Oceania

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Oceania racconta una storia ispirata alla mitologia polinesiana, che ha per protagonista una tizia di nome Moana, che in America è anche il titolo del film. Dalle nostre parti, probabilmente, è sembrato un nome poco adatto alle giovani menti e molto a far battutine, oltre che forse problematico sul piano del copyright, quindi la protagonista si chiama Vaiana. E pure il film, in molti paesi europei, si intitola Vaiana. Ma in Italia non ci siamo accontentati e, magari per lo stesso motivo che mi spinge a chiamare il film “Poiana”, abbiamo deciso che Vaiana andava bene come nome, ma il titolo doveva essere, appunto, Oceania. Una girandola di imprevisti, decisioni e indecisioni onestamente più interessante, sorprendente ed emozionante rispetto all’intreccio proposto dal film, che segue in larga misura cliché e parametri classici del cinema d’animazione disneyano a base di principessina dal carattere tosto, impegnata ad andarsene di casa e trovare la sua strada. Però è bello, eh!

Tutto, in Poiana, fa il suo compitino preciso e pulito, alla grandissima. Sul piano visivo è un film semplicemente pazzesco, e non solo perché la tecnica è ormai una roba incredibile e un mare disegnato in questa maniera, così a lungo, non si era forse mai visto. È anche un trionfo di trovate estetiche fantasiose, ingegnose, ricche di forza e personalità, che pescano a piene mani in una mitologia e fra suggestioni visive spettacolari e in larga misura inedite, trovando personaggi dalla caratterizzazione originale, vivace, e singole situazioni che davvero lasciano di sasso. Inoltre, anche sul piano narrativo, ha il fascino di un racconto esotico, che si aggrappa a idee fresche e propone personaggi almeno un po’ fuori dai canoni e una protagonista dall’estetica diversa dal solito. Prosegue insomma un discorso avviato tanti anni fa con La principessa e il ranocchioportato avanti da RapunzelFrozen, che regala una principessa (non di nome ma di fatto) Disney forte, protagonista, artefice del proprio destino, senza neanche l’ombra di un love interest fra le scatole e anzi addirittura capace di coltivare una bella amicizia con un eroe dell’altro sesso che mai sconfina altrove.

E gli attori, anche, sono bravi. Perlomeno in Moana, non so come vada in Poiana. The Rock, soprattutto, è fenomenale come suo solito nella resa comica di un personaggio eroico, sbruffone, impacciato, goliardico e cazzuto. Ma un po’ tutto il cast fa il suo dovere a meraviglia, regalando buone interpretazioni e belle emozioni. Aggiungiamoci che, prevedibilmente, le canzoni di Lin-Manuel Miranda sono molto belle, hanno un sound intrigante, sono intelligenti ed elaborate per il modo in cui sanno comunque portare avanti la storia e far esprimere i personaggi e, anche se magari non trascinano tutte nell’immediato, hanno quella bella capacità di restarti dentro. Insomma, va tutto bene, è tutto bello, mi sono divertito, è un bel film. Ma, nel suo essere contemporaneo e nuovo sotto tanti punti di vista e nella ricerca tematica, è anche brutalmente tradizionale, si appoggia su un intreccio narrativo visto mille volte in quasi ogni suo ambito, non regala mezza sorpresa (se non, magari, in una risoluzione finale magari prevedibile ma dolce e lodevole) e scorre placido per tutta la sua (eccessiva) durata. Bene, eh, ma non condivido il benissimo esploso per le mani della critica mondiale. Capita.

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