Upgrade

Cose da dire su Leigh Whannell:
1. “nasce” artisticamente come compagno di viaggio di James Wan,  per il quale scrive il primo Saw e un paio di seguiti, ma anche Dead Silence e i quattro Insidious, il terzo dei quali segna il suo esordio da regista;
2. ha anche una specie di carriera da attore, ma è veramente poco più che una comparsa;
3. ora che ha provato l’ebbrezza della macchina da presa, pare essersi messo in testa di voler dirigere tutto quello che scrive;
4. ha scritto Upgrade in tempi non sospetti, anni fa, immaginandosi un blockbusterone di fantascienza modello Christopher Nolan, e ha solo in un secondo tempo abbassato il tiro, quando si è reso conto che, se voleva dirigerlo lui, la via della piccola produzione modello Blumhouse era l’unica credibile. E ha comunque dovuto convincere Jason Blum che fosse possibile mettere in scena una storia del genere coi suoi soliti budget. Non è stato semplice, pare;
5. è un taglio. No, sul serio, fa schiantare dal ridere. Vi metto qua sotto il podcast che ha registrato per Empire, interessantissimo e allo stesso tempo da ammazzarsi dal ridere. Stavo lavando i piatti e c’avevo le lacrime agli occhi.

Fatte queste premesse, è il caso di dire che, sì, Upgrade è un po’ il Venom del discount, ma lo è nella maniera più positiva possibile. È un complimento. E non è neanche il migliore che gli è stato fatto, considerando che molti l’hanno additato – con un paragone che ci sta ma, forse, finisce per fare da complimento eccessivo – come una sorta di Robocop del nuovo millennio. Da noi arriva dopo, ma in America il film di Whannell è uscito più o meno assieme al primo trailer di Venom e, insomma, entrambi raccontano di un protagonista che ha l’atteggiamento da eroe controvoglia, subisce una sorta di “possessione” fisica e mentale che lo rende superumano e si porta dietro la faccia di Tom Hardy (anche se l’attore di Upgrade si chiama Logan Marshall-Green, per altro in formissima). Le scene in cui i due personaggi scoprono i rispettivi poteri fanno quasi impressione, per quanto si assomigliano e, in generale, come coincidenza, fa strano. Ci sta che la reazione istintiva possa essere di sfiducia. Ma Upgrade non è una copia frettolosa modello Asylum. Ah, no. Proprio no.

Il fatto è che Upgrade è il Venom del discount solo nella misura in cui Venom ha i valori di produzione tutti sbrilluccicosi da grossa tavanata supereroica, mentre Upgrade ha un adorabile look dimesso da B movie anni Ottanta/Novanta, quel genere di roba che sei abituato a scoprire seguendo un festival del fantastico. E ancora, mentre Venom è un film per ragazzi con protagonista una creatura fuori controllo che squarta e sbrana senza mostrare una goccia di sangue, Upgrade è un tentativo di fare fantascienza d’azione adulta, seppur autoironica e vagamente trash, senza risparmiare colpi, scavando nelle carni, spillando sangue e odorando neanche troppo vagamente di body horror. Infine, Venom è una zozzata, mentre Upgrade è un film divertente, con uno humour nero che colpisce sempre nel segno, delle svolte drammatiche sopra le righe ma efficaci, un ritmo perfetto, quel minimo di contenuto che te lo rende simpatico e un taglio action che mostra i limiti di budget ma vi gira attorno saggiamente grazie a scelte registiche azzeccate.

E, bonus, non ci sono manco i fanatici che rompono i coglioni per le differenze coi fumetti.

12 pensieri riguardo “Upgrade”

  1. scusa tu l’hai provato red dead 2? a tutto 10 ma moltissimi utenti(7,5 su metalcritic) dicono che è noiosissimo, lentissimo e le sparatorie sono brutte, legnose con un l’ia ridicola peggiore di quella di gta5.

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      1. lo proverò a 30 euro, certo che giopep era troppo avanti, mi ricordo che aveva semi bocciato killer 7 (voto 7,5) dicendo di essere scandalizzato dai 9 dato che il gameplay in se era investiste. E aveva paura che in futuro la moda potesse dilagare. Chissà se la pensa ancora così.

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        1. lo proverò a 30 euro, certo che giopep era troppo avanti, mi ricordo che aveva semi bocciato killer 7 (voto 7,5) dicendo di essere scandalizzato dai 9 dato che il gameplay in se era inesistente. E aveva paura che in futuro la moda potesse dilagare. Chissà se la pensa ancora così.

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          1. Veramente non l’avevo bocciato (voto 7,5), non ero scandalizzato dai 9, non dicevo che il gameplay era inesistente, lo criticavo per altri motivi e non temevo il dilagare di quella cosa. Ma, boh, OK.

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            1. ricordo male io sorry, se ci riesco cerco di ritrovare il vecchio numero di psm. Comunque io trovo scandaloso che redattori, giornalisti ecc dicano che ormai il gameplay è solo una parte del gioco e neanche la più importante. Allora chiamiamole esperienze interattive e non più videogiochi.

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              1. Ma infatti secondo me l’errore sta nel sostenere che, esempio random, nei giochi di Quantic Dream non ci sia gameplay. Per me, semplicemente, il videogioco si è evoluto e, al fianco di gameplay/interazioni più vicini a quelli delle origini, oggi ce ne sono altre forme. Per me è gameplay anche quello dei cosiddetti “walking simulator”, e può anche essere ottimo gameplay, nella misura in cui funziona bene per quelle che sono le sue intenzioni. Il gameplay è una parte del gioco, certo. Lo è sempre stato. Perfino in Spacewar. Ed è una parte fondamentale. Il punto, casomai, è che “gameplay” può voler dire tante cose diverse. Per come la vedo io, è semplicemente la forma di interazione, che può essere più o meno “giocosa” in senso classico.

                Ma è un discorso lungo, ognuno ha le sue convinzioni e, soprattutto, le questioni di semantica mi annoiano un po’. Io li chiamo tutti videogiochi, esattamente come chiamo pizza anche quella di domino’s, anche se non è uguale alla pizza originale napoletana (e nel discorso poco importa se sia meglio o peggio, solo che è proprio diversa ma, per me, sempre pizza è). 🙂

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