Wonder Woman

Wonder Woman è un film… strano, che si contraddice da solo mentre spinge costantemente in una direzione nell’altra, tirando fuori un pasticciotto che però, nell’inevitabile confronto con i precedenti film di ‘sto disastrato universo cinematografico DC, esce fuori a testa alta, facendo la figura del migliore di tutti. Arriva per primo nel campionato dei supereroi al femminile e prova a spingere sul tema del femminismo, della protagonista donna forte che sa cavarsela da sola, spacca tutto e non dà mai retta a ciò che la società patriarcale vorrebbe imporle. Allo stesso tempo, però, racconta di fondo la più stereotipata delle storielle disneyane, quelle che la stessa Disney ha ormai ripudiato, proponendo una principessa ingenua (se non proprio cretina), che fugge dalla gabbia di vetro in cui i genitori volevano proteggerla per inseguire desideri e destino ribelli, scoprendo di non sapere nulla del mondo, facendoselo spiegare dagli uomini che la circondano e innamorandosi letteralmente del primo che passa. E, ancora, trova una comicità azzeccatissima quando la butta sul ridere ma sprofonda nel ridicolo quando tenta di prendersi sul serio. Insegue tematiche universali e azzeccate, parlando di natura umana, libero arbitrio, scelte difficili e rimorsi, ma riduce tutto a una mitologia di partenza imbarazzante, raccontando poi di una Prima Guerra Mondiale in cui alleati a caso combattono i tedeschi cattivi, che comunque sono cattivi perché c’è il dio della guerra che li controlla. Insomma, è un pastrocchio che smitraglia a caso in tutte le direzioni ma, rispetto a chi è venuto prima, ha la fortuna di una scrittura più curata, strutturata e lineare, che non perde tempo con le meta-cazzate e gli permette di colpire più spesso il bersaglio.

Il bersaglio centrato con maggior convinzione è quello della protagonista, una Gal Gadot davvero perfetta, e non solo nel ruolo di questa sempliciotta arrogante e scriteriata che non dà retta a nessuno, risolve tutto a cazzotti e identifica i mali nel mondo con un supercattivo come se fosse in un videogioco. La sua perfezione sta anche e soprattutto nella maniera incredibile con cui incarna la divinità del personaggio e la esprime non tanto con il rallentatore snyderiano – che pure c’è – quanto con la sua interpretazione, gli sguardi, i movimenti del corpo, l’espressività, l’uso della voce. Gal Gadot percorre l’intero film muovendosi quasi su un piano parallelo rispetto agli altri, distaccandosi dall’umanità per leggiadria e potenza, dominando e mangiandosi costantemente la scena a prescindere da chi abbia di fianco e da cosa stia accadendo, poco importa se sia una rissa, una chiacchierata al pub o una placida conversazione a due sotto le stelle. E a perfetto contraltare di questa forza pazzesca c’è un Chris Pine ottimo come al solito (sì, come al solito), a metà fra la spalla comica e l’eroe cazzutissimo, che proprio in quanto tale fa risplendere ancora di più la sua protagonista nel momento in cui neanche lui riesce a rubarle la scena. La forza del film, in fondo, sta tutta in loro due e nell’intesa fantastica che mettono in campo.

Ma proprio da loro esplode nuovamente la natura contraddittoria del film, perché attorno a una coppia centrale così azzeccata e tutto sommato ben scritta nel continuo battibeccare, con alcune battute davvero splendide (“I am that man!”), c’è un cast imbarazzante. Quando va bene, si tratta di bravi caratteristi alle prese con macchiette stereotipate gettate lì in maniera impacciata (i compagni di viaggio dei due protagonisti, in particolare, sono agghiaccianti), quando va male, si tratta di bravi caratteristi vittime di un miscasting micidiale e comunque alle prese con macchiette stereotipate gettate lì in maniera impacciata (i cattivi, in particolare, sono talmente tremendi da far rivalutare i compagni di viaggio dei due protagonisti). E aggiungiamoci il fatto che, di fondo, questo Wonder Woman non riesce a scrollarsi di dosso il limite dell’arrivare tardi e la sensazione di già visto. Abbraccia la sua mitologia surreale come Thor, ma senza buttarla altrettanto per aria. Insegue una guerra passata per parlare del mondo che ci circonda come Captain America – Il primo vendicatore, ma riesce a farlo in maniera ancora più ingenua e risibile. Ricade inevitabilmente nella mega scazzottata finale fra divinità come [inserire a piacere] e lo fa perfino peggio del solito, per altro dopo aver invece regalato qualche immagine potente e dell’azione tutto sommato pulita, gradevole e un pochino diversa dal solito per buona parte del film. Insomma, fa tante cose, ne fa poche bene, però tutto sommato si tiene in piedi grazie alla coppia di protagonisti, al ritmo sostenuto e a uno spirito sempliciotto, ingenuo, buffo e un po’ cretino, che poi è quello che speravamo, per un universo cinematografico DC dimostratosi troppo maldestro nell’inseguire il suo taglio cupo e serioso. E allora magari Wonder Woman non è il capolavoro acclamato da una critica che sembra ormai giudicare i film solo in base a quanto inseguono (o fanno finta di inseguire) determinate posizioni progressiste, poco importa come lo facciano, però potrebbe essere un passo decisivo nella direzione giusta. E alla fine, forse, trionferà il bene, grazie alla forza dell’amore per il primo che passa.

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