Fast & Furious 8

Allora, metto subito le mani avanti riguardo a Fast & Furious 7: me lo ricordo bello, divertente, con delle scene d’azione enormi (quella del mio cuore rimane Stath vs l’ospedale in piano sequenza, fosse anche solo perché ti colpisce subito sui denti, però pure l’inseguimento in montagna e i salti a Dubai, oh!) ma anche sconclusionato e farraginoso nella scrittura, poco efficace sul piano emotivo, poco equilibrato e anche per questo eccessivamente lungo, al punto che verso la fine del macello conclusivo mi aveva un po’ stancato. Però, ehi, quei momenti là, due anni dopo, ancora mi fanno spalancare la bocca solo a ripensarci. Ecco, Fast & Furious 8 non ha quella cosa della bocca spalancata, non riesce ad essere altrettanto enorme e, soprattutto, fatica a inventarsi davvero qualcosa, accontentandosi invece di recuperare, omaggiare e riciclare in chiave cafona. Ma i lati “negativi” (virgolette d’obbligo) finiscono lì, perché ha comunque delle scene d’azione grosse e divertenti e soprattutto questa volta le inserisce in un film che ha senso dall’inizio alla fine (nei limiti concessi da roba di questo tipo, s’intende), non perde mai il ritmo, funziona a tutti i livelli ed è complessivamente migliore. Forse il migliore della serie dopo il quinto. Meglio così? Non so, per sicurezza nei prossimi giorni torno a vederlo.

La chiave della faccenda, oltre che magari in un percorso produttivo meno faticoso,  sta probabilmente in F. Gary Gray, che mette in campo una sensibilità concreta sul piano della narrazione e riesce a dare maggior senso e corpo a tutto ciò che riguarda i personaggi, senza per questo sacrificare la componente action. Il film si apre liquidando subito l’omaggio sindacale alle corse in auto degli esordi, ma già lì si vede maggior attenzione nel trattare la cosa mettendoci un po’ di voglia, senza fare il compitino. E si vede anche che Gray, come del resto rimane palese per tutto il film, sa gestire l’azione molto bene e in maniera divertente, seppur, si diceva, senza inventarsi gran che. Soprattutto, riesce a sfruttarla per raccontare i suoi personaggi, dando un senso alle azioni che compiono e utilizzandole per tratteggiarne la personalità, mentre comunque gestisce in maniera impeccabile coreografie e situazioni sempre più complesse, surreali, enormi. Insomma, dal quel punto di vista non ci si può lamentare, anche se, ripeto, mancano le vette raggiunte in certi momenti dei precedenti episodi. Soprattutto, mancano le invenzioni vere e praticamente tutto quel che si vede è un recuperare le scelte stilistiche passate (le scazzottate girate come quelle di James Wan, per esempio), un riproporre situazioni già viste in chiave più grossa (dal carro armato si passa al sommergibile, dall’abbattere un drone a mani nude si passa allo schiaffeggiare un siluro) e un recuperare cafoneggiando cose fatte da altri (l’inseguimento sul ghiaccio di Bond, Gray che rifà il Woo di Face/Off che rifaceva il Woo di Hard Boiled). Va benissimo e ci si diverte, ma non c’è forse nulla che rimanga davvero stampato a fuoco nel cervello.

D’altro canto, di nuovo, pagando il prezzo di un’azione magari meno fantasiosa e iconica, ma comunque eccellente, divertentissima e che tanti altri si sognano, abbiamo ottenuto un film complessivamente migliore. Un film che gestisce il ritmo alla perfezione nonostante una durata pachidermica e, per esempio, si concede questa volta il lusso di far sobbollire tutto per un’oretta prima di scatenarsi davvero col NOS. Un film in cui ogni personaggio ha lo spazio che gli serve e c’è un equilibrio perfetto fra assurdità, drammoni della FAMIGLIA, momenti comici, inevitabili ma deliziosi omaggi a Paul Walker, azione fracassona e la solita surreale attenzione alla continuity (con diversi ritorni adorabili e, purtroppo, l’assenza di Lucas Black, impegnato su un qualche telefilm con una sigla nel titolo). Un film, infine, che utilizza il suo cast enorme a meraviglia, col risultato che quasi tutti danno l’impressione di divertirsi come matti e rendere al meglio. The Rock e Jason Statham, in particolare, vengono sfruttati alla perfezione, lasciati liberi di fare quel che sanno fare, e si mangiano il film. Ma pure Kurt Russell ed Helen Mirren, per quanto in ruoli minuscoli, sono adorabili e tutto il cast di contorno riesce a fare la sua parte in maniera perfetta. Poi, sì, Vin Diesel che passa tutto il tempo con l’occhio da cucciolone è forse un pochino sprecato e lo è ancora di più Charlize Theron che, come si poteva intuire dai trailer, non fa altro che vomitare monologhi allisciandosi il baffetto e sparar cazzate davanti a tastiere. Ma insomma, eh, non si può avere tutto. Già così è molto.

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