Thelma

In un universo parallelo, ma neanche troppo distante, Thelma potrebbe tranquillamente essere un film Fox legato all’universo cinematografico degli X-Men. Voglio dire, dopo i due DeadpoolLogan, con (quello che ci hanno promesso essere) I nuovi mutanti in arrivo, ci sarebbe da stupirsene? Il film d’autore europeo su una mutante che assume consapevolezza dei propri poteri lanciandosi in un tripudio di inquietudini, follia surreale ed esplorazione sessuale… perfetto. Poi, per carità, magari è un po’ una deformazione mentale mia a farmi vedere gli X-Men in qualsiasi film racconti di ragazzi e ragazzini che si scoprono paranormali (li ho visti anche nell’ultimo di Tim Burton, nonostante lui neghi con tutte le forze), ma che  ci dobbiamo fare? Fatto sta che Thelma non è un film di supereroi e non è un film dedicato ai mutanti Marvel, ma poco ci manca. In un certo senso, è come se Joachim Trier avesse girato un film inserito nell’universo degli X-Men senza doversi sucare tutte le menate che derivano dal girare un film inserito nell’universo degli X-Men.

La storia racconta di una ragazza norvegese che, lo vediamo fin dal prologo, ha qualcosa di strano, qualcosa che terrorizza i suoi genitori nonostante l’amore che provano per lei. Balzando poi in un futuro che la vede trasferirsi all’università, ma tornando a più riprese negli anni della crescita tramite qualche flashback, il film ce ne racconta per sommi capi la vita all’interno di un ambiente molto repressivo, in parte per la fede religiosa di mamma e papà, in parte per una versione estremizzata del tradizionale panico da genitore. Se già di base si tende a voler proteggere i figli in maniera forse eccessiva, appanicati da tutto quello che potrebbe accadere loro, figuriamoci come possa andare quando si è mossi da sostanziale terrore nei confronti di ciò che la ragazza potrebbe combinare se “stimolata” in maniera imprudente.

Certo, non sono solo questioni pratiche ed è tutto un trionfo di metaforoni, in un film che parla di crescita personale, scoperta di amori considerati contro le regole, oppressione religiosa e un potere in grado di far deflagare il mondo che viene scatonato dagli ormoni. Insomma, come dicevo, è un po’ la classica storia di superadolescenti con superproblemi. A fare la differenza è la direzione compassata e implacabile di Trier, che non tratteggia un horror in senso stretto ma opprime accumulando tensione, mettendo addosso ansia, calando nello sguardo di una protagonista divisa fra il desiderio di scoperta, l’esplosione imminente e il terrore della presa di coscienza. Tutto viene raccontato attraverso i suoi occhi, quelli di una narratrice affidabile il giusto e coinvolgente come poche, alla ricerca di una liberazione che allo stesso tempo brama e scopre di temere.

L’ho visto al cinema, qua in Francia, quasi un anno fa ma nelle sale italiane ci arriva questa settimana. È probabilmente tra i miei film preferiti dell’anno scorso e, quindi, anche di quest’anno. Credo.

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