American Horror Story: Hotel

Il problema principale di American Horror Story, per come la vedo io, è in una fra le sue caratteristiche migliori, vale a dire la natura da serie antologica. Il fatto di raccontare ogni anno storie diverse, mentre allo stesso tempo si gioca con i ritorni e la ciclicità, determina gran parte del suo fascino e del suo divertimento, ma va anche a sottolineare in maniera brutale quanto, mano a mano, la formula abbia iniziato a diventare stanca e, forse, eccessivamente riciclata nella sua struttura. Mi pare di capire che con l’ultima Roanoke si sia provato a cambiare un po’ le carte in tavola, ma io seguo la faccenda con estrema calma e quindi sto ancora a chiacchierare della stagione precedente. Una stagione che mi ha abbastanza divertito, che ha come al solito due o tre episodi fenomenali (su tutti, ancora una volta, spicca quello di Halloween) e in cui molti degli attori hanno dato spettacolo. Ma anche una stagione in cui, appunto, la formula ha ormai il sapore dello stantio, il tema di turno (il vampirismo) è trattato in maniera non poi così interessante e abbiamo perso Jessicona Lange in favore di una Lady Gaga che, boh, non è un disastro, ma il Golden Globe se non bestemmio guarda.

Anche sul piano stilistico, la formula completamente sopra le righe, sparata a mille, cazzara senza se e senza ma, continua a funzionare ed essere un piacevole filo conduttore fra i cambi di registro, ma ha ormai il profondo sapore della maniera. American Horror Story è sempre riuscito a mescolare orrore, inquietudine, risate, melodramma, azione e, fondamentalmente, stronzate, grazie al suo spingere incessantemente al massimo. Qui le cose non cambiano, puntando tra l’altro su un taglio audiovisivo profondamente eighties che, di fondo, ci casca sopra come il cacio sui maccheroni. Funziona. Senza dubbio. Ma siamo alla quinta stagione consecutiva in cui si fanno bene o male le stesse cose e, insomma, è difficile levarsi di bocca il sapore della routine. Quando le cose funzionano al meglio, rimane sempre uno spacco, ma quando le puntate girano un po’ in tondo, in quei classici momenti da avvio di stagione e da fase centrale che diluiscono le vicende per dare spazio ai personaggi, le fasi di stanca sono più pesanti che in passato.

In più, nonostante un cast che complessivamente funziona bene, riesce a dare un po’ più spazio del solito a una matta matta matta Kathy Bates e introduce nuovi attori tutti ben integrati e in parte, si sente veramente troppo la mancanza di Jessica Lange, anche perché, alla fin fine, il personaggio di Lady Gaga è chiaramente il suo sostituto. Certo, è profondamente diverso da come sarebbe probabilmente stato caratterizzato con Jessicona a disposizione, ma il suo ruolo nel quadro generale del racconto è alla fin fine quello e la differenza fra le due si sente. Ah, se si sente! Poi, per carità, Gaghina bella ha una presenza scenica bizzarrissima, che rende il personaggio intrigante, ma il suo sguardo spento e le sue mossette hanno dei limiti e, per altro, non viene aiutata da una scrittura poco interessante, che prende vita solo quando, nella seconda metà di stagione, ci vengono raccontate le sue origini. Insomma, se già Freak Show aveva i suoi grossi problemi, qua va ancora peggio e nonostante, ripeto, mi sia complessivamente divertito e ci siano alcune puntate molto belle, la fase calante è sempre più netta.

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