Ash vs Evil Dead – Stagione 2

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La seconda stagione di Ash vs Evil Dead, un po’ come fece all’epoca il secondo film della serie, alza il volume delle stronzate e degli effetti speciali trucidi e abbassa quello della paura, o del provare a generarne. Da un lato è forse un piccolo peccato, perché si viene un po’ a perdere quella che comunque era una componente, seppur minore, del primo anno, ma dall’altro ne viene fuori un frullato talmente riuscito, convincente, carico di inventiva e divertimento, che sarebbe folle lamentarsene. Funziona davvero tutto a meraviglia, in un tripudio di risate, idee sempre più surreali e fuori di testa, budella lanciate in ogni direzione, mentre si omaggia e si ripesca dal passato della serie e del personaggio in maniera sempre più ricca e riuscita, ma senza mai eccedere col trip di nostalgia. Insomma, Ash vs Evil Dead è una bomba anche nella seconda stagione.

La forza motrice narrativa dell’annata nasce in larga misura dall’apertura ora totale in termini di diritti sulla serie di film. L’armata delle tenebre non è più territorio proibito da omaggiare in maniera sottile, ma capitolo nodale da citare smaccatamente e utilizzare come spunto per alcuni fra gli snodi narrativi. La cronologia della vita di Ash viene mescolata con lo stesso spirito casinista che anima da sempre le sue vicende, unendo i primi due film nonostante, a voler fare i precisini della fungia, sia sostanzialmente impossibile farlo, per tirarne fuori gli aspetti più interessanti con cui pasticciare. E tutto questo continua ad essere realizzato con il consueto ottimo gusto, senza strafare, tirando invece fuori un racconto pieno di elementi deliziosi per chi conosce bene i punti di riferimento ma anche tranquillamente godibile da parte di chi è a digiuno del passato di Ash, o semplicemente non se lo ricorda bene.

Al di là di queste considerazioni, poi, il bello della seconda stagione sta anche nella sua struttura: dieci puntate che, pur portando costantemente avanti il racconto, fanno anche da piccoli racconti autoconclusivi, microcosmi separati che si divertono di volta in volta a giocare con un singolo cliché o filone del genere horror. E se non tutte le idee funzionano alla stessa maniera, ce n’è una valanga che c’entra il bersaglio, la sperimentazione con toni e stili è quasi sempre azzeccata e ci si diverte come matti, sempre, dall’inizio alla fine. Aggiungiamoci il ritorno meraviglioso di Ted Raimi in un doppio ruolo, uno dei quali non poteva che essere quello che lo rese immortale in Evil Dead 2, e il trionfo è completo. Poi, sì, la stagione si chiude su un finale forse non del tutto convincente, anche se l’impressione è che si tratti di una cosa voluta, che verrà spiegata nella terza stagione, e viene da chiedersi cosa possano inventarsi l’anno prossimo per evitare il senso di ristagno. Ma insomma, dopo due stagioni così, un minimo di fiducia è dovuto.

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