Intolerance

Durante le ultime vacanze natalizie, nei momenti di solitudine che riuscivo a ritagliarmi fra i pisolini dell’erede e gli impegni parentali, mi sono guardato una cofana di film. In mezzo a quella cofana di film, ci ho infilato Intolerance, il mastodonte del 1916 diretto da un D.W. Griffith in preda a megalomania, delirio d’onnipotenza e desiderio di zittire quelli che avevano criticato le posizioni politiche espresse in Nascita di una nazione. Come mai ho deciso di guardarmelo? Perché ho dei grossi problemi psicologici e, non contento di essermi lanciato nell’impresa impossibile del librozzo di Roger Ebert, ho deciso di provarne anche un’altra, teoricamente più abbordabile ma che altrettanto probabilmente non porterò mai a termine. Tanto, poi, alla fin fine, il punto è avere uno stimolo cretino per guardarmi dei film che non ho visto e/o riguardarmi film che ho visto e provare a scriverne qua dentro, sai mai che faccia venire voglia a qualcuno di buttarci un occhio.

Intolerance impiega tre ore abbondantissime e duemilacinquecento anni per raccontare quattro storie ambientate in altrettante epoche diverse, unite da un filo conduttore che parla di compassione e comprensione fra esseri umani. Il cuore pulsante del film è rappresentato dalla storia ambientata in epoca moderna, in cui si seguono le vicende di una coppia alle prese con la vita quotidiana da cittadini spiantati nella metropoli, che si vede portare via il figlio dai servizi sociali e deve lottare fino all’ultimo contro una condanna a morte. È la più coinvolgente, emotivamente forte e appassionante fra le storie raccontate dal film, forse perché è quella più semplicemente umana, priva delle connotazioni epiche e storiche che caratterizzano le altre tre: la caduta di Babilonia, la passione di Cristo e lo sterminio degli ugonotti. Ma in tutto il film si respira la forza monumentale di uno sforzo produttivo allucinante, con un lavoro sulle scenografie e sulle scene di massa che fa spavento ancora oggi, cent’anni dopo. O forse fa ancora più spavento oggi, al pensiero che il computer neanche si immaginavano cosa fosse.

Babilonia ricostruita con le sue mura enormi, la sua reggia, la sua piazza gigantesca… le scene di guerra orchestrate con orde di comparse e vere e proprie torri d’assedio tirate in piedi… un macello visivo che restituisce un senso di enormità pazzesco e riempie gli occhi, fra l’altro supportato da una gestione dell’immagine che ovviamente per gli standard odierni appare ingessata, ma trova invece una dinamicità e una forza sorprendente, considerando che si parla, oh, di cent’anni fa. Su quel che Intolerance abbia rappresentato nel far evolvere la tecnica cinematografica, con l’utilizzo dello zoom, attrezzature di fortuna improvvisate per inquadrature specifiche e un lavoro di montaggio alternato fra epoche e colori che si fa sempre più fitto e ritmato con l’incedere della storia, non sto a scrivere perché, onestamente, non ne ho le conoscenze e soprattutto se ne trova quanto se ne vuole in giro per l’internet. Di mio posso metterci che, piazzandomici davanti da perfetto ignorante e patendo un po’ la sua arrogante lunghezza e i suoi ritmi d’altri tempi, sono rimasto affascinato e stordito dalla potenza produttiva, dalla semplice efficacia del racconto principale e dall’attenzione con cui Griffith e il direttore della fotografia Billy Bitzer riescono anche a mettersi al servizio di attori ovviamente esagerati ed enfatici come da richieste del cinema muto. Intolerance, oggi, è un film impegnativo e spossante. Chissà, forse oggi anche più di allora, quando fu un insuccesso e segnò la fine della carriera di Griffith. Eppure comunica con grande facilità tutta la forza e la carica innovativa che l’hanno reso così amato e influente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...