The Mermaid

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The Mermaid è il nuovo film di Stephen Chow, attore, produttore, regista, sceneggiatore, [inserire a piacere] hongkonghese noto dalle nostre parti soprattutto per Shaolin Soccer e, in misura minore, Kung Fu Hustle (o come cacchio l’hanno intitolato in Italia mentre lo doppiavano a caso). E quel che ho da dire al riguardo potrebbe finire qui: è il nuovo film scritto e diretto da Stephen Chow, che altro bisogna aggiungere? Ma, insomma, aggiungiamo cose. Per esempio, banalmente, il fatto che The Mermaid ripropone il solito (per Chow) mix surreale di risate demenziali, melodramma spinto, azione sfrenata, satira sociale, fantasia sparata a mille e talento altrettanto surreale nella composizione dell’immagine. E diciamo che ne viene fuori una bomba, un film divertentissimo, pieno di idee, scemo oltre ogni limite eppure capace di far emozionare quando decide di provarci. È una delizia, sul serio.

La storia vede in un angolo un popolo di sirene (più un uomo polipo!) sull’orlo dell’estinzione a causa delle porcherie perpetrate dall’umanità ai danni degli oceani. Sono incazzati neri e hanno deciso di cercare vendetta facendo fuori un affarista che sta per devastare il loro ultimo rifugio, una baia incontaminata. Nell’altro angolo troviamo l’uomo d’affari in questione, un arrivista privo di scrupoli e senza alcun rispetto per la natura che sta devastando assieme alla sua partner d’affari e alla propria azienda. Il match si gioca in un tripudio di comicità che spara in ogni direzione, toccando qualsiasi tasto possibile e immaginabile della comicità, facendolo senza alcun freno o vergogna e levando il fiato al pubblico con delle risate da mal di pancia. O quantomeno l’ha fatto al sottoscritto e al resto della sala strapiena con cui ho guardato il film.

Ma al taglio demenziale, come dicevo, si aggiungono vari elementi. C’è uno sfondo di critica all’atteggiamento dell’umanità nei confronti della natura, visto fra l’altro come enorme boomerang che si rivolta contro noi stessi. C’è un filo conduttore da melodrammone romantico che percorre tutto il film e riesce a risultare credibile nonostante l’assurdità dei toni e del racconto, grazie alla bravura degli attori e alla solidità con cui Chow tiene le redini di tutto. C’è dell’azione spettacolare, curatissima, messa in scena con un manico raro e accompagnata da un gusto e una cura per l’immagine fenomenali. C’è, insomma, un film divertentissimo, emozionante, leggero come una piuma ma non per questo privo di contenuto e girato da un regista che continua ad essere in gran forma. Poi, sì, se vogliamo cercare il pelo nell’uovo, gli effetti speciali lasciano un po’ a desiderare, soprattutto nei momenti visivamente più ambiziosi, e magari The Mermaid non ha la forza devastante dei due filmoni che ho citato all’inizio. Ma insomma, eh, ci si può davvero accontentare, soprattutto se consideriamo che s’è mangiato il botteghino in patria e quali sono invece i film che se lo mangiano da questa parte del pianeta.

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