverso cui tutto viene raccontato, che poi è quello dell’America di provincia, dei perdenti, dei dimenticati, degli storditi, messi in scena però non con piglio acido e sarcastico ma con affetto. Jarmusch vuole bene ai suoi personaggi, non li prende per il culo e li conduce amorevolmente attraverso un viaggio surreale, buffo, sognante. Non solo: c’è anche una certa dose di cattiveria asciutta ed essenziale, senza tragiche sviolinate ad accompagnare le morti o pipponi infiniti per spiegare i metaforoni. Va tutto dritto per dritto, seppur alla velocità compassata di Jarmusch, certo, e qua e là piazza anche delle trovate visivamente azzeccate. Insomma, è un film gradevole, ma finisce lì.

Finisce lì perché non va oltre all’ABC del genere, gettando sul piatto la satira e le tematiche più ovvie, sottolineandole col pennarellone rosso (nel senso che fa proprio borbottare il sottotesto agli zombi) e non sviluppandole quasi per nulla. La tensione non si sa dove stia di casa e, per carità, non è che mi aspettassi un trionfo di ansia o adrenalina, ma insomma: se non c’è tensione, il divertimento è appena accennato, la comicità e la satira sono spuntate e tutto quello che rimane è la versione più blanda possibile di un film di Jim Jarmusch e/o di un film di zombi, che ce ne dobbiamo fare, di I morti non muoiono? Ti viene anche il dubbio che si risolva tutto in un certo atteggiamento di sufficienza, nell’aver affrontato il tema con il piglio di chi è convinto di stare smontando un genere dall’interno mentre lo nobilita con sagacia metalinguistica, ma non vorrei scivolare nel processo alle intenzioni. Il punto è che è un film al massimo medio, in quasi tutto quello che fa, e il suo pregio principale sta nella sicumera con cui si fa gli affari suoi, trovando un suo ritmo e una sua personalità, affidandosi  al carisma di attori che si divertono e ci mettono un po’ di voglia.

Questo lo rende comunque migliore della maggior parte dei film di zombi usciti negli ultimi vent’anni? Beh, sì, ma da un film di Jarmusch vorrei qualcosa di più che un piazzamento a metà classifica nel campionato della sfiga.

L’ho visto al cinema, in lingua originale, qua in Francia, dove è uscito qualche mese fa. In Italia ci arriva oggi e, ve lo dico, se gli levate pure la recitazione dei tizi famosi, non so bene cosa debba rimanere.

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