Mr. No Problem

Un mese (ormai abbondante) fa, ho seguito quel che potevo dell’annuale rassegna dedicata al cinema cinese che si tiene qua a Parigi. E, come mio solito, mi sono messo in testa di scrivere dei vari film visti. In questo caso erano solo tre, quindi, insomma, l’impresa era sicuramente più gestibile rispetto ad altre volte. Poi, però, il tempo passa, gli impegni si accavallano, la voglia sfuma nell’umidità estiva e, per l’appunto, oltre un mese dopo mi sono reso conto di aver scritto solo uno dei tre post previsti. E oltretutto la vecchiaia avanza e non mi ricordo più quasi una fava dei film in questione. Eppure ci tengo, quindi ci provo. Tanto più che, con questo preambolo, intanto, un po’ del post odierno è andato. Bene così, no?

Mr. No Problem è un film bizzarro, esordio alla regia per uno sceneggiatore con alle spalle tre script di buon successo che qui affronta una storia breve di Lao She, uno fra gli autori letterari cinesi più importanti del ventesimo secolo. La storia è ambientata durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale ma sfiora l’argomento solo di sfuggita, concentrandosi sulla vita all’interno di una fattoria gestita dal direttore Ding come una sorta di regno personale. Amico di tutti, si palleggia i braccianti con cinismo e capacità dialettica e gestisce la fattoria quasi come patriarca di una grande famiglia, ma sottovaluta un dettaglio importante: gli affari vanno maluccio e il proprietario decide di sostituirlo con un giovane manager rampante educato all’estero.

Da lì scatta una vicenda di caduta e riscatto nella quale un Ding apparentemente sconfitto trova la forza di farsi nuovamente sotto ed emergere come abile manipolatore. La vicenda viene raccontata con un taglio sobrio, pacato, in un bianco e nero asciutto, senza particolari vezzi stilistici e dai ritmi letargici, di quelli da film cinese da festival che vedi giusto (appunto) ai festival e di cui leggi (appunto) sui blog. C’è un bel mix di melodramma e satira che strappa risate gustose e affascina con le manipolazioni contorte del protagonista, raccontando un classico conflitto fra vecchio e nuovo modo di fare le cose. E a tenere in piedi tutto è soprattutto il bravissimo attore protagonista, Wei Fan, divertente, affascinante ed enigmatico nel suo essere biologicamente incapace di dire la verità. Tosto ma bello.

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