iZombie – Stagione 2

La prima stagione di iZombie era un gioiellino sorprendente e convincente oltre ogni più rosea aspettativa. Ispirata al bel fumetto di Chris Roberson e Mike Allred, la serie curata da Rob Thomas e Diane Ruggiero lo adattava in maniera eccellente, perlomeno secondo quelli che dovrebbero essere sempre i termini in cui si giudica un’operazione di quel tipo. Prendeva lo spunto iniziale e qualche personaggio, coglieva lo spirito più essenziale dell’opera originale, nella sua natura assolutamente pop, spigliata, giovanile, buffa, autoironica, e procedeva poi col farsi gli affari suoi. Via le divagazioni ultraterrene di vario tipo, presenti al massimo come simpatici omaggi, spazio a un racconto tutto incentrato sulla rilettura assurda e dissacrante del mito degli zombi, con l’idea della protagonista che “assimila” i ricordi di chi mangia a fare da perfetto punto di partenza per una struttura procedurale azzeccata e sempre varia, con tredici episodi divertentissimi e una narrazione orizzontale comunque presente e solida. Insomma,  una gran bella prima annata, dalla qualità costante e convincente come capita di rado.

Col secondo anno, in CW hanno deciso di puntare più in alto e hanno aumentato a diciannove il numero di puntate (ma per la terza stagione c’è già un dietrofront e un ritorno a tredici). La cosa impressionante è che, nel complesso, non ci sono state conseguenze negative. Sì, a tratti la storia che si propaga di settimana in settimana appare un po’ tirata per le lunghe, ma lo sviluppo dei personaggi e delle varie situazioni è comunque efficacissimo e, soprattutto, se i singoli episodi sono tutti così divertenti, non c’è proprio da lamentarsi, no? No, e infatti, anche al suo secondo anno, iZombie è una serie deliziosa. Lo è perché i singoli casi che Liv e compagni affrontano sono tutti divertenti, lo è perché Rose McIver è sempre bravissima e adorabile nel trasformarsi di volta in volta in personaggi diversi, lo è perché il cast di supporto continua a funzionare a meraviglia, dimostrando fra l’altro di non doversi limitare alle gag umoristiche e poter dire la sua anche quando bisogna prendersi sul serio.

Inoltre, la seconda stagione lavora benissimo nel costruire un mondo sempre più ampio attorno agli spunti di partenza, intrecciando in maniera molto intelligente i destini dei vari membri del cast. Quello con la storyline più interessante e approfondita è probabilmente Major, ma tutti i personaggi vengono gestiti e sviluppati con cura. Una volta passato il giro di boa di metà stagione, poi, inizia un crescendo eccezionale, che esplode nelle ultime quattro o cinque puntate e si chiude su un finale splendido, tra rivelazioni scottanti, morti eccellenti, un’esplosione zombesca quasi romeriana e un improvviso cambio di prospettiva che promette una terza stagione ambiziosa e coraggiosa nel cambiare le carte in tavola. Insomma, direi che non ci si può lamentare.

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