What Keeps You Alive

Mi sono guardato What Keeps You Alive come secondo film nella mia giornata “di punta” (in cui mi sono sparato tutte e cinque le proiezioni a programma) del Paris International Fantastic Film Festival 2018. Non ne sapevo nulla, al di là del fatto che le prime parole della sinossi menzionavano una coppia di sposi in vacanza fra i boschi e della presenza di Alex Lawther, protagonista di The End of the F***ing World, chiaramente visibile nella foto promozionale qua sopra e in un paio di momenti del trailer del festival. Immaginavo che lui fosse uno dei due sposini in questione e davo per scontato che avrei visto un thriller in cui la vacanza sarebbe andata brutalmente a puttane, un po’ perché Lawther appariva ricoperto di sangue, un po’ perché, insomma, il film è diretto da Colin Minihan dei The Vicious Brothers, qui al suo esordio da solista.

Ora, probabilmente mi faccio troppi problemi, considerando che il trailer ci mette cinque secondi netti a far capire cosa accada e poi suggerisce anche una (prevedibile, va detto) svolta della parte finale, ma insomma, faccio come al solito e vi dico che si tratta di un discreto thriller, molto ben diretto, con una fotografia curata, un cast che funziona e un villain di cui mi sono innamorato. Ha qualche scelta di scrittura dei personaggi discutibile e un finale che se la tira un po’ troppo ma insomma, nel complesso, secondo me si merita un giro ed è divertente guardarselo senza aver manco visto il trailer.

Quanto segue è per chi il trailer l’ha visto.

Innanzitutto, un dato fondamentale: nel film non c’è Alex Lawther ma Brittany Allen, che però, abbiate pazienza, con quel taglio di capelli, quell’aria dimessa e ricoperta di sangue, oh, mi sembrava proprio lui. Quindi, insomma, mi sono creato da solo un colpo di scena aggiuntivo. Al di là di questo, la storia racconta quindi di due sposine poco più che novelle (convolate a nozze un anno prima), che vanno a farsi un weekend nella casa di montagna. Purtroppo, però, una delle due sbrocca e decide che vuole far fuori l’altra. Vatti a fidare della persona con cui hai scelto di condividere la frittura di pesce per il resto dei tuoi giorni. Chiaramente, è facile leggerci una rappresentazione estremizzata della violenza domestica, e ci sta, funziona senza essere stucchevole, in un film che del resto non mostra grandi ambizioni al di là dell’intrattenimento puro.

Chiaramente, procedendo con la storia, vengono spiegate meglio le motivazioni in campo, ma non approfondisco perché, ehi, perlomeno su quello, il trailer non dice nulla. La sostanza, comunque, è che Minihan mette in scena una sfida a due abbastanza classica, di quelle in cui i rapporti di forza, inizialmente squilibratissimi, si modificano piano piano e l’ingegno della vittima potrebbe forse avere la meglio sulla brutale efficienza del carnefice. O forse no. C’è la giusta dose di sangue, la tensione è gestita bene e si rimane a lungo incerti su come andrà a finire, cosa non scontata e anzi già di suo buon risultato per un film di genere che inventa poco o nulla. Minihan, poi, dirige con mestiere, tiene alto il ritmo e fa girare a dovere le due protagoniste: Brittany Allen si piglia tutte le necessarie scarpate in faccia con lo spirito giusto e Hannah Anderson è una cattiva efficace, fredda come un ghiacciolo, tremendamente sexy con un’accetta in mano. Roba che la sposeresti anche sapendo come andrà a finire.

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