xXx – Il ritorno di Xander Cage

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Che oggetto buffo, questo nuovo xXx. Il tentativo è chiaro e smaccato: ripetere la magia riuscita con Fast & Furious, prendendo una serie caduta in disgrazia e dandole nuova vita all’insegna del macello sborone che, per altro, in questo caso era già il cuore del primissimo episodio, ma in un momento storico nel quale era forse troppo presto per tentare quella via. Oggi, invece, quelle cose dominano i multisala, quindi l’idea è comprensibile e tutto sommato apprezzabile. Anche l’approccio, fondamentalmente, è lo stesso dei Fast & Furious, a base di attenzione surreale per una continuity di cui non frega nulla a nessuno (se non magari a quel nerdacchione in incognito di Vin Diesel) e creazione di un supergruppo su cui costruire seguiti infiniti. Certo, qua sembra tutto un po’ più macchinoso e meno sincero, vuoi perché ci stai riprovando, vuoi perché il materiale di partenza è se possibile ancora più scarno e povero, ma insomma, se il risultato funziona, chissenefrega. Il problema è che funziona solo in parte.

xXx – Il ritorno di Xander Cage è un seguito senza capo né coda, una versione pasticciata a caso, sbattendo tutto nel frullatore un po’ come capita, di una roba che già in partenza non è che fosse esattamente un trionfo di scrittura pulita e attenta. Ma gli ingredienti, al di là di un regista dalla carriera piuttosto insipida, tutto sommato c’erano. Il cast prometteva bene: Vin Diesel, Donnie Yen con un ruolo importante, Tony Jaa a supporto e attorno a loro un po’ di gente che non dà fastidio, con quello spirito multietnico che oggi è irrinunciabile e ti permette di spingere con forza su tutti i territori (e non avere un singolo personaggio che parli in inglese in maniera comprensibile, chiaramente a cominciare da Vin Diesel). Lo spirito, anche, sembrava essere quello giusto: scene d’azione a caso, il cui unico senso è il macello sempre più grosso, casinista e senza senso, a base di voli nello spazio, salti dai tetti dei palazzi, discese in skateboard e così via. E l’atmosfera che si respira guardando il film è quella di un set su cui si sono divertiti tutti come matti, recitando dialoghi super zarri e facendo gli scemi dall’inizio alla fine. Bene, quindi? Benino.

L’azione è tanta ed esagerata, le scene di raccordo fanno pietà ma sono tutto sommato simpatiche nella loro totale assenza di pretese e non c’è nemmeno l’ombra del melodramma da Fast & Furious, cosa che aiuta a distinguere almeno un po’ le due serie. L’idea è chiaramente quella della versione a zarritudine massima dei film Marvel, con del resto Samuel L. Jackson che in xXx è sempre stato Nick Fury prima di diventarlo per davvero. Il problema è che le scene d’azione, per quanto esagerate, mancano un po’ di personalità, fanno il loro compitino ma non colpiscono quasi mai nel segno e il momento forse più divertente vede i tre personaggi coinvolti seduti a un tavolo.

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La miglior scena d’azione del film.

Inoltre, con quest’ansia (perlomeno apparente) di creare un supergruppo da portarsi avanti per più film, tutti i nomi grossi finiscono velocemente dalla stessa parte (ops, spoiler) e ci si ritrova con un film senza cattivi degni di questo nome. Il risultato è che Tony Jaa, al di là di due piroette, è ancora una volta abbastanza sprecato, Donnie Yen fa qualcosina in più (soprattutto nel prologo) ma pure lui non è che dia ‘sto gran spettacolo e in generale tutti quelli di cui ce ne frega qualcosa passano il tempo ad affrontare sagomati privi di personalità, senza che ci sia perlomeno un cattivo degno di questo nome a generare uno scontro che possa coinvolgere almeno un po’. Insomma, xXx – Il ritorno di Xander Cage si lascia guardare, ma è un po’ uno spreco e ti lascia addosso l’impressione che il seguito, eventualmente, potrebbe essere quello bello. Voleva essere Fast Five, ma al massimo è Fast & Furious – Solo parti originali. Poteva andare peggio, ma ormai siamo abituati a ben di meglio.

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