Maniac

Nel programma del Paris International Fantastic Film Festival ci sono sempre anche un po’ di proiezioni di classici, grazie a cui ho avuto modo di spararmi per la prima volta sul grande schermo diversi film che mi hanno formato sulla televisione di casina bella. Chiaramente, i film possono essere selezionati secondo vari criteri. Nel 2013, per esempio, fecero la maratona notturna Stephen King ad accompagnare la proiezione in anteprima del remake di Carrie (scusate un attimo che c’ho il gag reflex). Quest’anno, uno dei classici presenti, l’unico che sono purtroppo riuscito ad andare a vedere, era Maniac, presente nella sua versione originale a 16 millimetri. Il negativo è stato infatti recuperato di recente e rimesso a nuovo, con tanto di riedizione in Blu-Ray appena uscita nei magici iuessei, e sta facendo il giro dei festival come chicca inedita, dato che la versione distribuita ai tempi era stata “spalmata” su 35 millimetri, come i distributori erano soliti fare. Insomma, direi che guardarmi per la prima volta Maniac a una proiezione su schermo gigante nel formato originale appena restaurato non è male!

Ebbene sì, ho confessato: non l’avevo mai visto. Maniac è uno di quei classici dell’horror/thriller riveriti e citati da tutti ma che, per la sua natura di cult “maledetto”, ostracizzato per la carica di violenza (esplicita e non) fuori misura ai tempi e bandito a destra e a manca, alla fin fine in molti non hanno mai visto. Ed è in fondo anche un po’ per questo, oltre che per completismo ossessivo compulsivo, che ci tengo a scrivere le mie due righe al riguardo. Perché, parliamoci chiaro, dubito sia possibile dire ancora qualcosa di nuovo su Maniac nel 2018, ma se qualcuno che mi legge non l’ha mai visto e decide di recuperarlo grazie alle due righe in questione, beh, mi sento appagato. Anche perché ne vale la pena: la violenza esplicita, alla fin fine, non è manco troppo eccessiva, rispetto a certi torture porn che abbiamo visto negli anni, ma Maniac è un film dall’impatto fortissimo ancora oggi, specie poi se spalmato sul grande schermo in quella maniera, ma immagino anche visto a casina in televisione. Posso solo immaginare quanto lasciasse allibiti nel 1980, considerando che, sul serio, funziona dannatamente bene ancora oggi.

L’idea, volendo fare i pirla, è la stessa di Avengers: Infinity War, vale a dire quella di un film in cui il protagonista è il cattivo e il cattivo è un pazzo omicida. Fuor di battuta, il genio e la potenza di Maniac si esprimono tutti a partire da lì: William Lustig si affida alla faccia e al fisico da deviato, disgustoso, sfigato, brutale, lurido, che Joe Spinell si porta dietro e racconta le giornate tipo di un uno stupratore/assassino seriale attraverso il suo sguardo. In certi momenti la cosa si fa letterale, con il genere di inquadrature in prima persona che diventeranno cifra stilistica dominante nel remake del 2012, ma per la maggior parte del tempo si tratta soprattutto di immergere lo spettatore nella sua visione sofferente, violenta, rancorosa, ansiogena, malata. Al di là della violenza e della messa in scena delle attività notturne, mostrata illustrando il mix di tecnica, preparazione e improvvisazione, è soprattutto nei momenti del “dopolavoro” che si svelano mano a mano le sfaccettature del personaggio, i suoi tic, le sue motivazioni, i suoi drammi formativi e il conflitto interiore di persona che ambisce a una vita normale, seppur filtrata da uno sguardo distorto, ma non è assolutamente in grado di sconfiggere i demoni che le impediscono di ottenerla.

Maniac è un film per certi versi rozzo, che non ha ogni cosa perfettamente al suo posto, in cui alcune interpretazioni di contorno sono un po’ meccaniche, e che ovviamente è figlio del suo tempo per scelte estetiche e musicali. Ma fa veramente impressione quanto riesca a non essere invecchiato nella clamorosa interpretazione di Spinell, che ci mette davvero anima e corpo, e nella capacità di inquietare, ammorbare, rimanerti appiccicato addosso, anche per come, almeno un pochino, finisce per farti capire il suo protagonista, addirittura simpatizzare per lui in certi momenti. Magari (auspicabilmente) non ti ci immedesimi, ma ti ritrovi seduto al suo fianco e ne senti il luridume sulle palle. E, siamo sempre lì, un horror da cui esci sentendoti sporco, inquietato, destabilizzato, che ti lascia addosso qualcosa su cui riflettere, è un horror che sa fare il suo dovere.

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