Preacher

Poco più di una settimana fa, si è conclusa la seconda stagione di (quella bomba clamorosa di) Preacher, che ho trovato anche superiore a (quella bomba clamorosa che già era) la prima stagione di Preacher. C’è un aspetto in particolare ad avermi convinto, esaltato, fatto ridere come un scemo e fatto venire voglia di scriverne qua dentro per spingere chi fosse indeciso a darle una chance: Preacher ha dimostrato definitivamente di essere una serie che fa quello che le pare. In maniera proprio netta. Certo, aveva iniziato a farlo fin dall’inizio, nelle scelte di casting che scatenano il fastidio di chi ci tiene al pigmento e nella decisione di stravolgere tanto, tantissimo, in termini di adattamento della storia. Ma a far quello, ormai, son bravi tutti. No, il bello di Preacher e, ripeto, soprattutto della seconda stagione di Preacher, è che riesce a riproporre alla sua maniera, che è una maniera tutta nuova e personale, quello spirito deflagrante che di fondo costituiva l’anima più profonda del fumetto. Quello spirito di chi si sta divertendo come uno scemo, non ha rispetto per nessuno e fa, appunto, quello che le pare. Ed è una serie fantastica.

Goldberg, Rogen e Catlin hanno sostanzialmente fatto il miracolo. Poi, sì, la serie non è perfetta, ha magari qualche passaggio che manca il bersaglio e dei momenti di calo, ma è un continuo sparare in tutte le direzioni, cazzeggiare in ogni ambito e crescere sempre più con l’ambizione, senza per questo rinunciare a raccontare una storia dal bel crescendo emotivo e a trattare la serialità come si deve. Preacher fa quello che le pare e nonostante questo ubbidisce in maniera cristallina alle regole della serialità, costruendo e accumulando misteri, temi, racconti da portare avanti di puntata in puntata, trascinandoseli fra una stagione e l’altra. Preacher fa quello che le pare nel prendere il racconto e i personaggi originali, destrutturare tutto quanto e plasmare ogni cosa in base alle sue esigenze. Cambia tutto per non cambiare nulla, stravolge i rapporti fra i personaggi e le rispettive storie,ma in qualche modo ne tira fuori semplicemente una rilettura più approfondita, che amplia i background, modifica le vicende e mostra sotto un filtro diverso, talvolta più ricco, talvolta meno efficace, quel che Garth Ennis e Steve Dillon (pace all’anima sua) si sono inventati. Insomma, Preacher fa quello che le pare e lo fa benissimo.

Il trio di protagonisti è pazzesco. Efficaci, in parte, affiatati, sono incarnazioni meravigliose di Jesse, Tulip e Cassidy e sono circondati da un cast altrettanto perfetto, dove veramente nessuno risulta fuori ruolo e tutti interpretano a meraviglia la follia completa dei personaggi, delle situazioni, del taglio dissacrante e fuori di cozza. Sì, manca il linguaggio super scurrile, che era tratto distintivo del fumetto e non ci si poteva aspettare sulla AMC da un fuck a stagione, ma non so nemmeno se ci si potesse aspettare quell’approccio al tema religioso e invece, mamma mia. Il predicatore dalla moralità discutibile che in base ad essa utilizza il verbo divino; il paradiso come luogo lasciato in preda al caos da un Dio che ha perso la trebisonda; l’inferno burocratico, fatto di prigioni, realtà virtuale, guardie che vogliono far carriera e con Hitler compagno di cella; la decima puntata della seconda stagione, dedicata al nostro amico Gesù, una roba di una bellezza abbacinante che ancora un po’ e soffoco dal ridere. Fra quella puntata lì, la pellicola infilata in quel posto là, i vampiri, il costume da cane… è inutile, Preacher fa quello che le pare.

E non ci sono solo gli attori perfetti e la scrittura adorabile, non c’è solo la voglia di sorprendere a getto continuo con soluzioni narrative fuori di cozza, cambi di registro a catinelle, un uragano di trovate. C’è anche una messa in scena fantasiosa, evocativa, ricca di idee visivamente affascinanti, che insegue una cura estetica e coreografica invidiabili senza per questo scivolare nella pacchianeria del piacersi fin troppo che colpisce altre serie recenti. Che non citerò e che oltretutto apprezzo, ma che con la loro fighetteria meritano solo gli schiaffi, quella bella raffica di schiaffi che Preacher, col suo approccio a buco di culo in piena faccia senza freni, con il suo dissacrare e spaccare tutto, col suo sbattersene, è in grado di tirare a chiunque. Preacher è incontrovertibilmente uno spacco. Senza contare che con quegli accenti lì, a casa mia, parti sempre avvantaggiato.

“Sì, ma hanno cambiato… ” NON MI INTERESSA, SUCA!

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