Spider-Man: Un nuovo universo

Dunque.

Due mesi fa, è uscito il “final trailer” di Spider-Man: Un nuovo universo.

Il mio commento, copio e incollo da Facebook, è stato “No vabbè ma è clamoroso.” Qualcuno mi ha risposto che lo trovava simpatico.

Ora.

Capiamoci.

È clamoroso. Cioè, non so: quanti trailer avete visto, nel 2018, con una pacca visiva paragonabile? Sì, le battute, son simpatiche, fanno ridere, ma cacchio, guardatelo: quanto è arrogante, nel suo assalto alle pupille?

L’ho guardato numerose volte, questo trailer. In parte perché piaceva molto a mia figlia, che chiedeva spesso di guardare spaidermen (e intendeva questo trailer, ha tre anni, non sottilizziamo). In parte perché comunque era clamoroso.

Ora.

Sono tornato dal cinema poco fa. È l’una di notte. Sono svalvolato. Potrei mettere qui gli screenshot di uno scambio avuto con ignoti su Whatsapp, ma non è importante. Il punto è che sto scrivendo un po’ così. Per dire cosa? Mh. Mettiamola così.

Se questo trailer lo trovate simpatico, OK, possiamo parlare. Se questo trailer lo trovate clamoroso, sappiate che al cinema vi aspettano quasi due ore di questa roba. Se questo trailer vi fa cagare, levatevi dai coglioni. Se avete avviato il trailer ogni volta che vi è apparso davanti leggendo questo post (o comunque siete stati tentati di farlo), qua la mano. Spider-Man: Un nuovo universo è bellissimo. Sì, OK, si fa prendere da qualche lungaggine nella seconda metà e racconta una storia molto classica, leviamoci subito dalle scatole le critiche. Tra l’altro: (1) sì, OK, lungaggini, ma sei comunque sempre lì con gli occhi spalancati per quello che stai guardando, per la droga su schermo, e (2) è anche un film che sa di stare raccontando il classico e riesce a farlo in maniera intelligente, giocandoci, trovando comunque una rielaborazione di grande personalità, allargandone i confini e spezzandone le regole.

E poi?

E poi è un film che nei titoli di testa, dove per “titoli di testa” intendo “la sfilza di loghi e i titoli di testa” mette già in mostra più idee, personalità e pacca visiva di tutti i film di supereroi. Tutti, eh. Tutti quelli mai usciti. OK, sto esagerando, ma credo renda l’idea. Il film inizia e sei a bocca aperta. Il film va avanti e la bocca rimane aperta. Ogni tanto si richiude leggermente, ogni tanto si spalanca ancora di più, ogni tanto bisbigli fra te e te “Ma che idea carina!”, ogni tanto allibisci, ogni tanto ammiri. È un tripudio estetico, una continua pioggia di idee e invenzioni, che rilanciano, aggiungono, accumulano ininterrottamente, senza mollare mai, sparando sempre più alto con – di nuovo – un’arroganza senza limiti. Non è un film di Phil Lord e Chris Miller ma cacchio se si vede lontano un miglio che ci hanno messo le mani e la droga (assieme a Rodney Rothman, che comunque è uno della cumpa). Ed è pazzesco. Clamoroso.

No, davvero. OK, magari non è così bello come lo sto dipingendo e magari sto creando in chi mi legge aspettative impossibili da soddisfare ma, oh, mamma mia, se lo chiedete a me, è la miglior versione possibile di quella cosa che quel trailer sembrava dire che sarebbe potuto essere. Ha quei due limiti detti sopra, ma è talmente pieno, denso, carico, che continuano a venirmi in mente piccole e grandi cose splendide che fa. E non è sterile, no no, il continuo gioco estetico, di omaggi, rimandi, citazioni, burle, gag, follie, ha quasi sempre un contesto perfetto nella narrazione, in ciò che il film vuole (e riesce a) raccontarti con l’azione, l’estetica, il movimento. In più, fa anche ammazzare dal ridere, ha un doppiaggio clamoroso (il pensiero che ve lo guarderete in italiano mi fa agghiacciare le gonadi ma, ehi, pazienza, perché davvero ci vuole uno schermo grosso) e mette in scena una storia semplice, netta, diretta, ma dolce, con un bel cuore e che si racconta con gusto, facendo le mosse giuste, riuscendo comunque ad essere intelligente e perfino complessa in certi aspetti.

Riassumiamo per punti:

  • è un film d’animazione clamoroso;
  • è uno fra i più bei film di supereroi di sempre;
  • è il miglior film di sempre sull’Uomo-Ragno;
  • è la scena della droga di Doctor Strange elevata a film di quasi due ore che poi, sul finale, fa la sua scena della droga che quindi fa il giro e diventa quasi normale;
  • se leviamo i miei cinque film preferiti fra quelli usciti in Italia nel 2018 ma che in realtà il mondo considera del 2017, è il mio film preferito del 2018;
  • la colonna sonora è clamorosa;
  • Gli incredibili gli spicciano casa;
  • pur nella sua semplicità di canovaccio e in mezzo alla raffica clamorosa di risate, i suoi due o tre discorsi azzeccati e interessanti li fa;
  • che ritmo, ragazzi, che ritmo, indiavolato, trascinante, che costante sensazione di movimento;
  • ho usato un po’ troppe volte il termine “clamoroso” e a rileggere mi dà fastidio ma il problema è che è clamoroso, quindi non ho voglia di sostituirlo con dei sinonimi;
  • pucchiacche.

No, sul serio, è proprio tanto, tanto, tanto bello. E c’è la dedica a chi sappiamo. E sulla scena dopo i titoli di coda quasi mi piscio sotto. E non era la prima volta che quasi mi pisciavo sotto. E non lo so, boh, voglio rivederlo, magari mi sono sbagliato, non è possibile.

3 pensieri riguardo “Spider-Man: Un nuovo universo”

    1. Ho smesso con quella cosa di “scrivo due righe su tutti i fumetti che leggo” perché non riuscivo a starci dietro. E non m’è capitato di voler scrivere di cose specifiche. 🙂

      Su Pazienza ammetto di avere una conoscenza superficiale, anche se quel che ho letto (fra cui un volume di Zanardi), ormai tanti anni fa, mi era piaciuto molto.

      Mi piace

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