LEGO Batman – Il film

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LEGO Batman – Il film esiste, o quantomeno esiste in questa forma, probabilmente solo grazie al successo riscosso da The LEGO Movie un paio d’anni fa, senza il quale il Batman a mattoncini avrebbe continuato a frequentare i lidi direct to video in cui le produzioni animate targate LEGO vivono da anni. E non ci sarebbe stato nulla di male. Invece, fiutato l’affare, si è deciso di alzare il tiro e, a meno di improbabili flop, siamo forse all’inizio di una nuova invasione delle sale. Il problema è che questo LEGO Batman non è un film all’altezza di quello targato dalla coppia Lord/Miller. Ma non è neanche una sottoproduzione da home video buona solo per tenere calmi i bambini un sabato pomeriggio, eh! È una via di mezzo, il classico filmetto d’animazione di seconda fascia che non s’inventa molto, fa il suo dovere (tenere calmi i bambini per novanta minuti), strappa qualche sana risata e butta lì ammiccamenti a sufficienza per non far addormentare i genitori in maniera troppo brutale. È Minions. E va bene, eh. Però è anche un po’ un peccato.

Intendiamoci, è bene o male quello che mi aspettavo: uno spottone per i mattoncini danesi (e, per l’iPhone, cosa che magari mi aspettavo meno) realizzato con gusto a sufficienza, con un bel doppiaggio in lingua originale (Will Arnett ti voglio bene), capace di qualche guizzo notevole e di strappare un po’ di risate. Anzi, si apre con una gag fenomenale, che conserva il giusto spirito surreale, dissacrante e metacinematografico, ma che è anche l’unico momento in cui si riesce a recuperare la follia geniale, intelligente e fuori dagli schemi di Phil Lord e Chris Miller. Per il resto, LEGO Batman – Il film è un cumulo un po’ meccanico di citazioni e omaggi geek buttati dentro alla rinfusa, che strappa qualche risata con la forza dei numeri (Bane che in originale parla come Tom Hardy mi ha steso ogni volta che apriva bocca) ma non va mai davvero oltre, adagiandosi su una narrazione da minimo sindacale del film d’animazione per ragazzini di seconda fascia. Inquadrato, bambinesco, sempliciotto, derivativo, scorrevole, simpatico, innocuo. Minore.

Ed è pure abbastanza moscio sul piano visivo. Per carità, è realizzato molto bene e con quello stile giocattoloso che funziona sempre alla grande, ma la potenza estetica, il carico di trovate continue, folli, surreali che sommergeva gli occhi con The LEGO Movie è lontano anni luce. E insomma, è bastato un seguito/spin-off per rompere il giocattolo. O magari per aggiustarlo, in fondo è una questione di punti di vista. Se due anni fa avevamo assistito alla magia di un film che si muoveva largamente fuori dagli schemi all’interno di un meccanismo commerciale, oggi abbiamo la normalizzazione di quell’esperimento, la declinazione di ogni suo spunto sotto forma di modello semplice, diretto, replicabile perché già replicato mille volte, ottimo per produrre seguiti in serie che non deviino di una virgola dalle linee guida e inquadrino ogni scampolo di follia all’interno di standard noti e rassicuranti. Vogliamo dirlo? Una merda. Fatta benissimo, eh! Anche divertente, per ampi tratti, quando le scene d’azione non ti fanno sbadigliare. Ma a guardarlo in questi termini, oh, non se ne scappa: una merda.

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