Love

L’altro giorno è spuntato Love su Netflix e sono stato improvvisamente colto da sapidi flashback legati a quel pomeriggio di ottobre 2015 che mi ha visto infilarmi in un piccolo cinema di periferia assieme a un paio di ragazzi e un’orda di coppiette attempate, inforcare degli occhiali per il 3D e rendermi poi conto che, di fronte all’immagine di un getto di sperma che mi veniva sparato in faccia nello splendore delle tre dimensioni, il cinema mi aveva ormai dato tutto quel che aveva da darmi. E qui, a scanso di equivoci, puntualizzo che non sto parlando di Love, la bella serie prodotta da Netflix e manifestatasi qualche mese fa, ma di Love, l’assurdo ultimo film di Gaspar Noé (Irreversible, Enter the Void) che nelle sale veniva proposto come Love 3D. E che, se non mi sono perso qualcosa, non dovrebbe essere passato per i cinema italiani ma è stato appunto reso disponibile su Netflix, chiaramente senza il bonus della terza dimensione.

Il film racconta la storia di un idiota. Murphy, il protagonista, è il personaggio stronzissimo che c’è in quasi tutte le commedie romantiche, il rivale in amore dalla caratterizzazione macchiettistica, che tradisce, scopicchia, ingravida, manca di rispetto e alla fine si vede soffiare la bella dall’eroe positivo di turno. La cosa viene messa abbastanza in chiaro fin da subito, ma ti rimane comunque addosso qualche margine di speranza, che poi il film procede a demolire senza alcuna remora. Ad essere precisi, “subito” non è forse il termine più adatto, perché il film si apre su una lunga scena di masturbazione esplicita per poi avviare il racconto, ma insomma, siamo da quelle parti. Murphy è un personaggio deprecabile: appena lo conosci potrebbe anche sembrarti un bravo ragazzo, ma poi ti rendi conto del suo fare una scelta sbagliata dietro l’altra, rovinare la vita a chiunque gli giri attorno e fregarsene totalmente. Anzi, ha pure il coraggio di stare lì a lamentarsi per il destino avverso. Una gioia.

Noé racconta la sua storia con un taglio opprimente, straniante, immergendoti nel fastidio e nel senso di sconforto per questo branco di persone con cui difficilmente vorresti avere a che fare ma che in fondo, rispetto a Murphy, quasi ti stanno simpatiche. E il tutto viene visualizzato attraverso il filtro dell’amore carnale, dei rapporti sessuali, dell’unione fra corpi, mostrata in maniera esplicita, continua, insistita, tridimensionale, ma quasi mai eccitante, sempre con un taglio pacato, placido, spesso anche un po’ all’insegna del disagio e dell’alienazione. Insomma, è un film allegro e che ti riempie di fiducia nei confronti del prossimo. È però anche un film interessante, che immerge davvero nel senso di disagio provato da questi giovani completamente fuori posto e che si appoggia su una direzione visivamente ispirata, anche se molto incentrata sull’utilizzo del 3D, che in TV andrà un po’ perso. Noé si diverte con l’idea dello spettatore affacciato da una finestra sul mondo del film, gioca con la profondità di campo e gli effetti di luce, pasticcia nel metacinematografico e tira fuori un film visivamente affascinante, anche se magari un po’ tirato per le lunghe. Alla peggio, lo si può considerare come un’opera curiosa, interessante e imperfetta.

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