Alien: Covenant

Alien: Covenant è il seguito di Prometheus, che era un prequel di Alien senza però essere totalmente un prequel di Alien e pensando abbondantemente ai fatti suoi, come del resto fa questo secondo film della (nuova) serie, un po’ più prequel di Alien ma comunque seguito di Prometheus e abbondantemente impegnato a farsi gli affari suoi, anche se questa volta un po’ più convinto nell’inserire gli alieni di Alien, nonostante Ridley Scott continui a sembrare poco interessato a farlo. Un casino, insomma. Un casino che il reparto marketing ha voluto semplificare in maniera un po’ furbetta, piazzando la parola Alien nel titolo e giocandosi l’intera campagna pubblicitaria per farci credere che Prometheus fosse roba vecchia e questo film sarebbe stato un Alien in tutto e per tutto. Voglio dire, non è che ci si possa girare attorno: il trailer sembra raccontare una specie di Alien 5, con il solito arrivo sul pianeta, il solito capitano che si piazza incautamente davanti all’uovo e la solita successiva lotta contro l’alieno, mentre gli elementi più da Prometheus paiono messi in disparte. E, onestamente, quel trailer mi lasciava addosso una sensazione di “Insomma, sarà la solita roba vista e stravista, però magari realizzata bene.” Poi guardi il film e ti rendi conto che buona parte di quel che si vede nel trailer arriva dall’ultima mezz’ora o giù di lì. E, insomma, sembra una burla.

Non che questo sia necessariamente un problema, al limite può infastidire chi si presenta al cinema convinto di vedere una certa cosa e si ritrova davanti altro. Ma tutto sommato, in quest’epoca di trailer che ti raccontano tutto il film, una simile presa per i fondelli mi risulta quasi gradita: quantomeno ho trovato un film un po’ più originale di quel che temevo, capace di raccontarmi anche cose che non mi aspettavo (certo, il rovescio della medaglia era che sapevo perfettamente dove il tutto sarebbe andato a parare, senza contare che il trailer svela per intero la scena della doccia, piuttosto bella e piuttosto vicina alla fine). Inoltre, sì, la parte conclusiva con la caccia all’uomo è quella più dichiaratamente Alien, ma in realtà tutto il film si cimenta in un bizzarro equilibrismo, ibridandosi e trasformandosi, come le sue creature, da seguito di Prometheus a ponte fra questa nuova serie e quella dello xenomorfo, esplorando nuove forme pasticciate di alieni, omaggiando più o meno consapevolmente cliché e idee da un po’ tutti i film della serie e giocando con sequenze horror piuttosto riuscite. E la verità è che quella parte finale, tutto sommato, è quella più prevedibile e priva di idee, oltre ad essere dominata da un colpo di scena telefonato come pochi. Insomma, meno male che Alien: Covenant diventa il film promesso dal trailer solo nell’ultima mezz’ora.

Prima, è soprattutto un seguito, che porta avanti le vicende di David, confermandone lo status di unico personaggio realmente interessante e ricco di spunti, oltre che di vero protagonista della serie. Però è anche un Alien e, nonostante, ripeto, sembri che a Ridley Scott questa seconda natura del film interessi poco, quasi come se fosse un obbligo sgradito, emerge comunque l’ispirazione giusta in diverse sequenze che mescolano horror e azione. Inoltre, il film è scritto in maniera un po’ più solida rispetto a Prometheus, con personaggi dal comportamento lievemente meno cretino, anche se comunque inquadrabili nello status da vittime di slasher che critichiamo dalla poltrona perché noi saremmo stati più furbi. Dove Alien: Covenant non funziona più di tanto è nelle sue pretese da riflessione filosofica sulla natura umana che, come in Prometheus, sono interessanti e costituiscono il maggiore tratto distintivo del film, ma risultano impacciate, semplicistiche e perfino pacchiane nell’esposizione. Inoltre, Alien: Covenant fatica a trovare il ritmo giusto e tenere costantemente alta la tensione. Se le singole sequenze funzionano, è il film che vanno a comporre ad essere poco efficace, sfilacciato nell’inseguire le sue diverse anime, coinvolgente solo a tratti anche per colpa di un cast in cui – tolta la doppia dose di un Michael Fassbender strepitoso come al solito – dalla mandria di vittime designate emergono solo due o tre personaggi. E loro stessi faticano a valorizzare caratterizzazioni interessanti, perché in fondo al film interessa parlare d’altro. Bella, in compenso, l’idea dell’equipaggio composto solo da coppie, non tanto per l’evidente metafora biblica, quanto per l’effetto emotivo che ne esplode ad ogni morte.

E quindi? E quindi Alien: Covenant è, come più o meno tutti i film della serie successivi al capostipite del 1979, un fantahorror abbastanza divertente, sanguinario, con alcune sequenze molto azzeccate, dei temi interessanti sviluppati non benissimo e qualche difetto piuttosto grosso. Il migliore degli “altri”, quello targato Cameron, rimane lontano, ma questo si lascia guardare con piacere, esprime la magnificenza visiva che ti aspetti da Ridley Scott ed è meno fastidioso di Prometheus nelle scelte narrative. Non ci sono geologi che si perdono nelle grotte o biologi che toccano a mani nude alieni dall’aspetto fallico. Qui, a infilare le mani dove non dovrebbero, perlomeno, sono un paio di militari. Che, voglio dire, erano abbondantemente cretini pure in Aliens, quindi c’è perlomeno della coerenza.

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2 pensieri su “Alien: Covenant”

  1. ma david perchè vuole sterminare l’umanità con lo xenomorfo?che ci guadagna?A me gli alien piacciono tutti perchè il mostro fa veramente paura e l’essere più schifido della storia del cinema

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    1. Credo che sia un mix di varie cose. C’è il gusto per la sperimentazione, la sindrome da divinità che vuole creare una nuova specie, il fatto che è un rosicone dall’offesa facile che sclera e vuole punire… 😀

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